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Curva glicemica: quando e perché si fa

La curva glicemica è un esame semplice, che permette di capire se l’organismo riesce a usare bene gli zuccheri assunti con gli alimenti.

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La curva glicemica è un esame semplice e innocuo, che permette di capire se l’organismo riesce a usare bene gli zuccheri assunti con gli alimenti.

Il riscontro di una glicemia a digiuno un po’ più elevata del normale, ossia di una concentrazione di zuccheri (glucosio) nel sangue superiore all’intervallo di normalità compreso tra 70 e 99 mg/dl, non significa necessariamente soffrire di diabete mellito o presentare una preoccupante alterazione del metabolismo dei carboidrati.

Può trattarsi di un errore commesso inavvertitamente nella preparazione dell’esame (per esempio, il non pieno rispetto del periodo di digiuno richiesto, magari perché si è assunta una bevanda zuccherata o un succo di frutta di troppo) o nell’esecuzione del test da parte del laboratorio (è raro, ma può capitare).

Oppure il dato “fuori intervallo” può essere legato a un’alterazione transitoria della glicemia dovuta a un ventaglio abbastanza ampio di fattori organici (un’infezione, un’influenza, un episodio febbrile, un’infiammazione articolare acuta, un’indigestione il giorno precedente ecc.) o all’assunzione di alcuni farmaci (per esempio, corticosteroidi per bocca, terapie ormonali ecc.).

Dopo aver escluso queste eventualità e aver verificato il dato con una seconda valutazione della glicemia, se l’innalzamento dei livelli di zuccheri nel sangue è confermato è necessario approfondire la situazione metabolica effettuando altri test in grado di chiarire con quale efficienza l’organismo utilizza il glucosio introdotto con l’alimentazione per produrre energia o tessuto grasso di riserva.

Di norma, se il valore di glicemia a digiuno riscontrato è inferiore a 126 mg/dl, il primo test diagnostico aggiuntivo a essere effettuato è la “curva glicemica”, chiamata anche, in termini più tecnici, “test di tolleranza al glucosio” (oral glucose tolerance test, OGTT).


Che cos’è e a che cosa serve

La curva glicemica è un esame molto semplice e innocuo, anche se un po’ impegnativo in termini di tempo per chi lo deve eseguire, che permette di capire con quale velocità una certa quantità di glucosio assunta per bocca, assorbita dall’intestino e trasferita nel sangue, viene legata dall’insulina e riesce così ad attraversare la membrana delle cellule che compongono i diversi tessuti del corpo.

Questa velocità viene determinata valutando la glicemia a tempi prefissati dopo l’ingestione di una soluzione contenente una quantità ben precisa di glucosio (dose di carico), così come indicato dalle linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e dalle raccomandazioni della International Diabetes Federation (IDF).

La variazione della concentrazione di zuccheri nel sangue registrata nell’arco dei 120 minuti successivi all’ingestione della dose di carico di glucosio fornisce una misura indiretta della capacità dell’organismo di produrre insulina in relazione ai pasti e, quindi, della possibile presenza di diabete mellito o di “ridotta tolleranza ai carboidrati”, condizione che corrisponde a un’iniziale compromissione della secrezione insulinica da parte del pancreas, a pieno titolo considerata come “anticamera del diabete”.


Come ci si prepara e in cosa consiste

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Per fornire risultati affidabili ai fini dello screening del diabete, il test della curva glicemica deve essere effettuato dopo un digiuno di almeno 8 ore (preferibilmente, anche qualcuna in più, per esempio 10-12 ore) e in una situazione di benessere generale, posto che, come accennato, un eventuale malessere o patologia acuta possono falsare la determinazione della glicemia.

Di norma, analogamente a gran parte degli altri esami ematochimici, la curva glicemica viene eseguita la mattina presto, iniziando grossomodo tra le 7.00 e le 9.00.

Appena si arriva in ospedale o presso il laboratorio analisi, mentre si è ancora a stomaco vuoto, si viene sottoposti a un primo prelievo di sangue, che permetterà sia di rivalutare la glicemia basale a digiuno sia di ottenere il valore iniziale di riferimento, in base al quale calcolare la successiva variazione della glicemia. Se questo primo dato di glicemia a digiuno è inferiore a 126 mg/dl, si procede alla seconda fase del test; qualora risultasse superiore, invece, il personale sanitario può decidere di interrompere l’esame poiché la probabilità che sia presente diabete mellito è molto elevata e per la conferma diagnostica diventa più utile la valutazione di altri parametri, in particolare la percentuale di emoglobina glicata (HbA1c) nel sangue.

