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Orticaria: cause e rimedi

Può essere cronica o acuta, e spesso non se ne riconosce la causa. Ecco come diagnosticare e curare l’orticaria.

Ico tempolettura 4d4ceff10709fc567a3b0d04cf7fe5fe311c0b603cdcdde16d5fa93daf9467a7 Tempo di lettura: 11 minuti

Può essere cronica o acuta, e spesso non se ne riconosce la causa. Ecco come diagnosticare e curare l’orticaria.

Un’eruzione cutanea, localizzata o diffusa, dovuta in alcuni casi, ma non sempre, a meccanismi allergici e caratterizzata da pomfi in rilievo associati a prurito e gonfiore. Si tratta dell’orticaria, una dermatite che può essere attribuita a varie cause, ma che in alcuni casi resta senza spiegazione.

Orticaria, che cos’è?

L’orticaria è una risposta infiammatoria della cute causata dal rilascio di istamina da parte del sistema immunitario. I pomfi pruriginosi e le macchie in rilievo sono infatti dovuti all’azione di questa sostanza chimica rilasciata dai mastociti, le cellule del sistema immunitario responsabili della difesa dell’organismo da allergeni e agenti infettivi.

Il contatto con un allergene, così come una sollecitazione derivante da caldo, freddo, virus o farmaci, causa l’attivazione dei mastociti e il rilascio di istamina, che sua volta induce la dilatazione dei vasi sanguigni.

Questa provoca la fuoriuscita dai vasi della componente acquosa del sangue che va a gonfiare il derma dando origine al pomfo. Inoltre, per il rilassamento dei vasi, il sangue è portato a scorrere più vicino alla superficie epidermica, da cui il colore rosso delle lesioni.

Tanti tipi di orticaria

L’orticaria viene suddivisa in due grandi categorie, a seconda della durata delle manifestazioni cutanee. Si parla di orticaria acuta quando i sintomi durano meno di sei settimane e la causa è facilmente individuabile.

Eruzioni della durata di oltre sei settimane fanno invece propendere per la diagnosi di orticaria cronica, a sua volta classificabile in:

  • orticaria cronica inducibile, quando esiste un fattore scatenante esterno conosciuto
  • orticaria cronica spontanea, quando non è possibile identificare un fattore che abbia determinato l’insorgere dei sintomi.

In due casi su tre un’orticaria cronica è di tipo spontaneo, quindi imprevedibile per quanto riguarda sia l’esordio sia la durata. Nella maggior parte dei casi la durata oscilla tra 1 e 5 anni, ma sono possibili anche crisi di durata superiore, con importanti conseguenze sulla qualità della vita di chi ne soffre.

Si stima che il 20% della popolazione abbia avuto nella vita almeno un episodio di orticaria acuta. L’orticaria cronica interessa invece l’1% della popolazione (le donne in misura doppia rispetto agli uomini) e si presenta per lo più tra i 20 e i 40 anni d’età.

Le cause dell’orticaria

L'orticaria acuta è dovuta nella maggior parte dei casi a una reazione cutanea causata dall’esposizione a un farmaco, un allergene o uno stimolo fisico. Non è raro però che sia difficile individuare il fattore scatenante, e che quindi l’episodio resti senza causa apparente. Inoltre può capitare che si sviluppi all’improvviso un’allergia a una sostanza precedentemente tollerata.

Le categorie di farmaci più spesso responsabili dell’insorgenza di manifestazioni cutanee sono gli antibiotici e i FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei), categoria alla quale appartengono alcuni analgesici, antidolorifici, antinfiammatori e antifebbrili. In questi casi la reazione compare entro 48 ore dall’assunzione.

La comparsa di orticaria può essere poi legata a fattori esterni come stress, calore, luce solare, esposizione al sole. Agenti responsabili possono essere inoltre il freddo, l’acqua, lo sforzo fisico, lo sfregamento e la pressione sulla pelle.

A scatenare invece reazioni allergiche che possono causare orticaria è l’ingestione di alcuni cibi come le arachidi, le noci, il pesce, i molluschi, i crostacei, il grano, le uova e il latte.

Altri possibili fattori scatenanti possono essere le punture di insetti e le infezioni virali o batteriche, tipicamente le tonsilliti o le faringiti da streptococco, specie nei bambini.

Esiste poi la possibilità che l’orticaria si scateni per la reazione al contatto con alcune sostanze: lattice, saliva o forfora animale, polvere, pollini o muffe.

Un caso particolare di orticaria è il dermografismo, disturbo caratterizzato da una reazione abnorme della cute a uno stimolo meccanico. Arrossamenti e gonfiori improvvisi che si evidenziano quando si esercita una pressione sulla pelle sono le manifestazioni caratteristiche del dermografismo. Nei casi più gravi, in seguito alla sollecitazione della pelle con un oggetto non appuntito, si può formare una sorta di disegno composto da una sequenza di pomfi, per cui è come se fosse possibile “scrivere” sulla pelle, da cui il nome dermografismo.

Nel caso si tratti di una forma cronica di orticaria, a causarla sono nella maggior parte dei casi gli stessi farmaci che innescano gli episodi acuti o fattori esterni, fisici ed emotivi (freddo, esposizione al sole, acqua ecc).

