Le cause per i dolori alle gambe

Le caratteristiche del dolore e la risposta ai farmaci sono elementi utili al medico per individuare la causa del fastidio alle gambe.

Quante volte ci presentiamo dal medico di famiglia o da uno specialista per un disturbo doloroso – una fitta intermittente, un dolore acuto o profondo e continuo, una sensazione di fastidio – che non accenna a passare, comparso improvvisamente e senza una causa definita, come una botta, la gravidanza, la stanchezza per un eccessivo affaticamento, la ripresa della palestra e del fitness dopo le vacanze, una giornata di sci intenso o un periodo di super-lavoro in cui si è stati per ore in una postura scorretta?

E come può fare l’esperto a individuare eventuali esami di approfondimento e il trattamento corretto, per fronteggiare – il prima possibile e con efficacia – il nostro problema?

«Ci sono caratteristiche già note del paziente che aiutano il medico curante: sesso, età, malattie pregresse, peso, storia familiare, professione, farmaci che già assume, esami prescritti in passato e così via», premette Giorgio Serino, internista e immunoreumatologo presso l'IRCCS Policlinico San Donato e la Casa di Cura La Madonnina. «Informazioni che vengono invece raccolte da uno specialista con l’anamnesi e un dialogo conoscitivo durante la prima visita».

Le caratteristiche dei dolori alle gambe

Nel caso dei dolori alle gambe, il problema appena descritto si pone già nel momento in cui dobbiamo localizzare il fastidio: infatti, quando nel linguaggio comune parliamo di "gamba" volendo alludere a quello che l'anatomia umana designa come "arto inferiore", di fatto indichiamo il distretto anatomico compreso tra il ginocchio e la caviglia.

Per poter individuare la causa dei dolori e quindi le cure mediche più adeguate al suo trattamento, occorre sottoporsi a indagini approfondite, condotte mediante visite, esami del sangue e test strumentali.

Ma il punto di partenza, fondamentale e ineludibile, sono sempre alcune domande inerenti alla sintomatologia.

Anzitutto, il dolore è generalizzato o lo si avverte in punto specifico? Se il dolore è generalizzato, cioè non colpisce un punto preciso (un ginocchio, per esempio), il primo elemento importante è la simmetricità: «Se un dolore muscolare è simmetrico, cioè interessa entrambi gli arti inferiori (ma vale anche per le braccia, la muscolatura toracica sinistra e destra ecc.) siamo quasi certamente di fronte a un problema sistemico. Se invece fa male solo una coscia o solo un ginocchio o un avambraccio solitamente sono necessarie, oltre a eventuali esami mirati, domande di approfondimento localizzato: ha viaggiato, ha preso freddo, ha trasportato pesi, ha cominciato un’attività sportiva?».

Un elemento di valutazione del medico è anche il fatto che il dolore agli arti o a un arto si associ o meno ad altri sintomi dolorosi: per esempio il mal di schiena, che può essere indice di sciatalgia, cioè un dolore che dalla zona lombare della colonna vertebrale, o dal gluteo, scende posteriormente lungo la coscia fino al piede, causato dall’infiammazione o dallo schiacciamento del nervo sciatico per artrosi delle vertebre, discopatie o ernia al disco.

Altrettanto importanti le caratteristiche temporali di manifestazione del dolore: «Compare solo in movimento, solo toccando l’area interessata oppure anche a riposo, magari di notte tanto da risvegliare dal sonno? È spontaneo o si avverte solo sollecitando l’arto?», continua Serino.

Si tratta di un indizio importante, perché se il dolore nei muscoli si manifesta anche a riposo, allora significa che ha caratteristiche di tipo reumatologico: «L’immobilità lo peggiora, e questo dolore spesso è accompagnato da una sensazione di pesantezza o “impaccio”. Al mattino, appena alzata e prima di aver fatto qualche movimento ed essersi “riscaldata un po’” (descrizione tipica), la persona sta molto peggio che nel corso della giornata e alle prese con le attività abituali, in casa o al lavoro».

