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Ossiuri

Filamenti bianchi lunghi circa un centimetro, sottili e mobili, si riproducono nell'intestino e colpiscono spesso i bambini.

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Ossiuri terapie farmaci

Filamenti bianchi lunghi circa un centimetro, sottili e mobili, si riproducono nell'intestino e colpiscono spesso i bambini.

Che cosa sono

L’infezione da ossiuri, detta anche ossiuriasi o enterobiasi, è una delle parassitosi intestinali più comuni nell’uomo. Colpisce prevalentemente i bambini, circa il 10%.

La facilità di contagio in tenera età è da ricondurre principalmente a un sistema immunitario non ancora del tutto maturo e alla mancata predisposizione all’osservanza di norme igienico-sanitarie più tipiche dell’età adulta.

Gli ossiuri sono piccoli vermicelli appartenenti al gruppo dei Nematodi, a forma di filamenti cilindrici, di colore bianco, lunghi circa un centimetro, sottili e mobili.

I principali parassiti intestinali sono Enterobius vermicularis e Enterobius gregorii: vivono esclusivamente nell’intestino umano, in particolare nell’intestino crasso e nell’ampolla rettale, e sono caratterizzati da un ciclo di sviluppo diretto, cioè privo di ospiti intermedi.

Guarda anche la candida-nei-bambini-che-fare">videointervista al pediatra di Saperesalute.it su questo argomento.

Vie di contagio

La trasmissione può avvenire con diverse modalità, anche se quella più frequente è attraverso la via oro-fecale, ossia con l’ingestione accidentale delle microscopiche uova degli ossiuri che si trovano nell’ambiente, nel cibo o in oggetti di uso comune data la loro capacità di sopravvivere fino a 2-3 settimane una volta che sono state espulse dall’ospite precedente.

Anche la via aerea può rappresentare una modalità di trasmissione a causa delle piccole dimensioni e del basso peso delle uova. Essendo facilmente sollevabili dalle superfici, per esempio sbattendo le lenzuola, possono entrare nell’organismo attraverso l’inspirazione e, successivamente con la deglutizione, raggiungere la sede intestinale. Quella fecale, di contro, non è da considerarsi una via di contagio in quanto le uova non vengono eliminate con le feci.

Una volta arrivate all’intestino tenue, le uova si schiudono liberando larve che, migrando verso il colon, maturano in qualche settimana. Gli ossiuri femmine, oltre a presentare dimensioni maggiori, sono caratterizzate anche da una più lunga sopravvivenza rispetto ai maschi, raggiungendo le 13 settimane contro le 7 del sesso opposto. Infatti, i maschi adulti muoiono subito dopo aver fecondato le femmine per azione di specifici enzimi intestinali, mentre le femmine, aderendo alla mucosa intestinale dalla quale traggono cibo per la maturazione delle uova che trasportano, raggiungono l’ultima parte dell’intestino, il colon.

Dopo essersi staccate dalla parete, soprattutto di notte e al mattino presto, escono dall’ano e, sebbene muoiano anch’esse per disidratazione al contatto con l’aria in meno di mezz’ora, depositano nella zona anale e perianale migliaia di uova, dalle 11.000 alle 16.000 per ogni esemplare femmina. Le uova, richiedendo un periodo di maturazione che va dalle 4 alle 6 ore, risultano potenzialmente in grado di re-infettare l’ospite già al mattino.

Le uova, invisibili a occhio nudo date le loro piccolissime dimensioni, vengono rilasciate nell’ambiente esterno solo dopo circa 4 o 5 settimane dallo sviluppo iniziale dell’infezione.

Quando gli ossiuri depongono le uova a livello anale e perianale, il bimbo avverte una sensazione di intenso prurito e, facilmente, si gratterà.

Microscopici residui di feci si depositano così sulle mani del bambino e, toccando gli oggetti di uso quotidiano (giocattoli, matite, oltre ovviamente a lenzuola, asciugamani e indumenti intimi) li contamina con le uova.

Se un altro bambino, o un adulto, tocca gli stessi oggetti e si porta le mani alla bocca, ingerisce a sua volta le uova dando l’avvio a un nuovo ciclo riproduttivo.

Tra i fattori che facilitano il contagio, oltre allo stretto contatto con un soggetto già colpito e la giovane età, troviamo anche il sovraffollamento e, in generale, scarse norme di igiene.

Gli ossiuri infettano solo l’uomo e non gli animali domestici come cani o gatti, che possono però rappresentare una via di trasmissione indiretta trasportando nel pelo le uova ancora vive.

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Sintomi

Può talvolta essere asintomatica, considerando come l’entità e la manifestazione dei sintomi sia da collegare al sito e all’importanza dell’infestazione stessa. Soprattutto nelle fasi iniziali, dunque, potrebbe non essere avvertita dall’ospite.

I sintomi principali rimangono comunque il prurito e l’irritazione a livello anale, il che porta i pediatri a sospettare la presenza di ossiuri se un bambino si gratta spesso il culetto.

Il prurito anale è da ricondurre agli spostamenti degli ossiuri femmine all’interno dell’intestino ed è perciò più intenso di notte e al mattino presto. Le bambine, a volte, avvertono anche prurito vulvare e possono manifestare una vaginite.

