Pubblicità

Reflusso gastroesofageo: a volte sembra una tosse

Mal di gola e tosse: niente di strano, soprattutto in autunno. Ma a volte, dietro questo sintomo all’apparenza banale, ci può essere altro.

Ico tempolettura 4d4ceff10709fc567a3b0d04cf7fe5fe311c0b603cdcdde16d5fa93daf9467a7 Tempo di lettura: 16 minuti
Reflusso sintomo tosse

Mal di gola e tosse: niente di strano, soprattutto in autunno. Ma a volte, dietro questo sintomo all’apparenza banale, ci può essere altro.

Mal di gola e tosse che insorgono all'improvviso e che tendono a persistere, magari senza essere troppo gravi, ma creando un non trascurabile fastidio. Niente di strano, soprattutto se è arrivato l'autunno e se si respira l'aria inquinata delle città o non si riesce ad abbandonare l'abitudine al fumo. Ma a volte, dietro questi sintomi respiratori all’apparenza banali, ci può essere qualcos'altro che, di per sé, ha poco a che vedere con malattie delle vie aeree vere e proprie.

All'origine di una tosse secca e stizzosa che non vuole andare via, spesso accompagnata da faringite e raucedine o da alterazioni della voce, può esserci infatti un processo infiammatorio innescato non dall'aria fredda, dallo smog, dal tabacco, da virus o batteri, ma dagli acidi contenuti nei succhi gastrici che lo stomaco non riesce a trattenere e che possono risalire, seppur in minima quantità, lungo l'esofago e arrivare fino alla faringe a alla gola.

In questi casi, i disturbi del tratto respiratorio dipendono dalla presenza della malattia da reflusso gastroesofageo.

Capirlo può però essere difficile se non ci sono altri sintomi caratteristici come la sensazione di bruciore alla bocca dello stomaco o al centro del petto e le difficoltà digestive con chiara percezione del reflusso acido o del rigurgito dopo i pasti, sia durante il giorno sia durante la notte.

In pratica, funziona così: quando il materiale acido risalito dallo stomaco verso l’esofago arriva molto in alto, fino a raggiungere la faringe, la laringe, e magari anche la parte iniziale della trachea, l'irritazione delle mucose che ne risulta in queste sedi stimola un riflesso “difensivo” che induce la tosse.

Le mucose delle alte vie aeree, infatti, non sono abituate a sopportare un ambiente acido e, per prevenire danni peggiori, si infiammano e reagiscono nel tentativo di allontanare l'agente lesivo.

In realtà, questa evenienza non si verifica spesso, tant'è che la tosse è considerata un sintomo "atipico" del reflusso gastroesofageo, anche se a volte è il primo a comparire e l'ultimo ad andarsene, soltanto dopo che il reflusso acido è stato completamente eliminato attraverso terapie appropriate ed efficaci, che fortunatamente esistono.

La probabilità di andare incontro a disturbi del tratto respiratorio conseguenti al reflusso gastrico non aumenta in modo direttamente proporzionale alla severità di quest'ultimo e ciò può complicare notevolmente l'iter diagnostico. Tuttavia, se mal di gola, tosse, aumento della produzione di muco e disturbi della respirazione sono presenti insieme a sensazione di gonfiore allo stomaco e digestione difficile (soprattutto dopo aver consumato un pasto abbondante o ricco di cibi grassi pesanti da digerire) e non sono giustificati dalla presenza di raffreddore, influenza, bronchite o di un'allergia respiratoria, è consigliabile effettuare qualche approfondimento gastroenterologico mirato.

Difficile da riconoscere

Data la natura variegata e molto soggettiva dei suoi sintomi tipici (dolore alla bocca dello stomaco e bruciori al centro del petto, aumento della produzione di saliva, pesantezza gastrica talvolta associata a un po' di nausea, ma raramente a vomito ecc.), e atipici (talvolta simili a quelli di malattie respiratorie come asma bronchiale o altre affezioni dei bronchi e della gola) la diagnosi della malattia da reflusso gastroesofageo non è sempre facile e, spesso, richiede un certo numero di esami di approfondimento per escludere la presenza di altri problemi di salute a carico dell'apparato digerente o del tratto respiratorio.

