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Tigna: sintomi, cause e rimedi

La tigna racchiude una serie di infezioni micotiche che colpiscono gli strati superficiali della cute in diverse parti del corpo.

La tigna racchiude una serie di infezioni micotiche che colpiscono gli strati superficiali della cute in diverse parti del corpo.

Il termine tigna deriva dal latino tinea, che significa verme, tarlo, pidocchio, perché nel Medioevo la malattia veniva attribuita alle larve delle tarme o “tignole” che infestano tessuti e legno.

Nel gergo popolare “tignoso” è un aggettivo che in tutta Italia indica invece una persona molto avara, tanto da accumulare anche le crosticine della pelle tipiche della tigna, appunto.

Nel dialetto romanesco il termine viene attribuito anche a chi è particolarmente cocciuto, quasi a richiamare la resistenza delle varie micosi cutanee racchiuse sotto questa denominazione. E che, in effetti, possono richiedere anche due o tre settimane di trattamento con farmaci antifungini per essere debellate.

Cos’è la tigna

Con il termine tigna si indicano una serie di infezioni da funghi filamentosi patogeni (dermatofiti di varie specie) che colpiscono gli strati superficiali della cute.

Le “crosticine” sono ciò che resta del “pasto” di questi funghi, che si alimentano con la cheratina dello strato corneo dell'epidermide e si riproducono attraverso spore, causando inizialmente foruncoli che via via si allargano (la lesione si chiama “tinea”), mentre al centro la pelle appare sana.

Le eruzioni cutanee della tigna possono manifestarsi in varie parti del corpo:

  • il viso e la barba (tinea faciei)

  • il tronco (tinea corporis)

  • l'inguine (tinea cruris)

  • le unghie (tinea unguium)

  • il cuoio capelluto (tinea capitis)

  • le mani (tinea manum)

  • i piedi (il “piede d'atleta”, tinea pedis).

Come si trasmette?

Soprattutto attraverso contatto diretto con persone o animali (più raramente la trasmissione avviene attraverso il suolo) che hanno il fungo oppure utilizzando spazzole, rasoi, biancheria, cappelli o altri indumenti sui quali si trovano scaglie cutanee. Il piede d'atleta affligge soprattutto chi pratica sport e cammina scalzo su pavimenti (per esempio a bordo piscina), docce, pedane, tappetini, tatami, saune ecc.

È facile intuire che la prima cura per la tigna è la prevenzione: bisogna sempre usare asciugamani e accappatoio personali, con particolare attenzione a superfici e attrezzi di uso comune negli impianti sportivi, nelle spa, negli spogliatoi e in qualsiasi luogo comunitario, dalla scuola all'ufficio e alla spiaggia.

Meglio non condividere neanche le ciabatte, oltre a non camminare mai scalzi su pavimenti, moquette e tappeti delle camere d'albergo.

È importante anche prestare la massima attenzione all'igiene del piede, asciugandolo bene dopo il lavaggio (anche tra le dita) ed eventualmente utilizzando talco o polvere antimicotica se si tende all'ipersudorazione, preferendo scarpe con una buona traspirazione e lasciandole al sole e all'aria aperta dopo averle utilizzate. È opportuno anche avere cura di cambiare spesso calze o cavigliere e di lavarle sempre in acqua calda. Anche l'abbigliamento può far prosperare le infezioni fungine: in particolare le fibre sintetiche, che favoriscono caldo e umidità.

Se si hanno animali domestici, attenzione perché gatti, cani, conigli e criceti possono trasmettere alcune forme tigna: se il cucciolo di casa si gratta o presenta perdita di pelo a chiazze è bene segnalarlo subito al veterinario.

Anche in famiglia, meglio che asciugamani, tovaglioli, biancheria, pettini e spazzole, attrezzi per la manicure e così via non vengano condivisi. Nel caso ci sia un componente della famiglia che ha contratto la micosi, è necessario lavare i capi di abbigliamento e la biancheria da letto ad alta temperatura, per eliminare le spore.

