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Stipsi, una risposta dalla natura

Stipsi, costipazione, stitichezza: tre parole per indicare non una malattia ma il sintomo di qualcosa che non va a livello dell’intestino. Vediamo come aiutarlo.

Ico tempolettura 4d4ceff10709fc567a3b0d04cf7fe5fe311c0b603cdcdde16d5fa93daf9467a7 Tempo di lettura: 7 minuti
Prugne per l'intestino

Stipsi, costipazione, stitichezza: tre parole per indicare non una malattia ma il sintomo di qualcosa che non va a livello dell’intestino. Vediamo come aiutarlo.

La difficoltà nell'evacuare regolarmente le feci non è una patologia, ma la spia della presenza di un altro disturbo, anche se in alcuni casi la causa prima non è identificabile.

La stipsi può essere occasionale o prolungarsi nel tempo ed è un problema frequente, che predilige le donne (circa tre volte di più colpite degli uomini) e che riguarda anche molti bambini.

In molti casi chi ne è affetto sceglie un trattamento “fai da te” per risolvere il problema: non a caso i lassativi sono tra le medicine più utilizzate.

Quando, però, la stitichezza è di tipo cronico l’automedicazione non è una buona scelta. Agire in modo corretto è importante per contrastare l'aggravamento della situazione, la cronicizzazione e l'insorgenza di eventuali complicazioni, come emorroidi e ragadi anali.

Falsi allarmi e cause passeggere

La cosiddetta stitichezza (o stipsi da propulsione) è dovuta a un rallentamento del transito intestinale, ma esistono anche forme di stipsi da espulsione, in cui l'evacuazione è rara o totalmente assente.

Non mancano nemmeno le forme immaginarie: infatti ben il 10 per cento delle persone che hanno una normale funzionalità intestinale crede di essere stitico soltanto perché non evacua tutti i giorni.

Segnale di una vera e propria condizione di stipsi è, al contrario, un numero di evacuazioni inferiore a tre alla settimana. A questo possono aggiungersi il bisogno di spingere durante la defecazione, una digestione lenta, gonfiore e sensazione di ingombro addominale, facile affaticabilità, malessere generale e irritabilità dell'umore.

Tutto ciò si associa a una scarsa frequenza dei movimenti intestinali e alla riduzione del volume e del peso delle feci.

Anche quando si tratta di stipsi vera e propria le cause e l'entità del problema possono essere molto diverse. Per le forme occasionali i motivi sono, in genere, da ricercare in situazioni che implicano cambiamenti di alimentazione, clima, abitudini.

In questi casi la stipsi scompare da sola quando riprendono le abituali condizioni di vita.

Le forme secondarie e quella primaria

Ben diverso è il caso della stipsi secondaria, che è sintomo della presenza di un'altra malattia. Può insorgere anche durante la gravidanza, quando le modificazioni nei livelli di ormoni e la presenza di un utero ingombrante che comprime l'intestino possono ostacolare la regolarità intestinale.

In tutti questi casi non è possibile curare il disturbo solo utilizzando i lassativi e il trattamento dipenderà strettamente dalla patologia di cui la stipsi è solo un sintomo.

Non sempre, poi, la causa è ben identificabile. Si parla in questo caso di stipsi primaria.

In ogni caso è importante, ai fini della cura, distinguere fenomeni occasionali da problemi cronici per poter scegliere il trattamento più adeguato.

Fibre e acqua

La prima misura da adottare in caso di difficoltà ad evacuare è quella di aumentare l’assunzione di fibre e di acqua. Insieme aumentano la quantità di fluidi presenti nel colon e la massa delle feci. Questo stimola i movimenti dell'intestino che aiutano la propulsione del materiale di scarto, favorendone il passaggio. Via libera quindi ad acqua, spremute, tisane e verdura, frutta e cereali integrali, legumi in modo da assumere ogni giorno almeno 1,5-2 litri di fluidi e 30 grammi di fibre.

Frutta e movimento

Questo intervento, unito all'aumento dell'attività fisica, è spesso sufficiente a ripristinare un buon funzionamento intestinale. Lo sport fa bene anche per allentare lo stress, talora concausa della stitichezza, e per tonificare la muscolatura addominale.

Quanto alla frutta, è bene ricordare che non andrebbe consumata a fine pasto, ma da sola, magari come spuntino. Preferire kiwi e uva, e anche le classiche mele cotte e prugne cotte o secche.

I rimedi verdi

Tuttavia, se queste misure non bastano, la natura ci viene in aiuto con diversi rimedi, dal più delicato a quello maggiormente potente.

Nei casi in cui la stipsi è più ostinata si può fare ricorso a rimedi a base di Fucus, Cascara o Frangula, che contengono principi attivi che agiscono prevalentemente a livello dell'intestino crasso (colon) stimolando le contrazioni della sua muscolatura e favorendone pertanto lo svuotamento.

