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Che differenza c’è tra dolore acuto e cronico?

Il dolore è un’esperienza sensoriale spiacevole. Viene distinto in acuto o cronico, ma a differenziare queste due forme non è solo la durata.

Ico tempolettura 4d4ceff10709fc567a3b0d04cf7fe5fe311c0b603cdcdde16d5fa93daf9467a7 Tempo di lettura: 4 minuti

Il dolore è un’esperienza sensoriale spiacevole. Viene distinto in acuto o cronico, ma a differenziare queste due forme non è solo la durata.

Prima o poi a tutti capita di soffrire di un qualche dolore, più o meno forte, più o meno duraturo. E la sua durata è proprio uno dei modi per classificarlo, distinguendolo in dolore acuto e dolore cronico.

Si calcola che fino al 60 per cento delle richieste di aiuto al medico di famiglia avvengono a causa di un dolore acuto. Ma anche il dolore cronico è molto diffuso: dopo i 65 anni arriva a interessare più di una persona su due.

Dolore acuto: un segnale d’allarme

Quello acuto è un dolore improvviso e può essere considerato la giusta risposta a uno stimolo dannoso (per esempio un trauma, un’ustione, un intervento chirurgico, ecc.), che mette in allerta l’organismo.

Qualunque sia la sua origine, produce una serie di reazioni di difesa che comprendono:

  • alterazioni dell’umore (ansia, paura)
  • particolari atteggiamenti mimici e posturali (come la classica posizione fetale)
  • alterazioni della frequenza cardiaca, della pressione sanguigna, del respiro e di altre funzioni del sistema nervoso autonomo.

Queste risposte hanno l’importante funzione di opporsi alle conseguenze immediate dello stimolo doloroso: è come se l’organismo si preparasse al combattimento o alla fuga.

I principali fattori di rischio per l’insorgenza del doloro acuto sono gli incidenti stradali, gli infortuni sul lavoro o tra le mura di casa, le malattie cardiovascolari acute (per esempio il dolore toracico, spia di infarto) e i tumori.

Le cause principali sono il mal di schiena, il mal di testa e le coliche renali.

Dolore cronico: la differenza non è solo nella durata

In passato il dolore veniva definito cronico quando durava almeno sei mesi. Oggi il limite temporale è stato superato e il termine cronico viene usato per indicare un dolore che perdura oltre il tempo di guarigione di una malattia seria. Il dolore non è quindi più solo un sintomo, ma può diventare esso stesso una vera e propria malattia, con ripercussioni importanti sulla qualità di vita della persona.

Mentre nelle forme acute di dolore si riconosce una sola causa, i fattori che alimentano il dolore cronico possono essere diversi e numerosi. Ci troviamo di fronte a una realtà complessa, in costante evoluzione.

Le risposte del sistema nervoso autonomo, che nel dolore acuto esaltano le capacità di difesa dell’organismo, nel dolore cronico possono diventare esse stesse origine dello stato di dolore. Le cause più comuni di dolore cornico sono il mal di schiena, l’artrosi, il mal di testa e la neuropatia periferica (malattia che coinvolge i nervi periferici).

La natura complessa del dolore cronico richiede la messa in atto di opportune strategie terapeutiche. In Italia esiste anche una legge, la numero 38 del 2010, che garantisce l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore, indipendentemente dalla malattia e dall’età.

Antonella Sparvoli

CONSULTA L’ARCHIVIO DI DISTURBI E PATOLOGIE
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