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Ulcera: meglio non sottovalutarla

Un mal di stomaco particolarmente accentuato che tende a ripetersi, con disturbi della digestione e bruciore: sono questi in genere i primi sintomi con cui si presenta.

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Ulcera diagnosi

Un mal di stomaco particolarmente accentuato che tende a ripetersi, con disturbi della digestione e bruciore: è questo in genere il primo sintomo con cui si presenta.

L’ulcera, meglio detta “ulcera peptica”, consiste in una lesione rotondeggiante, che interessa in profondità la mucosa, cioè il rivestimento interno del tubo digerente. Colpisce in prevalenza gli uomini, con frequenza tripla rispetto alle donne, presentandosi in due diverse forme a seconda della sua localizzazione anatomica.

Si parla infatti di ulcera gastrica se a essere interessate sono le pareti dello stomaco, di ulcera duodenale se invece è colpito il primo tratto di intestino, il duodeno appunto.

La prima compare con maggior frequenza tra i 50 e i 60 anni e nelle classi sociali più basse, ma non è chiaro se ciò sia legato a particolari fattori alimentari o a comportamenti a rischio come il fumo di sigaretta, l'assunzione di caffeina, gli stress emotivi o, più in generale, a una dieta o uno stile di vita scorretti.

La seconda, in genere, si presenta soprattutto tra i 30 e 40 anni e la sua incidenza non risulta influenzata da particolari condizioni socioeconomiche. Ad ogni modo, l’ulcera duodenale è la forma più frequente (fino a 10 volte) e, a differenza di quella gastrica, riconosce una predisposizione familiare sebbene l’Helicobacter pylori sia presente in oltre l’85% dei casi. Inoltre, a causa della vicinanza anatomica tra duodeno e pancreas, se non trattata, può dar luogo a infiammazione del pancreas e, di conseguenza, a pancreatite.

Dalle infezioni ai farmaci

Al di là delle cause specifiche, un’ulcera è il risultato dello squilibrio tra l’azione di fattori aggressivi come l’acidità dei succhi gastrici, la proliferazione di batteri o l’elevato consumo di certi farmaci, e di quelli protettivi, in particolare la produzione di muco da parte di cellule della mucosa gastrica.

Nel dettaglio, l’ulcera gastrica nella maggior parte dei casi è dovuta a:

  • infezione da Helicobacter pylori (50-65% dei casi), un batterio Gram-negativo che deve il suo nome alla particolare forma a elica. È in grado di insediarsi e proliferare nell’ambiente acido dello stomaco scatenando una reazione immunitaria e infiammatoria, la cosiddetta gastrite, favorendo il progressivo danneggiamento delle pareti dello stomaco o del duodeno e, se non trattata, la cronicizzazione dell’ulcera

  • abuso di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) o impiego di cortisonici che riducono i meccanismi di protezione naturale della mucosa dello stomaco (produzione di muco)

  • abitudine al consumo di fattori irritanti come caffè, alcol, bevande gassate, spezie e fumo di sigaretta

  • fattori psicologici (stress, conflittualità)

  • patologie preesistenti come la sindrome di Zolliger-Ellison. Sebbene sia una condizione rara, è caratterizzata proprio dalla presenza di ulcere peptiche multiple dovute all’iperacidità gastrica indotta da un eccessivo rilascio dell’ormone gastrina da parte dei “gastrinomi”, tumore">tumori quasi sempre maligni che si possono sviluppare a livello di pancreas e duodeno.

Qualche notizia in più sull’Helicobacter

Nei Paesi occidentali l’infezione da Helicobacter interessa circa il 20% delle persone al di sotto dei 40 anni e il 50% di quelle sopra i 60 anni. Nei Paesi in via di sviluppo invece colpisce la maggior parte degli adulti pur senza risparmiare i bambini.

L’uomo sembra il principale portatore di questo microrganismo, che si trasmette per via oro-orale o oro-fecale ed è la prima causa di infezione a lento decorso al mondo.

Sintomatologia

L’ulcera gastrica dà luogo a dolore e bruciore allo stomaco, in genere tra un pasto e l’altro, causati del contatto degli acidi gastrici con la zona della lesione. Talvolta tali disturbi interessano una zona addominale più ampia raggiungendo anche lo sterno.

Ai sintomi classici si associano spesso:

  • un senso di distensione, pesantezza o vuoto allo stomaco
  • nausea e vomito
  • difficoltà digestiva
  • calo di peso favorito dalla perdita di appetito
  • anemia da carenza di ferro causata dal sanguinamento locale se l’ulcera è in fase avanzata.