Tali lassativi sono molto efficaci, e devono essere utilizzati saltuariamente e mai in caso di gravidanza e allattamento o nei bambini sotto i 12 anni di età. Non sono indicati inoltre se sono presenti malattie infiammatorie acute a carico dell'intestino (colite ulcerosa, enterocolite, appendicite, morbo di Crohn) o dolori addominali di origine sconosciuta.

Quando si necessita di uno stimolo più delicato ci si può rivolgere a piante ricche di mucillagini, come Malva, Altea, semi di Psillio e di Lino e glucomannano, in grado di aumentare il volume delle feci proprio come fanno le fibre alimentari. Richiamano e trattengono acqua aumentando il volume fecale.

Sono lassativi ideali in tutti i casi di stipsi leggera e occasionale, in caso di gravidanza e nei bambini o, comunque, in tutti quei casi nei quali i lassativi più energici sono controindicati.

In commercio esistono prodotti già pronti in compresse, che associano diverse piante per una maggiore efficacia.

Un ultimo consiglio: non rimandiamo mai l’evacuazione quando compare lo stimolo. Oltre a predisporre alla stitichezza, questo atteggiamento alla lunga può causare anche altri disturbi, come cefalea, ritenzione idrica e persino cellulite!

Silvia Soligon

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Specialista in Gastroenterologia ed endoscopia digestiva

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Endocrinologo, docente di Fitoterapia

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Sette trucchi per digerire meglio

  • Digerire pranzo stress

    Mangia con calma

    La fretta è il peggior nemico della digestione. Meglio prendersi il tempo necessario per mangiare e masticare con calma, boccone dopo boccone. Meglio evitare quindi il panino ingurgitato in fretta e furia al bancone del bar perché è il modo migliore per sentirlo andare su e giù per tutta la giornata. Se possibile, nella pausa pranzo, vanno evitate anche le fonti di stress. Quindi niente discussioni di lavoro, almeno a tavola.

  • Digestione pantaloni

    Evita le cinture che “strizzano” la vita

    Almeno un merito la tanto vituperata moda dei pantaloni “a vita bassa” ce l’ha: lascia libero lo stomaco da inutili costrizioni, facendo appoggiare le cinture o fasce sui fianchi. Chi invece preferisce vestirsi in modo più classico deve orientarsi verso tagli più morbidi e tessuti meno rigidi. E le donne che indossano gonne o shorts e collant dovrebbero evitare di posizionare gli elastici proprio all’altezza dell’ombelico.

  • Digerire fritto

    Stai lontano dai cibi grassi

    Fritti e condimenti a base di burro sono tra gli alimenti più difficili e lunghi da digerire. Lo stomaco deve lavorare un bel po’ prima di riuscire a smaltirli. Chi soffre di problemi digestivi deve quindi evitare, a pranzo e a cena, di mettere troppi grassi nel piatto.

  • Pennicchella digestione

    No alla pennichella

    Dopo un pranzo abbondante, a volte anche dopo un pasto leggero, viene l’abbiocco. Non è nulla di grave: il sangue scorre copioso verso lo stomaco, per favorire la digestione, e diminuisce l’afflusso al cervello. Stanchezza, spossatezza, palpebre abbassate sono un fenomeno naturale. Meglio evitare però la classica pennichella se si fa fatica a digerire perché la posizione orizzontale e il sonno non facilitano il lavoro dello stomaco.

  • Acqua digestione

    L’acqua frizzante non serve

    C’è chi pensa che l’acqua gassata aiuti a digerire. Sarebbe bello, ma in realtà è soltanto un’impressione. L'anidride carbonica non ha alcuna proprietà digestiva: le bollicine si limitano a dilatare lo stomaco, favorendo l'espulsione del gas. Ma questo non certo è sinonimo di digestione.

  • Digestione freddo

    Niente sbalzi di temperatura dopo mangiato

    Anche il classico colpo d’aria allo stomaco, così come il tuffarsi in acqua, subito dopo un pasto è un deterrente alla digestione. Il freddo è un ostacolo al lavoro dello stomaco e se per alcune fortunate persone non cambia nulla, per quelli che soffrono di difficoltà digestive può rappresentare un problema.

  • Antiacido

    Un antiacido all’occorrenza

    Se dopo il pasto insorgono bruciori e dolori allo stomaco è molto probabile che ci sia un problema di iperacidità gastrica. Niente di grave, se succede di tanto in tanto. Nella gran parte dei casi può bastare un antiacido, di quelli che si comprano in farmacia senza ricetta medica. Si tratta di sostanze che reagiscono con l'acido cloridrico, neutralizzandolo. Si presentano sotto forma di compresse o granulati, come per esempio i preparati a base di carbonato di calcio e di magnesio. Neutralizzano rapidamente l'iperacidità e sono rimedi efficaci per facilitare la digestione.


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