È poi importante indagare eventuali manifestazioni “visibili” che accompagnano il dolore: «Cioè se il muscolo o la parte dolente è gonfia, tumefatta, presenta rossore o è più calda di zone vicine o della parte controlaterale (per esempio un polso sì e uno no, oppure entrambi): in questi casi il dolore non è più soltanto funzionale, ma ha una serie di componenti infiammatorie con cause proprie», continua l’esperto. Il gonfiore delle caviglie può avere cause “lontane” dagli arti inferiori, come per esempio l’insufficienza renale, ed è perciò un sintomo da non trascurare. «A volte si vedono anche i fasci muscolari che si muovono, e ciò può essere la spia di un dolore prevalentemente neurologico».

Se il problema è dato dalle vene varicose, tipiche di chi passa molte ore in piedi, come per esempio commessi o farmacisti, o delle donne in gravidanza, le gambe sono anche gonfie, calde in alcuni punti, a volte con sensazione di prurito fino all’eczema.

Prosegue Serino: «Ovviamente, se il dolore interessa un punto di snodo degli arti si tratta di dolore articolare, che però può coinvolgere anche un muscolo. E allora la domanda chiave al paziente è: ma il dolore lo avverte come profondo o come superficiale? Lo sente quando la tocco o quando, piegando la gamba, muove le articolazioni?».

Cause dei dolori muscolari alle gambe

Spesso i dolori alle gambe derivano da un trauma muscolare, frequente soprattutto negli sportivi, che può causare per esempio una contrattura, uno stiramento o uno strappo.

La contrattura è una contrazione involontaria di uno o più fasci muscolari che vengono sottoposti a un carico di lavoro eccessivo. Le contratture possono essere confuse con i crampi, che rappresentano però dei fenomeni fisiopatologici ben diversi.

I crampi, infatti, provocano un dolore acuto e improvviso, di intensità maggiore rispetto a quello generato dalle contratture. Colpiscono durante la notte soprattutto cosce, piedi e polpacci e sono di solito causati da uno squilibrio idrosalino o da un insufficiente apporto energetico (che può essere dovuto per esempio a celiachia, una patologia che causa malassorbimento di calcio, magnesio e potassio).

Si parla invece di stiramento quando le fibre muscolari vengono sottoposte a un allungamento eccessivo, che si associa spesso anche la comparsa di un ematoma, causato dalla rottura dei vasi sanguigni sottocutanei (se ne sente parlare soprattutto in relazione al mondo della corsa, magari imputato a un mancato riscaldamento).

Infine, la lesione muscolare più grave è rappresentata dallo strappo, ovvero la rottura parziale o totale delle fibre muscolari.

Contratture, stiramenti e strappi comportano tutti la comparsa di un dolore localizzato al muscolo interessato, che può essere più o meno intenso in base alla gravità del trauma o della lesione.

La risposta ai farmaci

«Anche la risposta o no al farmaco è un indizio importante per scoprire se si tratta di un dolore infiammatorio o “da strappo” o da contrattura», aggiunge Serino. «Altro elemento in più, l’associazione del dolore a un crampo, a riposo o in movimento, implica una sua attivazione di tipo neurologico o vascolare. In questi casi si chiede sempre al paziente se utilizza integratori o farmaci, perché alcuni (per esempio le statine, assunte per il colesterolo troppo alto) possono incidere su dolori e crampi muscolari». Per non parlare, poi, di diuretici, del clofibrato (altro farmaco impiegato nel trattamento dell'ipercolesterolemia), dei contracettivi e degli ace-inibitori somministrati nella cura dell'ipertensione.

Gli integratori, in particolare salini (di potassio in particolare), possono però anche essere terapeutici, specie se accompagnati a una alimentazione ricca di frutta e verdura e liquidi in abbondanza. Alcuni dolori muscolari alle gambe, infatti, possono essere dovuti a un esercizio fisico particolarmente impegnativo: per esempio, i crampi possono essere conseguenza di disidratazione in chi pratica attività fisica intensa o durante la stagione calda.

