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Pubblicato: 14 Ottobre 2020 Ultimo aggiornamento: 14 Ottobre 2020

Colon irritabile: che cos’è e come si cura

Gonfiori e dolori addominali, crampi, diarrea e stipsi, presenza di muco nelle feci, ma anche stanchezza cronica sono i sintomi più frequenti della sindrome del colon irritabile.

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La sindrome del colon irritabile, chiamata anche sindrome dell’intestino irritabile (IBS dall’inglese Irritable Bowel Syndrome), è un disturbo cronico molto comune che interessa l’intestino crasso. Colpisce le donne con una frequenza doppia rispetto agli uomini e si presenta generalmente entro i 30 anni.

Per molto tempo si è pensato che questa sintomatologia fosse legata a un disturbo esclusivamente psicosomatico, legato a stress e ansia, in quanto la sindrome del colon irritabile molto spesso non è rilevabile con accertamenti clinici: non comporta, infatti, alterazioni delle mucose intestinali, stati infiammatori, alterazioni dei risultati degli esami del sangue. 

Da qualche decennio, però, la sindrome del colon irritabile è riconosciuta come un disturbo gastrointestinale che comporta l’alterazione della funzionalità dell’intestino, benché non ne sia ancora nota la causa.

Non è una malattia grave, né degenerativa, e non aumenta la probabilità di sviluppare patologie dell’apparato digestivo, ma è un disturbo che può peggiorare la qualità della vita e può causare ansia e depressione.

Tra i fattori di rischio di questa sindrome ricordiamo:

  • la giovane età, in quanto la sindrome si presenta prevalentemente entro i 50 anni
  • il sesso (è più comune tra le donne)
  • terapie ormonali con estrogeni prima o dopo la menopausa
  • la familiarità con la patologia (sia per motivi genetici, sia per motivi psico-sociali)
  • problemi di salute mentale, come ansia, depressione, una storia di abusi sessuali, fisici o emotivi.

Non solo mal di pancia

I segni e i sintomi della sindrome del colon irritabile possono variare. I più comuni sono:

  • dolori addominali, spesso con crampi, e gonfiore. Una caratteristica tipica di questa sintomatologia è che i disturbi si alleviano o spariscono del tutto al momento dell’evacuazione delle feci
  • eccesso di gas intestinale (meteorismo)
  • diarrea o stipsi, prevalenti o alternate
  • presenza di muco nelle feci
  • urgenza della defecazione e della minzione
  • sensazione di non aver svuotato completamente l’intestino o la vescica (tenesmo)
  • digestione difficoltosa.

Altri sintomi non legati all’apparato digerente e più rari sono mal di testa, stanchezza cronica, senso di malessere e spossatezza, disturbi del sonno, disturbi della sfera sessuale (dispareunia, cioè dolore genitale durante i rapporti).

Questi sintomi possono essere ricondotti a molte patologie (come celiachia, infiammazioni croniche dell’intestino, intolleranza al lattosio, abuso di lassativi) o a effetti collaterali di alcuni farmaci. 

Poiché non esistono test diagnostici per la sindrome del colon irritabile, è importante riferire al medico tutti i disturbi e la frequenza con cui si manifestano.

Campanelli d’allarme

Alcuni segni indicano chiaramente che i sintomi non sono riferibili alla sindrome del colon irritabile. Sono le cosiddette red flag, veri e propri campanelli d’allarme che richiedono di sottoporsi a una visita medica e a ulteriori accertamenti. I principali sono:

  • sanguinamento rettale
  • anemia
  • febbre
  • vomito inspiegabile
  • difficoltà di deglutizione
  • dolore persistente addominale non alleviato dal passaggio di gas o da un movimento intestinale
  • perdita di peso inspiegabile.

È bene rivolgersi con urgenza al medico anche se i sintomi tipici della sindrome del colon irritabile si presentano dopo i 50 anni o se in famiglia vi sono casi di malattie infiammatorie croniche intestinali (come la rettocolite ulcerosa o il morbo di Crohn), di celiachia o di tumori del colon retto.

Che cosa c’è all’origine dei sintomi?

Anche se non è ancora stata individuata la causa della sindrome dell’intestino irritabile, sono noti i fattori che provocano la comparsa dei sintomi: una motilità intestinale anomala, una maggiore sensibilità al dolore intestinale e un’alterazione nella secrezione di liquidi da parte della mucosa intestinale. Queste funzioni sono regolate dal cervello e questo fa presupporre un’alterata comunicazione tra encefalo e intestino (asse cervello-intestino), che può essere causata da una predisposizione genetica a sviluppare la sindrome, da un’infezione intestinale o da fattori di natura psico-sociale, come lo stress cronico.

Le pareti dell'intestino sono rivestite da strati di muscoli che si contraggono e si distendono, consentendo al cibo di procedere lungo i diversi tratti intestinali. Un’alterazione della motilità intestinale può causare meteorismo e diarrea, quando le contrazioni sono più intense e prolungate, o stipsi e feci dure e secche quando sono deboli.

Inoltre, il dolore associato alla digestione può essere causato da un’eccessiva sensibilità dei nervi del tessuto intestinale.

In alcuni casi la sindrome dell’intestino irritabile è post-infettiva, si sviluppa cioè in seguito a un’infezione intestinale, come una gastroenterite, causata da batteri o virus. 

