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Pubblicato: 14 Ottobre 2020 Ultimo aggiornamento: 14 Ottobre 2020

Colecisti, quando si manifestano e come si curano i calcoli alla cistifellea

I calcoli alla cistifellea possono scatenare sintomi molto dolorosi, ma possono rimanere asintomatici per molto tempo.

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Possono rimanere silenti a lungo, e magari si scopre di averli solo per caso, durante un'ecografia a cui ci si è sottoposti per tutt'altro motivo. Ma quando decidono di farsi sentire i calcoli alla cistifellea possono essere molto dolorosi.

Purtroppo per curarli non ci sono molte alternative: quando arriva il momento di farlo ci si deve sottoporre praticamente sempre a un intervento chirurgico.

Allo stesso tempo, però, uno stile di vita sano potrebbe aiutare a prevenirli. 

Calcoli alla cistifellea: cosa sono e perché si formano

I calcoli alla cistifellea sono depositi che si formano all'interno del piccolo organo a forma di pera localizzato appena sotto al fegato, noto anche come colecisti, che funziona come un sacchetto in cui si accumula la bile.

Quest'ultima, prodotta proprio dal fegato, è un fluido che partecipa al processo di digestione dei lipidi a livello dell'intestino tenue. Al suo interno sono presenti diverse sostanze, tra cui:

  • i sali biliari, che aiutano a solubilizzare i grassi per digerirli
  • la lecitina, una sostanza in grado di solubilizzare il colesterolo
  • colesterolo e bilirubina, il pigmento derivante dalla degradazione dei globuli rossi che conferisce alla bile il suo tipico colore verde-giallastro.

Quando la composizione della bile non è equilibrata, uno o più dei suoi componenti possono precipitare formando i cosiddetti calcoli, depositi che possono arrivare a essere grandi come palline da golf. 

A seconda delle sostanze che si depositano è possibile distinguere diversi tipi di calcoli alla cistifellea. I più frequenti sono i calcoli di colesterolo, la cui formazione può essere dovuta a:

  • una produzione eccessiva di colesterolo da parte del fegato (la causa principale di calcoli della cistifellea nelle persone obese)
  • un difetto nella conversione del colesterolo in acidi biliari causato dall'attività ridotta di un enzima necessario per questo processo (causa più frequente nelle persone non obese) o associato all'assunzione di ormoni estrogeni
  • l'interruzione della circolazione della bile tra il fegato e l'intestino.

I calcoli di bilirubina, invece, sono causati da un suo eccesso nella bile; noti anche come “calcoli pigmentati”, possono essere di due tipi:

  • neri, che si formano più spesso in persone con cirrosi o con condizioni croniche che portano alla degradazione dei globuli rossi, come talassemie e anemia mediterranea
  • marroni, che si formano nei dotti biliari in presenza di infezioni batteriche. Infatti i batteri possono far precipitare la bilirubina sotto forma di sali di calcio.

Infine, i calcoli biliari possono avere una composizione mista e contenere percentuali variabili di colesterolo, bilirubina e altre sostanze, come carbonato di calcio, fosfato di calcio e palmitato di calcio.

In genere la formazione dei calcoli biliari è preceduta dalla comparsa del fango (o sabbia) biliare, una sostanza formata da mucoproteine addensate in cui restano intrappolati cristalli di colesterolo.

Calcoli alla cistifellea: i fattori di rischio

I calcoli alla cistifellea sono da 4 a 10 volte più frequenti in età avanzata, complice la riduzione dell'attività dell'enzima per la sintesi degli acidi biliari associata proprio all'invecchiamento.

Concentrazioni elevate di proteine, lipidi e calcio nella bile sono tutti fattori di rischio per la loro formazione. Ma non sono gli unici.

Un'altra condizione che può contribuire alla loro comparsa è la riduzione della motilità di questo piccolo organo. Infatti se la cistifellea si contrae a sufficienza, ci si aspetta che sia in grado di eliminare con regolarità i depositi di dimensioni microscopiche senza particolari conseguenze. Una motilità ridotta potrebbe invece predisporre alla formazione di calcoli di dimensioni significative. Inoltre anche una ridotta motilità dell'intestino può rappresentare un fattore di rischio per i calcoli di colesterolo.

Il problema è più frequente nelle donne, che in età fertile sono quasi 2 volte più soggette a questo disturbo rispetto ai coetanei maschi. Questa differenza, anche se in misura ridotta, persiste anche dopo la menopausa, e tende a ridursi con l'avanzare dell'età. Alla sua base sembrano esserci gli estrogeni. Per questo la gravidanza, l'assunzione di contraccettivi a base di questi ormoni o la terapia ormonale sono considerati fattori di rischio per la comparsa dei calcoli alla cistifellea.

Anche la genetica sembra giocare un ruolo. A suggerirlo è la maggiore prevalenza del problema in alcune popolazioni, come alcune tribù di Nativi Americani.