Le cause di dolori alle gambe in giovani e anziani

Un particolare dolore agli arti inferiori è quello che colpisce a volte gli adolescenti nella fase della crescita: «Non sono frequentissimi, ma tra i 12 e i 16 anni possono esserci effettivamente dei dolori simmetrici che riguardano alcune zone della crescita ossea, e quindi sono descritti come profondi. Nell’arco opposto della vita, e cioè nell’età anziana, l’osteoporosi, modificando l’assetto dell’osso, può causare dolore, soprattutto a livello vertebrale, e in subordine all’anca o alle ossa lunghe (femori e omeri) ed è dovuto a microscopiche fratture causate da certi movimenti o ai cambiamenti climatici. Si tratta però di un dolore molto localizzato e decisamente più acuto del dolore muscolare».  

Dolori alle gambe: artrosi o artrite?

«I pazienti spesso usano i due termini come sinonimi, ma tra le due patologie – entrambe possono essere causa di dolori anche alle gambe – c’è una sostanziale differenza».

L’artrite è un fenomeno infiammatorio acuto che interessa la capsula articolare e quindi tutti i tessuti che compongono lo snodo dell’articolazione. L’infiammazione può essere provocata da un trauma, da un’infezione o da patologie come gotta, artrite reumatoide, artriti che accompagnano malattie immunologhe. Di solito l’articolazione è rossa, gonfia (cioè con edema) e con sensazione di calore. La competenza è del reumatologo.

Se invece l’articolazione fa male, ma mancano dei chiari segni di infiammazione, allora si tratta di dolore artrosico, cioè un dolore meccanico da usura, a volte con una componente osteoporotica: l’articolazione non è più lubrificata, e quindi i capi articolari, scorrendo uno sull’altro con attrito, causano dolore: in questo caso, l’esperto competente è l’ortopedico.

«Mentre l’artrosi risponde bene a un farmaco antidolorifico e non a un antinfiammatorio – spiega Serino – l’artrite risponde molto bene a un antinfiammatorio o al cortisone, ma non altrettanto bene un antidolorifico. Distinguere questi aspetti è molto importante prima ancora di prescrivere esami di approfondimento, come le radiografie».

Anche fenomeni artrosici “a distanza” possono essere a loro volta causa di dolori alle gambe: per esempio l’artrosi cervicale. Questa condizione patologica cronica, infatti, esordisce con un dolore localizzato lungo la cervicale, rigidità del collo, mal di testa, nausea e limitazione della mobilità e può determinare (anche se in casi piuttosto rari) lombalgia, dolori agli arti inferiori, disturbi del movimento e perdita di controllo della vescica, per via dell'eccessiva compressione del midollo cervicale e spinale.

Quando è colpa della circolazione

Un ulteriore causa di dolore a carico degli arti inferiori è una patologia circolatoria. «In questo caso, la caratteristica principale è che si tratta di un dolore associato a un crampo e “a esaurimento”: cioè, tanto più la persona si sforza di muoversi e di camminare, tanto più il dolore aumenta e obbliga al riposo. Il dolore vascolare, a differenza di quello muscolare o artrosico che prosegue anche se il paziente si ferma, trae sollievo dall'immobilità. Ma nel momento in cui ci si rimette a camminare, riprende come prima».

Il dolore può quindi derivare da arteriopatia periferica (tra le ragioni più comuni, il colesterolo alto, che è causa di aterosclerosi, cioè della formazione di placche che ostruiscono il passaggio del sangue), riconoscibile anche dalla cosiddetta claudicatio intermittens (una forma di zoppia che causa difficoltà nella deambulazione), accompagnata da una sensazione di bruciore, e dai piedi freddi, che può arrivare fino all’occlusione arteriosa e quindi richiede una visita tempestiva di un angiologo e di un chirurgo vascolare. Intervento altrettanto necessario in caso di tromboflebite, cioè un’infiammazione della parete di una vena associata a un trombo, ossia un coagulo di sangue, definita trombosi venosa profonda se riguarda le vene più profonde, appunto e non quelle superficiali. I sintomi sono calore e dolore nella zona colpita, rossore, gonfiore e talvolta febbre.

