Pubblicità

Farmaci contro l’insonnia, impariamo a conoscerli

In alcuni casi, per dormire bene è necessario ricorrere a farmaci specifici. Ecco quali sono e come usarli al meglio.

Ico tempolettura 4d4ceff10709fc567a3b0d04cf7fe5fe311c0b603cdcdde16d5fa93daf9467a7 Tempo di lettura: 15 minuti

In alcuni casi, per dormire bene è necessario ricorrere a farmaci specifici. Ecco quali sono e come usarli al meglio.

C'è chi ne soffre soltanto occasionalmente e per ragioni ben precise e chi deve farci i conti abbastanza spesso o, addirittura, costantemente, per periodi più o meno prolungati.

Nel primo caso, l'insonnia è una compagna sgradita, ma priva di significative sequele per la salute e il benessere psicofisico generale, eccezion fatta per l'immancabile sonnolenza, le prestazioni sotto tono, l'irritabilità e il nervosismo caratteristici del giorno successivo alla notte travagliata.

Il discorso cambia, e in modo sostanziale, quando i disturbi del sonno persistono per diverse settimane o mesi, rendendo difficile addormentarsi, causando risvegli frequenti durante la notte o troppo precoci, anche prima dell'alba. In questo secondo caso, il riposo insufficiente, oltre a ridurre le performance globali e il tono dell'umore, destabilizza l'equilibrio ormonale e metabolico, aumentando il rischio di sviluppare (o di veder peggiorare) diverse malattie organiche e di natura psichiatrica.

Adottare buone abitudini di vita, seguire alcune preziose regole di "igiene del sonno" e, quando necessario, ricorrere a rimedi di origine naturale o a farmaci in grado di favorirlo sono le chiavi per recuperare un sonno di buona qualità e di durata adeguata. Ecco alcuni consigli a riguardo.

Le cause e le conseguenze dell'insonnia

L’insonnia è una condizione estremamente comune: i dati epidemiologici indicano che a soffrire di questo problema in modo occasionale è il 30-50% delle persone in età adulta, mentre il 6-13% (ossia, circa una persona su 8-15) soddisfa i criteri per la diagnosi di vero e proprio "disturbo del sonno", secondo la definizione aggiornata del Manuale diagnostico statistico delle malattie mentali (DSM-5).

In particolare, il DSM-5 definisce l'insonnia come «una condizione di insoddisfazione relativa alla quantità o qualità del sonno, caratterizzata sia da difficoltà nell’iniziare il sonno che nel mantenerlo, che determina una condizione clinicamente significativa di stress o netta riduzione della funzionalità in diverse aree (sociale, occupazionale, comportamentale)» della vita durante il periodo di veglia.

All'origine di una o più notti insonni possono esserci le cause più diverse, talvolta facilmente individuabili. Tra le più frequenti, si possono ricordare una cena troppo abbondante, l'assunzione eccessiva di sostanze stimolanti come la caffeina o il guaranà, una festa finita all'alba, un malessere fisico estemporaneo, la tensione per un esame, un periodo di difficoltà in famiglia o sul lavoro, il cambio di abitazione, l'eccitazione o lo stress per evento importante (come un matrimonio o l'arrivo di un figlio), un lungo viaggio con relativo jet-lag da fuso orario, il lavoro notturno o, banalmente, il fatto di non dormire nel proprio letto.

Ben nota è, poi, l'insonnia che può accompagnare malattie fisiche, a causa dei sintomi della malattia stessa (dolore, necessità di mantenere posizioni forzate/scomode, sudorazioni, tosse e altre difficoltà respiratorie ecc.), dei farmaci assunti per poterla curare (che possono comportare disturbi del sonno tra gli effetti collaterali) o della preoccupazione per il trattamento che si deve affrontare e i relativi esiti (interventi chirurgici, chemioterapia ecc.).

Pubblicità

Due malattie tipicamente associate a difficoltà nel dormire, tanto da far parte integrante della categoria dei disturbi del sonno, sono la sindrome delle gambe senza riposo e la sindrome delle apnee notturne del sonno.

Ancora più spesso delle malattie fisiche, a causare forme di insonnia più o meno persistente sono i disturbi di origine psichica, come la depressione, l'ansia e il disturbo bipolare in fase "maniacale"(così definita in quanto caratterizzata da un livello di eccitazione/attivazione psicofisica eccessive). In questi casi, una destabilizzazione più o meno importante del ciclo sonno-veglia fa parte integrante della patologia psichiatrica, al punto che, non di rado, ne rappresenta uno dei sintomi più precoci, nonché uno dei segni chiave per la diagnosi.

Il legame tra depressione, ansia, disturbo bipolare e alterazioni del sonno è biunivoco: se da un lato, infatti, la presenza di questi disturbi psichiatrici può causare insonnia, dall'altro, un sonno insufficiente per diverse notti può facilitare lo scatenamento di episodi depressivi o ansiosi o di fasi "maniacali" del disturbo bipolare, a causa dei suoi effetti destabilizzanti sul sistema nervoso.

