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Lampade UV? Meglio andarci cauti

I danni da esposizioni incontrollate non sono da sottovalutare.

Ico tempolettura 4d4ceff10709fc567a3b0d04cf7fe5fe311c0b603cdcdde16d5fa93daf9467a7 Tempo di lettura: 9 minuti
lampade UV rischi

I dati di studi sull’argomento parlano chiaro: i danni dovuti a esposizioni incontrollate alle lampade abbronzanti non sono da sottovalutare. Meglio pensarci con attenzione.

Eritemi, disidratazione, riduzione delle difese immunitarie locali dell’epidermide, accelerazione dei processi di fotossidazione e invecchiamento con comparsa più precoce e marcata di rughe, nevi e macchie scure sulla pelle. E, soprattutto, significativo aumento del rischio di sviluppare melanoma e altri tumori cutanei.

Sono questi i pericoli cui si espone chi sceglie di utilizzare più o meno regolarmente e intensamente lampade UvA, lettini o docce solari che siano, nell’intento di potenziare o mantenere più a lungo l’abbronzatura conquistata durante le vacanze. Oppure di assicurarsene una “on demand” adatta a tutte le stagioni.

Non si tratta di inconvenienti improbabili o remoti, ma di rischi concreti, dimostrati da studi clinici numerosi e all’ordine del giorno.

I danni sono ulteriormente amplificati dal fatto che gli effetti dell’esposizione ai raggi ultravioletti (Uv) artificiali, disponibili tutto l’anno vanno a sommarsi in modo deleterio alle radiazioni solari cui siamo inevitabilmente esposti ogni volta che siamo all’aperto, in auto, vicino a una finestra.

Schiavi dell’abbronzatura

Non soltanto: è dimostrato che l’abbronzatura da solarium, soggettivamente e socialmente apprezzata, tende a dare “assuefazione”, spingendo a eccedere nel desiderio di un colorito sempre più accentuato.

Ne vale la pena? La ragionevolezza e i dermatologi dicono di no. Soprattutto in considerazione del costante aumento dell’incidenza di tumori cutanei che si sta registrando negli ultimi decenni.

Eppure le persone che non se ne preoccupano o che consapevolmente accettano di correre un rischio certo in nome di un discutibile miglioramento estetico continuano a essere molte. Troppe. Sempre di più. Specie tra le donne con meno di 45 anni e gli adolescenti, ossia proprio le due fasce di popolazione che, dati scientifici alla mano, vengono maggiormente danneggiate dall’insulto dei raggi Uv.

Alcune regole di base

Benché un modo assolutamente sicuro e sano di abbronzarsi non esista, tutelare almeno in parte l’epidermide, oltre che doveroso è possibile, adottando alcune strategie protettive in grado di ridurre l’impatto lesivo delle radiazioni sulle cellule cutanee e sugli altri componenti fondamentali del derma, a partire da fibroblasti, collagene ed elastina.

L’attenzione nella scelta del centro estetico, invece, poco aiuta perché neppure le lampade dalla tecnologia più avanzata o a bassa anziché ad alta pressione possono evitare il danno connaturato ai raggi Uv e senza il quale, di fatto, non si otterrebbe alcuna abbronzatura.

Certo, rivolgersi a strutture con personale serio e competente è preferibile, se proprio non si può rinunciare.

Proteggere è indispensabile

Esattamente come quando ci si espone alla luce solare naturale, il primo indispensabile mezzo per proteggere la pelle dalle radiazioni Uv artificiali è rappresentato dai filtri solari.

Da scegliere come sempre in funzione del proprio fototipo, delle caratteristiche di maggiore o minore secchezza cutanea e dall’età, ma ricordando anche alcuni specifici aspetti legati al contesto.

Innanzitutto, bisogna considerare che i raggi emessi da lampade, docce e lettini sono soltanto di tipo UvA.

Queste radiazioni, un tempo ritenute pressoché innocue, sono in realtà più subdole degli UvB perché hanno un’analoga capacità di danneggiare la cute e di promuovere l’insorgenza di melanomi, ma una minor tendenza a provocare eritemi e ustioni, privando così di un prezioso segnale che induce ad autolimitare l’esposizione.

Per questa ragione tempi e intensità delle sedute abbronzanti devono essere pianificati con attenzione e il più possibile ridotti, anche a costo di accontentarsi di un colorito un po’ meno marcato.

Scegliere i filtri giusti

In aggiunta, serve una certa cautela al momento di acquistare l’antisolare da applicare prima di ogni seduta: nella formulazione devono essere sempre presenti filtri UvA.

