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Le cattive abitudini che causano le notti in bianco

Un eccessivo consumo di alcol o caffè e l’uso di smartphone a tutte le ore del giorno e della notte sono tra le cause più diffuse di insonnia.

Un eccessivo consumo di alcol o caffè e l’uso di smartphone a tutte le ore del giorno e della notte sono tra le cause più diffuse di insonnia.

Insonnia, bruxismo, sonnambulismo e apnee sono solo alcuni dei disturbi che agitano il sonno di molte persone, a tutte le età.

Tra questi l’insonnia è probabilmente il più comune soprattutto nella sua forma acuta, cioè quando si verifica in maniera episodica, una volta ogni tanto.

Cos’è l’insonnia?

L’insonnia è per definizione “una condizione di insoddisfazione relativa alla quantità e qualità del sonno, caratterizzata sia dalla difficoltà nell’iniziare il sonno sia nel mantenerlo”.

Diventa un problema clinico se questa situazione si ripete per tre o più notti a settimana nell’arco di più mesi, compromettendo anche le attività giornaliere.

Un sonno di buona qualità è importante, infatti, non solo per riposare il corpo, ma anche per consolidare la nostra memoria, mantenere i livelli ormonali del ritmo sonno-veglia nella norma e un metabolismo attivo.

L’insonnia colpisce circa il 9-15% della popolazione mondiale e può persistere per lungo periodo diventando quindi cronica.

Molto spesso l’insonnia continuativa, come del resto anche gli altri disturbi del sonno se protratti per molto tempo, è associata ad altre patologie croniche, anche non psichiatriche, come diabete o ridotta tolleranza al glucosio, ipertensione, obesità in adulti e bambini oltre che a deficit cognitivi, abuso di alcol, ansia o depressione.

Come si riconosce?

Tra i sintomi caratteristici dell’insonnia troviamo:

- difficoltà ad addormentarsi

- risvegli notturni frequenti

- risvegli precoci al mattino

- sonno non “ristoratore”

- stanchezza, sonnolenza, ansia, mancanza di concentrazione e irritabilità durante il giorno.

Molte sono anche le cause, i livelli di gravità e le conseguenze delle “notti in bianco”.

Quali sono le cause più comuni?

A causare l’insonnia possono essere innumerevoli fattori: alcune patologie, come per esempio apnee notturne o la “sindrome delle gambe senza riposo”, l’assunzione di alcuni farmaci, un momento di forte stress, ma anche uno stile di vita scorretto.

Spesso, infatti, sono sufficienti alcune cattive abitudini per disturbare o rendere difficoltoso il riposo notturno.Si va dall’utilizzo di computer, tablet o smartphone poco prima di coricarsi, al consumo eccessivo di caffè, tè o alcolici durante le ore serali.

Anche praticare attività fisica a fine giornata, magari con lo scopo di stancarsi, può essere invece controproducente, in quanto ci rende più vigili e meno propensi ad addormentarci.

Attenzione poi alla camera da letto: la temperatura non deve essere troppo elevata e non devono essere presenti televisione, computer, ecc.

Altra cattiva abitudine è quella di abbuffarsi a cena: sono in particolare i cibi proteici a rendere difficoltosa la digestione e quindi a sfavorire un sonno tranquillo.

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Tanti i tipi di insonnia

Come le cause possono essere molte, svariati sono anche i tipi di insonnia. I principali sono:

Insonnia da adattamento. Di solito è un’insonnia acuta o a breve termine, determinata da eventi transitori o da momenti di stress. Più comune nelle donne e negli anziani.

Insonnia psicofisiologica. È caratterizzata dall’ansia per la sensazione di non dormire o riposare e di conseguenza di non esser attivo il giorno dopo.

Insonnia paradossa. È una forma rara, ma relativamente grave in quanto fa sovrastimare il tempo di addormentamento e sottovalutare il tempo totale di sonno. La caratteristica principale di questa forma è la costante consapevolezza dell’ambiente circostante e attività mentale durante la notte.

Insonnia da errata igiene del sonno. Colpisce soprattutto i giovani-adulti e si può collegare a comportamenti quotidiani o stile di vita scorretto che porta a sacrificare molte ore di sonno per un periodo continuativo.

Insonnia da farmaci o sostanze d’abuso. Tra i farmaci maggiormente imputati nel causare insonnia troviamo:

  • anti-ipertensivi (alfa/beta bloccanti, ACE inibitori, ecc)
  • antiinfiammatori (corticosteroidi)
  • antistaminici (antagonisti H1)
  • farmaci per il trattamento delle dislipidemie (statine).

Anche l’uso prolungato di ipnotici può comportare, dopo un primo periodo di rilassamento e facilitazione nell’ addormentarsi, un’insonnia “di ritorno” o “rebound” per assuefazione al farmaco.

Infine, anche sostanze eccitanti come la caffeina, oppure il consumo di alcol o di alcuni cibi possono causare insonnia.

Insonnia psichiatrica. È legata a disturbi mentali e spesso viene definita come “insonnia da depressione”. In questo caso passa dall’essere un sintomo a diventare patologia a tutti gli effetti. In alcuni casi è l’insonnia stessa a determinare patologie psichiatriche come ansia e depressione. Questo tipo di insonnia ha generalmente carattere familiare.

Insonnia organica. Si definisce così l’insonnia correlata a un’altra condizione patologica che non consente un riposo tranquillo, come per esempio mal di schiena, asma, dolore continuo, ma anche depressione e ansia cronica.

Insonnia idiopatica. L’insonnia viene chiamata idiopatica se non se ne conosce la vera causa.

Come si effettua la diagnosi di insonnia?

