Pubblicità

Cervicalgia

Il dolore al collo è un disturbo molto diffuso: correggere le abitudini di vita scorrette e praticare regolarmente attività fisica ed esercizi mirati è il modo migliore per prevenirlo.

Ico tempolettura 4d4ceff10709fc567a3b0d04cf7fe5fe311c0b603cdcdde16d5fa93daf9467a7 Tempo di lettura: 16 minuti
Cervicalgia dolore cervicale

La cervicalgia, ovvero il dolore localizzato nella parte posteriore del collo, a livello delle vertebre del rachide cervicale (tecnicamente indicate come C2-C7 e corrispondenti alla parte “alta” della colonna vertebrale), è uno dei disturbi osteoarticolari più frequenti in età adulta nel mondo occidentale e può iniziare a causare problemi già a partire dai 30 anni.

I dati epidemiologici indicano che circa il 50% della popolazione mondiale sperimenta un attacco di cervicalgia almeno una volta nella vita. Il picco di insorgenza si colloca nella fascia d’età compresa tra i 40 e i 60 anni e il disturbo sembra prediligere le donne rispetto agli uomini e chi vive in città rispetto a chi risiede in zone rurali.

Secondo il Global Burden of Disease 2010 Study, la cervicalgia si colloca al quarto posto nella classifica delle cause di anni persi per invalidità, subito dopo la lombalgia, la depressione e i dolori articolari.

Che cos’è

Nel linguaggio comune, spesso, ci si riferisce alla cervicalgia con il termine generico “cervicale” (usato in espressioni come “è colpa della cervicale”, “soffro di cervicale” ecc.), riassumendo così in modo improprio il tipico dolore al collo, più o meno intenso e disabilitante, che può irradiarsi anche a una spalla (più raramente entrambe) e alle braccia, rendendo difficoltosi i movimenti a causa del calo di forza e dei fastidi sensitivi associati (formicolii, sensazione di punture di spillo o di alterazioni della temperatura del braccio interessato).

La cervicalgia compare, molto spesso, come conseguenza dell’alterazione delle superfici ossee intervertebrali determinata dall’artrosi e dall’infiammazione che ne consegue, che può coinvolgere in modo variabile la muscolatura e i legamenti di collo e spalle e i nervi cervicali (che si diramano dal midollo spinale contenuto nel canale vertebrale per andare a innervare numerose strutture sensitive e muscolari del collo, delle spalle e delle braccia).

D’altro canto, un generico dolore al collo può comparire anche a causa di una semplice contrattura muscolare estemporanea, causa di un malessere altrettanto significativo, ma legata a un fenomeno non degenerativo e completamente reversibile al termine dell’attacco di cervicalgia acuto (diversamente dall’artrosi cervicale, che resta sempre presente anche nei periodi di benessere tra attacchi acuti successivi).

Sintomi della cervicalgia

In relazione all’origine e alla distribuzione del dolore e ai sintomi di contorno si riconoscono tre varianti della cervicalgia, ossia la cervicalgia vera e propria, la sindrome cervico-brachiale e la sindrome cervico-cefalica.

Nel caso della cervicalgia vera e propria, il dolore interessa prevalentemente il collo, soprattutto nella regione della nuca, e la parte alta della schiena, tra le scapole, ed è in genere legato alla presenza di una contrattura e/o di infiammazione muscolare (in particolare, a carico del muscolo splenio della testa e del collo, del trapezio e del muscolo elevatore della spalla), in proporzione variabile da caso a caso. Il fastidio che ne deriva può essere notevole e può impedire del tutto o solo in parte di muovere il collo per uno o più giorni.

Quando si sviluppa la sindrome cervico-brachiale, al dolore al collo e alle spalle si aggiungono sintomi sensitivi e calo di forza, che dal rachide cervicale si irradiano alle spalle e alle braccia, arrivando talvolta fino alle mani. Le manifestazioni, in genere, riguardano un solo braccio, in corrispondenza del lato maggiormente interessato dall’infiammazione, che in questo caso coinvolge in modo marcato anche i nervi cervicali.

La sindrome cervico-cefalica è caratterizzata, invece, da sintomi sensitivi neurologici distintivi come mal di testa, vertigini (con conseguente nausea), disturbi della vista e dell’udito, cui si aggiungono, a volte, anche disturbi della deglutizione. Queste manifestazioni possono essere così intense e invalidanti da far passare del tutto in secondo piano il dolore al collo.

Potrebbe interessarti anche l'articolo Torcicollo .

