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Dolore: i farmaci che lo tolgono

Sintomo comune a tantissime malattie, il dolore è un importante campanello d’allarme che avvisa che qualcosa non va.

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Dolore e FANS

Sintomo comune a tantissime malattie, il dolore è un importante campanello d’allarme che avvisa che qualcosa non va.

Non è vero che siamo nati per soffrire, ma indubbiamente il dolore fa parte della vita di ognuno noi. Questa constatazione, tuttavia, non deve essere vista in modo completamente negativo perché, a volte, un dolore acuto può evitarci di andare incontro a gravi danni o, addirittura, salvarci la vita.

Qualche esempio? Se non provassimo dolore quando mettiamo per errore una mano sul fuoco, non la ritrarremmo e continuerebbe a bruciare. Se non sentissimo quella fitta lancinante nell’angolo dell’addome, in basso a destra, non sapremmo di avere un’appendice infiammata, che deve essere tolta. Se non sentissimo il mal di denti causato da un ascesso e non lo curassimo subito, potremmo andare incontro a un’infezione sistemica grave.

Visto in questa prospettiva, il dolore rappresenta un importante meccanismo di difesa dell’organismo, che segnala in modo inequivocabile la presenza di un problema (anche se non è sempre facile capire quale sia) e che deve indurre a reagire in modo opportuno, rimuovendo nel più breve tempo possibile la causa che l’ha indotto e trattando il dolore stesso non appena ha esaurito il suo compito di alert organico, posto che soffrire ulteriormente sarebbe del tutto superfluo.

D’altro canto, il dolore non è sempre acuto né utile. Prendiamo il caso del mal di testa: nella stragrande maggioranza dei casi la cefalea compare sotto forma di attacco acuto, ma (fortunatamente) non segnala nessuna significativa malattia a carico della testa o del sistema nervoso centrale. Si tratta di una “banale” manifestazione estemporanea, che causa un malessere non necessario e impedisce di svolgere serenamente le attività abituali per alcune ore o giorni. Quando si presenta, un dolore acuto di questo tipo va semplicemente contrastato il più in fretta possibile con farmaci analgesici efficaci.

Un’altra tipologia di dolore privo di funzioni apprezzabili è il dolore cronico, come quello che devono sopportare più o meno costantemente le persone che soffrono di artrosi, artrite reumatoide, fibromialgia, forme di mal di schiena o mal di testa croniche/ricorrenti. In questi casi, i pazienti sanno bene di essere affetti da una determinata patologia per la quale non esistono terapie completamente risolutive e il dolore associato ha il solo effetto di generare malessere fisico e psicologico, riducendo notevolmente la qualità di vita e trasformandosi esso stesso in malattia. In situazioni simili, contrastare il dolore nel modo più efficace e sicuro possibile è prioritario.

Fortunatamente, nel corso dei decenni la medicina ha sviluppato innumerevoli rimedi, farmacologici e non, in grado di alleviare il dolore acuto e cronico di varia origine e tipologia. Per ogni forma dolorosa esistono oggi diverse possibilità di trattamento, dai medicinali più semplici e accessibili anche senza ricetta medica, alle più impegnative e “potenti”, riservate alla gestione del dolore particolarmente severo. Alcune terapie analgesiche possono essere infatti utilizzate seguendo le indicazioni presenti sul foglietto illustrativo o fornite dal farmacista, mentre altre devono essere necessariamente prescritte dal medico o dallo specialista, dopo un’attenta valutazione del disturbo presente e del quadro clinico generale.

Rimedi pratici immediati contro il dolore

Un dolore acuto, causato da un trauma lieve come una contusione o una distorsione della caviglia dopo caduta accidentale può essere inizialmente affrontato con la strategia che gli statunitensi chiamano RICE (Rest, Ice, Compression, Elevation), ossia tenendo a riposo la parte dolente, applicando ghiaccio ed eventualmente un bendaggio compressivo e tenendo sollevato il piede o la gamba.

Le ragioni e gli effetti di questi interventi sono presto dette:

  • il riposo evita di sollecitare ulteriormente la zona compromessa e permette ai processi di riparazione tissutale di agire indisturbati
  • il freddo agisce come blando anestetico, interferendo con la trasmissione degli stimoli dolorosi dalla zona traumatizzata al cervello; inoltre, riduce la vasodilatazione, la formazione dell’ematoma e dell’edema (gonfiore) e l’instaurarsi di un’infiammazione eccessiva
  • il bendaggio compressivo e il sollevamento della gamba hanno l’analogo effetto di contenere l’arrivo e il ristagno di fluidi e sangue nei tessuti, evitando che la parte traumatizzata si gonfi troppo, facendo più male del dovuto.