In alcuni casi, soprattutto nei bambini, compaiono inoltre irrequietezza, irritabilità, insonnia, digrignamento dei denti (bruxismo), perdita di appetito ed enuresi (perdita involontaria di urina).

Le complicazioni, seppur non frequenti, riguardano la comparsa di lesioni cutanee per l’intenso atto di grattarsi, con conseguenti infezioni batteriche secondarie (come dermatiti o follicoliti che possono estendersi anche ai genitali anteriori). Ancora più rare sono le infestazioni sistemiche riscontrate attraverso esami del sangue, che presentano un aumento eccessivo dei globuli bianchi.

Diagnosi

In alcuni casi la diagnosi è facile, perché è possibile osservare gli ossiuri sulle feci o addirittura nell’orifizio anale.

In molti casi invece bisogna ricorrere a procedure più specifiche, come per esempio lo scotch test, il prelievo del campione tramite uno stick di cotone e l’esame delle feci.

Lo scotch test si esegue al mattino appena alzati, prima di recarsi in bagno, applicando del comune nastro adesivo (basta che sia trasparente) sull’apertura anale.

In questo modo le uova restano attaccate al nastro adesivo, il quale deve essere applicato su un vetrino da microscopio stando attenti a evitare la formazione di bolle d’aria.

Non sempre si ha una diagnosi chiara e certa la prima volta che si esegue lo scotch test e, in caso di negatività, l’operazione si esegue in genere per tre o quattro giorni consecutivi. A questo punto si porta il tutto a un centro diagnostico.

Dato che il prurito in questa zona potrebbe esser riconducibile ad altri disturbi, quali per esempio una candidosi, è importante considerare tutte le ipotesi.

Terapia e consigli pratici

Esistono alcuni farmaci, detti antielmintici o antiparassitari, che sono in grado di eradicare gli ossiuri.

Il farmaco più indicato sia per bambini sia per adulti è il mebendazolo per somministrazione orale. Il suo meccanismo d’azione è semplice e prevede il blocco dell’utilizzo del glucosio da parte dei vermi i quali, trovandosi privi della loro principale fonte di energia e nutrimento, vanno lentamente incontro a morte. Richiede una prescrizione medica e va somministrato a bambini di età superiore a due anni in dose unica o doppia (a distanza di due settimane). È controindicato in gravidanza e tra i principali effetti collaterali troviamo mal di stomaco, diarrea, eritema e flatulenza.

Oltre al mebendazolo, sempre da assumere per bocca, sono disponibili anche albendazolo, dall’azione simile al primo, e il pirantel pamoato, che invece va a indurre paralisi motoria con conseguente distacco dalla parete intestinale ed espulsione con le feci.

Spesso, il trattamento farmacologico da solo non è in grado di eliminare completamente gli ossiuri ed è perciò importante puntare anche sulla prevenzione di ulteriori contagi e sulla completa disinfestazione dell’ospite già interessato.

Ecco i consigli pratici raccomandati dai medici:

  • lavare frequentemente e spazzolare bene con acqua e sapone le mani del bimbo per evitare l’auto-reinfestazione, pulendo con attenzione anche sotto le unghie e avendo l’accortezza di tenerle corte

  • cambiare la biancheria intima, le lenzuola, gli asciugamani e, in caso di bambini, i pannolini con frequenza superiore a quella consueta lavando ad alte temperature (60°C) anche gli indumenti, in quanto il calore è in grado di uccidere le uova

  • evitare l’uso in condivisione di effetti personali

  • praticare al risveglio una corretta e accurata igiene intima, anche nelle pliche anali, per eliminare le uova depositate durante la notte

  • lavare e sterilizzare i giocattoli o sostituire, in via temporanea, quelli più utilizzati in attesa che le uova muoiano

  • evitare il sollevamento di polvere (in quanto possibile fonte di trasmissione aerea) attraverso l’utilizzo di un panno umido durante le pulizie

  • trattare contemporaneamente i familiari e gli altri soggetti potenzialmente a rischio per eradicare completamente la possibilità di infestazione

  • continuare con queste pratiche anche durante il trattamento farmacologico.

Ci sono poi alcuni rimedi naturali che, per tradizione, vantano una certa efficacia, ma che in nessun caso devono andare a sostituirsi al consulto con il medico e all’assunzione di farmaci specifici.

Tra questi, il più comune è l’ingestione al mattino e a digiuno di acqua con aglio tritato e precedentemente macerato. Al pari dell’aglio, anche finocchio, cipolla, fragole, limone e succo d’ananas sembrerebbero presentare attività antielmintica.

Esistono poi alcune piante ad azione vermifuga quali la corteccia di melograno, l’assenzio e il tanaceto, il cui uso deve essere però evitato in gravidanza e in bambini piccoli data la loro potenziale tossicità.

L’uso di lassativi naturali, come per esempio le prugne, possono facilitare l’eliminazione del verme stesso attraverso le feci.

Infine, è consigliabile applicare una crema lenitiva e idratante per prevenire il prurito nella zona intorno all’ano.

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Battaglioli1 Marina Battaglioli
Pediatra e neonatologa

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