Pubblicità

Cause e aggravanti del dolore al collo

La cervicalgia può insorgere per ragioni innumerevoli e molto diverse tra loro. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, la comparsa di dolore a collo e spalle è legata a errori di stile di vita che impongono stress abnormi a questa regione della colonna vertebrale, oppure alla presenza di artrosi cervicale (a sua volta favorita da fattori sfavorevoli di tipo posturale, oltre che dalla predisposizione genetica).

I principali fattori di rischio modificabili di cervicalgia comprendono:

- le tensioni psicoemotive

- la sedentarietà o la mancanza di esercizio fisico strutturato

- l’attività fisica estrema e gli sforzi eccessivi, soprattutto se eseguiti in ambienti freddi/umidi

- i movimenti ripetuti delle braccia e delle spalle (in contesti di tipo ludico o professionale)

- il mantenimento di posture errate, sia durante il giorno sia durante il sonno.

Correggere opportunamente questi comportamenti è la migliore strategia per ridurre la probabilità non soltanto di soffrire di cervicalgia, ma anche di sviluppare l’artrosi cervicale che può promuovere ulteriormente questi disturbi.

Anche eventi traumatici acuti occasionali (come il colpo di frusta o un’incidente sportivo) o continui micro-insulti lesivi (come quelli che interessano chi pratica sport di contatto quali boxe, rugby, football americano o lavori usuranti come il muratore o il facchino) possono essere all’origine o, comunque, facilitare l’insorgenza della cervicalgia.

In tutti i casi, poi, la presenza di fattori predisponenti individuali, come alterazioni delle curvature fisiologiche della colonna (per esempio, la cifosi dorsale o l’iperlordosi lombare), può aumentare la probabilità di sviluppare cervicalgia, sia a causa della meccanica e dinamica improprie inevitabilmente imposte da queste condizioni sia come conseguenza dei comportamenti a rischio già citati, che in questi casi diventano ancora più dannosi.

A prescindere dall’età, dalla professione e dalle caratteristiche individuali, se non si vuole aumentare la probabilità di soffrire di cervicalgia è, inoltre, consigliabile evitare il fumo, sia attivo sia passivo, risultato associato a una maggior frequenza di disturbi a livello del collo, per ragioni non ben precisate, ma probabilmente legate all’aumento del grado di infiammazione generale dell’organismo.

Ulteriori fattori di rischio, almeno in parte modificabili, che possono favorire l’insorgenza di indolenzimenti e contratture al collo riguardano la sfera psicologica: l’esperienza clinica dimostra che rimuovere le tensioni e alleviare situazioni di depressione, ansia e stress può avere un impatto favorevole sulla cervicalgia e sui sintomi di contorno, mentre la loro persistenza può impedirne la risoluzione, nonostante terapie appropriate.

Terapia della cervicalgia acuta e cronica

Di norma, in assenza di gravi alterazioni strutturali della colonna vertebrale o patologie specifiche sottostanti, il dolore al collo e l’insieme degli altri segni e sintomi della cervicalgia tendono a migliorare spontaneamente nell’arco di alcuni giorni, soprattutto se viene intrapresa una terapia con farmaci analgesici o antinfiammatori appropriati o un trattamento termico dall’effetto sovrapponibile.

In genere, il primo approccio terapeutico può basarsi su farmaci e/o presidi medici (per esempio, fasce termiche) da banco, liberamente acquistabili in farmacia senza ricetta medica. Tuttavia, se il dolore non dovesse regredire (o, addirittura, peggiorare) nell’arco di 2-3 giorni, è necessario rivolgersi al medico per una valutazione competente e l’eventuale prescrizione di indagini strumentali appropriate (radiografia, TAC, risonanza magnetica ecc.).

Lo specifico trattamento da intraprendere deve essere scelto in relazione al fatto che la cervicalgia sia in fase acuta (ossia caratterizzata da un dolore intenso di insorgenza recente e improvvisa), post-acuta (corrispondente alla naturale evoluzione della fase precedente) oppure cronica (situazione nella quale un dolore cervicale di intensità variabile è costantemente presente per lunghi periodi, generalmente a causa di una patologia sottostante come l’artrosi cervicale).

Durante la fase acuta, la terapia ha lo scopo di ridurre l’intensità del dolore nel più breve tempo possibile e restituire l’abituale capacità di movimento del collo, delle spalle e delle braccia, senza fastidi ulteriori. Per ottenere questi risultati, si possono utilizzare farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), da applicare localmente sotto forma di creme, gel, cerotti a rilascio graduale o da assumere per bocca, oppure analgesici per via orale. Nei casi di dolore particolarmente severo o non alleviato da questi rimedi, il medico può proporre l’infiltrazione di anestetici locali o corticosteroidi.