In generale, per caratterizzare più rapidamente il disturbo, quando c’è una tosse sospetta o un mal di gola che faticano ad andare via dopo i canonici cinque o sei giorni, è consigliabile rivolgersi al proprio medico di famiglia spiegando:

  • da quanto tempo sono presenti i fastidi della respirazione e gli eventuali altri sintomi associati
  • i momenti della giornata in cui peggiorano
  • le proprie abitudini di vita (attività professionale e sportiva, alimentazione, fumo, consumo di alcol ecc).

Il medico, valutando il quadro clinico nel suo insieme, potrà decidere di prescrivere una visita specialistica e indagini diagnostiche mirate.

Gli esami da fare

Nei soggetti che soffrono di reflusso acido cronico o vomito ripetuto per periodi prolungati, l'acido cloridrico e la bile che risalgono lungo l'esofago fino alla bocca possono provocare infiammazione (esofagite), alterazioni della struttura e lesioni all'epitelio esofageo (esofago di Barrett), con formazione, nei casi più severi, di erosioni e ulcere.

Le analisi per mettere in evidenza questi fenomeni sono un po’ invasive e, in genere, non molto amate da chi deve eseguirle, ma sono essenziali per confermare la diagnosi di reflusso.

La tecnica più usata a questo scopo è l’endoscopia digestiva (gastroscopia): prevede l'inserimento attraverso la bocca di un tubicino con una videocamera montata all'estremità, in grado di scandagliare la mucosa di stomaco ed esofago e registrarne le immagini, permettendo allo specialista di individuare eventuali segni di infiammazione o alterazione strutturale.

Un’altra analisi importante è la pH-metria esofagea, che misura il livello di acidità presente nei diversi tratti dell’esofago. Se una persona soffre di reflusso, l’acidità nel suo esofago cambia nel corso della giornata perché il materiale che risale dallo stomaco è acido e a ogni episodio di reflusso il pH si abbassa. Se un pH molto acido viene registrato anche nelle porzioni superiori dell'esofago è molto probabile che i sintomi respiratori dipendano proprio dal reflusso gastrico.

La pH-metria permette anche di sapere quanti episodi di reflusso capitano a una persona durante una giornata. Per eseguirla, il medico inserisce nell'esofago, passando dal naso, un tubicino con un sensore di pH che lascia in sede per 24 ore, durante le quali si potrà tornare a casa e svolgere le attività abituali, compreso bere e mangiare.

Per avere la conferma che all'origine di tosse e mal di gola c'è il reflusso gastroesofageo si può eseguire infine il “test terapeutico”, che prevede la somministrazione per uno o due mesi degli stessi farmaci antireflusso di norma utilizzati per il trattamento dell’ulcera o dell’esofagite. Se al termine del ciclo di somministrazione, i disturbi extra-esofagei (oltre agli eventuali disturbi digestivi caratteristici) sono scomparsi o si sono significativamente attenuati, la diagnosi è confermata.

In alcuni casi, per precisare la diagnosi può essere richiesta anche l'esecuzione di una radiografia del torace con mezzo di contrasto per verificare se, insieme all'esofagite da reflusso acido, è presente anche un'ernia iatale, condizione che si instaura quando una porzione del tratto superiore dello stomaco passa dalla cavità addominale a quella toracica, a causa di un indebolimento del diaframma che separa i due spazi.

Pubblicità

Si cura così

Se il reflusso acido è un fenomeno occasionale, in genere, non c’è un reale problema di salute e non ci si deve preoccupare troppo. Per tenerlo a bada basta stare attenti a quello che si mangia e a come. Ma se il problema si ripresenta spesso, o addirittura dopo ogni pasto, è il caso di mettere in conto una visita medica per capire l'entità del disturbo e individuare la cura più opportuna.

La terapia farmacologica di scelta per trattare il reflusso acido gastroesofageo si basa sull'impiego di farmaci antiacidi, in grado di ridurre l'acidità dello stomaco (innalzando, quindi, leggermente il pH delle secrezioni), e su farmaci procinetici, capaci di accelerare lo svuotamento gastrico agendo sulla muscolatura del tratto digerente.