La seconda fase dell’esame della curva glicemica prevede l’assunzione di un bicchiere abbondante (300-500 ml) di soluzione contenente 75 g di glucosio. Questo liquido abbastanza viscoso non ha un gusto né una consistenza particolarmente gradevoli e nelle persone più sensibili può causare un po’ di nausea: ciascuno può decidere di assumerlo nel modo che crea meno disagio, ossia in pochi ampi sorsi oppure con un approccio frazionato, con più calma, a patto di impiegare un tempo complessivamente non superiore a 5 minuti.

La terza fase del test può essere diversa a seconda che il laboratorio di riferimento esegua la curva glicemica in “5 punti” (metodo utilizzato in passato, ma oggi pressoché abbandonato) o soltanto in “2 punti”, come raccomandato dall’OMS e dall’IDF. Nel primo caso, dopo il prelievo di sangue iniziale, ne saranno effettuati altri 4, rispettivamente dopo 30, 60, 90 e 120 minuti. Nel secondo caso, sarà effettuato soltanto un ulteriore prelievo dopo due ore esatte dal termine dell’ingestione della soluzione di glucosio.

Per ottenere informazioni più complete, al test OGTT viene spesso associato anche il dosaggio dell’insulinemia, corrispondente alla concentrazione di insulina nel sangue, che viene misurata in parallelo dopo tutti i prelievi eseguiti per la valutazione della glicemia. Se viene misurata anche l’insulinemia, a ogni prelievo saranno riempite due provette di sangue anziché una sola per poter effettuare separatamente le due valutazioni.

A prescindere dalla modalità d’esecuzione prevista, durante tutto periodo di attesa tra il primo e l’ultimo esame del sangue si dovrà restare in prossimità della sala prelievi e avere pazienza. In questo lasso di tempo si potrà leggere, telefonare, controllare le e-mail, ma assolutamente non mangiare né bere bevande diverse dall’acqua (comunque da assumere in piccole quantità) per non alterare le successive valutazioni della glicemia, determinanti ai fini dell’esito del test.

Ai tempi prefissati, si sarà quindi chiamati da un infermiere per l’esecuzione del prelievo previsto e, dopo l’ultimo, si potrà lasciare l’ospedale, concedendosi finalmente una meritata colazione (che dovrebbe essere preferibilmente povera di zuccheri semplici, visto che se ne sono già assunti in abbondanza durante il test, attraverso la soluzione glucosata).


Chi deve fare il test di tolleranza al glucosio

Posto che lo scopo dell’esecuzione del test della curva glicemica è verificare la presenza di intolleranza ai carboidrati o diabete iniziale a fronte del precedente riscontro di valori di glicemia a digiuno sospetti, in genere il medico curante prescrive l’esame a tutte le persone che presentano modeste alterazioni di questo parametro, soprattutto se associate ad altri fattori di rischio per lo sviluppo di diabete come sovrappeso/obesità, presenza di casi diabete di tipo 1 o 2 in famiglia, alimentazione disordinata e stile di vita sedentario, gravidanza.

Relativamente all’ultimo aspetto, va ricordato che il periodo della gestazione si associa spesso a condizioni di iperglicemia o ridotta tolleranza ai carboidrati che, talvolta, sfociano in un vero e proprio diabete gestazionale. Il diabete gestazionale corrisponde a un’alterazione del metabolismo del glucosio che, in genere, scompare dopo il parto, ma che deve essere prevenuta e trattata per evitare complicanze gravidiche anche severe e tutelare la salute della donna e del bambino a medio-lungo termine.

In particolare, un diabete gestazionale non diagnosticato e non trattato comporta una crescita eccessiva del feto (la cosiddetta “macrosomia fetale”), che può rendere molto impegnativi gli ultimi mesi di gravidanza, creando disagi e disturbi di vario tipo legati all’ingombro e al peso eccessivi del feto e rendendo complesso e rischioso il momento del parto (che, di norma, non può essere effettuato per via naturale, ma con taglio cesareo).

