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Pubblicato: 25 Ottobre 2012 Ultimo aggiornamento: 16 Aprile 2020
intestino irritabile esami diagnosi

Intestino irritabile: gli esami da fare

La diagnosi in genere è di tipo clinico, si basa sui sintomi. Ma a volte servono alcuni esami.

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La diagnosi di sindrome dell'intestino irritabile è clinica, nel senso che si basa sui sintomi riferiti dal paziente e da quelli rilevabili dal medico durante la visita in ambulatorio. Ma, in alcuni casi, può richiedere anche alcune indagini di laboratorio ed esami strumentali, più o meno invasivi, che servono a escludere la presenza di malattie più gravi.

Il colon irritabile, definito anche come sindrome dell’intestino irritabile, è un disordine funzionale, ovvero non associato a lesioni anatomiche caratteristiche o ad altre alterazioni evidenziabili con i test diagnostici disponibili.

Per questo, la diagnosi si basa soltanto sulla presenza di determinati sintomi, che devono però soddisfare precisi criteri, chiamati “Criteri di Roma” in quanto definiti da un panel internazionale di medici esperti di malattie del tratto gastrointestinale durante una conferenza che si è tenuta proprio a Roma nel 1990. 

Dopo la prima stesura ("Criteri di Roma I"), con l'aumentare delle conoscenze scientifiche sui disordini funzionali gastrointestinali, i criteri diagnostici sono stati più volte aggiornati, fino ad arrivare alla versione del 2016, i "Criteri di Roma IV", attualmente in uso.


Sintomi rivelatori

La sintomatologia della sindrome dell’intestino irritabile può variare da persona a persona e può comprendere dolore addominale, gonfiore, tensione, meteorismo e flatulenza, alterazioni della motilità intestinale (stipsi o diarrea acuta o cronica), presenza di muco nelle feci. 

Per la diagnosi, il principale sintomo che deve essere presente è il dolore addominale, il quale deve essere necessariamente accompagnato da almeno due delle seguenti evenienze:


  • il dolore è attenuato dalla defecazione;
  • variazioni nella frequenza delle evacuazioni;
  • variazioni nella consistenza delle feci.

Tale sintomatologia deve essere presente per almeno 12 settimane (anche non necessariamente consecutive) nel corso degli ultimi 12 mesi. Gli altri disturbi possono essere presenti, ma non sono elementi fondamentali ai fini diagnostici.

Spesso, però, prima di arrivare a una diagnosi certa di sindrome dell’intestino irritabile, è necessario escludere altre malattie intestinali che si presentano con gli stessi sintomi, ma che richiedono un trattamento differente. A questo scopo, il medico può prescrivere uno o più esami di laboratorio o strumentali di approfondimento, che permettono di precisare la diagnosi e di individuare l'approccio terapeutico più appropriato, in grado di migliorare il benessere intestinale e la qualità di vita del paziente. Vediamo quali sono i principali.


Anamnesi ed esame obiettivo

Anzitutto, il medico dovrà indagare se ci sono sintomi di allarme per patologie intestinali più gravi, nel qual caso verranno prescritte specifiche indagini per evidenziare l'alterazione di alcuni biomarcatori indicativi o la presenza di lesioni caratteristiche a livello delle mucose dell'apparato digerente.

Una visita accurata deve, poi, mirare a escludere la presenza di epatomegalia (ingrossamento del fegato), masse addominali (potenzialmente riferibili a neoplasie) o segni di occlusione intestinale (totale chiusura del lume dell'intestino con conseguente blocco del transito delle feci).

Quanto agli esami di laboratorio, alcuni sono eseguiti in modo routinario, mentre altri si rendono necessari soltanto in casi dubbi.


Analisi del sangue

Per avere un quadro generale dello stato di salute del paziente con sintomi a livello del tratto gastrointestinale, vengono in genere eseguiti i seguenti esami:

  • emocromo (rileva quantità e rapporti percentuali tra i diversi tipi di cellule del sangue; segnala eventuali infezioni e suggerisce la presenza di diverse altre malattie, compresi alcuni tumori)
  • sideremia (concentrazione di ferro nel sangue, ridotta in caso di anemia da malassorbimento o da perdita di sangue per via gastrointestinale, anche microscopica ma persistente)
  • transaminasi (enzimi epatici che aumentano in presenza di malattie del fegato)
  • glicemia ed emoglobina glicosilata (parametri utilizzati per la diagnosi di diabete, che misurano la concentrazione di zucchero nel sangue)
  • creatininemia (concentrazione di creatinina nel sangue, sostanza utilizzata come indicatore della funzionalità dei reni)
  • analisi degli elettroliti (i principali sono Na+, K+, Cl-, Ca++, Mg++ e suggeriscono la presenza di scarsa idratazione dell'organismo e alterazioni dell'assorbimento intestinale; vengono ridotti/alterati da diarrea acquosa e vomito ripetuti).
A questi si aggiungono altri esami, utili a escludere alcune patologie:
Esami del sangue
Patologie da escludere
Indici di flogosi (VES, PCR e alfa1-glicoproteina acida) Processi infiammatori caratteristici di malattie infiammatorie intestinali croniche, quali morbo di Crohn e retto-colite ulcerosa
Dosaggio di paratormone e TSHIperparatiroidismo, ipertiroidismo o ipotiroidismo.