La strategia RICE è ritenuta un caposaldo del pronto intervento ortopedico perché nell’esperienza comune di atleti e non, permette di gestire adeguatamente l’immediato periodo dopo un trauma muscoloscheletrico, riducendo il dolore associato e le altre sequele.

A volte però il freddo non è la soluzione più adatta, in alcune situazioni è più indicato il caldo, soprattutto se il danno non è correlato a uno stato infiammatorio, ma piuttosto è conseguente a una contrattura muscolare.

Perché in questo caso è meglio il caldo? Il caldo è da preferire in queste situazioni perché promuove la dilatazione dei vasi sanguigni, apportando così più ossigeno alle fibre muscolari che si distendono riducendo la contrattura che è all’origine del dolore.

Quindi, a seconda del problema, si può intervenire con il caldo o con il freddo, ma in entrambe le situazioni se serve si può affiancare a questi trattamenti l’uso di farmaci analgesici, come i farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), che hanno una buona attività analgesica e antinfiammatoria e che quindi agiscono sia sul sintomo sia sulla causa. Se però il dolore dopo alcuni giorni di trattamento perdura in maniera intensa e fastidiosa è bene rivolgersi al proprio medico, che valuterà la possibilità di prescrivere qualcosa di più forte.

I farmaci antidolorifici utili caso per caso

Quando ci si trova in circostanze di questo tipo, in base all’intensità del dolore presente, si può far riferimento a diverse classi di antidolorifici, ossia:

- analgesici non oppiacei (farmaci di primo livello), farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS), indicati per il dolore acuto o cronico da lieve a moderato

- principi attivi oppiacei (farmaci di secondo livello), da usare nelle forme da moderate a gravi o che non rispondono al trattamento con i farmaci di primo livello. Anche questa seconda categoria di farmaci può essere usata per la gestione sia del dolore acuto sia di quello cronico.

I farmaci oppioidi, spesso visti con una certa diffidenza, rappresentano in realtà un’arma terapeutica preziosa per alleviare il dolore resistente ad altre soluzioni farmacologiche e costituiscono, di fatto, l’unico mezzo per contrastare la severa sofferenza associata a forme di cancro in fase avanzata o terminale. Va inoltre precisato che alla categoria dei farmaci oppioidi non appartengono soltanto principi attivi potenti, ma anche i cosiddetti “oppioidi deboli”, caratterizzati da un’azione terapeutica più blanda e da una buona tollerabilità.

Tuttavia, mentre per la gran parte dei FANS a basso dosaggio (ibuprofene, naprossene, ketoprofene, diclofenac ecc.) è consentito il libero acquisto e l’impiego in autocura, per i farmaci oppioidi è sempre necessario ottenere la ricetta medica e adottare qualche cautela in più durante l’assunzione per evitare di andare incontro agli effetti collaterali tipici di questi principi attivi, ossia: nausea, vomito, stipsi, sonnolenza, stanchezza, nonché assuefazione e dipendenza in caso di uso prolungato o inappropriato.

Un altro farmaco analgesico di primo livello, acquistabile senza ricetta medica e molto usato per contrastare il dolore e ridurre la febbre in adulti e bambini è il paracetamolo: un principio attivo caratterizzato da proprietà diverse sia dai FANS sia dagli oppioidi e da un meccanismo d’azione peculiare, non ancora del tutto precisato.

Il paracetamolo è un buon rimedio analgesico e antipiretico ben tollerato a livello gastrico e, contrariamente ai FANS, può essere assunto anche in gravidanza e nei primi anni di vita, sempre nel rispetto di dosaggi e tempi di trattamento raccomandati. Tuttavia, essendo sostanzialmente privo di attività antinfiammatoria, risulta meno indicato dei FANS quando il dolore da alleviare ha una componente infiammatoria significativa, come nel caso dell’artrite reumatoide, degli attacchi acuti di lombalgia o cervicalgia o del dolore articolare che insorge immediatamente dopo un trauma.

Un gruppo di farmaci antinfiammatori molto potenti, caratterizzati anche da un elevato potere antalgico (cioè in grado di ridurre o eliminare il dolore) è, invece, quello dei corticosteroidi. L’impiego dei principi attivi di questa classe dovrebbe, però, essere limitato ai casi di dolore infiammatorio non controllato da FANS (anche in combinazione con paracetamolo) ad adeguato dosaggio, poiché la loro assunzione per periodi superiori a pochi giorni si associa a effetti collaterali abbastanza significativi. Per questa ragione devono sempre essere prescritti dal medico.

Antidolorifici da automedicazione: quale scegliere?

