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Mal di testa e cefalea

Mal di testa: cause, sintomi, rimedi

È un disturbo doloroso molto comune. Colpisce maggiormente le donne dopo la pubertà. In genere si manifesta con attacchi acuti e sporadici.
Tempo di lettura: 24 minuti
Ultimo aggiornamento: 30 Giugno 2020

Che cos’è

Il comune mal di testa, in medicina definito come “cefalea”, è un disturbo molto diffuso e caratterizzato principalmente da dolore localizzato a livello del cranio o alla parte superiore del collo.

Colpisce di fatto più il sesso femminile rispetto a quello maschile e rappresenta una delle problematiche sanitarie più rilevanti su scala mondiale dato che interessa un così gran numero di persone (bambini compresi), a volte in maniera anche invalidante.

In genere si manifesta con attacchi acuti e sporadici, di durata variabile, ma può anche diventare cronico con attacchi ricorrenti.

Per alleviare o tenere sotto controllo un mal di testa, specie se frequente o se l'intensità è elevata, è fondamentale identificare fin da subito la tipologia di cefalea in questione eseguendo una corretta diagnosi per poter intervenire con la terapia, spesso farmacologica, più appropriata.

Il termine mal di testa, cefalea, racchiude infatti oltre 150 differenti tipologie di dolore al capo. Questo termine d’uso comune è troppo generico per permettere di capire quale sia l’esatto disturbo presente.

La distinzione tra cefalee primarie (il mal di testa è la malattia vera e propria) e secondarie, dove il dolore al capo è soltanto uno dei sintomi che accompagnano altre condizioni (per esempio una notte insonne, un pasto abbondante, un bicchiere di troppo) oppure una diversa patologia (come un’influenza, un trauma cranico, la depressione) può essere tuttavia difficile data la complessità e la variabilità delle casistiche.

Solitamente, per “catalogarle” si fa riferimento alla Classificazione internazionale delle cefalee (ICHD) approvata dall’Organizzazione mondiale della sanità e basata sui sintomi presentati dal paziente e, per le cefalee secondarie, sull’eziologia identificata.

Cefalee primarie

Le cefalee primarie tendono a ripresentarsi periodicamente, con frequenza e intensità variabile e in modo spontaneo oppure sollecitate da specifici fattori scatenanti. Se non trattate correttamente, tendono a peggiorare con il tempo, attacco dopo attacco, e a ripresentarsi sempre più spesso. In genere, colpiscono persone che presentano una particolare predisposizione a svilupparle. L’emicrania, per esempio, affligge soprattutto le donne in età in fertile (colpite quattro volte più degli uomini). E i responsabili principali sono gli ormoni e le loro fluttuazioni periodiche. Le tre più comuni sono:

  • emicrania, che provoca attacchi ricorrenti, di durata variabile da 4 a 72 ore, spesso anticipati da segni premonitori quali irritabilità o umore depresso. Il dolore tipico è pulsante, concentrato a un solo lato della testa, non sempre lo stesso. Nel caso dell'emicrania con aura può essere accompagnato da nausea, vomito, ipersensibilità alla luce e ai rumori. In genere, peggiora con l’attività fisica
  • cefalea a grappolo, che colpisce gli uomini tra i 25 e i 50 anni. Più eque, per distribuzione di età e di genere, le cefalee tensive. Viene così definita per l’andamento raggruppato degli attacchi, è sicuramente la forma peggiore da sopportare. Il dolore si localizza su un lato della fronte, intorno e dietro l’occhio, si presenta come fitte lancinanti e può essere accompagnato da irritazione oculare e sensazione di naso chiuso. La durata di un singolo attacco può variare da un quarto d’ora a tre ore, ma nell’arco della giornata se ne può avere più di uno
  • cefalea muscolotensiva, che dà origine a un dolore più sopportabile, simile a un peso o a una morsa, diffuso a tutta la testa, sordo e di intensità costante. Può essere occasionale o cronica e dipende da un’eccessiva contrazione dei muscoli del collo, del volto e del cranio, spesso indotta o favorita dallo stress emotivo, da problemi ortodontici o da posture scorrette. Può durare da mezz’ora ad alcuni giorni.

Cefalee secondarie

Si parla di cefalee secondarie quando la causa è ben determinabile, come per esempio un forte trauma alla testa o un’ulteriore condizione medica in corso (infezioni all’orecchio, faringite, sinusite, ipertensione, cervicalgia, tumori ecc). Inoltre, spesso si associano mal di denti e mal di testa oppure la cefalea può comparire di notte per esempio a causa di disturbi del sonno (in questo caso si parla di mal di testa notturno) oppure può essere uno dei sintomi dell'influenza (febbre e mal di testa si associano spesso). 

