Biancospino

Il biancospino ha una spiccata attività nei confronti dei disturbi del cuore e dei vasi, specie se di origine nervosa. Riduce i battiti cardiaci accelerati e la pressione arteriosa, previene l’aterosclerosi.

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Biancospino proprietà

Che cos’è

Il biancospino (Crataegus oxyacantha – la specie selvatica – o Crataegus monogyna – la specie comune) è un arbusto comune che cresce spontaneamente nelle zone temperate dell'emisfero nord (Europa, Asia, America).

In Italia è diffuso su tutto il territorio (isole incluse), soprattutto nel sottobosco, ai margini di aree boscosi e nei pascoli alberati. Oltre che in pianura, può essere trovato anche in montagna, fino a quote di 1.200 o, nelle aree a clima più caldo, 1.500 metri.

Per secoli, il biancospino è stato usato per delimitare i campi. Appartenente alla famiglia delle Rosaceae, il suo nome deriva dal greco kràtaigos, termine che richiama il concetto di “forza”. È dotato di spine, e forma siepi ornamentali per i suoi bei fiori bianchi in primavera e le bacche rosse che maturano in inverno.

In genere non si tratta di un albero molto alto: in media raggiunge i 3-5 metri. Il colore dei suoi rami varia dal bruno-rossiccio al grigio, e le sue foglie hanno una forma piuttosto variabile. I fiori, ermafroditi, spuntano tra aprile e maggio per lasciare spazio verso la fine dell'estate ai frutti, che rimarranno disponibili durante l'inverno.

L’attività

Il biancospino è una fonte di antiossidanti (tra cui spiccano le procianidine oligomeriche e la quercertina), di steroli e di altri composti interessanti per la salute.

Dai fiori e dalle foglie essiccati si ricavano flavonoidi e proantocianidoli. I primi sono potenti antiossidanti e “spazzini” dei radicali liberi, utili nella prevenzione di malattie cardiovascolari e infiammatorie.

Insieme ai proantocianidoli, famiglia di polifenoli che appartiene alla classe dei flavonoidi hanno funzioni cardioprotettiva, sedativa e antiradicalica.

Azione cardioprotettiva: i flavonoidi inducono dilatazione dei vasi sanguigni addominali e, soprattutto, di quelli coronarici che portano il sangue al cuore, con conseguente riduzione della pressione arteriosa. Utile nei casi di ipertensione arteriosa, lieve o moderata, specie se di origine nervosa.

Il biancospino diminuisce anche in modo sensibile la frequenza dei battiti del cuore, rivelandosi utile nell’angina e in tutti i disturbi dovuti a ipereccitabilità del cuore.

Studi clinici hanno dimostrato che nello scompenso cardiaco l'estratto secco titolato di biancospino può ridurre la frequenza cardiaca, il gonfiore alle caviglie e la pressione arteriosa con riduzione dei sintomi di sofferenza senza la comparsa di effetti collaterali.

Azione sedativa: i tannini e i flavonoidi contenuti nel biancospino agiscono a livello del sistema nervoso centrale, risultando utili soprattutto nei pazienti molto nervosi, nei quali riduce l'emotività, lo stato di tensione e migliora il sonno.

Azione antiradicalica: il biancospino è in grado di intrappolare i radicali liberi riducendo l’accumulo di colesterolo nella parete dei vasi sanguigni che tende a depositarsi dopo essere stato ossidato. In questo modo ostacola l’aterosclerosi.

Perché si usa

Il biancospino trova da tempo spazio in alimentazione. Si racconta che i suoi frutti, in genere raccolti durante l'autunno, venissero utilizzati dai monaci del Centro Italia per preparare infusi e sciroppi; questo impiego continua anche oggi, affiancandosi alla preparazione di confetture e liquori.

Anche fiori, foglie e corteccia della pianta possono essere introdotti nella dieta quotidiana, ma più che a deliziare il palato il loro impiego serve a prendersi cura della salute. In particolare, il biancospino è utile in caso di tachicardia e di nervosismo e ipereccitabilità che hanno ripercussioni a livello del cuore.

In caso, ad esempio, di scompenso cardiaco – una condizione in cui il cuore non riesce a pompare sangue a sufficienza verso gli altri organi – il biancospino sembra riuscire a migliorare significativamente la funzionalità del muscolo cardiaco, tanto da aumentare anche la possibilità di praticare attività fisica nonostante il problema con cui si convive.

Inoltre alcuni studi indicano che il biancospino può essere d'aiuto in caso di angina pectoris (una condizione causata da una riduzione del flusso del sangue al cuore caratterizzata dalla comparsa di dolori al petto) e nel caso in cui sia necessario tenere sotto controllo la pressione alta.

L'assunzione di biancospino viene suggerita anche per proteggere la salute dall'aumento dei rischi corsi da cuore e arterie tipico della menopausa. Le proposte d'uso del biancospino vanno però anche oltre la protezione del benessere cardiovascolare.

Non manca infatti chi lo assume in caso di problemi all'apparato digerente (ad esempio contro i dolori allo stomaco o la diarrea), per aumentare la produzione di urina (perché all'iperoside, uno dei flavonoidi del biancospino, viene attribuito un effetto diuretico), infezioni intestinali, disturbi mestruali, l'insonnia o problemi riguardanti non tanto la salute del corpo quanto la sfera psicologica e psichiatrica.

