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Ferro: in gravidanza raddoppia il fabbisogno

Una sua carenza può causare anemia nella futura mamma, che può “difendersi” con una giusta alimentazione e l’assunzione di integratori.

Una sua carenza può causare anemia nella futura mamma, che può “difendersi” con una giusta alimentazione e l’assunzione di integratori.

Sono uscite le nuove raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità in tema di gravidanza. Tra le molte indicazioni, ci sono anche quelle relative alla dieta e ai supplementi necessari, che confermano l’importanza dell’apporto di ferro nei mesi dell’attesa.

Perché aumenta il fabbisogno

Fra i 18 e i 49 anni il fabbisogno di ferro di una donna è fissato a 10 mg al giorno, ma durante la gravidanza sale a ben 22 mg.

In questo periodo della vita i livelli di questo elemento dipendono da più fattori:

- il fabbisogno basale della futura mamma

- le necessità del feto

- le necessità della placenta

- le riserve che saranno necessarie al bambino nei primi 3 mesi di vita.

Un ulteriore fattore che entra in gioco è l'aumento del volume del sangue in circolo nell'organismo.

Infatti in questo periodo l’organismo femminile subisce alcune modificazioni fisiologiche per assecondare i bisogni del piccolo che cresce nel grembo materno.

Il sangue, ad esempio, diventa più diluito, ossia diminuisce la concentrazione di globuli rossi ed emoglobina, la proteina che i globuli stessi contengono e che ha il compito di trasportare l’ossigeno.

Il ferro è un elemento fondamentale per la formazione dell’emoglobina. L’organismo ha le sue scorte di questo minerale, ma durante la gravidanza possono diminuire. Per questo la donna in attesa può andare incontro ad anemia.

Ciò accade nonostante, proprio durante la gravidanza, aumenti la capacità di assorbire il ferro e, allo stesso tempo, la scomparsa delle mestruazioni interrompa anche le perdite di ferro associate al ciclo mestruale.

Le cause dell'anemia in gravidanza

Secondo le stime dell’OMS, circa il 40% delle donne in gravidanza è anemico, e in un caso su due si tratta di anemia da carenza di ferro. Il fabbisogno di questo minerale cresce soprattutto nell’ultimo trimestre di gravidanza, ma il rischio anemia può insorgere già nei primi mesi se la donna è predisposta.

In altri casi l'anemia può essere per esempio causata da una carenza di acido folico, di vitamina B12 o di vitamina A, oppure da uno stato di infiammazione cronica, da infezioni da parte di parassiti (per esempio il plasmodio della malaria, l'anchilostoma e gli schistosomi) o da malattie ereditarie (come la talassemia).

La causa più comune di anemia durante la gravidanza resta però la carenza di ferro (che, peraltro, è la carenza nutrizionale più diffusa). Più di 15 milioni di donne incinte in tutto il mondo si trovano alle prese con questo problema proprio a causa di livelli insufficienti di questo minerale.

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I rischi di una carenza di ferro in gravidanza

Se il livello dell’emoglobina è troppo basso aumentano le possibilità di parto prematuro e possono insorgere altre complicazioni. Inoltre la carenza di ferro può interferire con la crescita del feto e il suo sviluppo.

Infatti le future mamme che durante la gravidanza soffrono di un'anemia sideropenica (cioè da carenza di ferro) non ingrassano tanto quanto sarebbe necessario per garantire la salute del bambino.

Inoltre queste donne sono soggette a indebolimenti del sistema immunitario, presentano una placenta caratterizzata da un peso elevato e rischiano che alla nascita il loro bambino abbia un basso peso.

Per questo è importante, durante i nove mesi, tenere sotto controllo la situazione con periodici esami del sangue.

Campanelli d’allarme? Un senso di malessere generale, pallore, stanchezza, mal di testa e vertigini, nausea.

La diagnosi dell'anemia sideropenica in gravidanza

Durante la gravidanza si parla di anemia quando le concentrazioni di emoglobina nel sangue scendono al di sotto di 11 g/dl.

La diagnosi di anemia sideropenica arriva quando la riduzione dei livelli di emoglobina è accompagnata da un indicatore di carenza di ferro, come una bassa concentrazione di ferritina nel sangue.

Alimentazione e integratori

Quando si desidera avere un bambino è importante essere in buona salute. Per questo è bene seguire uno stile di vita sano e una dieta varia, con alimenti che assicurino l’apporto necessario di ferro all’organismo.

Di per sé il metabolismo di questo minerale è peculiare perché circa il 90% del fabbisogno quotidiano viene soddisfatto da una fonte interna all'organismo: i globuli rossi. Per bilanciare i suoi livelli è però necessario far affidamento anche sulla dieta.

La corretta alimentazione dovrà essere mantenuta durante tutti i mesi di gestazione. Le fonti principali di ferro sono le carni rosse, ma vanno bene anche pesce, legumi, uova, verdura a foglia verde scura e frutta secca.