Principalmente attraverso la ripresa video del soggetto durante la notte (videopoligrafia), l’esame “actigrafico” per tracciare i movimenti o il monitoraggio di parametri cardio-respiratorio.

Valido supporto al medico può essere anche il “diario del sonno” a cura del paziente stesso. La validità di quest’ultimo va però verificata per una possibile alterata percezione soggettiva del sonno.

La terapia cognitivo-comportamentale

Per prima cosa è fondamentale identificare la causa del disturbo, per poi andare a intervenire sul comportamento e le abitudini del paziente ristabilendo quindi una corretta “igiene del sonno”.

I consigli più diffusi e applicati per correggere comportamenti scorretti che causano o peggiorano l’insonnia sono:

- imparare a rilassarsi. Il rilassamento è particolarmente utile quando la principale causa dell’insonnia è lo stress o l’ansia. Importante prima di coricarsi è anche prendersi un po’ di tempo per attività distensive come leggere un buon libro o sentire della musica permettendo al nostro cervello di “disintossicarsi” dalla frenesia della giornata

- andare a letto solo quando si ha sonno

- alzarsi dal letto se non si riesce a dormire. Meglio, in questi casi, andare in un’altra stanza e dedicarsi a qualcosa di rilassante per favorire il sonno

- svegliarsi alla stessa ora al mattino, indipendentemente dai giorni di lavoro o festivi. Questo sarà utile per regolare l’orologio biologico interno

- riservare il letto e la camera da letto solo per dormire. Evitate quindi di leggere, guardare la tv o fare spuntini a letto in modo da associarlo più al sonno che alla veglia

- evitare di fare sonnellini diurni e di addormentarsi sul divano

- mangiare leggero alla sera evitando anche alcolici, fumo e attività fisica intensa prima di coricarsi.

Alcune persone, trovano inoltre giovamento dall’uso di prodotti fitoterapici, come per esempio camomilla, valeriana o biancospino, anche miscelati fra loro, o da tecniche di medicina alternativa che sembrerebbero favorire il rilassamento, quali l’agopuntura.

La terapia farmacologica

Se questo primo approccio non fosse sufficiente, il medico può ritenere oppurtuna una terapia farmacologica.

I farmaci utilizzati nel trattamento dell’insonnia sono sostanzialmente quelli ipnotici, la maggior parte dei quali sono caratterizzati da una spiccata attività ansiolitica, ipnotico-sedativa, miorilassante e anticonvulsivante.

A differenziare un farmaco ipnotico da un altro è la sua “emivita”, cioè il tempo necessario perché venga eliminata dall’organismo. Questo aspetto peculiare determina di conseguenza la durata del suo effetto.

Il medico prescriverà quindi sonniferi:

  • a emivita breve, se il paziente lamenta difficoltà nel prendere sonno, ma una volta addormentato si risveglia al mattino
  • a emivita intermedia, se invece è soggetto a frequenti risvegli durante la notte e a un sonno non ristoratore
  • a lunga emivita, se il problema è soprattutto al mattino con risvegli precoci.

Ogni insonnia quindi ha il suo tipo di farmaco, ma rimane comunque preferibile somministrare un farmaco a emivita breve o intermedia per ridurre il tempo di sedazione, dato che può compromettere la vigilanza diurna, e valutare la più appropriata tra le diverse forme farmaceutiche disponibili per via orale (gocce, compresse, capsule) a seconda del paziente e della rapidità con cui si vuole ottenere l’effetto. La formulazione in gocce, per esempio, è più facile da ingerire ed è quindi usata soprattutto con gli anziani.

Questi farmaci dovrebbero essere impiegati per brevi periodi e con una corretta gestione della terapia per prevenire il rischio di assuefazione e/o dipendenza.

Gli accorgimenti necessari per una corretta, e quindi efficace e sicura, terapia farmacologica sono:

  • scoraggiare l’autogestione da parte del paziente
  • tentare un uso non quotidiano del farmaco e per brevi periodi
  • sospenderne gradualmente l’assunzione una volta che il disturbo è migliorato in modo significativo e duraturo
  • in caso il disturbo continui, evitare di incrementare eccessivamente il dosaggio, valutando un cambio di farmaco o una nuova diagnosi.

Particolare attenzione va fatta con gli anziani, dato che gli effetti sedativi tipici di questi farmaci possono aumentare il rischio di cadute e quindi di fratture.

I costi dell’insonnia

Le “notti in bianco” non hanno solo conseguenze sulla produttività dell’individuo durante il giorno, ma hanno anche costi sociali a più ampio raggio.

Oltre agli incidenti causati da un colpo di sonno stando alla guida di un veicolo o lavorando in contesti di pericolo, sono ingenti anche le spese che la sanità deve affrontare per coprire visite mediche e interventi farmacologici, ospedalieri e assistenziali.

Data la fondamentale importanza di condurre un sonno di buona qualità, è importante quindi estendere una corretta “educazione del sonno” informando non solo le persone che soffrono di questi disturbi, ma in generale tutti i cittadini in modo da giocare d’anticipo.

A questo proposito, nel nostro territorio numerose sono le associazioni attive in questo campo, fra le quali AISM (Associazione italiana malattie del sonno).

Anche la ricerca scientifica è in espansione per tentare di dare una risposta via via sempre più definitiva a tutta questa rosa di disturbi. Oltre ai classici studi per testare l’efficacia e la sicurezza di nuovi farmaci, si stanno via via affermando anche quelli di carattere più osservazionale che monitorano i cambiamenti ormonali o metabolici dei soggetti arruolati in conseguenza di modificazioni più o meno consistenti della durata e della qualità del sonno.

Silvia Radrezza

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