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Io e Sally - Covid-19

21 Settembre 2022
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Tempo di lettura: 23 minuti

Covid-19

Ecco cosa fare
e come distinguerli.

Anche se vi siete sottoposti al vaccino anti Covid-19 esiste la possibilità che possiate contrarre l’infezione da questo virus.

Anche se vi siete sottoposti al vaccino anti Covid-19 esiste la possibilità che possiate contrarre l’infezione da questo virus. Ma questo non significa che il vaccino sia inefficace. Il ruolo della vaccinazione è quello di “insegnare” al nostro organismo a riconoscere rapidamente il virus e a mettere in atto i meccanismi di difesa indispensabili per combatterlo. Nel caso dei vaccini anti Covid-19, questo significa che rimane una probabilità di contrarre la malattia, ma in forma decisamente più lieve. Quindi, è possibile sviluppare alcuni dei sintomi minori del Covid-19, come febbre, dolore alle ossa o tosse, ma la buona notizia è che il rischio di essere ricoverati o di finire in terapia intensiva per le persone vaccinate è molto più basso rispetto a quello a cui andrebbero incontro se entrassero in contatto con il virus senza prima aver ricevuto il vaccino.
Il rischio si abbassa ancora di più dopo aver effettuato la dose booster (la famosa “terza dose”), e la protezione dei vaccini rimane anche con le varianti più recenti, inclusa la Omicron.
Ma quali sono i sintomi a cui prestare attenzione? E come fare a capire se si tratta davvero di Covid-19, oppure di altri virus tipici del periodo invernale, come quello dell’influenza?
L’infezione da Covid-19 provoca la comparsa di sintomi che, in molti casi, possono essere simili a quelli dell’influenza. Entrambi i virus, infatti, possono generare:

  • febbre e brividi;
  • tosse
  • fiato corto o difficoltà respiratorie;
  • spossatezza
  • mal di gola;
  • naso che cola;
  • dolori muscolari;
  • mal di testa;
  • vomito e/o diarrea;
  • alterazioni nel senso del gusto e dell’olfatto, anche se quest’ultimo sintomo si presenta con più frequenza in persone colpite dal Covid-19.

Le principali differenze tra infezione da Covid-19 e influenza sono elencate qui sotto:

Covid-19:

  • i sintomi compaiono: da 2 a 14 giorni dopo l’infezione;
  • si possono contagiare altre persone: da 2 giorni prima della comparsa dei sintomi fino a circa 10 giorni dopo (nel caso di pazienti gravi e/o ricoverati in ospedale, la contagiosità può durare fino a 20 giorni e oltre);
  • complicazioni: più gravi rispetto all’influenza, possono verificarsi anche in persone non fragili.

Influenza:

  • i sintomi compaiono: da 1 a 4 giorni dopo l’infezione;
  • si possono contagiare altre persone: da 1 giorno prima della comparsa dei sintomi, fino a circa 7 giorni;
  • complicazioni: meno gravi rispetto al Covid-19, generalmente si verificano in persone fragili come anziani o immunocompromessi.

Un’altra differenza tra Covid-19 e influenza è che il primo si diffonde molto più rapidamente. Anche se tra i due virus esistono delle differenze osservabili in termini di sintomi, l’unico modo sicuro per distinguerli è sottoporvi a un tampone naso-faringeo molecolare. Il vaccino antinfluenzale aiuta nella diagnosi differenziale: chi, vaccinato contro l’influenza, sviluppa i sintomi sopra descritti, ha con alta probabilità Covid-19, ma è solo con un tampone che si avrà la risposta definitiva.
Ricordatevi che è fondamentale rivolgervi sempre prima al vostro medico ed evitare il fai-da-te, che in questi casi può portare a conseguenze molto gravi.
Se il tampone molecolare conferma la presenza di infezione da Covid-19, il vostro medico vi indicherà la strada terapeutica da seguire. Fortunatamente, se siete vaccinati la malattia sarà molto più facilmente gestibile rispetto a quanto accade nelle persone che non si sono sottoposte alla vaccinazione.