In particolare, il ferro può essere assunto mangiando:

  • la carne di manzo, di maiale, di cavallo e di agnello, ma anche il pollo e il tacchino
  • i fagioli borlotti, dall'occhio e cannellini, le lenticchie, i piselli, la soia, i ceci, i lupini e le fave
  • le uova ben cotte
  • il salmone e il tonno ben cotti (senza però superare i 150 g a settimana a causa del rischio di contaminazione da mercurio)
  • i broccoli, gli spinaci, gli asparagi, il radicchio verde e il cavolo (che però può inibire l'assorbimento dello iodio, nutriente molto importante durante la gravidanza)
  • le mandorle, le noci brasiliane, gli anacardi, i pistacchi e le noci (che però possono avere lo stesso effetto del cavolo sull'assorbimento dello iodio)
  • la frutta essiccata (prugne, uvetta, fichi, pesche e albicocche)
  • i cereali integrali (orzo, riso, avena e miglio), il pane integrale, le fette biscottate, il mais, il grano saraceno, il grano duro e la crusca di frumento
  • il cacao amaro in polvere e il cioccolato fondente
  • il muesli
  • il fegato (che però alcuni esperti non consigliano in gravidanza a causa degli elevati livelli di vitamina A che possono essere presenti al suo interno).

Inoltre nei mesi dell’attesa è molto utile consumare anche alimenti ricchi di vitamina C, come agrumi e peperoni, in quanto svolge un ruolo importante nel processo di assorbimento del ferro presente negli alimenti di origine vegetale.

Infatti cereali, legumi, semi, frutta e verdura contengono ferro solo nella forma “non-eme” (cioè non legato alle proteine che trasportano l'ossigeno, ovvero l'emoglobina e la mioglobina), che viene assorbita molto meno efficientemente rispetto al ferro “eme” (cioè quello legato all'emoglobina e alla mioglobina).

L'assorbimento di ferro “non-eme” dipende anche dalla presenza di molecole che possono inibirlo:

  • i fitati (molecole presenti proprio nei cibi di origine vegetale)
  • i polifenoli (soprattutto quelli del tè nero, ma anche quelli presenti nel peperoncino e nel sorgo)
  • il calcio
  • le proteine (in particolare quelle del latte e delle uova).

Inoltre anche il consumo di carne rossa, pesce e pollame è stato associato all'aumento dell'assorbimento del ferro presente negli alimenti di origine vegetale.

Appare però piuttosto chiaro come, con così tanti fattori in gioco, possa essere facile non riuscire ad assumere tutto il ferro necessario durante la gravidanza.

Una possibile strategia per far fronte a questo problema consiste nel consumo di alimenti fortificati in ferro, cioè ai quali è stato aggiunto questo nutriente. È per esempio possibile acquistare cereali fortificati proprio in ferro.

In alcuni casi, però, non è sufficiente nemmeno questa soluzione. Se la sola alimentazione non è in grado di fornire il giusto apporto di questo prezioso nutriente, può essere utile ricorrere a integratori, sempre dietro indicazione del medico o dello specialista.

Quando assumere integratori alimentari di ferro

Una supplementazione a basse dosi può essere raccomandata per la prevenzione della carenza di ferro e delle sue conseguenze soprattutto durante il secondo e il terzo trimestre della gestazione.

L'assunzione di 27 mg di ferro al giorno permette di fare fronte all'aumento della sintesi dei globuli rossi nella mamma.

Infatti l'assunzione di integratori di ferro in gravidanza è stata associata a un minor rischio che al termine della gestazione la mamma soffra di anemia (con una riduzione pari ad almeno il 70%) e di una carenza di ferro (con una riduzione del 57%).

Inoltre rispetto alle donne che non assumono integratori di ferro in gravidanza, quelle che utilizzano questi supplementi hanno una minore tendenza a partorire bambini con un basso peso alla nascita.

Il mercato ne offre diverse formulazioni (per esempio in capsule, in compresse o in bustine orosolubili), anche in associazione con:

  • molecole che facilitano l'assorbimento di ferro (come la già citata vitamina C)
  • vitamine (per esempio vitamina B12, oppure acido folico)
  • sali minerali (come zinco, rame, selenio e magnesio)
  • altri nutrienti utili durante la gravidanza e l'allattamento (come gli omega 3).

Attenzione però, perché alcuni alimenti o bevande (come i latticini e il caffè) possono ridurne l'efficacia; inoltre, gli integratori di ferro possono scatenare anche effetti collaterali come stitichezza e diarrea.

Se da una parte è quindi chiara l’importanza di prevenire o contrastare una eventuale carenza di ferro, dall’altra è bene evitarne anche il sovradosaggio. Infatti, l'assunzione di quantità eccessive di ferro è stata associata a sintomi come capogiri, problemi di stomaco (nausea e vomito), mal di testa, fiato corto e stanchezza.

Per tutti questi motivi è bene affidarsi al proprio medico per sapere se e quanto ferro assumere durante la gravidanza, proprio come se si dovessero assumere dei farmaci.

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