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Frangola

Dalla corteccia della Frangola si estraggono sostanze che rimettono in moto l’intestino. È utile soprattutto nella stipsi occasionale.

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frangola proprietà

Che cos’è

La frangola o frangula, il cui nome scientifico è Rhamnus frangula, è un arbusto alto da due a cinque metri che cresce nelle aree boscose e umide di Europa e Nord Africa, Medio oriente e Asia.

In fitoterapia si utilizza la sua corteccia, raccolta tra maggio e giugno ed essiccata all'aria, invecchiata per uno o due anni oppure scaldata a una temperatura superiore ai 100 °C. Questa procedura è molto importante perché se ingerita “cruda” è velenosa.

Le attività

Come la cascara e il rabarbaro, anche la frangola contiene glicosidi derivati dall'antracene, antrachinoni e franguline, sostanze che stimolano la muscolatura dell'intestino crasso e favoriscono così la peristalsi, la produzione di muco e lo svuotamento dell'intestino.

Inoltre a livello del colon inibisce il riassorbimento dell'acqua e dei sali: questo induce la produzione di feci morbide e voluminose incrementando l'effetto lassativo.

Perché si usa

La frangola è particolarmente indicata per la stitichezza occasionale, soprattutto di origine nervosa, ma non va utilizzata per più di 8-10 giorni e mai in maniera continuativa.

Come si usa

In genere si utilizza l'estratto secco nebulizzato e titolato in derivati antracenici (minimo 2,5%) in compresse, per un totale di 2 - 3 mg di estratto per chilo di peso corporeo al giorno. Poiché fa effetto dopo circa 10-12 ore se ne consiglia l'assunzione la sera prima di coricarsi.

Effetti indesiderati

In caso di ipersensibilità o sovradosaggio la frangola può causare forti dolori addominali, nausea e diarrea. In questo caso possono verificarsi anche la perdita di potassio, alterazioni nei livelli di vari sali minerali e dell'equilibrio acido-base.

Inoltre, l'utilizzo frequente di piante contenenti antrachinoni può dare assuefazione e peggiorare la stipsi oltre ad alterare il plesso nervoso intramurale, aggravando la stitichezza e provocando colon irritabile.

Precauzioni

La frangola non va mai usata durante la gravidanza e l’allattamento e nei bambini. È sconsigliata l'assunzione durante le mestruazioni, specie se dolorose.

È anche controindicata nel caso si soffra di infiammazioni a carico dell'area addominale, colite, diverticolosi intestinale, emorroidi, fistole perianali, occlusione intestinale o ulcera.

Interazioni

La frangola può interagire con farmaci per il cuore, come antiaritmici chinidinici e digitalici; con i diuretici, come la furosemide; con la vincamina.

Accelerando il transito intestinale può inoltre influire negativamente sull'assorbimento di alcuni farmaci, per esempio la pillola anticoncezionale.

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Sannia1 Antonello Sannia
Endocrinologo, docente di Fitoterapia

Samanta mazzocchi Samanta Mazzocchi
Specialista in Gastroenterologia ed endoscopia digestiva

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Sette trucchi per digerire meglio

  • Digerire pranzo stress

    Mangia con calma

    La fretta è il peggior nemico della digestione. Meglio prendersi il tempo necessario per mangiare e masticare con calma, boccone dopo boccone. Meglio evitare quindi il panino ingurgitato in fretta e furia al bancone del bar perché è il modo migliore per sentirlo andare su e giù per tutta la giornata. Se possibile, nella pausa pranzo, vanno evitate anche le fonti di stress. Quindi niente discussioni di lavoro, almeno a tavola.

  • Digestione pantaloni

    Evita le cinture che “strizzano” la vita

    Almeno un merito la tanto vituperata moda dei pantaloni “a vita bassa” ce l’ha: lascia libero lo stomaco da inutili costrizioni, facendo appoggiare le cinture o fasce sui fianchi. Chi invece preferisce vestirsi in modo più classico deve orientarsi verso tagli più morbidi e tessuti meno rigidi. E le donne che indossano gonne o shorts e collant dovrebbero evitare di posizionare gli elastici proprio all’altezza dell’ombelico.

  • Digerire fritto

    Stai lontano dai cibi grassi

    Fritti e condimenti a base di burro sono tra gli alimenti più difficili e lunghi da digerire. Lo stomaco deve lavorare un bel po’ prima di riuscire a smaltirli. Chi soffre di problemi digestivi deve quindi evitare, a pranzo e a cena, di mettere troppi grassi nel piatto.

  • Pennicchella digestione

    No alla pennichella

    Dopo un pranzo abbondante, a volte anche dopo un pasto leggero, viene l’abbiocco. Non è nulla di grave: il sangue scorre copioso verso lo stomaco, per favorire la digestione, e diminuisce l’afflusso al cervello. Stanchezza, spossatezza, palpebre abbassate sono un fenomeno naturale. Meglio evitare però la classica pennichella se si fa fatica a digerire perché la posizione orizzontale e il sonno non facilitano il lavoro dello stomaco.

  • Acqua digestione

    L’acqua frizzante non serve

    C’è chi pensa che l’acqua gassata aiuti a digerire. Sarebbe bello, ma in realtà è soltanto un’impressione. L'anidride carbonica non ha alcuna proprietà digestiva: le bollicine si limitano a dilatare lo stomaco, favorendo l'espulsione del gas. Ma questo non certo è sinonimo di digestione.

  • Digestione freddo

    Niente sbalzi di temperatura dopo mangiato

    Anche il classico colpo d’aria allo stomaco, così come il tuffarsi in acqua, subito dopo un pasto è un deterrente alla digestione. Il freddo è un ostacolo al lavoro dello stomaco e se per alcune fortunate persone non cambia nulla, per quelli che soffrono di difficoltà digestive può rappresentare un problema.

  • Antiacido

    Un antiacido all’occorrenza

    Se dopo il pasto insorgono bruciori e dolori allo stomaco è molto probabile che ci sia un problema di iperacidità gastrica. Niente di grave, se succede di tanto in tanto. Nella gran parte dei casi può bastare un antiacido, di quelli che si comprano in farmacia senza ricetta medica. Si tratta di sostanze che reagiscono con l'acido cloridrico, neutralizzandolo. Si presentano sotto forma di compresse o granulati, come per esempio i preparati a base di carbonato di calcio e di magnesio. Neutralizzano rapidamente l'iperacidità e sono rimedi efficaci per facilitare la digestione.


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