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Quali sono le cause di infezione al piede?

Batteri e funghi possono causare disturbi ai piedi da non sottovalutare, soprattutto in caso di diabete.

Batteri e funghi possono causare disturbi ai piedi da non sottovalutare, soprattutto in caso di diabete.

Costretti nelle scarpe e lontani dalla vista (al contrario delle mani), i piedi sono spesso una delle parti del corpo più neglette sotto il profilo del benessere, e ancora di più della salute.

Una sottovalutazione generale del loro ruolo – oltre a sostenerci tutto il giorno, a ogni passo contribuiscono a favorire il “pompaggio” del sangue nell’organismo – che viene meno solo in caso di dolore, magari dopo una passeggiata in montagna o l’acquisto di un paio di scarpe sbagliate, o per motivi estetici, quando arriva la stagione dei sandali.

Ma che le estremità non siano solo un piedistallo per l’organismo lo dimostra il loro coinvolgimento in patologie complesse: il piede diabetico, per esempio, è una delle più gravi complicanze di questa diffusa malattia metabolica.

Più note, e per fortuna con conseguenze assai meno pericolose, ma molto frequenti, le problematiche di funghi o verruche, legate allo stile di vita. 

«Il piede può essere soggetto a infezioni vere e proprie (sepsi), dovute a batteri, e infestazioni, causate da un fungo», conferma Antonio Serafin, responsabile della Podologia dell’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano.

«Tra le prime, ci sono le ulcere del piede come complicanza del diabete, lesioni cutanee dei tessuti profondi infestate da batteri presenti nell’aria (come lo Staphylococcus aureus) che alle persone sane non fanno alcun danno, ma che sono pericolosi per chi è immunodepresso. Invece in piscina o nelle palestre, ambienti tipicamente caldo-umidi, è possibile che camminando scalzi il piede venga attaccato da miceti».

Il podologo è l’esperto che si prende cura del piede: il paziente arriva da lui direttamente o su prescrizione del medico curante, del diabetologo, del dermatologo o dell’ortopedico, specialisti con i quali, in base al quadro clinico, mette a punto diagnosi e piano terapeutico per risolvere la patologia.

Le verruche: l’infezione più frequente

La verruca è un’infezione virale molto comune: «Il virus a contatto con il corpo si innesta nella cute, ha una latenza di 30-60 giorni, e poi si sviluppa con un dolore in un punto preciso. Il virus, tanto contagioso che può essere trasmesso a partner e familiari, attacca in particolare le persone depresse immunologicamente: donne in gravidanza, bambini durante la crescita, persone con un sistema immunitario non perfettamente funzionante».

Continua l'esperto: «Il podologo debella l’infezione ai piedi utilizzando sistemi chimici o fisici: applicazione di prodotti liquidi ustionanti o cheratolitici per circa un mese e mezzo (a seconda della profondità e del numero delle verruche presenti), fino all’eliminazione della parte di cute infestata, oppure tre o quattro sedute di raggi laser che tolgono “l’alimentazione” al virus portandolo alla morte, favorendo la rigenerazione dei tessuti senza lasciare cicatrici». 


Il piede è la parte del nostro corpo più soggetta alle verruche perché il caldo-umido che lo caratterizza ne favorisce l’attacco, insieme al fatto che spesso la verruca del piede viene ignorata, con il rischio, in assenza di diagnosi precoce,  di facile proliferazione: una verruca sulla mano viene più facilmente individuata subito e quindi curata con maggiore tempestività. 

Un’altra infezione diffusa è quella da unghia incarnita: «La lamina che penetra nella carne può causare un taglio, una piccola ferita al bordo ungueale che diventa una porta d’accesso per i batteri. La cura – spiega Serafin – consiste nell’asportazione della spicula (il piccolo sperone di unghia incarnito) e la cura della ferita infetta (o a scopo preventivo se non c’è infezione, ma solo il dolore), con creme antibiotiche locali».