La correlazione tra sonno e psiche è così marcata e comprovata che ormai da alcuni anni sono stati messi a punto approcci di trattamento per questi disturbi basati proprio sulla modulazione del sonno.

Un legame bidirezionale più debole, ma altrettanto verificato, esiste tra insonnia e disturbi neurocognitivi. È, infatti, ben noto che gli anziani affetti da declino cognitivo e demenza soffrono spesso di disturbi del sonno e alterazioni del ritmo sonno-veglia e che, anche in questo caso, le difficoltà a dormire possono rappresentare uno dei sintomi iniziali della malattia neurodegenerativa.

D'altro canto, numerosi studi hanno indicato che i pazienti che soffrono di insonnia cronica tendono a presentare più spesso di chi dorme regolarmente e a sufficienza disturbi cognitivi, soprattutto nelle aree dell'attenzione, della memoria operativa (necessaria per organizzare e svolgere compiti complessi), della memoria episodica e del "problem solving" (pensiero razionale orientato alla risoluzione di un problema).

Altri noti effetti negativi a lungo termine dell'insonnia cronica sulla salute riguardano la sfera metabolica e cardiovascolare e derivano principalmente dall'impatto del riposo insufficiente sull'assetto ormonale, sull'appetito e sulla regolazione della funzionalità vascolare e cardiaca. In particolare, è stato dimostrato che l'insonnia favorisce lo sviluppo di sovrappeso e obesità in adulti e bambini, ridotta tolleranza al glucosio e diabete di tipo 2 (soprattutto dopo i 40 anni) e ipertensione (uno dei principali fattori di rischio per le malattie cardiovascolari).

Consigli pratici per favorire il sonno

A prescindere dal tipo di insonnia, il primo approccio raccomandato da tutti gli specialisti di medicina del sonno per migliorare qualità e durata del riposo notturno è di tipo non-farmacologico e prevede l'analisi delle proprie abitudini di vita e dei comportamenti correlati al sonno in modo da correggere eventuali "errori" commessi in modo più o meno consapevole.

In generale, per trovarsi nelle condizioni ideali per dormire bene, viene consigliato di seguire le seguenti regole di "igiene del sonno":

- cercare di eliminare i fattori ambientali potenzialmente in grado di interferire con un sonno di qualità (rumore, luce, odori molesti, ecc.)

- verificare che la temperatura e l’umidità della camera da letto siano adeguate (idealmente, circa a 15-18°C e 60% di umidità relativa)

- cercare di andare a letto e alzarsi sempre alla stessa ora, anche se la notte precedente si è dormito male

- evitare di dormire durante il giorno

- seguire un'alimentazione sana e prevedere cene leggere, composte da cibi non troppo conditi o speziati e facili da digerire

- consumare con moderazione o eliminare completamente le bevande eccitanti (caffè, tè, energy drink, bevande a base di cola, guaranà ecc.)

- non assumere alcolici ed evitare di fumare dopo cena

- svolgere regolarmente attività fisica durante il giorno, senza eccessi e preferibilmente prima delle 20.00

- andare a letto solamente quando si intende dormire; non leggere, guardare la televisione, usare lo smartphone o navigare in Internet mentre si è a letto

- evitare di dedicarsi ad attività fisiche o intellettuali impegnative, nelle ore serali e soprattutto prima di andare a letto

- fare una doccia o un bagno caldi e rilassanti prima di coricarsi

- durante la serata o prima di andare a letto, bere una camomilla o una tisana rilassante naturale a base di valeriana, tiglio, passiflora, calendula, escolzia ecc.

- provare a sfruttare tecniche di rilassamento e meditazione (yoga, respirazione guidata, tai-chi, massaggi, agopontura ecc.).

Quando usare farmaci contro l'insonnia

Se, dopo aver seguito tutti i consigli di "igiene del sonno", le difficoltà a dormire persistono è necessario rivolgersi al medico di famiglia che, dopo una visita, prenderà in considerazione una terapia con farmaci mirati oppure riterrà necessario un approfondimento presso un Centro di medicina del sonno.

A riguardo, va precisato che il ricorso a una cura farmacologica con sonniferi è quasi sempre necessario quando si soffre di:

- insonnia "primaria", ossia priva di cause esterne od organiche riconoscibili

- sindrome delle gambe senza riposo, un disturbo del sonno caratterizzato da una sensazione di fastidio alle gambe e dal bisogno di muoverle in continuazione, che talvolta interessa anche le braccia.

Anche in presenza di malattie fisiche o psichiatriche che impediscono di dormire bene per un numero di ore sufficiente il ricorso a farmaci ipnotici diventa molto spesso necessario se, dopo aver ottimizzato il trattamento della patologia di base, continuano a essere presenti sintomi che disturbano il sonno (per esempio, un non completo controllo del dolore in pazienti che soffrono di artrosi cronica severa o dolore neuropatico) o una sostanziale alterazione del ritmo sonno-veglia (per esempio, nella depressione ansiosa).

