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Esofagite da reflusso: cause, sintomi e cure

È una complicazione del reflusso gastroesofageo, disturbo dovuto all'anormale risalita degli acidi gastrici dallo stomaco nell'esofago.

Ico tempolettura 4d4ceff10709fc567a3b0d04cf7fe5fe311c0b603cdcdde16d5fa93daf9467a7 Tempo di lettura: 5 minuti
Esofagite da reflusso cause sintomi terapie

Che cos'è

L'esofagite da reflusso è una complicazione del reflusso gastroesofageo, disturbo dovuto all'anormale risalita degli acidi gastrici dallo stomaco nell'esofago, le cui conseguenze sono irritazione e infiammazione delle pareti esofagee.

Normalmente lo sfintere esofageo, un anello di tessuto muscolare che si trova in fondo all'esofago, impedisce la risalita del contenuto dello stomaco. Se il passaggio non è ben chiuso, gli acidi possono rifluire verso l'alto e irritare la parete esofagea.

Cause

Il reflusso può essere dovuto a una chiusura incompleta dello sfintere esofageo. Inoltre, il passaggio dell'acido verso l'esofago è più facile in caso di ernia iatale e se lo stomaco impiega troppo tempo a svuotarsi.

Altri fattori che favoriscono il reflusso e l’insorgenza dell’esofagite sono:

  • uso eccessivo di alcol
  • fumo di sigaretta
  • farmaci (alcuni antidolorifici, farmaci per l& 39;osteoporosi, calcio-antagonisti, teofillina, nitrati e antistaminici)
  • obesità
  • cibi grassi, fritti, acidi o speziati (cioccolato, aglio, olio, aromi alla menta)
  • abitudini alimentari scorrette (pasti abbondanti, cattiva masticazione, coricarsi appena dopo mangiato).

Inoltre, la gravidanza, il diabete e un rapido aumento di peso predispongono a questo disturbo. Infine, lo stress può aggravarne i sintomi.

Sintomi

Bruciori al petto, dietro lo sterno, e un sapore acido in bocca sono considerati sintomi tipici. Il bruciore peggiora dopo i pasti e se ci si sdraia subito dopo aver mangiato.

Dolori al petto, raucedine, tosse cronica e respiro corto sono, invece, considerati manifestazioni atipiche.

Complicazioni

Una esofagite da reflusso non adeguatamente trattata può degenerare in ulcera dell'esofago, con emorragia più o meno grave che, se trascurata, può portare ad anemia.

Può portare anche a reflusso laringofaringeo, restringimenti dell'esofago e difficoltà a deglutire, problemi respiratori.

Modificazioni delle cellule che rivestono l'esofago possono degenerare nel cosiddetto esofago di Barrett. Infine, in rari casi, è possibile sviluppare un cancro all'esofago.

Le cure

Per alleviare i sintomi ed evitare complicazioni più serie in genere è sufficiente cambiare le proprie abitudini alimentari.

Alcuni consigli per contrastare i sintomi dell’esofagite da reflusso:

  • evitare pasti troppo abbondanti
  • evitare cibi piccanti grassi, acidi, fritti o speziati.
  • evitare alcol, caffeina, menta
  • cenare almeno tre ore prima di coricarsi
  • evitare di sdraiarsi subito dopo aver mangiato.
  • utilizzare un cuscino abbastanza alto da evitare la risalita del contenuto gastrico.
  • mantenere una postura corretta

Tra i farmaci più utilizzati ci sono gli inibitori della pompa protonica (IPP), disponibili anche in formulazione vendibile senza ricetta medica, che bloccano la secrezione acida, come gli H2-antagonisti, gli antiacidi e le schiume, che impediscono la risalita del cibo nell'esofago, il sucralfato, che neutralizza l'attività della pepsina e i procinetici, che accelerano lo svuotamento gastrico.

Solo se non è possibile risolvere il disturbo con questi rimedi è necessario intervenire chirurgicamente. L'intervento più utilizzato è la fundoplicazione, che permette di restringere lo sfintere esofageo.

