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Artrite: cause, sintomi, rimedi

Malattia infiammatoria su base autoimmunitaria che interessa le articolazioni, ma può coinvolgere l’intero organismo.

Ico tempolettura 4d4ceff10709fc567a3b0d04cf7fe5fe311c0b603cdcdde16d5fa93daf9467a7 Tempo di lettura: 4 minuti
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Che cos’è

L’artrite reumatoide è una malattia infiammatoria su base autoimmunitaria che interessa principalmente le articolazioni, ma coinvolge in realtà l’intero organismo.

Tende a colpire soprattutto le donne, con un picco d’incidenza tra i 35 e i 50 anni e una probabilità di ammalarsi che, negli individui geneticamente predisposti, aumenta con l’avanzare dell’età.

Cause

Le cause esatte e i meccanismi biologici che portano allo sviluppo della malattia non sono noti. Si sa, però, che l’artrite reumatoide insorge quando un agente estraneo presente nell’ambiente entra nell’organismo e innesca una reazione autoimmunitaria di tipo infiammatorio, soprattutto a carico delle articolazioni.

A oggi, la natura del generico “agente esterno” resta da definire e non è detto che si tratti di un unico fattore: secondo l’ipotesi più accreditata si tratterebbe di una sostanza differente e specifica per ciascun individuo.

Alcuni ritengono che possano essere chiamati in causa virus come quello di Epstein-Barr o il citomegalovirus.

Sintomi comuni

All’inizio, i segnali tipici dell’artrite reumatoide comprendono rigidità prolungata, infiammazione, gonfiore e dolore articolare, che si localizzano principalmente a livello di mani e polsi, seguiti da piedi, ginocchia e gomiti.

I disagi sono più intensi al risveglio, persistono per almeno 30-60 minuti e tendono ad attenuarsi nel corso della giornata.

Più avanti, la malattia tende a coinvolgere tutte le articolazioni e a determinare erosione delle estremità ossee e deformazioni articolari, rendendo inutilizzabili le parti colpite.

Complicazioni

Oltre all’invalidità derivante dal danno articolare specifico, l’infiammazione generalizzata associata all’artrite reumatoide aumenta il rischio di sviluppare altre patologie, in particolare di tipo cardiovascolare.

Le cure

Contro l’artrite reumatoide lieve e in fase iniziale, il trattamento d’attacco prevede l’assunzione per bocca di acido acetilsalicilico (ASA) oppure di farmaci antinfiammatori non steroidei, che attenuano i sintomi della malattia in modo efficace e sicuro.

Quando questi rimedi, utilizzati secondo le indicazioni del medico, non riescono più ad alleviare adeguatamente il disturbo e nei casi di artrite più aggressiva, si deve passare, sempre su prescrizione del medico, ai cosiddetti DMARD (Disease modifying anti-rheumatic drug), farmaci più energici e in grado di modificare il decorso della malattia, rallentandolo. Fanno parte di questa categoria principi attivi come metotrexato, lefunomide, sulfasalazina.

Nelle persone con artrite invalidante che non traggono sufficiente giovamento né dai FANS né da diversi DMARD può essere intrapresa una terapia a base di farmaci “biologici”, così definiti in quanto costituiti non da sostanze chimiche, ma da proteine complesse (perlopiù, anticorpi monoclonali) in grado di legare specifici elementi del sistema immunitario, modulandone l’attività e smorzando in modo molto efficace l’infiammazione associata all’artrite.

L’uso di questi farmaci è consentito esclusivamente sotto stretta sorveglianza del reumatologo.

Quando consultare il medico

Il medico di famiglia va sempre consultato quando ci si accorge di soffrire dei sintomi tipici della malattia (in particolare, dolore infiammatorio e rigidità delle articolazioni al risveglio che migliora nel corso della giornata), senza che vi siano ragioni note che possano averli causati (per esempio, un uso troppo intenso o inusuale delle mani) e quando persistono per più di 2-3 giorni.

Su suggerimento del medico o se le terapie inizialmente proposte non sortiscono gli effetti desiderati è consigliabile rivolgersi anche al reumatologo.

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