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Intolleranza al lattosio: come scoprirla, come conviverci

Chi l'ha detto che si devono eliminare tutti i latticini dalla dieta?

Ico tempolettura 4d4ceff10709fc567a3b0d04cf7fe5fe311c0b603cdcdde16d5fa93daf9467a7 Tempo di lettura: 6 minuti
Intolleranza al latte

Uno dei disturbi alimentari più diffusi, può essere individuato con un semplice test e, a volte, eliminare il lattosio dalla dieta non è l'unica soluzione possibile.

Fu Ippocrate, nel V secolo a.C., il primo a notare gli effetti negativi sull'organismo dovuti all’ingestione di latte di mucca.

Da allora, la scienza ha fatto enormi passi avanti: oggi sappiamo che l'intolleranza al lattosio è dovuta alla ridotta o assente produzione della lattasi.

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Battaglioli1 Marina Battaglioli
Pediatra e neonatologa

Pgatti Patrizia Maria Gatti
Specialista in Scienza dell’Alimentazione

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Che cos'è?

Il lattosio, lo zucchero contenuto nel latte, prima di essere assorbito e utilizzato dal nostro apparato digerente deve essere scomposto in glucosio e galattosio.

È qui che entra in gioco l'enzima lattasi: quando l'organismo non ne produce a sufficienza, non è in grado di digerire completamente tale zucchero.

L'intolleranza al lattosio può essere una normale conseguenza della crescita: durante l'infanzia, infatti, i livelli di lattasi diminuiscono naturalmente.

In altri casi può invece essere causata dalla riduzione della lattasi dopo una malattia, un intervento o un trauma intestinale. Esiste infine un'intolleranza congenita al lattosio, che ha radici genetiche.

Come riconoscere i sintomi

I sintomi, che tendono ad aumentare in relazione alla dose di lattosio ingerita, sono:

  • flatulenza
  • diarrea
  • gonfiore
  • dolori addominali.

Si tratta di sintomi poco specifici e di difficile valutazione diagnostica, anche perché comuni ad altre patologie come celiachia, sindrome del colon irritabile o rettocolite ulcerosa.

Diagnosi con un respiro

Data la sintomatologie spesso sfumata, l'unico modo per avere la certezza di un'intolleranza al lattosio è sottoporsi a test molto specifici, come il "breath test al lattosio", eseguibile in regime di day hospital presso molte strutture sanitarie.

Questo esame consiste nella raccolta in un sacchetto di plastica di campioni di aria espirata ad intervalli regolari, prima e dopo l’ingestione di lattosio sciolto in acqua.

Il respiro così raccolto viene esaminato per valutare il contenuto di idrogeno proveniente dalla fermentazione del lattosio non digerito: se nel respiro dopo l'assunzione di lattosio, il contenuto di idrogeno è molto superiore a quello presente nel respiro prima di aver bevuto il lattosio, il paziente è intollerante al lattosio.

In questo caso, nelle ore successive al test, si potrà confermare la correttezza della diagnosi verificando la comparsa di dolori addominali transitori e alcune scariche di diarrea.

Attenzione alle bufale!

Attualmente, circolano molti test che proclamano la loro efficacia diagnostica ma che non hanno alcun fondamento scientifico. Tra questi, citiamo:

  • test leucocitotossico
  • test di provocazione/neutralizzazione
  • test DRIA
  • test di elettroagopuntura (VEGA, SARM, ecc)
  • kinesiologia applicata
  • biorisonanza
  • analisi del capello.

Per non cadere in errori pericolosi, è sempre buona regola chiedere consiglio al proprio medico curante o allo specialista.

Cosa mangiare?

Il trattamento per le intolleranze alimentari consiste nell’eliminare dalla dieta o consumare in piccole quantità gli alimenti che provocano la reazione.

In caso di intolleranza al lattosio, tuttavia, non sempre è necessario eliminare del tutto i prodotti che lo contengono: a volte basta individuare la quantità di lattosio che può essere tollerata senza scatenare sintomi.

In caso di intolleranza lieve è possibile tenere sotto controllo i sintomi sgraditi:

  • bevendo il latte durante i pasti
  • sostituendo i prodotti freschi con quelli fermentati
  • bevendo latte povero di lattosio
  • consumando formaggi come parmigiano, emmental, cheddar o edam, che contengono pochissimo lattosio.

In caso di grave intolleranza, invece, è importante leggere accuratamente le etichette degli alimenti: il lattosio, infatti, è presente non solo nei latticini, ma anche in molti cibi pronti.

Lattasi in pillole: cosa sono gli integratori?