Il biancospino sembra infatti essere un efficace sedativo in grado di aiutare a dormire meglio; inoltre può aiutare a combattere ansia, angoscia e agitazione.

Infine, il biancospino viene anche applicato sulla pelle per trattare pruriti, ulcere, piaghe, foruncoli e geloni, e la sua assunzione viene consigliata agli uomini che perdono i capelli a causa dello stress e che allo stesso tempo soffrono di palpitazioni.

Leggi anche la risposta del nostro esperto di fitoterapia, a un utente, sul tema Biancospino nell& 39;ansia con attacchi di panico.

Come si usa il biancospino

In passato sia le bacche che le foglie e i fiori di biancospino sono state utilizzati a scopo medicinale. Le preparazioni più moderne si limitano però ad utilizzare fiori e foglie, più ricchi di flavonoidi rispetto al frutto.

Le proprietà benefiche del biancospino possono essere sfruttate preparando una tazza di tè o delle tisane mettendo in infusione in acqua qualche cucchiaio di foglie, fiori o bacche essiccati.

Alla preparazione dell'infuso possono essere aggiunti anche altri ingredienti, come la camomilla, ma questo metodo di preparazione non permette di quantificare i benefici che se ne possono ricavare.

Il mercato dei rimedi naturali offre invece prodotti (dall'olio essenziale alla tintura madre, passando per estratti liquidi e capsule, a volte contenenti anche altri rimedi naturali, ad esempio la valeriana o la passiflora, facilmente reperibili in erboristeria) in cui il contenuto in biancospino è accuratamente standardizzato.

In genere il biancospino è impiegato sotto forma di estratto secco nebulizzato e titolato in vitexina (minimo 0,7% secondo la Farmacopea italiana) la cui dose è di 500-1.000 milligrammi al giorno da assumere lontano dai pasti per almeno 6 settimane.

Secondo la Farmacopea francese X, invece, il minimo sale a 1,5% e la dose giornaliera varia da 9 a 13 milligrammi per chilogrammo di peso corporeo, suddivisi in due o tre somministrazioni (sempre lontano dai pasti).

Effetti collaterali del biancospino

Come tutte le erbe, le piante medicinali e gli altri rimedi naturali, anche il biancospino contiene principi attivi che possono scatenare effetti collaterali o interagire con altri fitoterapici, integratori o farmaci.

Gli effetti indesiderati sono rari e riguardano principalmente disturbi allo stomaco (ad esempio nausea) soprattutto in pazienti affetti da gastrite e ulcera peptica. Questi disturbi, comunque, cessano sospendendo l’assunzione di biancospino.

Inoltre l'assunzione di questa erba può scatenare mal di testa, emicrania, vertigini, capogiri e palpitazioni.

Precauzioni

Da un'analisi degli studi clinici presenti in letteratura è possibile concludere che almeno finché viene assunto a dosi comprese tra 160 mg e 1,8 g al giorno per un periodo di 3-24 settimane il biancospino è un rimedio sicuro.

Tuttavia, il biancospino deve essere usato con prudenza se la frequenza cardiaca è inferiore a 60 battiti al minuto (bradicardia) e nei disturbi della conduzione dello stimolo elettrico nel cuore.

Non va usato durante la gravidanza e l’allattamento e non deve essere somministrato ai bambini senza aver prima consultato il pediatra.

È inoltre bene ricordare che le malattie cardiache sono problemi seri che non devono essere affrontati con leggerezza affidandosi semplicemente al fai da te. Per questo anche se prodotti a base di biancospino possono essere acquistati senza prescrizione medica è meglio affidarsi ai consigli di un esperto per sapere qual è il modo migliore per affrontare i disturbi al cuore di cui si soffre.

Inoltre è bene segnalare al medico qualunque effetto inatteso o malessere con cui si dovesse avere a che fare in seguito all'assunzione di biancospino. In particolare, è importante rivolgersi a un medico nel caso in cui il numero di attacchi di angina dovessero aumentare o il dolore si intensificasse o se dovesse aumentare il senso di affaticamento mentre si cammina o si pratica dell'attività fisica.

Interazioni

Il biancospino interferisce con l'azione della digossina – principio attivo utilizzato in caso di aritmie – e quindi potenzia gli effetti della digitale (Digitalis purpurea, pianta erbacea biennale) sul cuore, e amplifica l’azione dei farmaci betabloccanti utilizzati per dilatare i vasi sanguigni e abbassare la pressione del sangue.

Inoltre può aumentare l'efficacia dei calcio antagonisti, un'altra classe di farmaci (noti anche come bloccanti dei canali del calcio) in grado di dilatare i vasi sanguigni e che per questo vengono utilizzati nel trattamento dell'angina e della pressione alta.

Infine, sembra che gli estratti di bacche di biancospino riducano l'efficacia della fenilefrina (principio attivo dall'effetto vasocostrittore comunemente utilizzato nei decongestionanti nasali), e non è possibile escludere a priori la possibilità che la sua azione si sommi a quella di farmaci per il trattamento della disfunzione erettile (gli inibitori della 5-fosfodiesterasi) aumentando il rischio di pressione bassa, o con i nitrati (che aumentano il flusso del sangue al cuore) portando a capogiri o a una strana sensazione di avere la testa leggera.

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Sannia1 Antonello Sannia
Endocrinologo, docente di Fitoterapia

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