È possibile infine includere nella categoria dei mal di testa anche:

  • una nevralgia cranica, differente nella localizzazione in base ai nervi interessati

  • dolori facciali detti centrali o primari

  • altri tipi di cefalee minori.

Le forme secondarie possono colpire chiunque e in qualunque momento. Possono essere occasionali o ritornare di frequente. Dipende dalla causa che le scatena. E il loro trattamento, infatti, prende di mira proprio il problema che le ha generate.

Una particolare forma secondaria a cui è bene fare attenzione è la cefalea da farmaci: alla sua origine, come dice il termine, ci sono i medicinali impiegati per la cura di altre malattie. Anche l’uso eccessivo di analgesici per cercare di sedare un mal di testa insistente può provocarla.

Gli accertamenti diagnostici in molti casi sono inutili, e vengono limitati ai casi di cefalee secondarie nelle quali si voglia confermare la causa sottostante.

Validi metodi di diagnosi includono:

  • esami del sangue affiancati talvolta da una puntura lombare (detta rachicentesi) in caso si sospetti un’infezione in corso, come per esempio una infiammazione delle meningi (meningite)
  • la tomografia computerizzata (TAC) o risonanza magnetica, per escludere eventuali anomalie strutturali o masse tumorali, soprattutto se il manifestarsi del mal di testa è improvviso e di forte intensità.

Cause

Le cefalee in generale sono causate dall’alterazione dei meccanismi di attivazione e trasmissione dello stimolo doloroso nelle zone interessate dalla sintomatologia; ad oggi non è stato però ancora del tutto chiarito perché questi processi si modifichino, ma sembra che siano coinvolti sia meccanismi endogeni sia fattori scatenanti ambientali o esogeni.

Esistono inoltre alcune condizioni che favoriscono l’insorgenza dell’attacco, chiamate appunto “fattori scatenanti” che creano una concentrazione di stimoli irritanti e infiammatori a livello del cervello che si ripercuotono sulle terminazioni nervose causando dolore. Tra questi ricordiamo:

  • lo stress
  • la difficoltà a prendere sonno e talvolta insonnia
  • l’inquinamento ambientale sia acustico con rumori troppo forti sia atmosferico con esposizione al sole nelle ore più calde o clima umido
  • alcuni alimenti quali formaggi stagionati o cioccolato
  • l’abuso di alcol (che causa il cosiddetto mal di testa post sbornia) e prodotti contenenti caffeina 
  • il fumo di sigaretta
  • un calo di zuccheri dovuto a digiuno prolungato
  • alcuni farmaci
  • una postura scorretta
  • una vita troppo sedentaria o al contrario un'attività sportiva eccessiva.

Inoltre, può comparire mal di testa alla guida soprattutto se si soffre di cefalea muscolotensiva.

Nelle donne, anche la fluttuazione dei livelli ormonali durante le diverse fasi del ciclo, in particolare in corrispondenza del flusso mestruale sembrerebbe influire sulla comparsa soprattutto di emicrania. La maggior parte delle donne infatti riferisce come la frequenza degli attacchi aumenti subito prima, durante o dopo la mestruazione. A oggi, il meccanismo che collega i livelli di estrogeni e progesterone con l’emicrania non è stato ancora del tutto spiegato. Inoltre, alcune donne osservano un importante miglioramento della cefalea durante la gravidanza o con l’arrivo della menopausa, che per altre rappresenta invece l’evento scatenante.

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Sintomi comuni

Per quanto riguarda l’emicrania, il sintomo principale è rappresentato da un dolore acuto pulsante, di grado medio-intenso e spesso ricorrente con tempistiche e severità variabile. Soprattutto agli inizi tende a interessare un punto specifico della testa in particolare nella regione frontale e a livello delle tempie. In fasi avanzate può invece coinvolgere entrambi i lati della testa.

La sensazione di dolore può essere associata ad altri sintomi come:

  • malessere generale
  • nausea
  • vomito
  • fotofobia (sensibilità alla luce), fonofobia (sensibilità al suono) e/o osmofobia (sensibilità agli odori), che rendono spesso necessari periodi di riposo in ambienti bui e silenziosi.

L’emicrania può inoltre comparire con “aura”, ovvero caratterizzata dalla manifestazione passeggera di disturbi visivi e della parola antecedenti l’attacco di emicrania vero e proprio e da sintomi sensitivi anche in altre parti del corpo (come gambe o braccia). Negli ultimi anni si è visto chi soffre di emicrania ha un rischio maggiore di sviluppare patologie più gravi a carico del sistema nervoso, quali ictus o emorragie cerebrali.