Esistono diversi integratori che forniscono l'enzima lattasi: si tratta di prodotti disponibili in pillole o in gocce, che possono essere assunti poco prima di consumare cibi che contengano lattosio.

Fornendo l'enzima mancante, l'organismo è in grado di digerire il lattosio, e i sintomi dell'intolleranza vengono ridotti drasticamente.

Tuttavia, è fondamentale tenere a mente che questi prodotti non rappresentano una cura all'intolleranza, perché svolgono un'azione limitata nel tempo.

Pur trattandosi di prodotti disponibili senza l'obbligo della prescrizione medica, è in ogni caso consigliabile richiedere il consiglio dello specialista: in alcune categorie di persone, come donne in gravidanza o durante l'allattamento e nei bambini, infatti, l'utilizzo di questi integratori potrebbe non essere opportuno.

L'importanza del calcio

Questo elemento nutriente è fondamentale per il benessere dell'organismo ed è presente in larga misura nei latticini.

In caso di intolleranza, perciò, è essenziale trovare fonti alternative di calcio (alimenti o, se necessario, eventuali supplementi sotto prescrizione medica) così da non correre il rischio di sviluppare carenze nutrizionali.

Valentina Torchia

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Sette trucchi per digerire meglio

  • Digerire pranzo stress

    Mangia con calma

    La fretta è il peggior nemico della digestione. Meglio prendersi il tempo necessario per mangiare e masticare con calma, boccone dopo boccone. Meglio evitare quindi il panino ingurgitato in fretta e furia al bancone del bar perché è il modo migliore per sentirlo andare su e giù per tutta la giornata. Se possibile, nella pausa pranzo, vanno evitate anche le fonti di stress. Quindi niente discussioni di lavoro, almeno a tavola.

  • Digestione pantaloni

    Evita le cinture che “strizzano” la vita

    Almeno un merito la tanto vituperata moda dei pantaloni “a vita bassa” ce l’ha: lascia libero lo stomaco da inutili costrizioni, facendo appoggiare le cinture o fasce sui fianchi. Chi invece preferisce vestirsi in modo più classico deve orientarsi verso tagli più morbidi e tessuti meno rigidi. E le donne che indossano gonne o shorts e collant dovrebbero evitare di posizionare gli elastici proprio all’altezza dell’ombelico.

  • Digerire fritto

    Stai lontano dai cibi grassi

    Fritti e condimenti a base di burro sono tra gli alimenti più difficili e lunghi da digerire. Lo stomaco deve lavorare un bel po’ prima di riuscire a smaltirli. Chi soffre di problemi digestivi deve quindi evitare, a pranzo e a cena, di mettere troppi grassi nel piatto.

  • Pennicchella digestione

    No alla pennichella

    Dopo un pranzo abbondante, a volte anche dopo un pasto leggero, viene l’abbiocco. Non è nulla di grave: il sangue scorre copioso verso lo stomaco, per favorire la digestione, e diminuisce l’afflusso al cervello. Stanchezza, spossatezza, palpebre abbassate sono un fenomeno naturale. Meglio evitare però la classica pennichella se si fa fatica a digerire perché la posizione orizzontale e il sonno non facilitano il lavoro dello stomaco.

  • Acqua digestione

    L’acqua frizzante non serve

    C’è chi pensa che l’acqua gassata aiuti a digerire. Sarebbe bello, ma in realtà è soltanto un’impressione. L'anidride carbonica non ha alcuna proprietà digestiva: le bollicine si limitano a dilatare lo stomaco, favorendo l'espulsione del gas. Ma questo non certo è sinonimo di digestione.

  • Digestione freddo

    Niente sbalzi di temperatura dopo mangiato

    Anche il classico colpo d’aria allo stomaco, così come il tuffarsi in acqua, subito dopo un pasto è un deterrente alla digestione. Il freddo è un ostacolo al lavoro dello stomaco e se per alcune fortunate persone non cambia nulla, per quelli che soffrono di difficoltà digestive può rappresentare un problema.

  • Antiacido

    Un antiacido all’occorrenza

    Se dopo il pasto insorgono bruciori e dolori allo stomaco è molto probabile che ci sia un problema di iperacidità gastrica. Niente di grave, se succede di tanto in tanto. Nella gran parte dei casi può bastare un antiacido, di quelli che si comprano in farmacia senza ricetta medica. Si tratta di sostanze che reagiscono con l'acido cloridrico, neutralizzandolo. Si presentano sotto forma di compresse o granulati, come per esempio i preparati a base di carbonato di calcio e di magnesio. Neutralizzano rapidamente l'iperacidità e sono rimedi efficaci per facilitare la digestione.


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