L'alimentazione ricca di frutta e verdura e il consumo di yogurt probiotici concorre a mantenere alte le difese immunitarie, e quindi è d'aiuto anche contro il rischio di infezioni fungine.

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La tigna della testa

«Si parla di tigna della testa (tinea capitis) per indicare varie dermatofizie pilari del cuoio capelluto, cioè infezioni causate da funghi (miceti del genere Microsporum e Trichophyton) sulla superficie della cute del capo», spiega Chiara Galloni, dermatologa del Centro medico Santagostino di Milano e membro della Società italiana di dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle malattie sessualmente trasmesse (SIDeMaST).

«In Italia la più frequente è la tinea capitis microsporica (tigna microsporica), con chiazze o macchie tonde, di solito isolate, con diametro da uno a dieci centimetri, eritematose e con squame grigiastre, contorni netti e senza infiammazione; più rara è invece la tigna tricofitica con chiazze non molto grandi e dai margini frastagliati, multiple, simili a quelle dell’alopecia, desquamate e cosparse di peli. Colpiscono soprattutto bambini e adolescenti, e solitamente scompaiono con la pubertà» spiega la specialista.

Esistono anche la tigna favosa, che oltre al cuoio capelluto attacca le unghie, e la tigna tricofitica, con chiazze piccole, ma numerose.

Negli uomini è più comune la tigna della barba, mentre nelle donne la tigna del capo tende a colpire soprattutto dopo la menopausa: i funghi sono tenuti alla larga dagli acidi grassi del sebo prodotto dalla pelle, la cui sintesi cala con la perdita degli ormoni sessuali del periodo fertile femminile.

L'incubazione della tigna del capo dura circa un paio di settimane; il primo sintomo è la graduale perdita di capelli, a chiazze, poi ci può essere prurito e bruciore dovuto alla reazione infiammatoria. I capelli diventano opachi e fragili, a volte c'è anche una desquamazione simile alla forfora oltre che calvizie dell'area colpita.

È importante rivolgersi al dermatologo per la diagnosi, perché la tigna della testa può essere confusa con altre patologie che colpiscono il cuoio capelluto, come l’alopecia areata, la dermatite seborroica, la psoriasi o la tricotillomania, un disturbo psicologico che spinge a tirare e strapparsi compulsivamente i capelli.

«Lo specialista, oltre alla visita, può completare la diagnosi con l’esame alla luce di Wood, un'analisi micologica, ed eventualmente anche con un esame istologico», aggiunge la dermatologa.

La tigna della testa si prende per lo più da una persona infetta, più raramente da un animale domestico.

«Tra i bambini si diffonde al nido o alla scuola materna, anche attraverso lo scambio di pettini, capi di vestiario, spazzole, cuscini, sciarpe. Ma si può prendere anche appoggiandosi allo schienale del sedile dello scuolabus», sottolinea la dermatologa.

Le infezioni sul cuoio capelluto sono le più “tignose”, con decorso più lungo e, a differenza di altre, richiedono una terapia orale più che locale, anche se shampoo ad hoc (a base di selenio o ketoconazolo) possono essere d'aiuto e utili per evitare la diffusione delle spore, ma comunque non sono sufficienti.

«La terapia deve essere tempestiva: si basa sull'uso di un antibiotico antimicotico (come griseofulvina) per bocca più un trattamento locale con antimicotici topici, per un periodo di circa un mese, o con altri farmaci in caso di trattamenti più prolungati (riazolici e la terbinafina)».

La tigna della barba

Tra gli uomini è tornata di moda la barba: attenzione, anche in questa zona del volto è possibile un'infezione micotica (causata dai funghi Trichophyton mentagrophytes e Trichophyton verrucosum), con lesioni in genere superficiali, ma a volte più profonde e simili alla follicolite, con infiammazione e perdita di peli.

In passato la tigna della barba era abbastanza diffusa perché veniva trasmessa dai barbieri che non avevano ancora a disposizione rasoi monouso, e infatti l'infezione veniva anche chiamata “prurito del barbiere”.