Antiacidi come gli inibitori della pompa protonica (PPI) o gli inibitori dei recettori H2 (da cui dipende la produzione delle secrezioni acide gastriche) sono da anni utilizzati come farmaci antireflusso "di base", generalmente con successo e senza effetti collaterali rilevanti.

La combinazione degli antiacidi con i procinetici offre un vantaggio aggiuntivo perché, limitando il tempo di permanenza nello stomaco del cibo in fase di digestione, si riduce notevolmente la probabilità di rigurgito e reflusso acido, con conseguente prevenzione dell'irritazione delle mucose e dello sviluppo di faringite, tosse, disfagia e disturbi della deglutizione in genere, infiammazione delle corde vocali e raucedine.

In alcuni casi più gravi, che non riescono a trarre sufficiente giovamento dalla terapia medica, è possibile ricorrere all'intervento chirurgico finalizzato a "rinforzare" e restringere il cardias, ossia la valvola che separa la porzione superiore dello stomaco dall'esofago e che ha il preciso compito di evitare che il cibo ingerito e amalgamato con i succhi gastrici risalga verso l'alto. L'intervento, di solito, è condotto in laparoscopia e non è particolarmente impegnativo né pericoloso.

Stili di vita salva esofago

L’obesità e il sovrappeso, una dieta ricca di grassi e di alimenti e bevande che stimolano la secrezione di succhi gastrici acidi, come l'alcol, il caffè, le bibite gassate, la cioccolata e i cibi molto salati, piccanti o speziati, così come innumerevoli cattive abitudini alimentari (come masticare velocemente, saltare il pranzo di mezzogiorno per rifarsi con una cena troppo abbondante, mangiare in modo disordinato o coricarsi subito dopo i pasti) sono tutti fattori che dovrebbero essere attenuati, se non eliminati, per ridurre l'entità e gli effetti negativi del reflusso gastrico.

I principali accorgimenti da adottare per prevenire e ridurre i sintomi del reflusso gastroesofageo comprendono:

  • seguire una dieta leggera, composta da 4-5 piccoli pasti quotidiani, a base di alimenti facilmente digeribili e soggettivamente ben tollerati;

  • mangiare lentamente, masticando bene il cibo per ridurre l'impegno digestivo dello stomaco e ridurre il rischio di reflusso acido e rigurgito;

  • limitare il consumo di alimenti grassi, insaccati, fritti, vino bianco, superalcolici, formaggi stagionati, cacao/cioccolata, tè, caffè, agrumi, bibite gassate, pomodoro, menta;

  • consumare latte soltanto se ben tollerato e mai di sera prima di coricarsi, poiché l'iniziale "effetto tampone" sull'acidità gastrica viene seguito da pesantezza di stomaco e maggiore propensione al reflusso acido;

  • non sedersi su divani o poltrone troppo "basse" e morbide né, tantomeno, coricarsi subito dopo avere mangiato, ma fare una passeggiata di 10-15 minuti o altre attività in piedi per favorire il deflusso del cibo dallo stomaco all'intestino;

  • praticare regolarmente attività fisica durante la giornata (evitandola però poco dopo avere mangiato) e cercare di ridurre lo stress (che notoriamente peggiora l'acidità e i disturbi digestivi in genere), anche attraverso tecniche di rilassamento mirate;

  • evitare di dormire in posizione completamente orizzontale, sdraiati sulla schiena o sulla pancia, ma tenere la testa sempre un po' sollevata durante il sonno e abituarsi a dormire su un fianco (meglio il destro);

  • se si è fumatori, cercare di abbandonare il fumo o ridurre notevolmente il numero di sigarette fumate;

  • non indossare cinture o abiti stretti in vita, che ostacolano il passaggio del cibo dallo stomaco all'intestino;

  • prima di assumere farmaci che possono aumentare l'acidità e il reflusso gastrico, chiedere sempre l'opinione del medico e seguire le sue indicazioni in merito

Dieta antireflusso

Per quanto riguarda in particolare l’alimentazione, esistono cibi “amici” e “nemici” del reflusso. I primi impegnano poco lo stomaco e saziano a lungo, mentre i secondi promuovono la produzione dei succhi gastrici e, in alcune persone, tendono ad allentare la tenuta del cardias, facilitando la risalita dell’acido. Vediamo quali sono.