Anche il dolore provocato dall’’ulcera duodenale si presenta solitamente dopo i pasti (60-120 minuti dopo) o durante il digiuno notturno. È placato dall’ingestione di cibo, che svolge in questo caso un effetto tampone.

Un altro aspetto caratteristico dell’ulcera peptica, sia gastrica sia duodenale, è la stagionalità e la durata variabile. Si manifesta infatti per lo più in primavera e autunno con attacchi che possono durare alcuni giorni o settimane alternandosi a intervalli di remissione anche di parecchi mesi o anni.

Gli esami da fare

È importante che l’ulcera peptica sia riconosciuta e curata tempestivamente perché, oltre a creare disagio, comporta anche un danno locale che, se non opportunamente arginato, nel tempo può portare a complicazioni talvolta molto serie.

La diagnosi di ulcera si basa sia sui sintomi riferiti dal paziente (anamnesi) sia su esami strumentali. Tra i principali troviamo:

  • radiografia con mezzo di contrasto: sebbene non più così prescritta come un tempo, si basa sulla somministrazione di solfato di bario che mostra l’eventuale presenza di anomalie lungo il contorno della parete dello stomaco o del duodeno

  • gastroscopia: una tecnica di endoscopia che permette la visualizzazione diretta dell’ulcera a livello gastrointestinale. In alcuni casi alla gastroscopia classica si può associare una biopsia, ossia il un prelievo di mucosa da sottoporre a esame istologico

  • ricerca mirata di Helicobacter: la sua presenza può essere documentata dall’analisi del campione di tessuto raccolto con la biopsia, con un semplice esame del sangue, andando a ricercare gli anticorpi specifici, con un esame delle feci o attraverso il “Breath test” o “test del respiro” che consiste nell’ingestione di urea marcata con carbonio 13 e conseguente raccolta di aria espirata in una speciale provetta dopo 30 minuti. Esaminando il respiro così raccolto, se la quantità di anidride carbonica marcata è superiore a quella presente nel respiro pre-ingestione, il test è considerato positivo per infezione da Helicobacter. Questo si verifica perché il batterio trasforma in anidride carbonica l’urea marcata.

Le possibili complicanze

L’ulcera peptica è una patologia a tutti gli effetti e, come tale, se non curata può dare luogo a varie complicanze:

  • cronicizzazione: stress, fumo, farmaci antinfiammatori, sede e profondità della lesione stessa sono tra i principali fattori che ostacolano una corretta guarigione. In genere, se dopo un periodo di 4 mesi di trattamento non si verifica la cicatrizzazione dell’ulcera, si parla di ulcera cronica o “non trattabile”. Ciò comporta la comparsa di recidive più o meno frequenti e dall’intensità di dolore variabile

  • perforazione: può avvenire in maniera acuta o graduale. Nel primo caso dà luogo a una peritonite dapprima di tipo irritativo a seguito della fuoriuscita del materiale contenuto nello stomaco o nel duodeno, e, successivamente, purulenta per la proliferazione dei batteri. Se si sviluppa più lentamente i sintomi possono essere mascherati dalla formazione di aderenze tra la sede interessata e la superficie di organi vicini come pancreas o fegato

  • emorragia: può avvenire con sanguinamento lento ma continuo e conseguente anemia, oppure in maniera acuta con emissione di sangue attraverso il vomito (ematemesi) o di feci catramose (melena) dovute alla digestione del sangue stesso

  • stenosi (restringimento): la permanenza di un’ulcera comporta la cicatrizzazione della zona interessata con conseguente compromissione della funzionalità

  • interessamento di organi vicini: anche nel caso in cui si tratti di un’ulcera benigna, se le sue dimensioni si accrescono eccessivamente possono essere colpiti organi come fegato o pancreas

  • degenerazione neoplastica: l’ulcera, a seguito della persistenza di un processo infiammatorio, può portare anche alla trasformazione maligna delle cellule con successivo sviluppo di un cancro.

Si cura così

La terapia varia a seconda della gravità e delle caratteristiche del singolo caso e segue il cosiddetto criterio “a gradini”.

Il bicarbonato di sodio o i comuni antiacidi a base di alluminio e magnesio sono i primi rimedi efficaci e rapidi per tamponare l’acidità e favorire la guarigione della lesione ai primi stadi.

Se non sono sufficienti si rende necessario il ricorso a farmaci che bloccano il recettore H2 dell’istamina e quindi la secrezione acida, o agli inibitori della pompa protonica che intervengono direttamente sul meccanismo di produzione dell’acido cloridrico.

Se invece si è in presenza di ulcera da Helicobacter è opportuna la cosiddetta terapia di eradicazione, che dura di solito per due settimane ed è a base di antibiotici (amoxicillina, claritromicina o metronidazolo) e di un inibitore della pompa protonica per bloccare la produzione di acido da parte dello stomaco.