Se la cervicalgia acuta è indotta da errori posturali o movimenti ripetitivi e associata a una contrattura muscolare significativa, anche i farmaci miorilassanti possono avere un ruolo nel calmare il dolore, grazie alla riduzione della tensione muscolare abnorme presente. Questi farmaci dovrebbero essere assunti con una certa cautela dagli anziani e dalle persone sensibili ai loro effetti poiché possono determinare una transitoria debolezza muscolare e facilitare cadute e traumi.

In alternativa, quando la contrattura muscolare è la causa primaria del mal di collo, per rilassare i muscoli e alleviare il dolore si possono applicare fasce adesive auto-riscaldanti, da lasciare in sede per 8 ore. Gli studi e l’esperienza clinica indicano che questo rimedio è efficace quanto quello farmacologico sul piano antalgico (cioè di riduzione del dolore), ma non va usato quando la cervicalgia presenta una prevalente componente infiammatoria. Quindi, se il dolore dipende, per esempio, dalla riacutizzazione di un’artrosi cervicale, prima di applicare il calore si dovranno attendere 2-3 giorni (fase post-acuta).

Quando il dolore cervicale è dovuto a un trauma come il colpo di frusta, può essere prescritto l’uso del collare. Questo presidio medico, tuttavia, è spesso mal visto dagli ortopedici e dovrebbe essere indossato per un periodo di tempo limitato per evitare di “far rilassare” troppo e indebolire i muscoli del collo, che vanno invece mantenuti attivi per facilitare una guarigione dal trauma rapida ed efficiente.

Superato l’attacco acuto di cervicalgia acuta, per eliminare i sintomi residui, favorire un pieno recupero funzionale del paziente e prevenire nuovi episodi dolorosi possono essere eseguiti cicli di riabilitazione con fisioterapia, manipolazioni, elettro-analgesia, massoterapia e termoterapia. Tutti questi interventi devono essere pianificati dal medico, in relazione alla natura del mal di collo e alle eventuali patologie sottostanti e devono essere avviati soltanto dopo che la fase acuta è stata superata (viceversa si rischia di aumentare infiammazione e dolore anziché ridurli).

In una minoranza di casi, per risolvere la cervicalgia cronica si potrebbe ricorrere all’intervento chirurgico, effettuato da un neurochirurgo o da un chirurgo ortopedico, ma queste sono condizioni estremamente rare. Questa eventualità si presenta soprattutto in chi soffre di artrosi cervicale che abbia comportato la formazione di “spine ossee” sulle superfici vertebrali che si affacciano sul forame centrale, cioè lo spazio dove è presente il midollo spinale, o sui punti di uscita dei nervi spinali, andando a premere sul midollo spinale o sui nervi stessi, facendoli infiammare e/o determinando lesioni.

Un’altra condizione in cui può essere proposto l’intervento chirurgico in caso di cervicalgia è la formazione di un’ernia del disco per cedimento della membrana fibrosa (annulus) che avvolge il “cuore” (nucleo polposo) del disco intervertebrale. Anche l’ernia del disco, così come le spine ossee dell’artrosi, va a comprimere i nervi spinali facendoli infiammare.

L’intervento chirurgico è comunque un’ultima spiaggia.

L’importanza dello stile di vita

Oltre a tutti gli interventi farmacologici, fisici e chirurgici citati, per evitare nuovi attacchi di cervicalgia acuta e l’instaurarsi di una forma cronica è essenziale modificare le abitudini di vita, imparando a evitare di assumere qualsiasi posizione scorretta sia durante le attività della giornata (sul lavoro, in auto, a tavola, mentre si guarda la televisione o si usano tablet e smartphone) sia durante il riposo notturno. Per abituarsi più facilmente a posture appropriate ci si può avvalere di sedute ergonomiche e cuscini sagomati appositamente studiati per scaricare la tensione dai muscoli del collo, dalle spalle e dalle braccia e per mantenere un orientamento ideale di tutta la colonna vertebrale.

In aggiunta, è importante praticare regolarmente sia attività fisica in generale sia esercizi mirati per collo, spalle e braccia, idealmente facendosi supportare almeno in una prima fase da un fisioterapista abilitato o da un istruttore competente. A riguardo, va ricordato che l’esercizio fisico, lo stretching e il rafforzamento muscolare correttamente eseguiti rappresentano veri e propri trattamenti preventivi per gran parte delle patologie delle articolazioni e per il mal di schiena, nonché un prezioso alleato della salute globale.

