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Sistema immunitario: le tre linee difensive del nostro organismo

Il sistema immunitario si avvale di tre linee di difesa interdipendenti. La loro integrità ed efficienza devono essere costantemente sostenute con micronutrienti essenziali.

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Il sistema immunitario si avvale di tre linee di difesa interdipendenti. La loro integrità ed efficienza devono essere costantemente sostenute con micronutrienti essenziali.

Supportare la piena efficienza del sistema immunitario è fondamentale per tutelare la salute e il benessere a qualunque età e in qualunque circostanza. Per farlo è indispensabile seguire una dieta sana e bilanciata, praticare regolarmente attività fisica moderata, evitare situazioni di stress e affaticamento psicofisico, riposare a sufficienza e, non ultimo, mantenere un atteggiamento positivo nei confronti della vita, perché è stato dimostrato che anche il tono dell’umore incide in misura non trascurabile sulle difese immunitarie dell’organismo.

In questo contesto, l’alimentazione, che dovrebbe essere ricca in particolare di frutta e verdura, gioca un ruolo chiave poiché, per funzionare al meglio, i molteplici componenti del sistema immunitario hanno bisogno di energia e di tutta una serie di micronutrienti essenziali in grado di supportarne l’integrità, la vitalità e la reattività.

Conoscere quali sono i componenti e i meccanismi immunitari fondamentali e quali vitamine e minerali sono necessari per sostenerli permette di individuare le situazioni a rischio di carenza e di correggerle attraverso opportune scelte dietetiche.

Il sistema immunitario dell’uomo

Tutti gli organismi viventi (ossia animali, vegetali, batteri e funghi) sono dotati di un sistema immunitario caratterizzato da una o più linee di difesa e da una complessità variabile in funzione del livello evolutivo e del tipo di protezione di cui hanno bisogno.

Il corpo umano è caratterizzato da un sistema di difesa estremamente articolato nei confronti delle aggressioni esterne che comprende barriere fisiche e chimiche, diversi tipi di cellule coinvolte nel riconoscimento, nell’aggressione e nella distruzione degli agenti patogeni, innumerevoli sostanze ad attività infiammatoria, citotossica e immunomodulatoria e anticorpi. Ciascuno di questi elementi agisce in modo rigorosamente programmato e coordinato con gli altri, secondo precise modalità e tempistiche, allo scopo di offrire la massima protezione all’organismo.

L’immunità innata: barriere fisiche e chimiche

Le barriere fisiche che ci proteggono dal mondo esterno sono rappresentate dalla cute e dalle mucose delle vie respiratorie, dell’apparato gastrointestinale, delle vie urinarie e dell’apparato genitale. A queste, si aggiunge un’ulteriore barriera interna chiamata “barriera ematoencefalica” che serve a offrire una tutela aggiuntiva al sistema nervoso centrale, per ridurre al minimo la probabilità che virus e batteri accidentalmente entrati nell’organismo possano raggiungere e danneggiare il cervello e il midollo spinale.

Queste barriere offrono una difesa aspecifica e immediata nei confronti degli agenti patogeni e costituiscono le principali strutture della cosiddetta “immunità innata”. Ad assicurare questo tipo di immunità contribuiscono anche diverse sostanze chimiche con azione antimicrobica, come le defensine (presenti nella cute, nelle mucose respiratorie e nel liquido seminale), il lisozima e la fosfolipasi A2 (due enzimi presenti nella saliva, nelle lacrime e nel latte materno), nonché il pH tendenzialmente acido (dal pH 5,5 della cute al pH 1,0-2,0 delle secrezioni gastriche) che scoraggia la moltiplicazione e l’attecchimento di funghi e batteri patogeni.

Anche la microflora endogena di cute e mucose (soprattutto quelle genitourinarie e gastrointestinali), costituita da microrganismi commensali non dannosi, esercita un ruolo protettivo nei confronti di funghi e batteri, sia attraverso la modulazione del pH locale sia attraverso la competizione per sostanze nutrienti, microelementi essenziali (come il ferro) e spazio a disposizione per la crescita.

