Melena: cosa comporta?

È una spia che indica un sanguinamento all’interno del tubo digerente, da localizzare e trattare precocemente.

Ico tempolettura 4d4ceff10709fc567a3b0d04cf7fe5fe311c0b603cdcdde16d5fa93daf9467a7 Tempo di lettura: 4 minuti

È una spia che indica un sanguinamento all’interno del tubo digerente, da localizzare e trattare precocemente.

Il termine melena indica la presenza di sangue nelle feci, che assumono una colorazione scura, una consistenza untuosa (catramosa) e un cattivo odore. Tale aspetto è conferito dall’ossidazione dell’emoglobina da parte dei succhi acidi e/o dei batteri intestinali: la melena suggerisce una permanenza relativamente lunga (almeno 8 ore) del sangue nell’intestino.

Non si tratta dunque di una malattia bensì di un segno, del quale è sempre opportuno ricercare la causa: in altre parole è necessario identificare la sede e la conseguente entità dell’emorragia, che potrebbe avvenire con uno stillicidio oppure in quantità più rilevanti.

È bene inoltre differenziare la melena dall’ematochezia, cioè una perdita di colore rosso vivo, indice di una provenienza del sangue molto più vicina all’ano, come per esempio in caso di emorroidi.

Le cause possibili

L’elenco delle cause di melena è alquanto ampio ed eterogeneo: varici esofagee, gastrite, ulcera gastrica o duodenale, malattia di Crohn o colite ulcerosa, polipi, diverticoli, infezioni gastrointestinali, pancreatite, tumori sono i fattori più comuni, dei quali è bene chiarire alcuni elementi fondamentali, come la sede (8 volte su 10 al di sopra del duodeno), l’estensione, l’eventuale coinvolgimento di strutture vicine, il decorso e così via.

Fino a quando non viene posta una diagnosi precisa non è dunque possibile stabilire la terapia né tantomeno formulare una prognosi. Va poi considerato che alcune condizioni, come per esempio ulcere e varici esofagee, possono andare incontro a recidiva.

È sempre bene verificare se si tratti realmente di melena oppure no: un aspetto insolito e vagamente simile delle feci può essere infatti legato all’assunzione di ferro, carbone alimentare, liquirizia, barbabietole o mirtilli.

L’inquadramento clinico

Prima ancora degli accertamenti di laboratorio e strumentali, lo stato generale dell’individuo è un indicatore molto importante.

Come accennato e facilmente intuibile, un sanguinamento lento ha maggiori probabilità di essere scoperto a distanza di tempo, in quanto il più delle volte si accompagna a un’anemizzazione graduale, mentre una perdita massiva, spesso improvvisa, può portare a un rapido decadimento clinico, fino al rischio di shock emorragico, con necessità di intervento chirurgico d’urgenza.

Va osservato inoltre che la melena, in almeno la metà dei casi, si associa a ematemesi, ossia a vomito con sangue (in questo caso con aspetto per lo più “a fondo di caffè”, a seguito della digestione gastrica).

Altrettanto comune è l’aumento dell’azotemia, dovuto all’assorbimento intestinale dell’emoglobina e delle proteine plasmatiche. Un ulteriore elemento da considerare è la preesistenza o compresenza di malattie, per esempio a carico di fegato, rene, tubo digerente, sistema della coagulazione, o la pratica di particolari trattamenti farmacologici, radio- o chemioterapici.

La terapia

Alla luce di quanto sin qui esposto si può facilmente comprendere perché non c’è una terapia univoca. Gli obiettivi prioritari sono naturalmente la stabilizzazione delle condizioni generali (per esempio della pressione arteriosa), la prevenzione/correzione dell’anemia e il ripristino di una adeguata coagulazione. Si sceglieranno pertanto, a seconda dei casi, strategie farmacologiche oppure chirurgiche, in presenza di vasi sanguinanti, ulcere estese o tumori.

Piercarlo Salari

CONSULTA L’ARCHIVIO DI DISTURBI E PATOLOGIE
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