Alimenti "amici"
Alimenti "nemici"
Pasta
Peperoncino
Riso
Paprika
Cereali
Pepe
Olio extra-vergine di oliva "a crudo"
Zenzero
Sugo di pomodoro (senza aglio, cipolla e spezie piccanti)
Cannella
Patate
Noce moscata

Autore: la redazione

VIDEO

Acidità di stomaco: che cosa la causa e come curarla?

Cosa si intende per iperacidita gastrica

Acidità gastrica: non sempre è dovuta a ciò che si mangia. Ecco le principali cause e i rimedi da adottare.

LEGGI TUTTO
Fotogallery

Sette trucchi per digerire meglio

  • Digerire pranzo stress

    Mangia con calma

    La fretta è il peggior nemico della digestione. Meglio prendersi il tempo necessario per mangiare e masticare con calma, boccone dopo boccone. Meglio evitare quindi il panino ingurgitato in fretta e furia al bancone del bar perché è il modo migliore per sentirlo andare su e giù per tutta la giornata. Se possibile, nella pausa pranzo, vanno evitate anche le fonti di stress. Quindi niente discussioni di lavoro, almeno a tavola.

  • Digestione pantaloni

    Evita le cinture che “strizzano” la vita

    Almeno un merito la tanto vituperata moda dei pantaloni “a vita bassa” ce l’ha: lascia libero lo stomaco da inutili costrizioni, facendo appoggiare le cinture o fasce sui fianchi. Chi invece preferisce vestirsi in modo più classico deve orientarsi verso tagli più morbidi e tessuti meno rigidi. E le donne che indossano gonne o shorts e collant dovrebbero evitare di posizionare gli elastici proprio all’altezza dell’ombelico.

  • Digerire fritto

    Stai lontano dai cibi grassi

    Fritti e condimenti a base di burro sono tra gli alimenti più difficili e lunghi da digerire. Lo stomaco deve lavorare un bel po’ prima di riuscire a smaltirli. Chi soffre di problemi digestivi deve quindi evitare, a pranzo e a cena, di mettere troppi grassi nel piatto.

  • Pennicchella digestione

    No alla pennichella

    Dopo un pranzo abbondante, a volte anche dopo un pasto leggero, viene l’abbiocco. Non è nulla di grave: il sangue scorre copioso verso lo stomaco, per favorire la digestione, e diminuisce l’afflusso al cervello. Stanchezza, spossatezza, palpebre abbassate sono un fenomeno naturale. Meglio evitare però la classica pennichella se si fa fatica a digerire perché la posizione orizzontale e il sonno non facilitano il lavoro dello stomaco.

  • Acqua digestione

    L’acqua frizzante non serve

    C’è chi pensa che l’acqua gassata aiuti a digerire. Sarebbe bello, ma in realtà è soltanto un’impressione. L'anidride carbonica non ha alcuna proprietà digestiva: le bollicine si limitano a dilatare lo stomaco, favorendo l'espulsione del gas. Ma questo non certo è sinonimo di digestione.

  • Digestione freddo

    Niente sbalzi di temperatura dopo mangiato

    Anche il classico colpo d’aria allo stomaco, così come il tuffarsi in acqua, subito dopo un pasto è un deterrente alla digestione. Il freddo è un ostacolo al lavoro dello stomaco e se per alcune fortunate persone non cambia nulla, per quelli che soffrono di difficoltà digestive può rappresentare un problema.

  • Antiacido

    Un antiacido all’occorrenza

    Se dopo il pasto insorgono bruciori e dolori allo stomaco è molto probabile che ci sia un problema di iperacidità gastrica. Niente di grave, se succede di tanto in tanto. Nella gran parte dei casi può bastare un antiacido, di quelli che si comprano in farmacia senza ricetta medica. Si tratta di sostanze che reagiscono con l'acido cloridrico, neutralizzandolo. Si presentano sotto forma di compresse o granulati, come per esempio i preparati a base di carbonato di calcio e di magnesio. Neutralizzano rapidamente l'iperacidità e sono rimedi efficaci per facilitare la digestione.


CONSULTA L’ARCHIVIO DI DISTURBI E PATOLOGIE
Torna su