Per combattere in modo diretto e immediato i batteri, l’immunità innata si avvale, inoltre, di sostanze ad attività infiammatoria, come le prostaglandine, che innescano il processo infiammatorio e aumentano l’afflusso di sangue nella zona interessata dall’infezione (da cui dipendono segni e sintomi tipici come bruciore, arrossamento, gonfiore e dolore), e i leucotrieni, che richiamano in loco alcuni sottogruppi di globuli bianchi (leucociti) che avranno il compito di aggredire gli invasori.

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L’immunità innata: le barriere cellulari

Tutti i componenti fin qui citati rappresentano il primo livello dell’immunità innata. Il secondo livello è rappresentato da diverse tipologie di globuli bianchi, di cui fanno parte i fagociti (comprendenti macrofagi, neutrofili e cellule dendritiche), i linfociti, i mastociti e i granulociti eosinofili e basofili.

Tutte queste cellule, presenti principalmente a livello dei tessuti, hanno il compito di aggredire, inglobare e distruggere gli agenti infettivi entrati accidentalmente nell’organismo (attuando direttamente la fagocitosi o promuovendola) e di contribuire a regolare le diverse fasi della risposta infiammatoria. I macrofagi e le cellule dendritiche fungono anche da anello di congiunzione tra risposta immunitaria innata e “adattativa”, ossia basata sulla produzione di anticorpi e sulla “memoria immunologica” che ne deriva.

Un tipo particolare di linfociti appartenenti al sistema dell’immunità innata, i natural killer o NK, non sono coinvolti nella lotta alle aggressioni da parte di agenti esterni, ma proteggono l’organismo dalle cellule potenzialmente dannose prodotte per errore dall’organismo stesso durante il rinnovamento dei tessuti, eliminandole. Questa azione di distruzione selettiva, ancorché non efficiente al 100%, riduce notevolmente il rischio che cellule geneticamente alterate possano dar luogo a tumori.

L’immunità adattativa

Quando l’insieme dei meccanismi dell’immunità innata non è sufficiente a eliminare gli agenti patogeni presenti nel sangue o nei tessuti, interviene l’immunità adattativa. Questa risposta si basa su una reazione più lenta, ma più potente ed estremamente specifica, che prevede anche la produzione di anticorpi e aumenta la capacità dell’organismo di reagire agli agenti infettivi dello stesso tipo che incontrerà successivamente.

La risposta adattativa è antigene-specifica: richiede il riconoscimento di antigeni (specifiche molecole “non-self”, ossia estranei all’organismo) nel corso di un processo in cui sono coinvolti principalmente i linfociti T citotossici e i linfociti T helper (risposta cellulo-mediata) insieme ai linfociti B (risposta umorale).

I linfociti T citotossici innescano la produzione di sostanze e tutta una serie di reazioni che determinano la distruzione della cellula infettata. I linfociti T helper producono invece sostanze che hanno il compito di favorire la risposta cellulo-mediata e quella umorale.

La risposta umorale è mediata dai linfociti B che, una volta entrati in contatto con specifici antigeni presenti sulla membrana di un agente patogeno, si trasformano in cellule che producono anticorpi. Liberati nel sangue e nel sistema linfatico, gli anticorpi specifici così prodotti riconoscono con estrema precisione l’agente patogeno o le cellule infette caratterizzate da quell’antigene e li legano per “marchiarli” come pericolosi e innescare la serie di reazioni finalizzate alla loro distruzione (attivazione del complemento e fagocitosi).

Una volta che l’agente patogeno è completamente eliminato e la malattia sconfitta, gli anticorpi smettono di essere prodotti, ma l’organismo ne mantiene la “memoria” conservando un piccolo gruppo di cellule in grado di produrre prontamente anticorpi dello stesso tipo, qualora un nuovo agente patogeno con lo stesso antigene entrasse nell’organismo nei mesi o negli anni successivi.

