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Reflusso gastroesofageo: a volte sembra una tosse

Mal di gola e tosse: niente di strano, soprattutto in autunno. Ma a volte, dietro questo sintomo all’apparenza banale, ci può essere altro.

Ico tempolettura 4d4ceff10709fc567a3b0d04cf7fe5fe311c0b603cdcdde16d5fa93daf9467a7 Tempo di lettura: 4 minuti
Reflusso sintomo tosse

Mal di gola e tosse: niente di strano, soprattutto in autunno. Ma a volte, dietro questo sintomo all’apparenza banale, ci può essere altro.

Una tosse secca, stizzosa, che non vuole andare via. Succede più o meno a tutti quando la stagione autunnale sta per cominciare. Un disturbo banale, che però può nascondere un pericolo insidioso e difficile da svelare se non ci sono altri sintomi: il reflusso gastroesofageo.

In pratica funziona così: quando il materiale acido risalito dallo stomaco raggiunge l’esofago, e magari anche la laringe e la faringe, stimola in queste sedi un riflesso “difensivo” che induce la tosse. Le mucose delle alte vie respiratorie infatti non sono abituate a sopportare un ambiente acido e si infiammano.

La tosse, in realtà è considerata un sintomo atipico del reflusso, anche se a volte è il primo a comparire.

Può succedere dopo aver consumato un pasto abbondante, magari assieme alla sensazione di gonfiore allo stomaco e digestione difficile.

Se il disturbo è occasionale in genere non c’è problema. Per tenerlo a bada basta stare attenti a quello che si mangia e a come. Ma se il problema si ripresenta spesso è il caso di mettere in conto una visita medica.

Difficile da riconoscere

Data la natura variegata dei suoi sintomi, tra i quali possiamo trovare oltre alla tosse secca alcuni disturbi respiratori come un’asma bronchiale oppure un aumento della salivazione, dolore allo stomaco e bruciori, la diagnosi di questa malattia non è sempre facile.

In passato, questi disturbi erano genericamente attribuiti a una dispepsia o a una gastrite. Ora sappiamo invece che in alcuni casi si tratta di malattia da reflusso gastroesofageo.

Per questo, quando c’è una tosse sospetta, che fatica ad andare via dopo i canonici cinque o sei giorni, è bene rivolgersi al proprio medico di famiglia il quale, valutando il caso, potrà decidere di prescrivere una visita specialistica.

Gli esami da fare

L'acido cloridrico e la bile risalendo per l'esofago fino alla bocca possono provocare lesioni all'epitelio esofageo, con formazione, nei casi cronici, di erosioni e ulcere.

A questo punto si parla di esofagite. A volte la struttura dell'epitelio, sottoposto a tali stress continuati nel tempo, può addirittura cambiare la propria struttura.

Le analisi che si fanno per mettere in evidenza questi fenomeni sono un po’ invasive, come per esempio l’endoscopia esofagea. Ma sono essenziali per la diagnosi di reflusso.

Un’altra analisi importante è la pH-metria esofagea, che misura il livello di acidità presente nell’esofago. Se una persona soffre di reflusso, infatti, l’acidità nel suo esofago cambia nel corso della giornata perché il materiale che risale dallo stomaco è acido: a ogni episodio di reflusso il pH si abbassa, cioè diventa più acido.

La pH-metria permette anche di sapere quanti episodi di reflusso capitano a una persona durante una giornata.

Si cura così

Le terapie farmacologiche per trattare il reflusso gastroesofageo implicano antiacidi e farmaci che abbassano l'acidità dello stomaco, nonché i procinetici, molecole che accelerano lo svuotamento gastrico.

In alcuni casi più gravi è necessario un intervento chirurgico, di solito condotto in laparoscopia.

Stili di vita salva esofago

L’obesità, una dieta ricca di grassi e di sostanze che stimolano la secrezione di acido gastrico, come l'alcol, il caffè e la cioccolata, e cattive abitudini alimentari come il masticare velocemente, saltare i pasti e mangiare in modo disordinato sono tutti fattori che dovrebbero essere attenuati, se non eliminati, per ridurre gli effetti negativi di un reflusso gastroesofageo.

Domenico Lombardini

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Sette trucchi per digerire meglio

  • Digerire pranzo stress

    Mangia con calma

    La fretta è il peggior nemico della digestione. Meglio prendersi il tempo necessario per mangiare e masticare con calma, boccone dopo boccone. Meglio evitare quindi il panino ingurgitato in fretta e furia al bancone del bar perché è il modo migliore per sentirlo andare su e giù per tutta la giornata. Se possibile, nella pausa pranzo, vanno evitate anche le fonti di stress. Quindi niente discussioni di lavoro, almeno a tavola.

  • Digestione pantaloni

    Evita le cinture che “strizzano” la vita

    Almeno un merito la tanto vituperata moda dei pantaloni “a vita bassa” ce l’ha: lascia libero lo stomaco da inutili costrizioni, facendo appoggiare le cinture o fasce sui fianchi. Chi invece preferisce vestirsi in modo più classico deve orientarsi verso tagli più morbidi e tessuti meno rigidi. E le donne che indossano gonne o shorts e collant dovrebbero evitare di posizionare gli elastici proprio all’altezza dell’ombelico.

  • Digerire fritto

    Stai lontano dai cibi grassi

    Fritti e condimenti a base di burro sono tra gli alimenti più difficili e lunghi da digerire. Lo stomaco deve lavorare un bel po’ prima di riuscire a smaltirli. Chi soffre di problemi digestivi deve quindi evitare, a pranzo e a cena, di mettere troppi grassi nel piatto.

  • Pennicchella digestione

    No alla pennichella

    Dopo un pranzo abbondante, a volte anche dopo un pasto leggero, viene l’abbiocco. Non è nulla di grave: il sangue scorre copioso verso lo stomaco, per favorire la digestione, e diminuisce l’afflusso al cervello. Stanchezza, spossatezza, palpebre abbassate sono un fenomeno naturale. Meglio evitare però la classica pennichella se si fa fatica a digerire perché la posizione orizzontale e il sonno non facilitano il lavoro dello stomaco.

  • Acqua digestione

    L’acqua frizzante non serve

    C’è chi pensa che l’acqua gassata aiuti a digerire. Sarebbe bello, ma in realtà è soltanto un’impressione. L'anidride carbonica non ha alcuna proprietà digestiva: le bollicine si limitano a dilatare lo stomaco, favorendo l'espulsione del gas. Ma questo non certo è sinonimo di digestione.

  • Digestione freddo

    Niente sbalzi di temperatura dopo mangiato

    Anche il classico colpo d’aria allo stomaco, così come il tuffarsi in acqua, subito dopo un pasto è un deterrente alla digestione. Il freddo è un ostacolo al lavoro dello stomaco e se per alcune fortunate persone non cambia nulla, per quelli che soffrono di difficoltà digestive può rappresentare un problema.

  • Antiacido

    Un antiacido all’occorrenza

    Se dopo il pasto insorgono bruciori e dolori allo stomaco è molto probabile che ci sia un problema di iperacidità gastrica. Niente di grave, se succede di tanto in tanto. Nella gran parte dei casi può bastare un antiacido, di quelli che si comprano in farmacia senza ricetta medica. Si tratta di sostanze che reagiscono con l'acido cloridrico, neutralizzandolo. Si presentano sotto forma di compresse o granulati, come per esempio i preparati a base di carbonato di calcio e di magnesio. Neutralizzano rapidamente l'iperacidità e sono rimedi efficaci per facilitare la digestione.


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