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Affaticamento mentale spossatezza erbe

Affaticamento mentale: le piante utili

Stimolanti a base di caffeina, ginseng, rodiola e una alimentzione ricca ed equilibrata possono aiutare la ostra mente far fronte alla stanchezza.

In questi mesi si vorrebbe rendere di più: ci aspettano impegni di lavoro da concludere prima dell’estate, la fine della scuola, esami da preparare. Ecco le piante che possono aiutarci.

Si avvicina la stagione estiva e gli impegni lavorativi e scolastici si intensificano, proprio mentre il nostro fisico, e soprattutto la mente, risentono della stanchezza primaverile. In questo caso, la natura ci può venire in aiuto; però bisogna sapere scegliere bene e sfruttare i diversi effetti dei principi attivi vegetali.

Primi tra tutti gli stimolanti a base di caffeina: caffè e tè, ma anche cacao e piante esotiche come il mate, originario del sud America, e soprattutto il guaranà (Paulinnia cupana), pianta della foresta amazzonica utilizzata dagli indios per i suoi effetti stimolanti, che ha un contenuto di caffeina quattro volte superiore a quello del caffè.

Il caffè

Il caffè resta comunque la sostanza psicoattiva più consumata al mondo: oggi sappiamo che la caffeina agisce sul sistema nervoso bloccando i segnali di stanchezza che arrivano dall’adenosina, una sostanza chimica che agisce sulla regolazione dell’attività cerebrale.

In pratica, la caffeina non cancella la stanchezza, ma impedisce temporaneamente di percepirla. Per questo, detto per inciso, non è opportuno usare caffè o altri simili stimolanti per combattere gli effetti dell’alcol, perché si rischia di generare una falsa sensazione di sicurezza e lucidità.

È, invece, un tonico efficace per chi si sente affaticato a causa della pressione bassa ed è in grado di aumentare il livello di vigilanza e attenzione. Gli ipertesi e chi soffre di insonnia dovrebbero però limitarne i consumi.

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Il ginseng

Esistono poi piante che stimolano l’apparato neuroendocrino. La più nota è il ginseng, che favorisce la sintesi di alcuni neurotrasmettitori e può essere usato per vincere il senso di affaticamento e migliorare memoria e capacità di concentrazione.

Il ginseng deve essere usato con cautela da ipertesi e diabetici ed è inoltre opportuno ricordare che può interferire con alcuni farmaci antidepressivi, anticoagulanti e antidiabetici orali.

La rodiola

Un’altra pianta interessante è la rodiola (Rhodiola rosea), che cresce spontanea in alta montagna ed è utilizzata come tonico nella medicina tradizionale cinese: studi recenti ne confermano l’efficacia per accrescere la resistenza dell'organismo agli stress di varia natura e per migliorare attenzione e memoria.

Inoltre la rodiola, a differenza del ginseng, non è un eccitante, anzi: aumentando la biodisponibilità di serotonina, noradrenalina e dopamina nell’encefalo può aiutare a regolarizzare il tono dell'umore e migliorare la qualità del sonno.

…con aggiunta di nutrienti

A queste piante si possono aggiungere sostanze che servono a nutrire le cellule nervose, come la lecitina di soia che, oltre a controllare la colesterolemia, è ricca di fosfolipidi: un vero nutrimento per i neuroni. Lo stesso effetto si può ottenere arricchendo l’alimentazione con cibi a base di soia, preferibilmente di produzione biologica.

Il lievito di birra, ricco di vitamina B, e la pappa reale (anche qui facendo molta attenzione alla provenienza) possono essere anch’essi un valido supporto all’attività neuronale.

Chi preferisce rimedi più esotici può sperimentare la maca, o ginseng peruviano, un tubero i cui estratti, oltre ad avere proprietà afrodisiache, sono un efficace ricostituente.

Qualunque scelta si faccia, è importante curare lo stile di vita, con alimentazione equilibrata e ricca di verdura e frutta, sufficiente sonno e un po’ di attività fisica, preferibilmente all’aperto.

E ricordare di farsi controllare dal medico se la stanchezza persiste, per escludere disturbi più seri di un passeggero “mal di stagione”.

A cura della redazione

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Specialista in Scienza dell’Alimentazione
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Endocrinologo, docente di Fitoterapia

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