La cefalea tensiva è invece caratterizzata da un dolore di intensità minore, molto spesso da entrambi i lati del capo e non pulsante, definito come il classico “cerchio alla testa”. Spesso può essere una conseguenza di periodi di stress, ansia o depressione. Per quanto meno debilitante rispetto all’emicrania, è la forma di cefalea più diffusa nella popolazione, quella che la maggior parte delle persone che ci stanno attorno hanno provato almeno qualche volta nella vita.

In caso di cefalea a grappolo, il dolore è invece solitamente unilaterale e colpisce sempre dallo stesso lato. Può associarsi inoltre a:

  • lacrimazione
  • arrossamento congiuntivale
  • abbassamento della palpebra
  • rinorrea e congestione nasale

Tutti questi sintomi si manifestano comunemente dallo stesso lato in cui si prova dolore. Solo raramente di associa invece a nausea o vomito.

Di seguito una tabella che riassume le principali caratteristiche delle forme di mal di testa appena descritte.


Tipo di mal di testa
Caratteristiche e sede del dolore
Altri sintomi
Emicrania
Dolore pulsante, di grado medio-intenso e spesso ricorrente con tempistiche e severità variabile. Soprattutto agli inizi tende a interessare soprattutto la regione frontale e le tempie. In fasi avanzate può invece coinvolgere entrambi i lati della testa

Malessere generale, nausea, vomito, fotofobia, fonofobia, osmofobia

Emicrania con aura
Caratterizzata dalla manifestazione passeggera di disturbi visivi e della parola antecedenti l’attacco di emicrania vero e proprio
Cefalea tensiva
Dolore di intensità minore rispetto all'emicrania, molto spesso da entrambi i lati del capo e non pulsante, definito come il classico “cerchio alla testa”
Cefalea a grappoloIl dolore è solitamente unilaterale e colpisce sempre dallo stesso lato

Lacrimazione, arrossamento congiuntivale, abbassamento della palpebra, rinorrea, congestione nasale

Nelle forme secondarie il dolore può essere accompagnato da sintomi diversi a seconda dei fattori scatenanti. Per esempio, se alla base della cefalea ci sono situazioni di stress può comparire anche tachicardia (aumento del numero dei battiti del cuore) o una sensazione di tensione muscolare in particolare a livello dei muscoli delle spalle, che può indurre ad assumere posture scorrette.

Se invece il disturbo è dovuto a sbalzi di pressione arteriosa si possono avvertire vertigini e nausea.

Complicazioni

Il dolore persistente che diventa frequente e molto acuto è già di per sé una complicazione non trascurabile poiché influenza negativamente la qualità della vita e impedisce lo svolgimento delle normali attività quotidiane. Le cefalee, emicrania in primis, possono passare dal manifestarsi saltuariamente ad avere una comparsa scadenzata e quindi cronica. L’uso eccessivo di farmaci sintomatici è una delle possibili cause del processo di cronicizzazione.

Diagnosi precoce e adeguate terapie sono in generale raccomandabili per tener sotto controllo la sintomatologia.

Le cure

Mal di testa: come curarlo?

Non è sempre facile combattere il mal di testa. Esistono medicinali diversi a seconda della cefalea, farmaci per il mal di testa forte e altri per i casi più lievi. Per esempio, per le forme sporadiche e di lieve intensità in generale sono efficaci i farmaci analgesici per automedicazione come i Fans (acido acetilsalicilico, ibuprofene, naprossene) o gli antiemetici, meglio se si tratta di preparati ad azione rapida, come i prodotti in formato granulare che si sciolgono in bocca ed entrano rapidamente in circolo, o le formulazioni specifiche per un rapido assorbimento.

Questo approccio terapeutico è di fatto sintomatico ed è consigliato solo in caso di una cefalea che si presenti con frequenza medio-bassa (non oltre gli 8-10 giorni al mese).

Come curare invece l'emicrania? Per questa forma di mal di testa, il medico può decidere di prescrivere un triptano. In generale non c’è un triptano migliore di un altro in quanto dimostrano tutti efficacia comparabile non solo sul dolore, ma anche sui sintomi che solitamente accompagnano un attacco di mal di testa (fotofobia e fonofobia, nausea e vomito) con percentuali di risposta positiva di circa il 70-80%. È però importare tenere in considerazione gli effetti collaterali a essi correlati: questi farmaci non sono indicati per soggetti con problematiche cardiache o vascolari in generale.