La maggior parte dei FANS è presente in farmacia in dosaggi chiamati di automedicazione. Si tratta dei cosiddetti farmaci OTC, che possono essere acquistati anche senza la prescrizione medica perché, se si seguono le indicazioni riportate sul foglietto illustrativo, hanno un profilo di sicurezza molto elevato.

I FANS più venduti nel trattamento del dolore sono l’acido acetilsalicilico, il naprossene sodico, il diclofenac e l’ibuprofene, che sono caratterizzati da un meccanismo d’azione simile. Tutti, infatti, intervengono nella sintesi delle prostaglandine, le molecole coinvolte negli stati infiammatori e dolorosi, riducendone l’attività e spegnendo i sintomi.

Tale inibizione avviene attraverso il blocco dell’enzima ciclossigenasi (COX), del quale sono presenti due forme, la 1 e la 2, entrambe coinvolte nella produzione di prostaglandine.

Oltre a preparazioni per uso orale, quali compresse deglutibili, pastiglie orosolubili o polveri da sciogliere in acqua, sono disponibili anche preparazioni per via locale: creme, gel o cerotti da applicare sulla parte dolente. La scelta dovrà essere fatta tenendo conto delle caratteristiche del dolore, della sede e della sensibilità individuale.

In genere si preferisce usare dei rimedi topici, come creme e gel, soprattutto per dolori muscolari, articolari, strappi e contratture, da applicare sulla parte infiammata, magari con un leggero massaggio che ne favorisce l’assorbimento.

Le formulazioni topiche hanno il vantaggio di non essere assorbite, se non in minima parte, a livello sistemico, quindi generalmente presentano meno effetti collaterali soprattutto a lungo termine.

L’importante è orientarsi sulle formulazioni in grado di garantire un buon assorbimento, come per esempio quelle in cui il principio attivo è legato a un sale di lisina, che facilita il passaggio attraverso la cute.

I FANS, oltre ad avere un’azione antidolorifica, hanno anche proprietà antinfiammatorie; sono quindi molto utili quando il dolore è legato a uno stato infiammatorio (come nel caso dei dolori muscoloscheletrici, del mal di schiena, delle distorsioni) in quanto, oltre a lenire i sintomi, agiscono anche sulla causa degli stessi, apportando un beneficio più generalizzato.

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Antidolorifici: sicuri, con qualche precauzione

I FANS acquistabili in farmacia senza ricetta medica sono farmaci analgesici, antinfiammatori e antipiretici sicuri se utilizzati per pochi giorni (3-4 al massimo) ai dosaggi raccomandati e seguendo le indicazioni d’uso riportate sulla confezione.

Se le prime assunzioni non aiutano ad alleviare il dolore presente o si hanno dubbi sul loro impiego corretto è necessario interpellare il medico per favorirne un uso efficace e sicuro o modificare posologia o approccio di trattamento. L’opinione del medico andrebbe richiesta anche quando un dolore di una certa importanza si presenta per la prima volta, se tende a persistere per più di una settimana o si ripresenta spesso oppure se un dolore già noto e di norma controllato dalla terapia antalgica peggiora.

Benché sicuri, i FANS possono causare qualche effetto collaterale, in particolare a livello gastrointestinale, soprattutto nelle persone sensibili e in chi già presenta patologie a questo livello (gastrite, ulcera, reflusso gastroesofageo ecc.). In generale, se si rientra in quest’ultima categoria, si dovrebbe evitare di assumere FANS convenzionali a scopo antidolorifico, preferendo altri antidolorifici.

Chi non presenta criticità gastrointestinali specifiche, invece, può evitare possibili lievi fastidi semplicemente assumendo i FANS a stomaco pieno e modificando un po’ l’alimentazione (in particolare, evitando cibi e bevande acide come pomodori, agrumi, succhi di frutta, bibite gassate, caffè ecc.).

Un’attenzione particolare dovrebbe essere posta se sono presenti malattie cardiache o se il rischio cardiovascolare è superiore alla norma. Esistono FANS che possiedono un profilo di sicurezza cardiovascolare migliore di altri. Nel dubbio, per saperne di più sulla salute del cuore e l’uso di queste molecole è bene chiedere un parere al proprio medico o al farmacista di fiducia.

È consigliabile anche evitare di sdraiarsi prima che siano trascorsi almeno 15 minuti dall’assunzione, in modo da ridurre il rischio di irritazioni all’esofago, ed è buona regola (come del resto per tutti i farmaci) astenersi dal bere alcolici durante il trattamento.

In genere, se non è stato fatto poco prima dell’assunzione un pasto molto abbondante, l’azione analgesica dei FANS assunti per bocca compare dopo circa mezz’ora dall’ingestione. Viceversa, può essere necessaria qualche decina di minuti in più.

Chiara Fornasiero

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