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Cassia

Pianta medicinale usata per combattere la stitichezza: stimola i movimenti della parete intestinale.

Ico tempolettura 4d4ceff10709fc567a3b0d04cf7fe5fe311c0b603cdcdde16d5fa93daf9467a7 Tempo di lettura: 3 minuti
cassia proprietà

Che cos’è

La Cassia, dal nome botanico Cassia angustifolia, è un alberello o arbusto della famiglia delle leguminose chiamato anche Senna.

Cresce nei climi caldi e secchi ed è originaria di Nord Africa e Medio Oriente. Se ne utilizzano da secoli la polpa dei baccelli, le foglie e le radici come lassativo.

Attività

L'azione lassativa della Cassia è svolta attraverso la stimolazione della peristalsi del grosso intestino ed è dovuta alla presenza di alcune sostanze, chiamate antrachinoni, che stimolano la contrazione della muscolatura del colon e favoriscono l'eliminazione delle feci.

Ha un effetto rinfrescante anche grazie alla presenza di glucosio e fruttosio, viene assorbita dall'intestino tenue e agisce sul colon solo dopo esservi stata trasportata per via ematica.

L'azione della Cassia si esplica oltre che attraverso la stimolazione dei plessi nervosi del colon, anche attraverso l'inibizione del riassorbimento dell'acqua e dei sali minerali da parte dell'intestino, così da incrementare i liquidi presenti e migliorare volume e morbidezza delle feci.

Perché si usa

La Cassia si usa per trattare la stitichezza (stipsi) occasionale ma va utilizzata occasionalmente, altrimenti le condizioni delle stitichezza potrebbero aggravarsi.

Come si usa

Di solito il dosaggio utilizzato come lassativo è di 100-200 mg giornalieri, in un'unica somministrazione serale, di estratto secco titolato in sennoside B minimo 2,2%.

Non va usato per più di 3 giorni di seguito e l’effetto lassativo si manifesta dopo 12-16 ore.

Effetti indesiderati

In caso di ipersensibilità individuale o se si superano le dosi consigliate la Cassia può causare forti dolori addominali e diarrea e, di conseguenza, perdita di sali minerali come il potassio e sodio e magnesio.

Un suo abuso, come per tutti i lassativi che contengono antrachinoni, può portare ad assuefazione: l’intestino non funziona più in modo adeguato e la peristalsi si riduce moltissimo (intestino pigro).

Precauzioni

La Cassia non va usata durante la gravidanza perché può provocare contrazioni addominali né durante l’allattamento, né nei bambini con meno di 14 anni.

È controindicata in chi soffre di disturbi gastrointestinali, colite, diverticolosi, occlusione intestinale o di malattie epatiche, renali o cardiache.

Interazioni

La Cassia può interagire con farmaci per il cuore, come antiaritmici chinidinici, digitalici, betabloccanti e fenoxedil; diuretici che causano perdita di potassio come la furosemide; vincamina e alcuni analgesici.

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Sannia1 Antonello Sannia
Endocrinologo, docente di Fitoterapia

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Sette trucchi per digerire meglio

  • Digerire pranzo stress

    Mangia con calma

    La fretta è il peggior nemico della digestione. Meglio prendersi il tempo necessario per mangiare e masticare con calma, boccone dopo boccone. Meglio evitare quindi il panino ingurgitato in fretta e furia al bancone del bar perché è il modo migliore per sentirlo andare su e giù per tutta la giornata. Se possibile, nella pausa pranzo, vanno evitate anche le fonti di stress. Quindi niente discussioni di lavoro, almeno a tavola.

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    Evita le cinture che “strizzano” la vita

    Almeno un merito la tanto vituperata moda dei pantaloni “a vita bassa” ce l’ha: lascia libero lo stomaco da inutili costrizioni, facendo appoggiare le cinture o fasce sui fianchi. Chi invece preferisce vestirsi in modo più classico deve orientarsi verso tagli più morbidi e tessuti meno rigidi. E le donne che indossano gonne o shorts e collant dovrebbero evitare di posizionare gli elastici proprio all’altezza dell’ombelico.

  • Digerire fritto

    Stai lontano dai cibi grassi

    Fritti e condimenti a base di burro sono tra gli alimenti più difficili e lunghi da digerire. Lo stomaco deve lavorare un bel po’ prima di riuscire a smaltirli. Chi soffre di problemi digestivi deve quindi evitare, a pranzo e a cena, di mettere troppi grassi nel piatto.

  • Pennicchella digestione

    No alla pennichella

    Dopo un pranzo abbondante, a volte anche dopo un pasto leggero, viene l’abbiocco. Non è nulla di grave: il sangue scorre copioso verso lo stomaco, per favorire la digestione, e diminuisce l’afflusso al cervello. Stanchezza, spossatezza, palpebre abbassate sono un fenomeno naturale. Meglio evitare però la classica pennichella se si fa fatica a digerire perché la posizione orizzontale e il sonno non facilitano il lavoro dello stomaco.

  • Acqua digestione

    L’acqua frizzante non serve

    C’è chi pensa che l’acqua gassata aiuti a digerire. Sarebbe bello, ma in realtà è soltanto un’impressione. L'anidride carbonica non ha alcuna proprietà digestiva: le bollicine si limitano a dilatare lo stomaco, favorendo l'espulsione del gas. Ma questo non certo è sinonimo di digestione.

  • Digestione freddo

    Niente sbalzi di temperatura dopo mangiato

    Anche il classico colpo d’aria allo stomaco, così come il tuffarsi in acqua, subito dopo un pasto è un deterrente alla digestione. Il freddo è un ostacolo al lavoro dello stomaco e se per alcune fortunate persone non cambia nulla, per quelli che soffrono di difficoltà digestive può rappresentare un problema.

  • Antiacido

    Un antiacido all’occorrenza

    Se dopo il pasto insorgono bruciori e dolori allo stomaco è molto probabile che ci sia un problema di iperacidità gastrica. Niente di grave, se succede di tanto in tanto. Nella gran parte dei casi può bastare un antiacido, di quelli che si comprano in farmacia senza ricetta medica. Si tratta di sostanze che reagiscono con l'acido cloridrico, neutralizzandolo. Si presentano sotto forma di compresse o granulati, come per esempio i preparati a base di carbonato di calcio e di magnesio. Neutralizzano rapidamente l'iperacidità e sono rimedi efficaci per facilitare la digestione.


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