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Parasonnie, che cosa sono e come si affrontano

Sonnambulismo, bruxismo, sindrome delle gambe senza riposo: ecco le parasonnie più frequenti, in grado di disturbare significativamente il riposo notturno.

Ico tempolettura 4d4ceff10709fc567a3b0d04cf7fe5fe311c0b603cdcdde16d5fa93daf9467a7 Tempo di lettura: 5 minuti
Parasonnie sonnambulismo disturbi del sonno

C’è chi dorme bene e chi fa fatica a riposare. E poi ci sono le parasonnie. Manifestazioni che vanno oltre la “semplice” insonnia. Disturbano il sonno, ma a volte sono anche spia di un più generale disagio.

L’insonnia, quella classica, non c’entra: non si ha alcuna difficoltà ad addormentarsi, e spesso neppure ci si risveglia durante la notte. Eppure sono in grado di disturbare in modo piuttosto rilevante il riposo (qualche volta anche quello di chi ci dorme accanto).

Sono le parasonnie, che i neurologi classificano, insieme con le insonnie, tra i disturbi del sonno e che a volte oltre a essere dannosi di per sé, possono essere la spia di un'altra malattia.

Sonnambulismo: c’è chi cammina, e chi parla

La più nota tra le parasonnie è certamente il sonnambulismo. Più diffuso di quanto si creda, visto che le statistiche parlano di un 15% della popolazione: il disturbo è più frequente nei maschietti tra i 4 e gli 8 anni e diminuisce nell’età adulta.

Per fortuna, nella maggior parte dei casi le manifestazioni sono meno eclatanti di quelle rese popolari da film e scenette comiche. Solo una minoranza di sonnambuli cammina, la maggior parte si limita a sedersi sul letto e compiere movimenti inconsapevoli continuando a dormire, oppure parla (in questo caso si parla più specificamente di sonniloquio o sonnambulismo verbale).

Il sonnambulismo in sé non è pericoloso - a parte il rischio di cadere o farsi male - e secondo studi recenti potrebbe avere origini genetiche. Non esistono terapie specifiche, per gli adulti si può cercare di arginare i sintomi con le benzodiazepine.

Per i bambini, nei quali la maggior frequenza del disturbo sembra anche legata al tentativo di rielaborare ansie e tensioni, è invece preferibile orientarsi verso un sostegno di tipo psicologico.

Bruxismo: quel fastidoso digrignare i denti

Un altro disturbo piuttosto diffuso che compromette il riposo notturno è il bruxismo, ovvero l’abitudine di stringere e digrignare i denti inconsapevolmente, soprattutto durante il sonno.

Chi ne soffre - l’8-9 % della popolazione secondo le statistiche - dorme male e spesso si sveglia con le mascelle indolenzite o il mal di testa, senza dimenticare che il continuo sfregamento può danneggiare i denti. Senza contare che, spesso, disturba anche il sonno di chi gli sta vicino.

Visto che alla base del disturbo ci sono ansia e stress, la scelta più efficace sarebbe quella di combatterlo intervenendo sulle cause. Come palliativo, si può ricorrere a un bite, un apparecchio in materiale resinoso o gommoso - acquistato in farmacia o confezionato su misura dal dentista - da introdurre in bocca per evitare di rovinare i denti. Oppure a farmaci miorilassanti che aiutino a ridurre le contrazioni muscolari.

Sindrome delle gambe senza riposo

Se il bruxismo colpisce indifferentemente i due sessi, sono soprattutto le donne e gli anziani a soffrire della sindrome delle gambe senza riposo - o Restless Legs Syndrome - un’irrequietezza patologica degli arti che si accentua al momento di coricarsi, con formicolio prurito o sensazioni simili a una scossa elettrica.

Di probabile origine genetica - il 60% di chi ne soffre ha altri casi in famiglia - colpisce il 5 % circa della popolazione. In alcuni casi, il 20% circa secondo studi recenti, l’origine del disturbo è una carenza di ferro o di altri nutrienti (folati o magnesio), ma può anche essere sintomo di altre malattie come varici venose, neuropatie periferiche come quelle causate dal diabete o malattie autoimmuni.

Il disturbo può anche essere scatenato o aggravato dalla improvvisa interruzione nell’uso di farmaci ansiolitici o sonniferi, oppure dal consumo di farmaci che agiscono sul sistema dopaminergico, come alcuni antiemetici e antistaminici, molti antidepressivi (triciclici o SSRI), antispastici e alcuni anticonvulsivanti.

Salvo i casi specifici in cui una terapia a base di ferro risolve il problema, si possono alleviare i sintomi con farmaci sedativi, come le benzodiazepine o i dopaminergici, in genere gli stessi usati per il trattamento della malattia di Parkinson.

Ma è possibile migliorare la situazione anche con alcuni accorgimenti: evitare l’assunzione di alcolici e stimolanti (caffè, tè, cioccolato), eseguire qualche esercizio di rilassamento prima del riposo, fare attività fisica e docce alternate calde/fredde alle gambe.

L’elenco continua

A completare l’elenco delle parasonnie altri disturbi, come la nicturia, ovvero la necessità di alzarsi più volte dal letto per urinare, è causa di disturbo del sonno specie tra gli anziani (65 % dei soggetti tra i 55 e gli 84 anni secondo la statunitense National Sleep Foundation) e il pavor nocturnus, gli attacchi di terrore notturno che colpicono soprattutto i bambini.

Paola Emilia Cicerone

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Foto zilioli Angelo Zilioli
Neurologo

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