Infine, tra i fattori scatenanti, può esserci un’eccessiva crescita di batteri nell’intestino, la cosiddetta SIBO (Small Intestinal Bacterial Overgrowth), cioè un’alterazione del microbiota intestinale, con proliferazione di batteri “cattivi”. 

Le "micce" che fanno esplodere il disagio

Il colon irritabile è una condizione cronica, con sintomi spesso intermittenti, che si manifestano alternando fasi durante le quali si acutizzano a fasi in cui possono sparire completamente. Per molti, la chiave per gestire i sintomi di questa sindrome è evitare, quando possibile, i fattori che innescano le fasi acute. Scopriamo quali sono.

L’alimentazione 

Alcuni cibi possono far ricomparire o intensificare i sintomi della sindrome dell’intestino irritabile. Sono quelli che contengono i cosiddetti Fodmap, acronimo inglese che sta per "oligosaccaridi, disaccaridi, monosaccaridi e polioli fermentabili". Si tratta di carboidrati che non sono completamente assorbiti dall’intestino e che nel crasso subiscono un processo di fermentazione. I Fodmap sono contenuti in alimenti come grano, segale, legumi, latte e suoi derivati, frutta (come mele, pere, pesche, prugne), verdure (come cavolfiori, carciofi, cipolle, aglio), miele e nei prodotti dolcificati con il fruttosio.

Inoltre, anche le bevande gassate, l’alcol e la caffeina possono avere un effetto irritante.

Lo stress

La maggior parte delle persone affette da sindrome dell’intestino irritabile presenta segni e sintomi peggiori o più frequenti durante i periodi di maggiore stress o in presenza di disturbi del sonno, ansia e depressione.

Squilibri ormonali e di neurotrasmettitori

La prevalenza femminile tra chi soffre di sindrome del colon irritabile potrebbe indicare che i cambiamenti ormonali hanno un ruolo importante. Spesso, infatti, i sintomi sono peggiori durante o in prossimità del periodo mestruale

Alcuni neurotrasmettitori hanno un ruolo importante anche nei processi digestivi. La serotonina, per esempio, controlla la motilità intestinale e quindi la velocità del transito intestinale.

Diagnosi per esclusione

Attualmente non esistono ancora test di laboratorio specifici in grado di diagnosticare questa sindrome. 

Il medico valuta i sintomi e i fattori di rischio e può richiedere alcuni accertamenti, come:

  • una colonscopia, per escludere altre patologie e per cercare segni di blocchi intestinali o di infiammazione intestinale
  • una gastroscopia in caso di bruciori di stomaco o problemi di digestione
  • una radiografia dell’addome per rilevare eventuali anomalie.

Possono essere prescritti anche esami del sangue, per indagare possibili stati di anemia, alterazioni dei livelli degli ormoni tiroidei o infezioni in corso, ed esami delle feci, per la ricerca di sangue occulto o di infezioni.

Inoltre, talvolta si effettuano test per allergie o intolleranze alimentari, come per esempio al lattosio o al glutine.

Come si cura la sindrome del colon irritabile

Non esiste una cura risolutiva per la sindrome del colon irritabile. Poiché la causa è sconosciuta, infatti, non è ancora possibile intervenire per rimuoverla. 

I rimedi disponibili sono utili per ridurre l’intensità dei sintomi o eliminarli quando questi si presentano, e per prevenirne la comparsa, disinnescando le “micce” di cui abbiamo scritto sopra.

Solitamente, con alcune modifiche dell’alimentazione e dello stile di vita, la sindrome del colon irritabile si attenua notevolmente, fino anche a scomparire. 

Ecco alcuni consigli per ridurre i sintomi:

  • tenete un registro dei cibi che mangiate, in modo da poter capire quali specifici alimenti vi creano disturbi e acutizzano i sintomi
  • riducete drasticamente il consumo di alimenti che contengono i Fodmap e riducete il più possibile l’assunzione di caffeina, alcol e bevande gasate
  • mangiate più spesso nell’arco della giornata, ma in piccole quantità. Cinque pasti al giorno, leggeri ed equilibrati, sono meno affaticanti per l’intestino di tre pasti sostanziosi
  • non fumate
  • l’esercizio fisico regolare è un grande alleato dell’intestino e aiuta a rilassarsi, riducendo lo stress
  • imparate a gestire lo stress quotidiano, con tecniche di rilassamento e di biofeedback, mindfulness e altre attività. Se non sapete come fare, non abbiate paura di rivolgervi a uno psicoterapeuta.

Le terapie per ridurre i sintomi

Alcuni medicinali aiutano a tenere sotto controllo i sintomi. Anche se spesso sono farmaci di automedicazione, acquistabili liberamente in farmacia, è bene consultare il proprio medico curante o una specialista in gastroenterologia per mettere a punto una terapia personalizzata. 

A seconda dei sintomi, possono essere impiegati farmaci contro la diarrea o la stipsi, prodotti per ridurre il gonfiore addominale, la formazione di gas e gli spasmi intestinali, trattamenti per aiutare la regolarità intestinale.

In alcuni casi vengono prescritti alcuni antidepressivi, che hanno un’attività analgesica sul dolore addominale, come i triciclici o gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina.

In alcuni casi specifici può essere utile una terapia antibiotica mirata, per modificare la quantità di batteri intestinali.


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