Se il tampone molecolare risulta negativo, è molto probabile che i vostri sintomi siano dovuti a influenza o altri virus tipici della stagione fredda.
In ogni caso, assicuratevi di avere sempre a disposizione farmaci per la gestione dei sintomi più frequenti, come febbre, mal di testa, dolori muscolari, tosse (e seguite le indicazioni del medico su come usarli).
Che si tratti di influenza o di Covid-19, anche il riposo e l’idratazione regolare sono di aiuto.
Con un’ultima precisazione importante: anche se l’influenza può sembrarvi una malattia “banale”, ricordate di non prenderla sottogamba e di seguire i consigli del vostro medico o farmacista di fiducia, che vi indicheranno il modo più efficace di gestire i sintomi e aiutarvi a superare il malessere.

Pandemie
del passato

Dall’ultima pandemia sono passati 100 anni, mascherine e distanziamento però funzionano ancora. Capiamo con Sally il perché.

Da millenni gli esseri umani convivono con virus e batteri, e non sempre i rapporti sono stati buoni. Vi sono stati casi in cui epidemie hanno assunto proporzioni continentali o globali, lasciando un segno indelebile anche nell’arte (pensate al Decamerone del Boccaccio, ai capitoli che il Manzoni dedica alla peste di Milano nei Promessi Sposi o alle raffigurazioni di San Rocco, santo protettore degli appestati, frequenti nelle nostre Chiese), nella lingua e nelle tradizioni.

È il caso della peste, che nel XIV secolo sconvolse l’Europa intera e lo fece a più riprese nei secoli successivi. Fu proprio durante questo periodo che, per la prima volta, vennero coniati termini che ancora oggi conosciamo e utilizziamo:

  • Quarantena: termine di origine veneziana per indicare il periodo di isolamento (di 40 giorni) che marinai o passeggeri affetti da malattie dovevano trascorrere, prima di poter entrare in città dopo un lungo viaggio, specie se provenienti da regioni dove erano in corso epidemie;
  • Lazzaretto: il periodo di quarantena in Laguna veniva trascorso sull’isola di San Lazzaro, da cui ha avuto origine il termine; successivamente, con lazzaretto si indicava un ospedale temporaneo in cui venivano ricoverati i malati sia per curarli, sia per tenerli separati dal resto della popolazione.
    Anche le mascherine hanno una lunga storia. In origine erano rigide e caratterizzate dalla presenza di un naso molto lungo, dove venivano riposte erbe ed essenze dal forte odore, che si pensava uccidessero gli agenti infettivi; questa particolare maschera è entrata a far parte dei tradizionali costumi legati al carnevale veneziano, ed è nota appunto con il nome di Dottore della Peste, ma la sua funzione iniziale era la medesima di quelle che usiamo noi oggi, e cioè impedire un contagio. Le epidemie di peste hanno mietuto vittime in diversi periodi storici e solo negli anni Cinquanta vennero sintetizzati per la prima volta antibiotici in grado di aggredire il batterio responsabile di questa patologia. Fu quindi lo sviluppo di farmaci efficaci a permettere di archiviare le epidemie di peste, che ora si manifesta solo come casi di infezione isolata.

All’inizio del ‘900, invece, fu l’influenza a diffondersi con insolita violenza, causando la pandemia nota con il nome di Influenza Spagnola. Rispetto alle altre influenze, la Spagnola era caratterizzata da una notevole mortalità. Questo era probabilmente dovuto anche alla sua esplosione in contemporanea alle ultime fasi della Grande Guerra, con ampie fette della popolazione allo stremo per le privazioni provocate dal conflitto.
Il nome lo prese dalla nazione dove per prima ne venne segnalata la presenza, anche se con tutta probabilità era già diffusa in altre nazioni europee. Ma la Spagna in quegli anni non era in guerra, e la notizia di un’epidemia di influenza associata ad anomala mortalità poteva essere diffusa con più libertà.
Armi importanti per combattere l’epidemia di Spagnola furono i farmaci antipiretici, le cui prime molecole erano state sintetizzate alcuni decenni prima (fenacetina, sintetizzata nel 1889 e oggi in disuso; acido acetilsalicilico, sintetizzato nel 1899 e ancora oggi impiegato). Gli antipiretici permettevano di abbassare la febbre, fino a quel momento un sintomo problematico da gestire.

