Macchie sul viso: come riconoscere e trattare un’allergia

Arrossamento, prurito, bruciore ed eruzioni cutanee sul viso possono essere causati da un’allergia cutanea, ma anche da disturbi di altra natura.

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Arrossamento, prurito, bruciore ed eruzioni cutanee di vario tipo sul viso possono essere causati da un’allergia cutanea, ma anche da disturbi di altra natura.

Ai farmaci, ai cosmetici, agli alimenti, agli insetti. Il numero e il tipo di sostanze innocue per la maggior parte delle persone verso le quali l’organismo di un singolo individuo può reagire in modo abnorme scatenando un’allergia sono pressoché infiniti. Non perché tutto sia potenzialmente dannoso, ma perché qualsiasi composto estraneo all’organismo può essere ritenuto erroneamente tale dal sistema immunitario e mal tollerato.

Arrossamenti ed eruzioni cutanee, come papule e pomfi sul viso, sono alcuni dei segni più caratteristici della reazione allergica: imparare a riconoscerli e a individuarne la causa è fondamentale per prendere contromisure appropriate ed evitare che il fastidio si ripeta.

Possibili cause delle macchie sul viso

In relazione alle condizioni ambientali, all’età e alle caratteristiche cutanee e vascolari individuali, sul viso possono comparire macchie di vario tipo, in modo più o meno repentino e persistente.

Quelle potenzialmente riferibili a un’allergia tendono a manifestarsi immediatamente dopo o comunque entro poche ore dall’esposizione al composto allergizzante (antigene) e ad attenuarsi progressivamente dopo che lo stesso composto è stato allontanato, ripresentandosi poi a ogni esposizione successiva.

A scatenare arrossamenti ed eruzioni cutanee sul volto possono essere creme idratanti, detergenti, fluidi struccanti, protezioni solari, agenti esfolianti e prodotti anti-aging, profumi, preparati erboristici oppure farmaci applicati localmente o assunti per bocca (in particolare, antibiotici della famiglia delle penicilline e antinfiammatori non steroidei) o alimenti.

Tra i cibi a maggior rischio vanno ricordati, in particolare, frutta secca (soprattutto arachidi e nocciole), pesce, molluschi e crostacei (o contaminanti accidentalmente presenti al loro interno), soia, latticini e uova.

Anche alcuni materiali posti temporaneamente a contatto con la cute di viso e collo (anche per periodi brevi) possono scatenare reazioni locali impreviste, talvolta molto intense. In questo caso, si parla di dermatiti allergiche da contatto e a scatenarle possono essere orecchini, collane o piercing contenenti nichel o altri composti ai quali si è soggettivamente sensibili, dispositivi in lattice, tessuti colorati (in particolare, in blu e nero) ecc.

Un’allergia al veleno di insetti comporta, invece, intenso gonfiore, calore, bruciore, arrossamento e dolore in corrispondenza della puntura e delle zone circostanti. In caso di spiccata sensibilità, a prescindere dal punto esatto in cui è stato inoculato il veleno, il gonfiore può estendersi a tutto il volto, alla bocca e alla gola, fino a impedire di respirare: in questi casi, si parla di reazione anafilattica e per evitare gravi conseguenze va contattato immediatamente il Pronto soccorso.

Quando è in gioco una reazione allergica

In generale, quando è realmente in gioco un’allergia, oltre all’arrossamento, sono presenti anche prurito e gonfiore di grado variabile. Questo trittico di sintomi si osserva soprattutto in caso di allergie ad alimenti e a farmaci e, spesso, coinvolge anche la zona delle labbra, della bocca e degli occhi.

Quando si tratta di dermatite allergica da contatto, invece, il gonfiore può essere minimo, ma se la reazione è molto intensa in corrispondenza della cute infiammata possono svilupparsi papule traslucide piene di liquido che poi si trasformano in crosticine. La dermatite allergica da contatto, spesso, da luogo a manifestazioni cutanee molto caratteristiche che riproducono fedelmente sulla cute la forma dell’oggetto responsabile dell’allergia.