Quando gli episodi di cefalea si presentano con una certa frequenza, è opportuno valutare specifici trattamenti di profilassi. Questi non sostituiscono l’analgesico durante i momenti di dolore, ma assunti quotidianamente portano a una riduzione del numero di giorni nei quali il mal di testa è presente. Sono di norma utilizzati farmaci appartenenti alle seguenti classi farmacologiche:

Recentemente negli Stati Uniti e Unione Europea si stanno approvando nuovi farmaci biologici, diretti contro un peptide coinvolto nei processi di scatenamento dell’emicrania. Questi trattamenti saranno però riservati ai pazienti nei quali gli altri farmaci di profilassi non si sono dimostrati adeguatamente efficaci.

Anche l’osservanza di alcune abitudini giornaliere, come pranzare o cenare alla stessa ora e praticare regolare attività fisica, coricarsi e alzarsi alla stessa ora anche durante il fine settimana e dormire un adeguato numero di ore, sembrerebbe avere un effetto positivo nel prevenire o ridurre la comparsa degli attacchi. Allo stesso modo sembra utile anche svolgere quotidianamente esercizi per la cervicale (anche in ufficio) o sottoporsi a specifici massaggi shiatsu per il mal di testa. Inoltre, è bene inserire nel menu di tutti i giorni abbondanti porzioni di frutta e verdura, cibi ricchi di vitamina C e antiossidantiÈ stata osservata anche una correlazione positiva fra l'assunzione di cioccolato fondente e il mal di testa e fra emicrania e caffè.

Da ultimo, alcune persone traggono benefici anche da tecniche di medicina non convenzionale quale per esempio l’agopuntura.

Altri consigli per curare il mal di testa

Se la frequenza degli attacchi si mantiene elevata per più di tre mesi, la cefalea si considera cronica. In questi casi, per non veder ridotta significativamente la qualità di vita, è opportuno considerare una terapia di prevenzione, il cui scopo è ridurre il numero degli episodi e attenuarne la gravità, ripristinando la sensibilità agli analgesici che potrebbero nel frattempo essere diventati inefficaci.

La prevenzione può prevedere l’assunzione di diversi farmaci. Per esempio, contro l’emicrania sono spesso indicati betabloccanti, calcioantagonisti, ergotaminici a lunga durata d’azione. Inoltre, sembra che per chi soffre di emicrania sia meglio non bere dalle bottiglie di plastica in quanto possono contenere una sostanza (il bisegolo A) in grado di aumentare la frequenza e l'intensità degli attacchi.

Contro la cefalea a grappolo si ricorre perlopiù ai calcioantagonisti che, se assunti fin dai primi attacchi, riescono ad attenuarne in modo sostanziale la frequenza e l’intensità, permettendo di mantenere una buona qualità di vita.

Molte cefalee tensive sono associate a contratture muscolari: può essere quindi efficace un trattamento preventivo con farmaci miorilassanti associati a interventi fisiatrici e a massaggi locali che contribuiscono ad allentare la tensione e a normalizzare il tono muscolare.

Individuare il farmaco più efficace a scopo profilattico in ogni singolo caso non è facile: servono tempo, impegno e pazienza, nonché la disponibilità a collaborare con il medico.

Al camice bianco, cui spetta la scelta e la prescrizione di questi farmaci, vanno riferite le caratteristiche e la durata degli attacchi, la risposta alle terapie assunte e tutti i fattori che tendono a scatenare o ad aggravare l’attacco (stress, cambiamenti di fuso orario o di abitudini, assunzione di particolari cibi o bevande e così via). Molto utile è compilare un “diario del mal di testa” dove annotare tutte le caratteristiche della propria condizione.

La terapia profilattica va seguita per diversi mesi, spesso oltre un anno. È lunga, ma solitamente porta un buon grado di miglioramento.

Quando consultare il medico

Se gli episodi di cefalea si ripetono più volte in un mese oppure se il farmaco prescritto, per esempio un antidolorifico, non fa effetto è necessario consultare il medico in modo che possano essere identificate le cause e le cure più appropriate. Per poter valutare adeguatamente la frequenza con cui si soffre di cefalea, è opportuno compilare regolarmente un diario della cefalea (ne esistono di scaricabili gratuitamente dalla rete).

Inoltre ci si deve sempre rivolgere al medico sia quando il dolore insorge improvvisamente ed è molto intenso sia se compaiono febbre, stanchezza o spossatezza, disturbi della vista, difficoltà nel parlare, dolore o rigidità al collo o in seguito a forte trauma.

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