Nella storia, le epidemie compaiono e si spengono, per poi ricomparire a distanza di anni o secoli. In passato, quando non esistevano i vaccini, la ciclicità con cui si presentavano epidemie come quelle di peste era dovuta alla perdita di immunità nella popolazione (le nuove generazioni non avevano l’immunità che le vecchie generazioni avevano acquisito dall’epidemia precedente, e diventavano più suscettibili a un nuovo contagio). Oggigiorno, le nuove pandemie sono dovute in parte all’emergenza di nuovi virus, come il SARS-CoV-2, che generano malattie mai viste prima (Covid-19), e in parte alla formazione di varianti di virus già conosciuti, che ne aumentano l’aggressività, portando quindi a una ricomparsa di malattie che si credevano sconfitte. In altri casi, patologie che si pensavano quasi scomparse, tornano a colpire, per un calo della copertura vaccinale, come nel caso del morbillo, per il quale si osservano focolai epidemici in diversi paesi occidentali.

Post covid

Cosa fare per riprendersi dai sintomi del covid? Sally ci aiuta a capire come anche l’attività fisica è importante.

Anche dopo essere guariti dall’infezione da Covid-19, e cioè dopo che i tamponi hanno dato esito negativo, in alcuni casi è ancora possibile che permangano alcuni sintomi. Questi potrebbero durare settimane o perfino mesi, nel caso siate ricovero in ospedale. Come gestirli? Fate sempre riferimento al vostro medico, ma qui potete trovare alcuni suggerimenti utili:

Fiato corto.
Si tratta di un sintomo comune e ci sono alcuni piccoli accorgimenti per ridurre il disagio. Tutte le volte che è possibile, assumi una posizione che ti faciliti la respirazione:

  • siediti in modo tranquillo, cercando di rilassare i muscoli;
  • stai in piedi e chinati in avanti, poggiando le mani su una superficie come un davanzale o un tavolo;
  • stai in piedi appoggiando la schiena contro una superficie solida, come per esempio una parete;
  • siediti piegandoti leggermente in avanti o appoggiandoti su un ripiano come una scrivania;
  • sdraiati su un fianco, appoggiando testa e spalle su più cuscini, così da tenere la schiena inclinata.

Cerca di respirare lentamente, inspirando con il naso ed espirando con la bocca. Cerca di tenere con la respirazione un rapporto 1:2, ovvero espira per il doppio del tempo che dedichi all’inspirazione. Per esercitarti a tenere questo rapporto, mettiti in una posizione comoda e fissa un oggetto rettangolare (una finestra, il televisore). Percorri il perimetro con gli occhi: inspira lungo il lato corto ed espira lungo il lato lungo. Ricordati di arieggiare la stanza in cui ti trovi, per favorire il ricambio d’aria.
Nel caso in cui la mancanza di respiro peggiori, rivolgiti al medico.

Tosse.
In caso di tosse secca, ecco alcuni consigli che ti possono essere utili per ridurre il fastidio:

  • idratati, bevendo piccoli sorsi di acqua o succhi di frutta; da evitare l’alcool;
  • bevande calde, come the o infusi, accompagnati da qualche goccia di miele o limone, per ridurre il fastidio alla gola;
  • usa un aerosol per inalare vapore. Va bene anche mettere a bollire una pentola di acqua sul fuoco e usare un panno per coprirti la testa, mentre respiri i vapori caldi. Abbi cura di mantenere un buon grado di umidità nella stanza dove dormi, ad esempio con un umidificatore;
Nel caso di tosse grassa, può essere utile anche:
  • tenerti in movimento, per favorire lo spostamento del catarro, in modo che tu possa espellerlo con la tosse;
  • quando ti sdrai, scegli una posizione sul fianco.