Altri tipi di macchie del viso apparentemente simili all’allergia possono, in realtà, dipendere da disturbi diversi, spesso caratterizzati da una componente autoimmunitaria, nella quale l’organismo reagisce contro alcune parti di se stesso anziché contro agenti esterni. Le condizioni di questo tipo più frequentemente associate ad arrossamenti ed eruzioni cutanee a livello del volto sono la dermatite atopica, il lupus eritematoso sistemico (LES) e la rosacea.

Per non confondere questi disturbi con un’allergia, va ricordato che:

  • la dermatite atopica si localizza principalmente intorno alle labbra, sulle guance, sul mento, sulla fronte e ai lati del collo, e, di solito, interessa anche altre parti del corpo; inoltre, la malattia interessa soprattutto i bambini, ha un andamento ricorrente e nelle fasi acute può essere associata a prurito intenso, cute desquamata o con papule traslucide e leggero gonfiore
  • il LES da luogo a una classica macchia arrossata “a farfalla”, distribuita sulle guance, sul naso e, talvolta, sulle palpebre e interessa principalmente le donne in età fertile; la malattia si associa tipicamente a stanchezza, dimagrimento, dolori articolari, febbricola, mal di testa e confusione mentale
  • la rosacea determina un arrossamento delle guance e del naso, spesso, associato a capillari superficiali in evidenza e a eruzioni cutanee simili ad acne; il disturbo interessa soprattutto le donne dopo i 30-35 anni con pelle chiara e delicata e fumatrici.

Oltre all’aspetto delle macchie, il criterio principe per capire se si tratta di allergia sono le modalità di insorgenza. Affinché si instauri una reazione allergica è, infatti, sempre necessaria l’esposizione al composto a rischio e l’intervallo di tempo tra quest’ultima e la comparsa delle chiazze sul viso è di alcuni minuti (quando è in gioco un meccanismo mediato dalle immunoglobuline di tipo E, IgE) o di alcune ore/giorni (quando il meccanismo è non-IgE-mediato).

Come risolvere il problema ed evitare che ritorni

Per avere la conferma che si soffre di allergia nei confronti di uno o più composti, oltre a riconoscere la correlazione tra esposizione e reazione cutanea, è utile effettuare test allergologici cutanei (Prick test): una valutazione generalmente innocua che prevede l’inoculo sottocute di piccole quantità di una serie di composti a rischio, attraverso aghi sottili o piccoli graffi superficiali. Se è presente allergia verso una certa sostanza, la cute in quel punto reagirà infiammandosi.

I test cutanei non sono infallibili e, talvolta, segnalano come allergeni anche composti che in realtà non lo sono (falsi positivi), ma sono utili per orientarsi e intraprendere interventi in grado di prevenire l’insorgenza di ulteriori manifestazioni allergiche. Il primo tra questi è stare il più possibile lontani dalle sostanze a rischio. A seguire, quando possibile, si può cercare di desensibilizzare l’organismo dagli allergeni, per esempio con l’immunoterapia (somministrazione ripetuta di dosi calibrate di estratto di allergene) oppure con una strategia combinata di allontanamento e riesposizione graduale alla sostanza critica.

Per placare una manifestazione allergica cutanea acuta, in genere, si usano creme a base di corticosteroidi per alcuni giorni, ma quando la zona interessata è il viso questo tipo di preparati è preferibilmente da evitare. In alternativa, possono essere utili creme emollienti e calmanti contenenti lipidi lamellari simili a quelli naturali dell’epidermide e composti prebiotici che contribuiscono a rigenerare la barriera epidermica, a ripristinare l’equilibrio cutaneo e a ridurne la reattività. Queste creme sono indicate anche in caso di dermatite atopica, sia negli adulti sia nei bambini.

Rosanna Feroldi

CONSULTA L’ARCHIVIO DI DISTURBI E PATOLOGIE
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