Il piede diabetico: la complicanza più grave

Il piede diabetico è una complicanza del diabete mellito, che causa alterazioni anatomo-funzionali di piede e caviglia.

Continua Serafin: «Attraverso una ferita esterna (ulcere e ascessi, sulla pianta del piede) batteri anaerobi possono penetrare in profondità, arrivare fino ai muscoli e, in alcuni casi particolari, come appunto il piede diabetico, addirittura attaccare l’osso causando un’osteomielite. La vulnerabilità si spiega col fatto che le difese immunitarie nel paziente diabetico sono molto ridotte (il diabete pregiudica l’efficienza dei globuli bianchi) ed è colpito da numerose comorbilità (a occhi, cuore ecc.), a cui si aggiungono fattori di rischio costituiti dagli “insulti” a cui è sottoposto il piede, dalle scarpe strette a piccoli traumi che possono causare lesioni che si infettano facilmente se trascurate».

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Prevenzione e cura del piede diabetico

Le linee guida di tutto il mondo prevedono la visita dal podologo almeno una volta al mese o ogni 15 giorni. In questo modo, lo specialista può accorgersi di eventuali piccole lesioni o di anomalie molto precocemente e attuare i trattamenti che favoriscono la guarigione o limitano i danni. Oppure, in caso di aggravamento, inviare tempestivamente il paziente dallo specialista – chirurgo, diabetologo, infettivologo. 


I trattamenti si dividono in tre grandi aree di intervento: prevenzione cronica, cura dell’evento patologico acuto (ferita) e mantenimento della salute del piede.

«Occorre innanzitutto che il piede venga controllato tutti i giorni da parte del paziente o di un familiare (se per esempio il paziente è ipovedente, ha difficoltà di movimento o a piegarsi) – spiega Serafin. Tanto più che il paziente spesso ha anche una neuropatia diabetica che “spegne” la sensibilità al dolore e può non accorgersi di un insulto come un callo o una botta accidentale o una minuscola ferita. Al minimo segnale, bisogna quindi sottoporlo al podologo per un’opportuna valutazione e un eventuale intervento».

Oltre all’ispezione giornaliera, bisogna cambiare le scarpe frequentemente, sceglierle comode, ben tenute, ispezionarle perché all’interno non ci siano sassolini, chiodini, impunture che possono dare fastidio; utilizzare calze senza cuciture e cambiarle tutti i giorni.

«Quanto alla cura –aggiunge lo specialista – l’ulcera diabetica necessita di varie medicazioni: va pulita (eliminando pelle morta, pus, secrezioni varie ecc.), disinfettata dallo specialista (con impacchi di soluzione fisiologica e sostanze che stimolano la crescita delle cellule e la cicatrizzazione per un quarto d’ora o mezz’ora), protetta (con cerotti, feltri) e controllata almeno ogni settimana o ogni quindici giorni, se necessario anche indossando calzature specifiche per il piede affetto da ulcera».

Se il problema si risolve, bisogna mantenere sano il piede, con calzature speciali, con suola particolare e tomaia molto alta e morbida e plantare su misura.

Se purtroppo la patologia si aggrava, con un’infezione ossea, il paziente deve andare da un infettivologo e da un ortopedico e il podologo, in accordo con gli specialisti, può di nuovo approntare un plantare su misura o indicare calzature specifiche, sempre su misura, per proteggere il piede durante i mesi necessari alla guarigione (da 2 a 6, a seconda del caso).