Nei soggetti giovani che presentano diarrea, eventualmente associata a malassorbimento delle sostanze nutritive e perdita di peso, può essere utile dosare gli anticorpi antigliadina (Aga) e antiendomisio (Ema) per valutare se ci sia celiachia (intolleranza al glutine). 

Entrambi i parametri vengono misurati dopo l'esecuzione di un prelievo di sangue a digiuno. In caso di riscontro di questi anticorpi e conseguente sospetto di malattia celiaca, verrà poi prescritta una gastroduodenoscopia per prelevare campioni di mucose intestinali, da sottoporre a indagine microscopica.

A riguardo, va ricordato che la celiachia vera e propria è un'intolleranza alimentare che interessa circa l'1% della popolazione, dovuta a una reazione immunitaria specifica dell'organismo contro le proteine di frumento, grano e altri cereali (orzo, segale, farro, kamut ecc.), che si instaura principalmente in giovane età, ma in una minoranza di casi può svilupparsi anche dopo i 30-40 anni e negli anziani.


Test alimentari

La presenza di allergie e/o di un'intolleranza alimentare diversa dalla malattia celiaca (per esempio, al lattosio, al lievito o al glutammato) sarà indagata mediante Vega test o, meglio, indagini bioematologiche alimentari (test IBA), che permettono di esaminare il livello di tolleranza dell'organismo nei confronti di svariati alimenti e comprendere meglio disturbi apparentemente privi di causa.

Oltre a sintomi a carico del tratto gastrointestinale, infatti, allergie e intolleranze alimentari possono essere all'origine di dermatiti, eruzioni cutanee, mal di testa, stanchezza fisica e mentale ingiustificate, vertigini e stati infiammatori a carico di vari organi o apparati.

Quando c'è un forte sospetto di sensibilizzazione allergica (alimentare o di altro tipo) possono essere richiesti test allergologici specifici sul sangue, chiamati Rast (Radio-Allergo-Sorbent Test). Vengono eseguiti dopo un comune prelievo e segnalano il livello di reattività del sistema immunitario nei confronti degli allergeni più comuni (produzione di immunoglobuline E, IgE). 

In base all'esito di questi esami, l'allergologo può prevedere una temporanea dieta di esclusione e successiva reintroduzione degli alimenti ritenuti a rischio per avere la conferma diagnostica.


Analisi delle feci

L'analisi delle feci serve per svelare l’eventuale presenza di parassiti fecali e delle loro uova, in modo da escludere che la sintomatologia sia dovuta a parassitosi intestinali. Le principali parassitosi intestinali che si possono contrarre sono l'amebiasi, la giardiasi, la teniasi (o cisticercosi) e l'ossiuriasi.

In aggiunta, l'esame delle feci con coprocoltura può essere richiesto per caratterizzare il microrganismo responsabile di una diarrea acquosa con scariche ripetute, di sospetta origine batterica, meritevole di terapia antibiotica specifica, specie in persone che hanno frequentato aree a rischio o che hanno bevuto o mangiato liquidi o alimenti potenzialmente contaminati. 

Infezioni batteriche intestinali abbastanza diffuse sono, per esempio dovute ad alcuni ceppi di Escherichia coli, Clostridium difficile, Salmonella, Shigella , Campylobacter e Listeria monocytogenes. Con un'indagine analoga, possono essere ricercati anche virus spesso responsabili della gastroenterite virale dei bambini, come i Rotavirus, nonché Adenovirus ed Enterovirus.

Questi e altri microrganismi sono tra i responsabili della diarrea del viaggiatore che colpisce frequentemente persone che soggiornano in aree caratterizzate da condizioni igienico-sanitarie precarie o prive di acqua potabile. In questi casi, di norma, il disturbo si risolve da solo nell'arco di alcuni giorni: è sufficiente garantire una buona idratazione e una dieta leggera e nutriente; se le scariche sono numerose, si può ricorrere all'assunzione di farmaci antidiarroici.