Molti dei prodotti in commercio contengono soltanto composti in grado di schermare dai raggi UvB e, se già in generale non sono in grado di offrire una protezione efficace, nel caso dell’esposizione a lampade abbronzanti, docce e lettini diventano del tutto inutili.

E non è tutto. In genere, le formulazioni che contengono contemporaneamente filtri UvA e UvB sono studiate per tutelare la pelle dalle radiazioni solari naturali (composte soltanto per il 10% da UvA) cosicché assicurano una protezione dagli UvA pari a circa un terzo di quella dagli UvB.

Di fatto, però, nel caso delle lampade abbronzanti è essenzialmente dagli UvA che bisogna proteggersi, e bisogna farlo in modo molto più deciso perché la loro intensità è superiore a quella di una giornata di sole estivo.

Per essere certi di non correre rischi, quindi, si dovrebbero scegliere antisolari con filtri UvA+UvB con Spf (Skin protection factor) elevato, almeno 30-50, anche se si ha un fototipo scuro.

Altro dettaglio da non sottovalutare. Le lampade solari, anche per il fatto di essere utilizzate in luoghi chiusi e meno aerati dell’ambiente esterno, tendono a disidratare maggiormente la pelle della luce solare naturale.

Inoltre, penetrando in profondità nel derma le radiazioni UvA interagiscono con le cellule produttrici di collagene ed elastina, ossia le sostanze da cui dipendono il tono, la compattezza e l’elasticità cutanea, accelerandone la degenerazione e i processi di invecchiamento.

Oltre al filtro specifico, quindi, per evitare di ritrovarsi con una cute spenta, impoverita e troppo presto segnata da discromie e solchi più o meno e accentuati, meglio preferire formulazioni antisolari molto idratanti, se si ha la pelle tendenzialmente grassa o acneica, oppure più consistenti e ricche di composti lipidici, se la cute è già in partenza normale-secca o se l’età è più avanzata.

Rigenerare è doveroso

La cura della pelle esposta agli UvA non finisce alla cassa del solarium. Per favorire un buon recupero dallo stress imposto dalle radiazioni e assicurarsi un’abbronzatura più omogenea e duratura, subito dopo l’esposizione è essenziale applicare creme o fluidi idratanti ed emollienti.

Queste aiutano a mantenere la pelle elastica, a ridurne lo sfaldamento e a favorire una ricostituzione rapida del microfilm idrolipidico capace di proteggerla dagli agenti esterni.

Un aspetto, quest’ultimo, particolarmente importante nei mesi freddi e per chi vive in città, che subito dopo l’irraggiamento si trova immerso nello smog metropolitano.

Se si è inavvertitamente protratta la seduta un po’ più del dovuto, ci si è avvicinati troppo alla sorgente o non è stata impiegata una protezione solare adeguata e si percepisce una lieve sensazione di bruciore, stiramento o prurito, appena tornati a casa si può attenuare il fastidio ricorrendo a prodotti arricchiti con sostanze rinfrescanti, lenitive e decongestionante, come canfora, mentolo o pantenolo.

In questi casi, per il corpo l’ideale è puntare su emulsioni o schiume spray che possono essere applicate senza bisogno di massaggiare e vengono assorbite rapidamente dalla cute, permettendo quindi di rivestirsi in fretta e senza troppi disagi.

Se l’eritema è concentrato al viso, invece, vanno preferite formulazioni di maggior consistenza, come paste emollienti e creme che, mentre leniscono, nutrono e contrastano l’ulteriore disidratazione e l’invecchiamento cutaneo.

Il parere dei dermatologi

Un’ultima considerazione da non sottovalutare. Secondo i dermatologi, l’abbronzatura artificiale dovrebbe essere vietata almeno al di sotto dei 18 anni e al di sopra dei 60, alle donne in gravidanza o che assumono anticoncezionali ormonali, a chi soffre o ha sofferto di malattie autoimmuni, ai soggetti in trattamento con farmaci fotosensibilizzanti e, neanche a dirlo, a chi ha personalmente sperimentato o ha parenti stretti che hanno sofferto di melanoma.

Molti, inoltre, sconsigliano fortemente l’uso delle lampade UvA a chi ha un fototipo basso (1-2), vale a dire capelli rossi o biondo chiaro, occhi azzurri o verdi e carnagione lattescente.

Per tutti, invece, la raccomandazione a non eccedere con la frequenza delle esposizioni. Due sedute a settimana sono un limite assolutamente da non superare perché irraggiamenti ripetuti e troppo ravvicinati determinano un accumulo di danni particolarmente sfavorevole.

Rosanna Feroldi

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Garonzi Francesco Garonzi
Dermatologo

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