Quando consultare il medico

Il medico di famiglia ed eventualmente lo specialista ortopedico o neurochirurgo (preferibilmente con specifica competenza in disturbi della colonna vertebrale) andrebbero sempre consultati alla comparsa di sintomi dolorosi significativi a carico del collo e delle spalle e, nuovamente, se la cura inizialmente prescritta per contrastare la cervicalgia non ha sortito l’effetto desiderato in tempi ragionevoli (7-14 giorni).

Altri segnali d’allarme che devono indurre a evitare o abbandonare le cure fai-da-te e a richiedere un tempestivo approfondimento diagnostico comprendono la comparsa di febbre, forte mal di testa, debolezza, torpore, difficoltà di concentrazione e tremori, nonché l’irradiamento di sintomi neurologici significativi a braccia e/o gambe.

Il medico (pediatra) va poi sempre interpellato quando ad avere mal di collo di qualunque origine è un bambino, soprattutto se la possibile causa non è immediatamente riconoscibile. A riguardo, va ricordato che l’insorgenza di rigidità al collo in associazione a febbre può indicare la presenza di meningite, una malattia severa e dagli esiti potenzialmente invalidanti o addirittura letali che richiede l’invio immediato al Pronto soccorso e l’avvio di cure mirate il più rapidamente possibile.

La meningite è una patologia infrequente, ma grave, che in passato riguardava soprattutto l’età pediatrica, ma che oggi tende a presentarsi più spesso anche tra gli adulti ed è per questo che si consiglia sempre più di fare la profilassi vaccinale.

Potrebbero interessarti anche questi articoli:

Cervicale: a chi rivolgersi

CONSULTA IL DOSSIER "MAL DI TESTA"
VIDEO

Cervicale o mal di testa? Facciamo un po' di chiarezza

Foto paolo martelletti

Come riuscire a distinguerle e in che modo curarle. Ne parliamo con Paolo Martelletti, presidente della Società italiana per lo studio delle cefalee.

LEGGI TUTTO
Fotogallery

Gli sport per il mal di schiena

  • Fotolia 30337491 s

    Al ritmo del tango

    In alcuni ospedali si pratica addirittura la tangoterapia, cioè ballare sulle note di questa avvincente musica per migliorare il mal di schiena. È appurato infatti che il tango rinforza i muscoli centrali della schiena e quelli dei glutei. Inoltre aumenta la flessibilità del tronco. Andrebbe fatto due volte alla settimana per almeno 45 minuti. Fare attenzione ai movimenti bruschi se non si è allenati.

  • Fotolia 41978497 s

    Nuoto: miglior alleato della colonna

    È lo sport ideale per chi soffre di lombalgia perché scarica le tensioni nervose, rinforza i muscoli di tutto il corpo senza sovraccaricare la colonna con il peso del corpo. E poi distende bene la schiena. Andrebbe praticato due o tre volte alla settimana.

  • Fotolia 54137304 s

    Camminare di buon passo

    Basta mezz’ora al giorno di camminata veloce, in città o in campagna. L’unica cosa da evitare sono i tacchi alti per le donne, dal momento che non fanno bene alla schiena. Passeggiare consente di rinforzare i muscoli della colonna e di tonificarli. In molti casi, è il modo più semplice di risolvere i piccoli problemi di lombalgia.

  • Fotolia 4502258 s

    Acquagym per tutti

    È un’attività che va bene per tutti: si deve praticare due o tre volte alla settimana per poterne apprezzare i benefici a livello della schiena. L’acquagym tonifica la muscolatura delle gambe e della schiena senza esporre quest’ultima a sforzi eccessivi: quando siamo dentro l’acqua infatti il carico sulla colonna si riduce notevolmente.

  • Fotolia 3396419 s

    Spada o fioretto se hai problemi di postura

    Solo chi ha problemi di mal di schiena legati alla postura riesce a trarre beneficio dalla scherma o dal fioretto. Occorre avere, naturalmente, una buona preparazione atletica e l’allenamento deve essere abbastanza frequente. È un valido alleato della schiena perché, praticandolo, siamo costretti a cercare costantemente un buon equilibrio e una postura corretta, per poter fronteggiare l’avversario.


CONSULTA L’ARCHIVIO DI PATOLOGIE A/Z
Torna su