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Statine

Riducono il colesterolo "cattivo" nel sangue, abbassando il rischio cardiovascolare.

Ico tempolettura 4d4ceff10709fc567a3b0d04cf7fe5fe311c0b603cdcdde16d5fa93daf9467a7 Tempo di lettura: 12 minuti
Statine farmaci colesterolo

Che cosa sono

Le statine sono un gruppo di molecole appartenenti alla categoria dei cosiddetti ipolipemizzanti, sintetizzate sul modello di un metabolita fungino (mevastatina) la cui attività farmacologica fu scoperta nel 1975.

Proprietà caratteristica delle statine è la capacità di abbassare i livelli del colesterolo nel sangue. Per questo possono essere utilizzate in cardiologia nel trattamento del cosiddetto “colesterolo alto” (chiamato in medicina ipercolesterolomia).

Il loro effetto più significativo è la riduzione del colesterolo LDL (noto anche come colesterolo “cattivo”). Inoltre aiutano a ridurre i livelli di trigliceridi e a far aumentare quelli del colesterolo HDL (conosciuto anche come colesterolo “buono”).

La loro azione può rallentare la formazione delle placche aterosclerotiche, ispessimenti della parete delle arterie associati a eventi gravi come l'infarto e l'ictus.

Il rischio cardiovascolare

Livelli elevati di colesterolo totale e di colesterolo LDL rappresentano fattori di rischio per lo sviluppo di malattie cardiovascolari. Queste ultime uccidono ogni anno più di 4 milioni di persone nella sola Europa e sono la principale causa di morte in Italia.

Le loro principali vittime sono donne (55%), ma prima dei 65 anni causano più decessi fra gli uomini. Chi sopravvive deve convivere con una malattia cronica che può alterare profondamente la qualità della vita.

La prevenzione cardiovascolare passa prima di tutto dall'impegno a mantenere il proprio peso nella norma e da uno stile di vita salutare che includa un'alimentazione sana e bilanciata e un'attività fisica regolare e che escluda, invece, il fumo e il consumo eccessivo di alcol. In questo modo ci si protegge non solo dalle malattie cardiovascolari, ma anche da altre patologie croniche e dal rischio di tumore.

Per la salute di cuore e arterie, è particolarmente importante che i livelli di colesterolo “cattivo” non aumentino eccessivamente. Da questo punto di vista è di grande aiuto un'alimentazione povera di grassi saturi, ma ricca di quelli monoinsaturi dell'olio d'oliva e dei polinsaturi di pesce e noci.

Agire sull'alimentazione è fondamentale anche quando è stata già ricevuta una diagnosi di colesterolo LDL alto. Tuttavia, se le modifiche dei comportamenti alimentari non sono sufficienti a ottenere i risultati attesi può essere necessario abbinare alla dieta una cura a base di farmaci. Fra i più prescritti per far fronte a questo problema spiccano proprio le statine.

Molti studi clinici su larga scala hanno dimostrato che questi farmaci riducono significativamente sia l'incidenza delle malattie cardiovascolari sia la mortalità dovuta a queste patologie. Inoltre, la loro assunzione è stata associata a un rallentamento della progressione dell'aterosclerosi delle coronarie (le arterie che irrorano il cuore) o, in alcuni casi, alla sua regressione.

Meccanismo d'azione

Le statine aumentano la rimozione delle lipoproteine LDL (Low Density Lipoprotein) circolanti – quelle che trasportano il colesterolo “cattivo” – riducendone quindi i livelli plasmatici.

Il meccanismo attraverso il quale producono tale effetto ha luogo a livello del fegato.

Le statine, infatti, bloccano l'attività della HMGCoA-reduttasi (idrossimetilglutaril-coenzima A-reduttasi), l'enzima che catalizza la prima reazione chimica del processo che porta alla sintesi di colesterolo da parte delle cellule epatiche.

In particolare, la HMGCoA-reduttasi è coinvolta nella sintesi del mevalonato, un precursore degli steroli – colesterolo incluso. Inibendola, le statine portano a una riduzione della produzione di colesterolo e di LDL.

La conseguente ridotta disponibilità di colesterolo “endogeno” (così detto per distinguerlo da quello “esogeno” di origine alimentare) spinge gli epatociti a recuperare colesterolo dal sangue, aumentando la captazione delle LDL circolanti.

Ciò avviene perché le statine aumentano il numero dei recettori per le LDL presenti sulle cellule del fegato. Di conseguenza, aumentano sia la captazione sia lo smaltimento del colesterolo LDL e anche le concentrazioni plasmatiche di altre lipoproteine (come quelle ricche di trigliceridi) tendono a diminuire.

L'effetto sui livelli di colesterolo LDL dipende dalle dosi assunte e varia a seconda del farmaco utilizzato, ma in genere tutte le statine riescono a ridurli.

La risposta al trattamento può però essere diversa da paziente a paziente, e in alcuni casi potrebbe essere necessario passare all'assunzione di una statina più potente rispetto a quella prescritta inizialmente.

I risultati delle terapie possono dipendere da fattori genetici che controllano il metabolismo del colesterolo o l'assorbimento e il metabolismo epatico delle statine. Inoltre, in alcuni studi clinici è stata osservata una scarsa aderenza alla terapia, che può compromettere l'efficacia del farmaco.

Gli altri effetti delle statine

La riduzione del colesterolo LDL è l'effetto principale delle statine, ma questi farmaci esercitano anche altre azioni.

Alcuni possono apportare ulteriori benefici all'apparato cardiovascolare. Si tratta dell'effetto antinfiammatorio, di quello antiossidante, del possibile aumento del colesterolo “buono” e della possibile riduzione dei livelli di trigliceridi.