Infine, sono fattori di rischio per la formazione di calcoli alla cistifellea:

  • l'obesità, soprattutto nel caso delle donne (ancor più in quelle più giovani), per via dell'aumento della sintesi di colesterolo da parte del fegato
  • il diabete, in particolare in caso di aumento dei trigliceridi, di neuropatia diabetica e di carenza di melatonina
  • una perdita di peso rapida, che aumenta la produzione di bile da parte del fegato ed è associata alla mobilitazione di colesterolo dai depositi di grasso e, a volte, alla riduzione delle contrazioni della cistifellea
  • la sedentarietà (al contrario, l'attività fisica favorisce il controllo del peso e migliora parametri metabolici associati a obesità e calcoli alla cistifellea)
  • alcuni farmaci (come i fibrati e gli inibitori di pompa protonica). 

Per quanto riguarda invece il fango biliare, può formarsi durante la gravidanza, in condizioni di digiuno, dopo un periodo prolungato di alimentazione artificiale, in seguito a una rapida perdita di peso o a causa dell'assunzione di alcuni antibiotici.

Calcoli alla cistifellea: quando si manifestano i sintomi

I primi sintomi dei calcoli alla cistifellea possono comparire già con la formazione del fango biliare. Oltre a scatenare dolore, il suo accumulo può portare anche a una colecistite (cioè all'infiammazione della cistifellea) o a una pancreatite acuta (l'infiammazione del pancreas).

Nella maggior parte dei casi, però, i calcoli della cistifellea sono totalmente asintomatici. Nel caso in cui si manifestino, in genere il motivo scatenante è l'occlusione di un dotto da parte dei calcoli. 

Tipici sono gli episodi ricorrenti di dolore nel quadrante superiore destro dell'addome o alla bocca dello stomaco.

Il fastidio può essere associato a nausea, vomito e perdita dell'appetito, e tende ad aumentare costantemente anche per ore, a volte estendendosi alla schiena (fra le scapole o sotto alla spalla destra). 

Spesso gli attacchi si manifestano dopo un pasto particolarmente ricco di grassi, quasi sempre di notte.

Come nel caso del fango biliare, anche i calcoli veri e propri possono causare una colecistite acuta, spesso con infezione da parte di batteri intestinali (soprattutto Escherichia coli e Bacteroides).

L'infiammazione è associata a forte dolore addominale, anche in questo caso localizzato nella parte superiore destra; altri possibili sintomi sono nausea, vomito, febbre e aumento dei globuli bianchi. Inoltre si possono avere infezioni dei dotti biliari.

Anche il passaggio dei calcoli nel dotto biliare comune (coledoco) può rimanere asintomatico o scatenare dolore nella parte superiore destra dell'addome o alla bocca dello stomaco. Un'eventuale ostruzione si può manifestare con ittero oppure, se coinvolge il dotto pancreatico principale, con una pancreatite acuta.

Infine, i calcoli possono finire nel duodeno o nell'intestino tenue, causando anche qui delle ostruzioni.

Come si curano i calcoli alla cistifellea

In assenza di sintomi potrebbe non essere necessario alcun trattamento. Tuttavia, intervenire è raccomandato nella maggior parte dei casi in cui i calcoli iniziano a manifestarsi: il dolore potrebbe ricomparire insieme a gravi complicazioni.

Inoltre il trattamento è consigliato anche alle persone con obesità che saranno sottoposte a interventi di chirurgia bariatrica a causa della forte perdita di peso che dovrebbe seguire (che, come detto, è un fattore di rischio per i calcoli biliari).

L'approccio è perlopiù chirurgico e prevede l'asportazione della cistifellea (colecistectomia). L'intervento può essere condotto sia eseguendo un'ampia incisione nell'addome sia mediante laparoscopia, una tecnica meno invasiva che richiede incisioni più piccole e che permette di ridurre sia i tempi di convalescenza sia i fastidi post-operatori.

Una possibile alternativa sono i farmaci a base di acidi biliari che promuovono la dissoluzione dei calcoli. Tuttavia, la terapia dura molti mesi, non è particolarmente efficace in caso di calcoli di diametro superiore al mezzo centimetro ed è associata a un rischio piuttosto alto di recidiva. 

La frammentazione dei calcoli con onde d'urto extracorporee è invece utilizzata solo in rari casi.

Il ruolo dell'alimentazione nei calcoli della cistifellea

Anche l'alimentazione può giocare un ruolo nella formazione di calcoli alla cistifellea. Si sa, per esempio, che le fibre alimentari potrebbero proteggere dalla formazione dei calcoli aumentando la velocità di transito intestinale e riducendo la formazione di acidi biliari, come l'acido desossicolico, che sono stati associati all'aumento della quantità di colesterolo presente nella bile.

In caso di diete che portino a una rapida perdita di peso, invece, l'assunzione di una dose adeguata di grassi potrebbe aiutare a limitare la stasi della cistifellea, riducendo così il rischio di calcoli.

In generale, un'alimentazione salutare, ricca di frutta e verdura, cereali integrali, frutta secca, legumi, latticini a basso contenuto di grassi e spezie potrebbe aiutare a tenere alla larga i calcoli biliari rispetto a una dieta ricca di carni processate, cereali raffinati, bibite zuccherate, carne rossa, latticini ricchi di grassi, uova, sale e grassi solidi.

Cereali raffinati, grassi e ridotto apporto di fibre sembrano indurre la formazione dei calcoli. Viceversa, antiossidanti, magnesio, vitamina C, omega 3 ed elevato apporto di fibre sembrano esercitare un ruolo protettivo.


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