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Intestino irritabile: gli esami da fare

La diagnosi in genere è di tipo clinico, si basa sui sintomi. Ma a volte servono alcuni esami.

Ico tempolettura 4d4ceff10709fc567a3b0d04cf7fe5fe311c0b603cdcdde16d5fa93daf9467a7 Tempo di lettura: 5 minuti
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La diagnosi di intestino irritabile è clinica, nel senso che si basa sui sintomi. Ma può richiedere anche alcune indagini che servono a escludere la presenza di malattie più gravi.

Il colon irritabile, definito anche come sindrome dell’intestino irritabile, è un disordine funzionale, ovvero non presenta lesioni anatomiche caratteristiche.

Per questo, la diagnosi si basa soltanto sulla presenza di determinati sintomi, che devono però soddisfare precisi criteri, chiamati “criteri di Roma”.

Sintomi rivelatori

La sintomatologia può variare, da persona a persona, con dolori addominali, gonfiore, tensione, stipsi o diarrea, presenza di muco nelle feci.

Per la diagnosi, deve essere presente dolore addominale, il quale deve essere necessariamente accompagnato da almeno due delle seguenti evenienze:

  • il dolore è attenuato dalla evacuazione;
  • variazioni nella frequenza delle evacuazioni;
  • variazioni nella consistenza delle feci.

Tale sintomatologia deve essere presente per almeno 12 settimane (anche non necessariamente consecutive) negli ultimi 12 mesi.

Gli altri disturbi possono essere presenti, ma non sono elementi fondamentali.

Spesso, però, è necessario escludere altre malattie intestinali che si presentano con gli stessi sintomi e che richiedono un trattamento differente.

Anamnesi ed esame obiettivo

Anzitutto si dovrà indagare se ci sono sintomi di allarme per patologie più gravi, nel qual caso verranno prescritte specifiche indagini.

Una visita accurata deve poi mirare a escludere la presenza di epatomegalia, masse addominali o segni di occlusione intestinale.

Quanto agli esami di laboratorio, alcuni sono eseguiti in modo routinario, mentre altri si rendono necessari soltanto in casi dubbi.

Analisi del sangue

Vengono in genere eseguiti i seguenti esami:

  • emocromo
  • sideremia
  • transaminasi
  • glicemia ed emoglobina glicosilata
  • creatininemia
  • analisi degli ioni

A questi si aggiungono gli indici di flogosi (VES, PCR e alfa1-glicoproteina acida) per escludere processi infiammatori caratteristici di altre patologie intestinali, quali malattia di Crohn e rettocolite ulcerosa.

Il dosaggio di paratormone e TSH viene eseguito per escludere la presenza di iperparatiroidismo, ipertiroidismo o ipotiroidismo.

Nei soggetti giovani che presentano diarrea può essere utile dosare gli anticorpi antigliadina (aga) ed antiendomisio (ema) per valutare se ci sia celiachia.

In caso di sospetto verrà poi prescritta una gastroduodenoscopia per prelevare campioni di mucosa intestinale.

Test alimentari

La presenza di allergie e/o intolleranze alimentari sarà indagata mediante Vega test o, meglio, indagini bioematologiche alimentari (test IBA).

Analisi delle feci

Serve prevalentemente per svelare l’eventuale presenza di parassiti fecali e delle loro uova, in modo da escludere che la sintomatologia sia dovuta a parassitosi intestinali.

In alcuni casi viene fatta anche la ricerca del sangue occulto fecale, che serve per escludere un eventuale sanguinamento dell'intestino non macroscopicamente visibile.

Esplorazione rettale

Viene eseguita qualora sia stata evidenziata presenza di sangue nelle feci o ci siano sintomi di incontinenza rettale.

In un secondo tempo può essere prescritta anche la manometria rettale, che valuta la pressione e il funzionamento dello sfintere anale.

Colonscopia

Va effettuata se i disturbi insorgono sopra i 50 anni oppure nei soggetti più giovani con familiarità per tumore del colon o con sintomi di allarme (presenza di sangue commista alle feci o da solo, diarrea persistente che non regredisce con la terapia, dimagrimento non spiegabile).

In alcuni casi può essere opportuno ottenere biopsie del colon per escludere una collagenopatia o una colite linfocitica.

Ecografia

È uno dei primi esami che si eseguono in caso di dolori all’addome. Controlla sede, dimensioni e morfologia degli organi addominali.

Può svelare la presenza di calcoli alla colecisti o patolgie a carico degli organi genitali, specie delle ovaie.

Clisma opaco

Consiste nell'effettuare una serie di radiografie dopo somministrazione di bario (mezzo di contrasto). Viene eseguito per escludere una diverticolosi colica.

Susanna Trave

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Samanta mazzocchi Samanta Mazzocchi
Specialista in Gastroenterologia ed endoscopia digestiva

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