Il colesterolo “buono” può aumentare del 5-10%, mentre i trigliceridi possono diminuire di una quota variabile tra il 30 e il 50%. Alcune fra le statine più efficaci (atrovastatina e rosuvastatina) riducono significativamente i livelli di trigliceridi soprattutto quando sono assunte a dosi elevate e nei pazienti che hanno i trigliceridi alti.

Inoltre, le statine sono state testate anche contro condizioni come la demenza, la steatosi epatica, il cancro, il tromboembolismo venoso e la sindrome dell'ovaio policistico. I dati raccolti fino a oggi non sembrano però essere sufficienti a certificare l'efficacia di questi farmaci nel trattamento di tali patologie.

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Quali sono

Le molecole appartenenti al gruppo delle statine attualmente in uso in Italia sono:

- atorvastatina

- fluvastatina

- lovastatina

- pravastatina

- rosuvastatina

- simvastatina.

Indicazioni

Le statine sono indicate per ridurre livelli plasmatici di colesterolo superiori ai valori normali, allo scopo di prevenire i danni cardiovascolari e cerebrovascolari causati dall'aterosclerosi in soggetti a rischio (con ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia, iperglicemia o diabete, sovrappeso, abitudine al fumo) oppure in pazienti che abbiano già subito un infarto o un ictus o siano affetti da coronaropatia o arteriopatia periferica.

In riferimento agli obiettivi terapeutici le statine sono state suddivise in due gruppi:

- statine di I livello, che inducono una riduzione del tasso plasmatico di LDL compresa tra il 10% e il 35%;

- statine di II livello, che inducono una riduzione del tasso plasmatico di LDL compresa tra il 38% e il 55%.

Sono statine di I livello: simvastatina da 10-20-40 mg, pravastatina, fluvastatina e lovastatina.

Sono statine di II livello: simvastatina da 80 mg, atorvastatina e rosuvastatina.

In caso di mancato raggiungimento dell'obiettivo terapeutico, alle statine possono essere associati altri farmaci ipolipemizzanti (ezetimibe, fibrati, resine a scambio ionico, acido nicotinico).

Effetti collaterali e controindicazioni

In genere le statine sono ben tollerate. Gli eventuali effetti collaterali, spesso transitori, possono consistere in sintomi come disturbi gastrointestinali, eruzioni cutanee, cefalea.

In una piccola percentuale di casi (0,5-2%) possono provocare un aumento asintomatico dei livelli delle transaminasi epatiche, che di solito regredisce riducendo il dosaggio del farmaco.

All’impiego di statine è associato, sia pure con un'incidenza bassa, il rischio di forme di tossicità muscolare: mialgia (1-5% dei casi), miosite (0,1-0,2%) e rabdomiolisi (0,01-0,02%).

La maggior parte degli eventuali effetti collaterali associati alla somministrazione di statine è lieve e tende a scomparire. I problemi muscolari e le anomalie a livello del fegato sono eventi rari, ma non è da escludere che il medico ritenga necessario eseguire regolarmente delle analisi per valutare un’eventuale disfunzione epatica.

La comparsa di tossicità muscolare sembra essere legata ad alcuni fattori predisponenti, tra cui il principale è l'assunzione concomitante di altri farmaci che vengono metabolizzati in modo analogo alle statine (per esempio fibrati, ciclosporina, macrolidi, warfarin, digossina e antifungini azolici).

Quello delle interazioni con altri medicinali rappresenta l'aspetto critico fondamentale del trattamento con statine. Infatti, spesso coloro che le assumono soffrono di patologie che richiedono anche la somministrazione di altri farmaci che, in combinazione con le statine, possono in alcuni casi ridurne l’efficacia o aumentare il rischio di effetti collaterali, come per esempio lo sviluppo di una miopatia.

In generale, la possibilità di interazione con warfarin e cumarinici, fibrati ed ezetimibe dovrebbe essere presa in considerazione prima di assumere qualsiasi statina.

Più in particolare, la simvastatina e l'atorvastatina possono interagire con i principi attivi che inibiscono o stimolano il metabolismo attraverso l'enzima citocromo P450 (CYP3A4) e con quelle che influenzano l'attività delle proteine di trasporto, per esempio l'itraconazolo, il ketoconazolo, l'eritromicina, la claritromicina, la telitromicina, gli inibitori della proteasi dell'Hiv, la ciclosporina, il danazolo, verapamil e amiodarone, il diltiazem, il warfarin e i cumarinici, l'ezetimibe e i fibrati. Inoltre non dovrebbero essere assunte insieme al succo di pompelmo.

L'iperico e farmaci come l'efavirenz e la rifampicina possono ridurre sia le concentrazioni di simvastatina nel sangue sia quelle di atorvastatina. Queste ultime possono essere ridotte anche dal colestipolo, ma la combinazione dei due medicinali può aumentare gli effetti sui livelli di lipidi nel sangue.

La fluvastatina dovrebbe invece essere assunta con cautela insieme a ciclosporina, fluconazolo, fenitoina e glibencamise, mentre nel caso della prevastatina si dovrebbe fare attenzione alla combinazione con ciclosporina, eritromicina e claritromicina. Inoltre i suoi livelli plasmatici diminuiscono in caso di assunzione di colestiramina e colestipolo.

Infine, la rosuvastatina è controindicata con la ciclosporina. La sua combinazione con gli inibitori della proteasi dell'Hiv non è raccomandata e gli antiacidi riducono i suoi livelli plasmatici.

L'assunzione di statine è controindicata in presenza di patologie biliari e di disfunzioni epatiche (acute o croniche), oltre che in gravidanza e nei bambini.

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Panciroli Claudio Panciroli
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