A seconda della loro struttura molecolare e degli specifici effetti che esercitano sul sistema nervoso, i farmaci generalmente indicati come "sonniferi" possono aiutare a dormire bene in diversi modi:

  • favorendo l'addormentamento

  • permettendo di mantenere la continuità del sonno (evitando risvegli notturni)

  • riducendo la tendenza a svegliarsi all'alba.

Tutti i farmaci di questa categoria esercitano un'azione efficace e sono ben tollerati, ma soltanto a patto che vengano usati con criterio, ossia soltanto quando realmente necessario, su prescrizione del medico di famiglia o di uno specialista di medicina del sonno, al dosaggio e con le modalità indicate e per il tempo necessario.

Tutti questi aspetti possono variare molto da persona a persona. Quindi, è assolutamente vietato il “fai-da-te”.

Farmaci contro l'insonnia: quali sono e come usarli

La classe di farmaci di riferimento per migliorare durata e qualità del sonno è quella degli "ipnotici", di cui fa parte un ampio gruppo di molecole caratterizzate dalla capacità di accorciare il tempo necessario per addormentarsi e di ridurre la probabilità di risvegli durante la notte. Inoltre, esercitano anche attività sedativa, ansiolitica, miorilassante e anticonvulsivante più o meno marcate a seconda dello specifico principio attivo considerato.

In commercio esistono sonniferi con diversa emivita e, quindi, con durata dell'azione ipnotica più o meno prolungata.

In generale, per ottenere il massimo beneficio sul sonno senza dover scontare la sonnolenza residua e il calo di prestazioni intellettive il giorno successivo è preferibile assumere farmaci a emivita breve o intermedia, ossia caratterizzati da una durata d'azione sovrapponibile alla durata di un buon sonno e non più attivi in misura significativa al risveglio.

I sonniferi a emivita breve dovrebbero essere preferiti nei pazienti anziani, che con farmaci ipnotici più potenti potrebbero andare incontro a confusione mentale, sonnolenza diurna e aumento del rischio di cadute.

Altri farmaci ipnotici e tranquillanti contengono principi attivi indicati soprattutto quando il sonno è di scarsa qualità, più che di durata insufficiente.

Quando i disturbi del sonno sono associati alla depressione, possono essere sfruttati anche alcuni antidepressivi di vecchia generazione. Questi farmaci sono caratterizzati da un'azione sedativa particolarmente marcata e devono essere somministrati a dosaggio calibrato per ottenere contemporaneamente l'effetto ipnoinducente e quello antidepressivo.

Il medico può però prescrivere questi stessi farmaci anche a persone non depresse che soffrono di insonnia al solo scopo di migliorare l'addormentamento e la durata del sonno.

Anche gli antistaminici di vecchia generazione, di norma utilizzati per tenere sotto controllo le allergie stagionali, possono essere talvolta proposti dal medico ai pazienti che soffrono di insonnia. Anche in questo caso, di questi principi attivi si sfrutta non tanto l'azione terapeutica primaria quanto gli "effetti collaterali" sul sonno, poco apprezzati dalle persone allergiche, ma favorevoli per chi fatica ad addormentarsi, a prescindere dalla presenza di altri disturbi.

Quando l'insonnia è legata a un'alterazione dell'orologio biologico, dovuta per esempio al jet-lag o a un lavoro che prevede turni notturni, per resettare il ritmo sonno-veglia può essere efficace la melatonina. Questa sostanza naturale, prodotta dall'organismo quando la luce esterna diminuisce (ossia, dopo il tramonto e fino alle prime ore della notte), ha il compito di indurre l'addormentamento e aiutare a mantenere un sonno profondo fino all'alba.

Assumere melatonina dall'esterno, sotto forma di capsule o compresse, aiuta a migliorare le capacità di adattamento e a ricominciare a dormire bene. La melatonina può essere usata anche nei bambini ed è utile negli anziani (il cui organismo ne produce meno), ma per essere sicura ed efficace nel riequilibrare il sonno deve sempre essere prescritta dal medico, esattamente come i farmaci ipnotici (anche quando è previsto un dosaggio inferiore a 2 mg, ritenuto non-farmacologico).

In alternativa o insieme ai farmaci ipnotici, anche la psicologia può aiutare chi soffre di insonnia attraverso diversi approcci di terapia cognitivo-comportamentale. Al di là della specifica tecnica utilizzata, tutti gli interventi di questo tipo sono finalizzati a rimuovere le attitudini sfavorevoli nei confronti del riposo notturno, nell'ottica di eliminare gli ostacoli psicologici e comportamentali che impediscono di addormentarsi facilmente e di dormire bene.

Rosanna Feroldi

CONSULTA L’ARCHIVIO DI SALUTE E BENESSERE
Torna su