Spossatezza e debolezza muscolare.
Dopo un ricovero per Covid-19 oppure, in generale, dopo essere guariti da questa malattia, potreste provare un profondo senso di spossatezza. Potrebbe essere faticoso muoversi per la casa o gestire le solite attività quotidiane. È importante capire quali sono i tuoi livelli di energia e adattarti in modo da non sforzarti troppo. Un suggerimento? Usa le 4 P:

  • Programmazione/planning
    Organizzati e decidi in anticipo le cose da fare durante la giornata, così avrai il tempo di svolgere ogni compito con calma, senza affrettarti. Ricordati che la fretta ti fa consumare più energia.
  • (Tieni il) Passo
    Scegli il ritmo giusto che ti permette di non sprecare energia e di non stancarti in modo eccessivo.
  • Posizione
    Quando devi svolgere un compito, è importante che tu abbia tutto a portata di mano: in questo modo, eviterai di perdere tempo, e soprattutto energia, nel procurarti quello che ti serve. Prima di cominciare a fare qualsiasi cosa, quindi, raduna tutto l’occorrente.
  • Priorità
    Questo è forse il consiglio più difficile da seguire. Quando hai poca energia a disposizione, la cosa più importante è analizzare in modo critico i tuoi impegni lavorativi, sociali e familiari, e decidere quali sono le tue priorità. Quali compiti non possono essere rimandati e quali, invece, possono aspettare o, anche, essere eliminati dalla tua lista di cose da fare?

Mal di testa, dolori muscolari o articolari.
Il dolore può essere un altro sintomo fastidioso che permane dopo la risoluzione dell’infezione da Coronavirus. La buona notizia è che il dolore, sia alla testa che ai muscoli o alle articolazioni, generalmente passano al più dopo qualche settimana. Bisogna armarsi di pazienza e, quando diventano più intensi, ricorrere a un farmaco analgesico.

A prescindere dalla persistenza di alcuni sintomi, dopo un’infezione respiratoria, specie se debilitante, è necessario seguire un’alimentazione che supporti il nostro corpo a rigenerarsi. Quindi, a meno che non esistano controindicazioni specifiche, è utile includere un adeguato quantitativo di proteine nella dieta, che contengono i “materiali da costruzione” che aiutano il nostro corpo ricostruire i tessuti deperiti. A queste vanno aggiunte vitamine e minerali, e una quantità adeguata di fluidi durante tutta la giornata, per evitare il rischio di disidratarsi. Una dieta per la convalescenza dopo un’infezione respiratoria (Covid-19 o influenza), quindi, deve comprendere, ogni giorno:

  • 3 porzioni di proteine (per esempio, fagioli, legumi, pesce, uova, carne – cercando di contenere al minimo le carni rosse e processate);
  • 1 bicchiere di latte o yogurt;
  • 5 porzioni di frutta e verdura, cercando di variare ogni giorno.

La ripresa dell’attività fisica.
Riprendere l’attività fisica dopo un’infezione respiratoria è utile anche per stimolare il sistema immunitario a sviluppare anticorpi contro il virus che ha provocato l’infezione. Tuttavia, è importante non strafare e riprendere quando i sintomi si sono completamente risolti, altrimenti il fisico, ancora debilitato, non solo non beneficerebbe dell’attività fisica, ma avrebbe una maggiore probabilità di infortunarsi. Come regola generale, chiedi consiglio al tuo medico, che conosce la tua situazione specifica e saprà consigliarti sul momento l’attività più adatta alla ripresa. Ecco alcuni piccoli consigli per la ripresa dell’attività fisica dopo un episodio di Covid-19:

  • Se durante l’infezione hai avuto bisogno di ossigeno o hai avuto complicanze serie, come una polmonite, non riprendere a fare esercizio fisico senza aver prima sentito il medico.
  • In tutti gli altri casi, se durante l’infezione hai avuto mal di gola intenso, dolori muscolari, fiato corto, spossatezza, febbre, tosse o dolore al petto, non intraprendere alcuna attività se non sono passate almeno 2-3 settimane dalla completa risoluzione dei sintomi.
  • Prima di intraprendere un’attività sportiva vera e propria, inizia con una settimana di esercizi di mobilizzazione e di rinforzo della muscolatura. Ti eviteranno spiacevoli infortuni come contusioni o distorsioni.
  • Aver fatto il Covid-19 non significa avere necessariamente una buona immunità! Esegui l’attività fisica nel rispetto di tutte le norme di contenimento della pandemia, per la tutela della salute di tutti: degli altri e tua.

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