Per i casi più gravi inoltre, soprattutto quando si trasformano in emergenze (emorragia, perforazione), è spesso necessario il ricorso all’intervento chirurgico per riparare i tessuti danneggiati.

A qualsiasi stadio, seguire un’opportuna dieta è comunque fondamentale sia per potenziare gli effetti dell’approccio farmacologico sia per limitare gli episodi di recidiva, tipici di una patologia che tende alla cronicità come appunto l’ulcera.

Si consiglia dunque di:

  • limitare il consumo di cibi difficili da digerire (salumi, latticini, frutta secca, peperoni ecc.) per non accentuare la conseguente produzione di succhi gastrici

  • limitare il consumo di sale e di condimenti

  • adottare metodi di cottura “gentili”, come il vapore

  • evitare l’abuso di sostanze irritanti come spezie, caffeina, bevande gassate, alcolici

  • consumare piccoli pasti suddividendoli nell’arco della giornata.

Piercarlo Salari

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Acidità di stomaco dopo aver mangiato: che fare?

Acidita di stomaco dopo mangiato

Può essere occasionale e spesso è legata a un pasto ricco di grassi. Ecco i consigli del farmacista

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Sette trucchi per digerire meglio

  • Digerire pranzo stress

    Mangia con calma

    La fretta è il peggior nemico della digestione. Meglio prendersi il tempo necessario per mangiare e masticare con calma, boccone dopo boccone. Meglio evitare quindi il panino ingurgitato in fretta e furia al bancone del bar perché è il modo migliore per sentirlo andare su e giù per tutta la giornata. Se possibile, nella pausa pranzo, vanno evitate anche le fonti di stress. Quindi niente discussioni di lavoro, almeno a tavola.

  • Digestione pantaloni

    Evita le cinture che “strizzano” la vita

    Almeno un merito la tanto vituperata moda dei pantaloni “a vita bassa” ce l’ha: lascia libero lo stomaco da inutili costrizioni, facendo appoggiare le cinture o fasce sui fianchi. Chi invece preferisce vestirsi in modo più classico deve orientarsi verso tagli più morbidi e tessuti meno rigidi. E le donne che indossano gonne o shorts e collant dovrebbero evitare di posizionare gli elastici proprio all’altezza dell’ombelico.

  • Digerire fritto

    Stai lontano dai cibi grassi

    Fritti e condimenti a base di burro sono tra gli alimenti più difficili e lunghi da digerire. Lo stomaco deve lavorare un bel po’ prima di riuscire a smaltirli. Chi soffre di problemi digestivi deve quindi evitare, a pranzo e a cena, di mettere troppi grassi nel piatto.

  • Pennicchella digestione

    No alla pennichella

    Dopo un pranzo abbondante, a volte anche dopo un pasto leggero, viene l’abbiocco. Non è nulla di grave: il sangue scorre copioso verso lo stomaco, per favorire la digestione, e diminuisce l’afflusso al cervello. Stanchezza, spossatezza, palpebre abbassate sono un fenomeno naturale. Meglio evitare però la classica pennichella se si fa fatica a digerire perché la posizione orizzontale e il sonno non facilitano il lavoro dello stomaco.

  • Acqua digestione

    L’acqua frizzante non serve

    C’è chi pensa che l’acqua gassata aiuti a digerire. Sarebbe bello, ma in realtà è soltanto un’impressione. L'anidride carbonica non ha alcuna proprietà digestiva: le bollicine si limitano a dilatare lo stomaco, favorendo l'espulsione del gas. Ma questo non certo è sinonimo di digestione.

  • Digestione freddo

    Niente sbalzi di temperatura dopo mangiato

    Anche il classico colpo d’aria allo stomaco, così come il tuffarsi in acqua, subito dopo un pasto è un deterrente alla digestione. Il freddo è un ostacolo al lavoro dello stomaco e se per alcune fortunate persone non cambia nulla, per quelli che soffrono di difficoltà digestive può rappresentare un problema.

  • Antiacido

    Un antiacido all’occorrenza

    Se dopo il pasto insorgono bruciori e dolori allo stomaco è molto probabile che ci sia un problema di iperacidità gastrica. Niente di grave, se succede di tanto in tanto. Nella gran parte dei casi può bastare un antiacido, di quelli che si comprano in farmacia senza ricetta medica. Si tratta di sostanze che reagiscono con l'acido cloridrico, neutralizzandolo. Si presentano sotto forma di compresse o granulati, come per esempio i preparati a base di carbonato di calcio e di magnesio. Neutralizzano rapidamente l'iperacidità e sono rimedi efficaci per facilitare la digestione.


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