In alternativa, in presenza di dolore addominale associato a scariche diarroiche, malassorbimento, meteorismo e flatulenza persistenti, per valutare la possibile presenza di un'eccessiva carica batterica o di un aumento della motilità intestinale si può effettuare il breath test al lattulosio (uno zucchero che viene fermentato dai microrganismi intestinali). Il test si effettua a digiuno, con raccolta di campioni di aria espirata, dopo l'ingestione di una soluzione di acqua e lattulosio. 

Indagini mirate delle feci vengono effettuate da alcuni anni anche per la diagnosi iniziale non invasiva delle malattie infiammatorie intestinali croniche (MICI), come la colite ulcerosa e il morbo di Crohn. In questo caso, il biomarcatore principalmente utilizzato come riferimento è una proteina chiamata calprotectina fecale, i cui livelli aumentano notevolmente nelle feci delle persone che presentano una MICI. Per la conferma diagnostica di MICI, tuttavia, serve anche una valutazione endoscopica (colonscopia e ileoscopia).

In alcuni casi viene fatta anche la ricerca del sangue occulto fecale, che serve per escludere un eventuale sanguinamento dell'intestino non macroscopicamente visibile. Questo tipo di indagine viene, di norma, proposto alle persone con più di 50 anni nel contesto dei programmi di screening per la diagnosi precoce del tumore del colon-retto.


Esplorazione rettale

L'esplorazione rettale viene eseguita qualora sia stata evidenziata presenza di sangue (e muco) nelle feci o ci siano sintomi di incontinenza rettale.

In un secondo tempo, può essere prescritta anche la manometria rettale, che valuta la pressione e il funzionamento dello sfintere anale.

Non è un esame molto amato, ma è rapido, semplice e indolore e può fornire al medico informazioni preziose sullo stato dell'ultimo tratto dell'intestino, compresi il tono dei muscoli e l'eventuale presenza di emorroidi o ulcerazioni.


Colonscopia

Va effettuata soprattutto se i disturbi gastroenterici insorgono sopra i 50 anni oppure nei soggetti più giovani con familiarità per tumore del colon o con sintomi di allarme (presenza di sangue e muco nelle feci o sangue da solo; diarrea persistente che non regredisce con la terapia; perdita di peso non spiegabile).

In alcuni casi, può essere opportuno ottenere biopsie del colon per escludere una collagenopatia o una colite linfocitica.

Inoltre, la colonscopia (talvolta associata a ileoscopia) è necessaria per confermare la diagnosi di malattie infiammatorie intestinali croniche, verificare il livello di compromissione delle mucose del tratto gastrointestinale e per il monitoraggio in corso di trattamento della MICI (risposta ai farmaci e controllo dell'infiammazione nel tempo).

Ecografia addominale

L'ecografia dell'addome è uno dei primi esami che si eseguono in caso di dolore addominale. Permette di visualizzare e controllare sede, dimensioni, rapporti e morfologia degli organi interni e di rilevare anomalie strutturali, fenomeni infiammatori o presenza di calcificazioni, ingrossamenti o neoformazioni sospette.

Può svelare la presenza di anomalie del fegato e del pancreas, calcoli alla colecisti o patologie a carico dei reni, delle vie urinarie, della vescica, degli organi genitali, specie delle ovaie (in quest'ultimo caso, tuttavia, è spesso preferibile effettuare l'ecografia ginecologica transvaginale). 

Per fornire informazioni attendibili, deve essere effettuata dopo alcuni giorni di dieta leggera e almeno 6 ore di digiuno; se si effettua l'esame su tutto l'addome (ecografia addome completo) è generalmente richiesto di presentarsi a vescica piena per ottenere una migliore visualizzazione degli organi dell'area pelvica.


Clisma opaco

Il clisma opaco consiste nell'effettuare una serie di radiografie dopo somministrazione di una soluzione di acqua e bario (mezzo di contrasto) e la successiva introduzione di aria, con una sonda per via rettale. Prevede una preparazione basata su precise indicazioni dietetiche, da rispettare nei tre giorni precedenti la procedura.

Questo esame viene, di norma, eseguito per escludere una diverticolosi colica (sviluppo di estroflessioni della parete intestinale che possono infiammarsi e infettarsi causando dolore addominale) o di altre alterazioni anatomiche a livello del colon e del retto (comprese neoplasie), oppure per approfondire le cause di un cambiamento improvviso e apparentemente ingiustificato del transito intestinale, come la comparsa di una stitichezza che non risponde ai lassativi o alternanza di stipsi e diarrea.



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