I geni umani responsabili della produzione di anticorpi sono circa 30.000, ma il sistema immunitario è in grado di produrre anticorpi virtualmente in grado di riconoscere tutte le possibili sostanze con cui l’organismo può entrare in contatto (teoricamente infinite), grazie a un processo di costruzione modulare estremamente flessibile e a impercettibili mutazioni genetiche causali.

Funzioni del sistema immunitario

Il sistema immunitario lavora ogni secondo, incessantemente, per proteggere il corpo umano da virus, batteri, funghi e sostanze estranee potenzialmente dannose con le quali entriamo in contatto, più o meno consapevolmente, in ogni momento, nonché da un numero imprecisato di cellule aberranti prodotte per errore dall’organismo e che, se non immediatamente eliminate, potrebbero dar luogo a gravi malattie, come i tumori.

Eppure, della sua attività ci si accorge soltanto quando la risposta che innesca è eclatante, come avviene in caso di influenza, infezioni batteriche, malattie esantematiche o allergie, oppure quando per qualche ragione le difese immunitarie dell’organismo iniziano a funzionare troppo, scatenando patologie autoimmuni, o troppo poco, dando luogo a situazioni di immunodeficienza che aumentano la propensione a essere interessati da infezioni di vario tipo.

Gli organi del sistema immunitario e loro funzioni

Per certi versi, anche le già citate barriere fisiche costituite da cute e mucose possono essere considerate organi del sistema immunitario; tuttavia, in senso stretto con questo termine si fa riferimento a midollo osseo e timo (organi linfoidi primari) e a linfonodi, vasi linfatici, milza, tonsille e placche di Peyer presenti nella parete dell’intestino (organi linfoidi secondari), ossia agli organi e ai tessuti che producono, ospitano o trasportano in modo prevalente le cellule immunitarie.

Il midollo osseo, presente all’interno delle ossa spugnose, è uno dei principali tessuti in cui vengono continuamente prodotte le cellule immunitarie progenitrici dalle quali deriveranno, per passaggi di differenziazione e maturazione successivi, i linfociti B e T, i monociti e i vari tipi di granulociti.

Il timo, piccolo organo localizzato al centro del torace, è invece cruciale per la “maturazione” dei linfociti T (soprattutto dopo la nascita, meno in età adulta): è a questo livello che i linfociti T prodotti dal midollo osseo e ancora “vergini” imparano a riconoscere gli antigeni estranei e a distinguere il “non self” dal “self” (ossia a distinguere le molecole che devono innescare la reazione infiammatoria/immunitaria da quelle innocue).

Linfonodi e vasi linfatici costituiscono, invece, rispettivamente le stazioni periferiche e le “strade di congiunzione” del sistema linfatico, distribuite in tutti i distretti dell’organismo. Nei linfonodi, cellule del sistema immunitario come linfociti e macrofagi si concentrano per svolgere parte delle loro funzioni, spostandosi attraverso i vasi linfatici in caso di necessità.

In alcuni distretti dell’organismo, i linfonodi si trovano aggregati in modo peculiare e vengono indicati con nomi specifici: è il caso delle placche di Peyer dell’intestino e delle tonsille presenti nella faringe (dove rappresentano importanti, anche se non indispensabili, postazioni di difesa nei confronti degli agenti infettivi che colpiscono le vie respiratorie e responsabili dei tipici malanni di stagione).

Anche la milza, localizzata a sinistra nella parte alta dell’addome, è un organo linfatico spesso sottovalutato, ma prezioso poiché contiene linfociti e plasmacellule e aiuta a eliminare più efficacemente le infezioni batteriche, riducendo il rischio di complicanze severe. Basti pensare che le persone splenectomizzate (cioè a cui è stata tolta la milza per varie ragioni) devono sottoporsi a vaccinazioni specifiche (in particolare, contro meningococco e pneumococco) e a profilassi antibiotica in caso di influenza, estrazioni dentarie o altre procedure a rischio di infezione per evitare setticemie (gravi infezioni del sangue).

Rosanna Feroldi

CONSULTA L’ARCHIVIO DI MALANNI INVERNALI
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