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Sindrome premestruale: come reagire

La sindrome premestruale è un disturbo complesso, di non semplice diagnosi. È importante riconoscerne i possibili sintomi e, soprattutto, seguire alcuni suggerimenti pratici per gestirla al meglio.

La sindrome premestruale è un disturbo complesso, di non semplice diagnosi. È importante riconoscerne i possibili sintomi e, soprattutto, seguire alcuni suggerimenti pratici per gestirla al meglio.

Cos’è e quanto è frequente?

La sindrome premestruale viene definita come un insieme di piccoli e grandi fastidi, sia fisici sia psichici, che precedono l'arrivo del ciclo mestruale.

Sono state identificate forme più o meno lievi di sindrome premestruale:

  • forma lieve o media, che interessa oltre il 60% delle donne in età fertile, caratterizzata da sintomi che non interferiscono con la vita quotidiana
  • forma grave, la cui sintomatologia non consente di svolgere normalmente tutte le attività quotidiane
  • disturbo disforico premestruale: i sintomi psichici possono compromettere le relazioni interpersonali. Secondo i rari studi svolti riguarda una percentuale compresa tra il 3 e l’8% delle donne.

Come si manifesta?

La maggior parte dei sintomi sono afferenti a quattro categorie:


Sintomi fisici
Gonfiore o tensione al seno, aumento di peso, acne, gonfiore addominale, aumento dell’appetito, alterazione delle funzioni intestinali (stitichezza o diarrea)
Sintomi psichici
Depressione, irritabilità, ansia, aggressività, irrequietezza
Sintomi comportamentali
Difficoltà di concentrazione, disturbi del sonno, sia insonnia che ipersonnìa, variazioni del desiderio sessuale
Sintomi dolorosi
Cefalea, dolori alla schiena, dolori allo stomaco

Si tratta di sintomi aspecifici e, per questo motivo, per giungere alla diagnosi è importante compilare un diario in cui annotarli mensilmente. Il ginecologo potrà così verificare la periodicità dei sintomi che, se si ripetono per almeno 4-5 mesi, possono indicare una sindrome premestruale.

Le cause

Ciascuno dei fattori chiamati in causa spiega uno o più sintomi, ma nessuno può motivare, da solo, il quadro generale.

Si possono identificare componenti ormonali, come la carenza di progesterone in rapporto alla quantità di estrogeni, l’aumento di prolattina, l’attività dell’aldosterone.

Ci possono essere componenti biochimiche, come la carenza di vitamina B6, di acidi grassi o di magnesio, o bassi livelli di serotonina.

Possono anche influire fattori ambientali, come eventi stressanti o tendenza alla depressione, e fattori psicologici e sociali.

Terapie e consigli pratici

Sono possibili diversi approcci terapeutici, come la pillola anticoncezionale, alcuni antidepressivi o terapie ormonali. Sono trattamenti che devono essere prescritti e seguiti attentamente sotto la supervisione del medico.

I consigli pratici non sostituiscono i trattamenti farmacologici, ma anche la migliore terapia deve essere affiancata da uno stile di vita adeguato.

È utile curare l’alimentazione, ridurre l’apporto di sale, evitare alcool, caffè, sigarette e il consumo di dolci. Può servire l’integrazione alimentare, in particolare di magnesio, calcio, vitamine E e B6.

Per alleviare alcuni disturbi è consigliabile un moderato esercizio fisico, ma anche pratiche di meditazione e mindfulness.

Infine, ma non certo per importanza, molte indagini dimostrano l’utilità di un approccio al problema che coinvolga i familiari ed esamini anche i fattori ambientali, psicologici e sociali.

Carla Fiorentini

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