Per questa ragione, la valutazione della glicemia è sempre inserita nel contesto dei controlli previsti quando una donna resta incinta e durante tutta la gestazione e, se il risultato ottenuto non rientra nell’intervallo di normalità, è sempre seguita dall’esecuzione dell’OGTT (se la glicemia a digiuno riscontrata è compresa tra 100 e 125 mg/dl) oppure dalla valutazione della HbA1c (se il valore di glicemia a digiuno è superiore a 126 mg/dl). La curva glicemica effettuata per la valutazione del diabete gestazionale, di norma, prevede tre prelievi: a digiuno, dopo 60 e dopo 120 minuti dall’ingestione della soluzione con il glucosio.


Come comportarsi in funzione del risultato

L’esito del test della curva glicemica dipende essenzialmente dal valore di glicemia basale a digiuno e da quello riscontrato dopo 120 minuti dall’ingestione dei 75 g di glucosio previsti dal protocollo e può corrispondere a tre diverse condizioni. La migliore è, naturalmente, quella associata al riscontro di valori normali in entrambi i casi, ossia glicemia a digiuno < 100 mg/dl e glicemia dopo 2 ore dall’ingestione di soluzione glucosata < 140 mg/dl.

Se il primo valore è compreso tra 100 e 125 mg/dl e il secondo tra 140 e 199 mg/dl si è, invece, in una condizione di intolleranza ai carboidrati o “pre-diabete”, mentre se le glicemie riscontrate sono ancora più alte si è già di fronte a un diabete conclamato, la cui gravità dipenderà non tanto dai valori di glicemia registrati in occasione del test OGTT, ma dalla percentuale di HbA1c misurata con il relativo esame.

Per definizione, in funzione della percentuale di HbA1c si distingue fra:


Secrezione e uso efficiente dell’insulinaHbA1c 4,0-5,5%
Intolleranza ai carboidrati o “pre-diabete”HbA1c 5,7-6,4%
Diabete
HbA1c > 6,5%
Scompenso grave
HbA1c > 7,5-8,0%
Scompenso molto grave

HbA1c > 9,0-10,0%

Va precisato, però, che l’HbA1c (corrispondente alla percentuale di emoglobina legata al glucosio, correlata alla persistenza di valori di glicemia elevati) varia lentamente, nell’arco di circa 2-3 mesi. Nel caso di un diabete gestazionale di recente insorgenza, quindi, il valore di HbA1c può apparire “accettabile” (ossia < 6,0-6,5%) nonostante siano state riscontrate una glicemia elevata e una curva glicemica indicativa di alterazioni della secrezione dell’insulina.


Intolleranza ai carboidrati e stile di vita

Se la curva glicemica indica una condizione di intolleranza ai carboidrati o di diabete iniziale lieve è indispensabile innanzitutto effettuare, con la collaborazione del medico di famiglia, una seria analisi del proprio stile di vita e individuare opportune correzioni, nell’ottica di migliorare le abitudini alimentari e il livello di attività fisica.

In questa fase il rispetto di una dieta sana e bilanciata per quantità e qualità dei nutrienti assunti, abbinato alla pratica giornaliera di almeno 30-60 minuti di attività fisica, è in genere sufficiente per migliorare la situazione metabolica globale, far perdere peso (se necessario) e prevenire l’evoluzione della malattia verso stadi più avanzati, meritevoli di terapia farmacologica.

Soprattutto nelle persone più giovani (30-50 anni) un corretto stile di vita e una perdita di peso di alcuni o diversi chili (a seconda del sovrappeso iniziale) possono essere addirittura sufficienti a far regredire completamente un diabete mellito non grave, senza dover ricorrere a ulteriori trattamenti, e permettono contemporaneamente di tenere sotto controllo gli altri fattori di rischio per cuore e arterie, ossia principalmente l’ipertensione e l’ipercolesterolemia (che insieme al diabete stesso e al sovrappeso concorrono a determinare la cosiddetta “sindrome metabolica”). Mantenere nella norma l’insieme di questi parametri è fondamentale per la prevenzione delle malattie cardiovascolari.

Se l’esito della curva glicemica e la successiva determinazione dell’HbA1c segnalano, invece, un diabete conclamato di una certa importanza è necessario rivolgersi a specialisti in diabetologia per ottenere un inquadramento più preciso della situazione metabolica e cardiovascolare, evidenziare eventuali complicanze del diabete mellito da affrontare in modo mirato e ottenere la prescrizione di farmaci antidiabetici appropriati al proprio caso e calibrati in modo da mantenere la glicemia al di sotto dei valori “di sicurezza”, ma senza ridurla troppo causando episodi di ipoglicemia (glicemia < 70 mg/dl).

Rosanna Feroldi

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