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Intolleranza al latte

Intolleranza al lattosio: come scoprirla, come conviverci

Chi l'ha detto che si devono eliminare tutti i latticini dalla dieta?


Uno dei disturbi alimentari più diffusi, può essere individuato con un semplice test e, a volte, eliminare il lattosio dalla dieta non è l'unica soluzione possibile.

Fu Ippocrate, nel V secolo a.C., il primo a notare gli effetti negativi sull'organismo dovuti all’ingestione di latte di mucca.

Da allora, la scienza ha fatto enormi passi avanti: oggi sappiamo che l'intolleranza al lattosio è dovuta alla ridotta o assente produzione della lattasi.

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Battaglioli1
Marina Battaglioli
Pediatra e neonatologa
Pgatti
Patrizia Maria Gatti
Specialista in Scienza dell’Alimentazione

Che cos'è?

Il lattosio, lo zucchero contenuto nel latte, prima di essere assorbito e utilizzato dal nostro apparato digerente deve essere scomposto in glucosio e galattosio.

È qui che entra in gioco l'enzima lattasi: quando l'organismo non ne produce a sufficienza, non è in grado di digerire completamente tale zucchero.

L'intolleranza al lattosio può essere una normale conseguenza della crescita: durante l'infanzia, infatti, i livelli di lattasi diminuiscono naturalmente.

In altri casi può invece essere causata dalla riduzione della lattasi dopo una malattia, un intervento o un trauma intestinale. Esiste infine un'intolleranza congenita al lattosio, che ha radici genetiche.

Come riconoscere i sintomi

I sintomi, che tendono ad aumentare in relazione alla dose di lattosio ingerita, sono:

Si tratta di sintomi poco specifici e di difficile valutazione diagnostica, anche perché comuni ad altre patologie come celiachia, sindrome del colon irritabile o rettocolite ulcerosa.

Diagnosi con un respiro

Data la sintomatologie spesso sfumata, l'unico modo per avere la certezza di un'intolleranza al lattosio è sottoporsi a test molto specifici, come il "breath test al lattosio", eseguibile in regime di day hospital presso molte strutture sanitarie.

Questo esame consiste nella raccolta in un sacchetto di plastica di campioni di aria espirata ad intervalli regolari, prima e dopo l’ingestione di lattosio sciolto in acqua.

Il respiro così raccolto viene esaminato per valutare il contenuto di idrogeno proveniente dalla fermentazione del lattosio non digerito: se nel respiro dopo l'assunzione di lattosio, il contenuto di idrogeno è molto superiore a quello presente nel respiro prima di aver bevuto il lattosio, il paziente è intollerante al lattosio.

In questo caso, nelle ore successive al test, si potrà confermare la correttezza della diagnosi verificando la comparsa di dolori addominali transitori e alcune scariche di diarrea.

Attenzione alle bufale!

Attualmente, circolano molti test che proclamano la loro efficacia diagnostica ma che non hanno alcun fondamento scientifico. Tra questi, citiamo:

  • test leucocitotossico
  • test di provocazione/neutralizzazione
  • test DRIA
  • test di elettroagopuntura (VEGA, SARM, ecc)
  • kinesiologia applicata
  • biorisonanza
  • analisi del capello.

Per non cadere in errori pericolosi, è sempre buona regola chiedere consiglio al proprio medico curante o allo specialista.

Cosa mangiare?

Il trattamento per le intolleranze alimentari consiste nell’eliminare dalla dieta o consumare in piccole quantità gli alimenti che provocano la reazione.

In caso di intolleranza al lattosio, tuttavia, non sempre è necessario eliminare del tutto i prodotti che lo contengono: a volte basta individuare la quantità di lattosio che può essere tollerata senza scatenare sintomi.

In caso di intolleranza lieve è possibile tenere sotto controllo i sintomi sgraditi:

  • bevendo il latte durante i pasti
  • sostituendo i prodotti freschi con quelli fermentati
  • bevendo latte povero di lattosio
  • consumando formaggi come parmigiano, emmental, cheddar o edam, che contengono pochissimo lattosio.

In caso di grave intolleranza, invece, è importante leggere accuratamente le etichette degli alimenti: il lattosio, infatti, è presente non solo nei latticini, ma anche in molti cibi pronti.

La tabella seguente riporta alcuni esempi di alimenti permessi, da evitare o potenzialmente a rischio.


Alimenti permessiAlimenti da evitare
Alimenti potenzialmente a rischio
Latte vaccino privo di lattosio
(delattosato)
Latte di pecora, capra, asina,
bufala, vaccino
Hamburger, polpette
Yogurt (senza aggiunte di creme
di latte o altre lavorazioni)
Formaggi freschi
Salumi
Prodotti lattiero-caseari senza
lattosio (delattosati)
Burro
Cereali per la colazione
Latte e derivati di origine
vegetale
Besciamella e altre salse fatte
con panna o latte e derivati
Caramelle
Budini e gelati di soia
Pane al latte, grissini, crackers,
fette biscottate con latte e/o
derivati
Margarine
Parmigiano reggiano- Grana
Padano-Emmenthal- Groviera
Piatti di carne con aggiunta di
panna o latte e derivati
Ragù in scatola
Fette biscottate senza latte e
derivati
Insaccati
Polenta
Prosciutto crudo
Purea di patate
Ripieni di alimenti surgelati
Salumi e insaccati senza lattosio
Biscotti con latte o burro, e
derivati
Pasta ripiena

Lattasi in pillole: cosa sono gli integratori?

Esistono diversi integratori che forniscono l'enzima lattasi: si tratta di prodotti disponibili in pillole o in gocce, che possono essere assunti poco prima di consumare cibi che contengano lattosio.

Fornendo l'enzima mancante, l'organismo è in grado di digerire il lattosio, e i sintomi dell'intolleranza vengono ridotti drasticamente.

Tuttavia, è fondamentale tenere a mente che questi prodotti non rappresentano una cura all'intolleranza, perché svolgono un'azione limitata nel tempo.

Pur trattandosi di prodotti disponibili senza l'obbligo della prescrizione medica, è in ogni caso consigliabile richiedere il consiglio dello specialista: in alcune categorie di persone, come donne in gravidanza o durante l'allattamento e nei bambini, infatti, l'utilizzo di questi integratori potrebbe non essere opportuno.

L'importanza del calcio

Questo elemento nutriente è fondamentale per il benessere dell'organismo ed è presente in larga misura nei latticini.

In caso di intolleranza, perciò, è essenziale trovare fonti alternative di calcio (alimenti o, se necessario, eventuali supplementi sotto prescrizione medica) così da non correre il rischio di sviluppare carenze nutrizionali.

Valentina Torchia

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