Cure verdi per la mente

In natura ci sono tante piante che agiscono sul nostro cervello. Basta usarle nel modo giusto.

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Erbe cervello depressione ansia rimedi naturali

In natura ci sono tantissime piante che agiscono sul nostro cervello. Basta conoscerle e usarle nel modo giusto.

Sei nervoso? Prenditi una camomilla. È un consiglio vecchio come il mondo. E potrebbe funzionare, anche se la ricerca segnala che la popolare camomilla è soprattutto un antinfiammatorio e protettivo per lo stomaco, utile quindi se il malessere è dovuto a difficoltà digestive, specie se causate da alcol o farmaci antinfiammatori.

I rimedi naturali per ansia, insonnia e altri disturbi però non mancano. Da usare da soli o in associazione, sotto forma di tisane o di preparati, ma sempre con la supervisione di medico o del farmacista. E verificando che il prodotto prescelto contenga una quantità sufficiente di principi attivi.

Piante che abbassano le tensioni

La pianta della tranquillità per definizione è la valeriana (Valeriana officinalis): sono le radici a contenere principi attivi come gli acidi valerenici, e i valepotriati che ne fanno un blando ma efficace sedativo, che agisce con un meccanismo simile quello delle benzodiazepine.

Bisogna quindi fare attenzione alle possibili interazioni con questi farmaci (le benzodiazepine sono tra i più diffusi ansiolitici) ma anche con alcol e antistaminici.

La valeriana è disponibile in diverse preparazioni, anche in combinazione con altre piante come biancospino, melissa, passiflora o tiglio, ciascuna dotata di caratteristiche particolari.

Il biancospino in particolare è ansiolitico e antipertensivo - non adatto quindi a chi ha la pressione bassa - che facilita il rilassamen¬to dei muscoli e regolarizza il battito cardiaco.

Mentre la profumata melissa, nota anche come erba cedrina, risulta particolarmente efficace quando l’ansia si traduce in disturbi viscerali come gastrite, nausea e colite.

Sull’apparato digerente agisce anche la passiflora o fiore della passione, così ribattezzata perché importata in Europa dai missionari spagnoli che videro nel suo fiore i segni della passione di Cristo: attenzione però che in dosi elevate la passiflora può aumentare l’effetto di sonniferi e barbiturici e causare ipersonnia (eccessiva sonnolenza) se utilizzata insieme all’iperico.

Con tranquillità si può usare invece il tiglio, diffusa pianta ornamentale nota per il suo profumo: se ne utilizzano i fiori in abbinamento con altre erbe, o sotto forma di tisana dal blando potere sedativo, adatta anche per i bambini specie se addolcita con un cucchiaio di miele.

Qualche cautela è necessaria invece con l’escolzia o papavero californiano, che appartiene alla stessa famiglia del papavero da oppio ed è ricca di alcaloidi che agiscono sul sistema nervoso centrale: da utilizzare preferibilmente quando rimedi più sicuri, come la valeriana, non risultino efficaci, e comunque per brevi periodi e facendo attenzione alle possibili interazioni con farmaci che agiscono sul sistema nervoso centrale o sull’apparato cardiocircolatorio.

Per scacciare la tristezza

Un aiuto dalle piante può venire anche per chi soffre di depressione. Parliamo naturalmente dell’iperico, uno degli estratti vegetali più utilizzati: molti studi dimostrano che ha un'efficacia paragonabile a quella degli psicofarmaci nella cura della depressione lieve e moderata, e ricerche più recenti segnalano anche un’azione antistress e anti ansia.

Prima di iniziare un trattamento è però importante rivolgersi al medico, sia per scegliere il prodotto più efficace - non sempre i preparati in commercio contengono dosi sufficienti di principio attivo - sia perché l’iperico, oltre a presentare qualche rischio di fotosensibilizzazione per chi si esponga al sole durante il trattamento, interferisce con l’attività di vari farmaci tra cui la pillola anticoncezionale, altri antidepressivi e alcuni antibiotici e antiemicranici.

Cervello sempre giovane con il Ginkgo

Una rassegna di «piante per la mente» non può chiudersi senza menzionare il Ginkgo biloba, vero fossile vivente dalle cui foglie si estraggono principi attivi molto utilizzati nella prevenzione dell’invecchiamento cerebrale e nei disturbi della memoria, anche se i risultati degli studi scientifici appaiono ancora contraddittori.

L’estratto è spesso utilizzato in associazione con iperico o ginseng, denominazione comune di una famiglia di 11 piante tra cui l’eleuterococco o ginseng siberiano, che aiuta a combattere affaticamento mentale.

Da ricordare che il ginkgo deve essere usato con cautela da chi soffre di disturbi della coagulazione del sangue o è in terapia con farmaci anticoagulanti e aspirina, mentre il ginseng può dare insonnia e irrequietezza.

Paola Emilia Cicerone

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Sannia1 Antonello Sannia
Endocrinologo, docente di Fitoterapia

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