Continua Serafin: «Naturalmente ci sono anche terapie con antibiotici prescritti dall’infettivologo che vanno scrupolosamente seguite fin dalle prime avvisaglie: un gonfiore, un rossore, un prurito, un dolore pulsante suggeriscono un’infezione che va subito affrontata recandosi dallo specialista. La penicillina è stata superata da formulazioni più all’avanguardia e più mirate, dopo una batteriocoltura che individua esattamente l’agente patogeno, così come non si utilizza più la “vecchia” terapia antibiotica a base di vancomicina, per la possibilità di pericolosi effetti collaterali. Un’altra terapia “d’antan” sono le sedute in camera iperbarica, per arricchire il sangue d’ossigeno, favorendo la nutrizione del tessuto del piede. Attualmente il trattamento è meno utilizzato perché sostituito da interventi chirurgici di rivascolarizzazione del piede, con bypass nei vasi della gamba con insufficienza venosa perché intasata da placche aterosclerotiche, in modo da normalizzare la circolazione e far affluire più sangue anche ai distretti più lontani dell’arto, come i piedi, appunto».  

Le complicanze


A parte il caso dell’insufficienza venosa, trombosi e altre patologie del sistema circolatorio a carico degli arti inferiori difficilmente danno problemi ai piedi. L’unica possibile evenienza è un’ischemia che causi la “morte” parziale (necrosi) di una parte di dito. La necrosi può produrre una ferita sul dito ancora sano che è attaccabile dai batteri, con una conseguente infezione. Il trattamento è pressoché simile a quello messo in atto per il piede diabetico.

Più in generale, le infezioni gravi del piede che conducono addirittura alla necessità di un’amputazione sono tutt’altro che rare: «Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità le amputazioni per ulcere cutanee diabetiche sono al primo posto nel mondo –spiega Serafin. Se il piede non riceve la necessaria quantità di sangue, le ulcere non si rimarginano e l’infezione si propaga con differenti livelli di gravità, dalla “cellulite superficiale”, (interessamento del derma, secrezione modesta, eritema limitato) fino al rischio di morte del tessuto e gangrena».

«Se antibiotici e rimozione del tessuto infetto non sono sufficienti – aggiunge l'esperto– si arriva all’amputazione dell’arto per evitare che l’infezione si diffonda ad altre parti del corpo vicine. Quindi il pericolo di un’estrema conseguenza partita da una piccola lesione è molto alto: ecco perché bisogna prestare grandissima attenzione al benessere dei piedi nei pazienti con diabete, una patologia che ha oggi assunto le dimensioni di una vera e propria epidemia».

Le micosi del piede


«Le micosi del piede possono riguardare le unghie o la pelle –spiega Serafin. Le micosi ungueali sono dovute a saprofiti che si introducono sotto l’unghia e poi si nutrono della cheratina, distruggendo l’unghia che si sfoglia, diventa gialla, fino a consumarsi completamente nei casi più gravi. Se presa nelle fasi iniziali la micosi può essere eradicata completamente, con farmaci o interventi messi in atto dal podologo: pulizia della parte infetta, trattamento con creme a base di urea per eliminare i miceti, ricostruzione della lamina seguendone il corretto allungamento e ricrescita del bordo».

La costrizione nella calzatura, e la conseguente sudorazione in un ambiente molto caldo, è un perfetto terreno di coltura per altri miceti, soprattutto in primavera, quando la temperatura esterna si alza, ma non abbastanza da permettere di passare ai sandali: «Come la candida, triconomas e altri che attaccano la cute, soprattutto tra le dita o sulla pianta del piede, causando fastidio, bruciore, pelle screpolata o arrossata. Non sono pericolosi, ma esteticamente molto sgradevoli. Il paziente può curarsi in autonomia: con una scrupolosa igiene del piede, lavandosi almeno due volte al giorno con prodotti specifici (ipoclorito di sodio o prodotti che vanno disciolti nell’acqua per ridurre la carica micotica) e asciugandosi perfettamente, in particolare tra le dita, cambiando le calze (di cotone) almeno una volta al giorno e disinfettandole con prodotti ad hoc (si trovano al supermercato o in farmacia). Il trattamento ha una durata di un mese-un mese e mezzo».

Mariateresa Truncellito

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