Tra le possibili cause vi sono però anche tumori e malattie autoimmuni, come lupus eritematoso sistemico, sindrome di Sjögren, vasculite orticarioide e disturbi tiroidei. L’orticaria cronica spontanea può essere confusa con un’allergia, ma non può essere classificata come tale perché non è possibile identificare uno stimolo esterno che la determini.

La malattia può regredire spontaneamente e ricomparire all’improvviso; questa dinamica rappresenta motivo di ansia e preoccupazione per le persone che ne sono affette, che vedono la propria qualità di vita seriamente compromessa con ricadute sulle relazioni sociali, sul rendimento scolastico e lavorativo e sul benessere psicologico.

Raramente l’orticaria cronica spontanea è dovuta all’ingestione di un alimento; tuttavia, quando il fattore che scatena l’orticaria non è noto può capitare che il paziente modifichi inutilmente la propria dieta escludendo via via uno o più alimenti.

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I sintomi dell’orticaria

I sintomi che contraddistinguono l’orticaria sono i pomfi e l’angioedema, che in alcuni casi possono manifestarsi contemporaneamente.

I pomfi sono eruzioni dal colore rosso o rosato e dalla forma tondeggiante. Compaiono in numero variabile e possono anche assumere forme irregolari, sovrapponendosi e dando luogo a lesioni che interessano una più vasta superficie del corpo. I pomfi sono accompagnati da prurito e la loro comparsa può essere preceduta da una sensazione di bruciore.

I pomfi compaiono nel giro di poche ore dallo stimolo e possono avere durata variabile, da pochi minuti fino a, più raramente, 24-48 ore. È possibile inoltre che, dopo essere spariti, ricompaiano in un'altra sede.

Il prurito può essere più o meno intenso a seconda della sede interessata dalle eruzioni e dal momento della giornata. Sono più fastidiose le manifestazioni sul cuoio capelluto e sui palmi di mani e piedi. Il caldo e l’umidità, inoltre, aggravano i sintomi. Il protrarsi del disturbo con sintomi intensi può arrivare a causare l’insorgenza di stati di ansia e depressione.

A volte ai pomfi si associa l’angioedema, un gonfiore della zona sottocutanea che si manifesta in corrispondenza delle zone intorno agli occhi e alla bocca, su genitali, mani e piedi. Può durare fino a tre giorni e si accompagna a un senso di tensione. L'angioedema può interessare anche l’intestino e in questo caso causare dolori addominali. Se colpisce la laringe e la lingua, causandone l’ingrossamento, può ostruire le vie respiratorie e provocare una sensazione di soffocamento.

La diagnosi

La diagnosi di orticaria viene effettuata dal dermatologo. È scorretto invece affidarsi al fai da te o a specialisti diversi poiché, anche se alla base potrebbe esserci una causa di natura allergica o immunologica, si tratta comunque di un disturbo della pelle.

In caso di orticaria cronica, la diagnosi è in genere tardiva, e spesso prima di giungervi il paziente richiede il consulto di vari specialisti.

Per diagnosticare l'orticaria sono necessari l’esame obiettivo e la raccolta di informazioni sulla storia del paziente. Può essere utile anche un esame del sangue, che può dare informazioni su una eventuale patologia infiammatoria alla base del disturbo. Il dosaggio delle immunoglobuline E (IgE) fornisce invece informazioni sulla presenza di allergie.

Qualora il medico sospetti la natura inducibile dell’orticaria, ovvero con una causa definita, sottoporrà il paziente a test specifici come l’applicazione di caldo o freddo sulla pelle o di una pressione meccanica per verificare se si tratti di una forma di dermografismo.

Nei casi di orticaria cronica spontanea i test allergici hanno in genere risultati negativi e anche il dosaggio delle IgE non è utile, in quanto risulta nella norma.

Ai fini della diagnosi, nel tentativo di individuare quali fattori scatenino il disturbo, può essere utile tenere un diario nel quale annotare le caratteristiche dell’episodio (dove e quando si manifesta), i dettagli relativi alla propria alimentazione e alle attività svolte, oltre che l’eventuale assunzione di farmaci.

Trattamento dell’orticaria

I farmaci antistaminici sono alla base della terapia sintomatica, mentre i rimedi a uso locale come unguenti e pomate non sono efficaci.

L’uso del cortisone è sconsigliato: oltre a causare effetti collaterali può provocare la cronicizzazione dell’orticaria. Nel caso di un attacco, infatti, l’organismo si attiva per bloccare l’effetto dell’istamina; se in quel momento viene assunto cortisone l’orticaria regredisce, ma il risultato è quello di bloccare contemporaneamente sia i fattori che mantengono l’orticaria sia quelli che la contrastano. Alla sospensione del farmaco si ha quindi la ripresa della manifestazione.

Un trattamento che ha mostrato invece di consentire la guarigione dall’orticaria è basato su un calcioantagonista con attività antistaminica. La terapia consiste in cicli mensili di 21 giorni intervallati da una sospensione di una settimana.

Altre categorie di farmaci utili sono gli antiserotoninici o gli antileucotrieni.

Negli ultimi anni le possibilità terapeutiche per la cura dell’orticaria cronica spontanea si sono ampliate grazie all’approvazione di un nuovo farmaco biologico, già utilizzato per l’asma bronchiale grave, che ha dato risultati positivi, con un buon controllo della sintomatologia.

Stefania Cifani

CONSULTA L’ARCHIVIO DI DISTURBI E PATOLOGIE
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