Ansia e fibromialgia

L'ansia causa una condizione di disagio generalizzata, che può riverberarsi anche sulla muscolatura. «Nella sfera neuronale la problematica dolorosa principale è la fibromialgia: pur inserita nelle malattie reumatologiche, ha una grossa componente che deriva dal sistema nervoso-emotivo. Ansia e depressione interferiscono sul dolore muscolare che viene perciò definito “miofasciale”: interessa il muscolo e le fasce che avvolgono il muscolo e terminano nei tendini, e il dolore riguarda proprio l’inserzione del tendine nell’osso (entesi). La persona è sempre in tensione in questi punti del corpo e non la allenta nemmeno quando dorme: questo dolore reumatologico viene non a caso curato sì con gli antinfiammatori, ma soprattutto con una terapia a base di antidepressivi, che, anche a bassissimo dosaggio, risolvono i dolori da contrattura dovuti anche a “semplice” stress che non cede nemmeno quando si dorme».

Per tutti, i dolori da ansia o da affaticamento possono beneficiare di rimedi “dolci”: dallo yoga alle passeggiate al nuoto, dalla ginnastica agli esercizi di stretching e di meditazione, attività fisiche che permettono di scaricare la tensione e rilassare i nervi, senza necessariamente ricorrere ai farmaci.

C’è chi si risveglia con dolori alle gambe al mattino, per problematiche legate a una cattiva qualità del sonno (sindrome delle gambe senza riposo, insonnia, microrisvegli).

Quali esami fare?

Una volta stabilito che le cause del dolore sono da contrattura e non infiammatorie, che riguarda il muscolo e non un’articolazione, la conferma della diagnosi si realizza con la prescrizione di esami mirati.

Conclude Giorgio Serino: «Sono necessari esami del sangue attraverso i quali cercare la presenza o l’assenza degli “indici di infiammazione”: fattore reumatoide, Ves, proteina C reattiva. Se il problema è articolare, invece, si indaga la situazione con esami radiologici (radiografie, TAC, ecografie ecc.). Se il paziente ha più di 45-50 anni ed è donna o più di 60-65 se uomo o ci sono carenze alimentari (in particolare di calcio, per esclusione dalla dieta dei latticini, tipica di molte giovanissime), una MOC serve a evidenziare un quadro di osteoporosi. Se si suppone che ci sia un problema di circolazione, l’esame ad hoc è il doppler arterioso e venoso. Infine, se il dolore si associa a sensazioni cutanee come la scomparsa o l’eccesso di sensibilità in alcune dita oppure di formicolio si può prescrivere anche una elettromiografia che valuti i potenziali muscolari, cioè l’elettricità liberata dal muscolo e quindi l’assetto neurologico periferico». 

Mariateresa Truncellito
Mariateresa Truncellito
Brianzola di nascita, lucana di famiglia, si è formata alla Scuola di giornalismo Rizzoli-Corriere della Sera dopo aver vinto una delle dodici borse di studio dopo la laurea in Scienze Politiche. Giornalista professionista, in oltre vent'anni di lavoro ha scritto per oltre una cinquantina di testate nazionali, cartacee e on line. Ha lavorato per molti anni al desk, in quotidiani e periodici, fino al ruolo di caporedattore per il mensile Top Salute. Oggi è freelance. Scrive per numerose testate, collabora con professionisti del settore della salute, modera conferenze e tavole rotonde, corsi di aggiornamento per giornalisti e presentazioni, collabora con diverse agenzie di comunicazione. Si occupa di molti temi che riguardano le donne, con particolare attenzione alla divulgazione sulla salute e il benessere femminile, la medicina di genere, gli aspetti più delicati e controversi della ginecologia e della fertilità, dai vaccini alla menopausa alle malattie a trasmissione sessuale, grazie ai quali ha vinto numerosi premi giornalistici. Nel tempo libero è una ballerina appassionata di lindy hop, boogie woogie e altri balli swing, attività che non manca mai di consigliare nei suoi articoli di benessere perché consentono di fare movimento divertendosi e socializzando. E sono adatte a tutti e a tutte le età.

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