Le cure prevedono farmaci topici per uso locale e antimicotici sistemici orali (itraconazolo, terbinafina, griseofulvina) e, in caso di prurito e bruciore, anche corticosteroidi.

La tigna inguinale

«L'incidenza della tigna inguinale (o epidermofizia inguinale) aumenta durante la pubertà. Le vie di contagio sono sempre le stesse, dirette o attraverso indumenti e biancheria da bagno; la trasmissione inoltre può essere favorita dal sudore e dall'irritazione frequente nelle pieghe cutanee, soprattutto in caso di sovrappeso, e anche dalle variazioni del pH nell'area inguinale» spiega Chiara Galloni.

«È causata da vari tipi di funghi (Epidermophyton floccosum, Trichophyton rubrum, T. mentagrophytes) e si manifesta con chiazze lenticolari eritematose e squamose che tendono a estendersi e a unirsi in un’unica chiazza liscia bruno-gialla, dai contorni irregolari e arrossati, a volte con piccole vescicole che poi danno luogo a crosticine, sulla parte superiore della coscia a livello dell'inguine, su una o entrambe le gambe – aggiunge la dermatologa. La tigna può arrivare fino al perineo e al pube. Di nuovo, per l'efficacia delle terapie è essenziale la diagnosi del dermatologo, perché è possibile che venga confusa con altre infezioni (intertrigine candidosica, psoriasi delle pieghe, intertrigini batteriche ecc.) e possono essere necessari esami specifici, come l’analisi al microscopio di materiale di desquamazione e analisi colturale».

La terapia? «Farmaci locali antimicotici (azoli, allilamine, morfoline, polienici) per 15-20 giorni ed, eventualmente, sistemici (terbinafina o triazolici se c'è l'associazione con Candida o batteri)».

Il piede d’atleta

«Il “piede d’atleta” dà fenomeni desquamativi più spesso nello spazio fra il secondo e il terzo dito e fra il terzo e il quarto. La pelle è rossa, la persona avverte prurito e a volte bruciore. Di solito inizia a un piede, poi eventualmente colpisce anche l'altro. Colpisce soprattutto i ragazzini dopo i dieci anni, di sesso maschile. Praticare sport è un importante fattore di rischio», sottolinea la dermatologa.

«Ci sono varie evoluzioni della malattia, con estensione agli altri spazi fra le dita oppure alla pianta del piede con chiazze eritemato-desquamative, che tendono all’ipercheratosi e che poi risalgono sui lati (piede d'atleta “a mocassino”), o, ancora, sempre su pianta e lati del piede con piccole vescicole che si trasformano in pustole e quindi in abrasioni».

Le cause che predispongono al piede d'atleta sono varie: «Difese immunitarie ridotte, uso prolungato di alcuni farmaci, gravidanza, elevata sudorazione (iperidrosi), abuso di calzature in gomma, scarsa igiene del piede, macerazione dei tessuti dovuta al surriscaldamento del piede durante l'attività sportiva seguita da lavaggi frequenti e, magari, poca attenzione nell'asciugarsi prima di infilare calze e scarpe, mantenendo la cute umida a lungo».

Il piede d'atleta può essere confuso con intertrigine candidosica o batterica, psoriasi, disidrosi, dermatite da contatto, che a volte possono anche convivere con la tigna.

Fondamentale la prevenzione:

  • asciugare bene la pelle dopo i lavaggi

  • preferire calzini di cotone, lana o bamboo

  • evitare collant o gambaletti sintetici

  • prediligere scarpe traspiranti

  • evitare di applicare creme negli spazi tra le dita perché facilitano l'indebolimento della cute.

«Attenzione quindi a scarpe da ginnastica, décolleté o calzature antinfortunistiche, che vanno usate per il tempo strettamente necessario. La terapia è locale con creme a base di imidazolici e allilamine, e comprende una corretta igiene del piede, con sterilizzazione di scarpe e calze per accelerare la guarigione» conclude la dermatologa.



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