Quando consultare il medico

Se i sintomi dell'esofagite da reflusso sono molto forti o frequenti, interferiscono con il sonno, il lavoro o altre attività o non sono alleviati dal cambiamento delle proprie abitudini è bene rivolgersi al proprio medico curante, che potrà consigliare una visita gastroenterologica.

Lo specialista potrà effettuare analisi specifiche come raggi X all'esofago, allo stomaco e alla parte superiore dell'intestino, un'esofagogastroduodenoscopia, una manometria esofagea o una pHmetria esofagea delle 24 ore, che consente di monitorare il reflusso esofageo durante tutta la giornata.

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Samanta mazzocchi Samanta Mazzocchi
Specialista in Gastroenterologia ed endoscopia digestiva

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Sette trucchi per digerire meglio

  • Digerire pranzo stress

    Mangia con calma

    La fretta è il peggior nemico della digestione. Meglio prendersi il tempo necessario per mangiare e masticare con calma, boccone dopo boccone. Meglio evitare quindi il panino ingurgitato in fretta e furia al bancone del bar perché è il modo migliore per sentirlo andare su e giù per tutta la giornata. Se possibile, nella pausa pranzo, vanno evitate anche le fonti di stress. Quindi niente discussioni di lavoro, almeno a tavola.

  • Digestione pantaloni

    Evita le cinture che “strizzano” la vita

    Almeno un merito la tanto vituperata moda dei pantaloni “a vita bassa” ce l’ha: lascia libero lo stomaco da inutili costrizioni, facendo appoggiare le cinture o fasce sui fianchi. Chi invece preferisce vestirsi in modo più classico deve orientarsi verso tagli più morbidi e tessuti meno rigidi. E le donne che indossano gonne o shorts e collant dovrebbero evitare di posizionare gli elastici proprio all’altezza dell’ombelico.

  • Digerire fritto

    Stai lontano dai cibi grassi

    Fritti e condimenti a base di burro sono tra gli alimenti più difficili e lunghi da digerire. Lo stomaco deve lavorare un bel po’ prima di riuscire a smaltirli. Chi soffre di problemi digestivi deve quindi evitare, a pranzo e a cena, di mettere troppi grassi nel piatto.

  • Pennicchella digestione

    No alla pennichella

    Dopo un pranzo abbondante, a volte anche dopo un pasto leggero, viene l’abbiocco. Non è nulla di grave: il sangue scorre copioso verso lo stomaco, per favorire la digestione, e diminuisce l’afflusso al cervello. Stanchezza, spossatezza, palpebre abbassate sono un fenomeno naturale. Meglio evitare però la classica pennichella se si fa fatica a digerire perché la posizione orizzontale e il sonno non facilitano il lavoro dello stomaco.

  • Acqua digestione

    L’acqua frizzante non serve

    C’è chi pensa che l’acqua gassata aiuti a digerire. Sarebbe bello, ma in realtà è soltanto un’impressione. L'anidride carbonica non ha alcuna proprietà digestiva: le bollicine si limitano a dilatare lo stomaco, favorendo l'espulsione del gas. Ma questo non certo è sinonimo di digestione.

  • Digestione freddo

    Niente sbalzi di temperatura dopo mangiato

    Anche il classico colpo d’aria allo stomaco, così come il tuffarsi in acqua, subito dopo un pasto è un deterrente alla digestione. Il freddo è un ostacolo al lavoro dello stomaco e se per alcune fortunate persone non cambia nulla, per quelli che soffrono di difficoltà digestive può rappresentare un problema.

  • Antiacido

    Un antiacido all’occorrenza

    Se dopo il pasto insorgono bruciori e dolori allo stomaco è molto probabile che ci sia un problema di iperacidità gastrica. Niente di grave, se succede di tanto in tanto. Nella gran parte dei casi può bastare un antiacido, di quelli che si comprano in farmacia senza ricetta medica. Si tratta di sostanze che reagiscono con l'acido cloridrico, neutralizzandolo. Si presentano sotto forma di compresse o granulati, come per esempio i preparati a base di carbonato di calcio e di magnesio. Neutralizzano rapidamente l'iperacidità e sono rimedi efficaci per facilitare la digestione.


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