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Sesta malattia: cause, sintomi, decorso, complicanze

La roseola infantum è una malattia esantematica tipica della prima infanzia. Colpisce quasi sempre bambini di età compresa tra i 6 mesi e i 2 anni

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Sesta malattia

La roseola infantum è una malattia esantematica tipica della prima infanzia. Colpisce quasi sempre bambini di età compresa tra i 6 mesi e i 2 anni, sebbene possa occasionalmente insorgere più precocemente (in piccoli che non abbiano ricevuto gli anticorpi specifici dalla madre) oppure, ma molto di rado, più tardivamente.

Così come il morbillo, la varicella, la rosolia e l’eritema infettivo (quinta malattia) è un’infezione virale.

Cause

L’agente infettivo responsabile, che fu individuato nel 1986, è un Herpesvirus umano appartenente al gruppo dei beta-Herpesvirus: nella maggior parte dei casi si tratta di HHV 6B, in qualche caso sono coinvolti altri due Herpesvirus simili, HHV 6A e HHV 7.

Nell’organismo il bersaglio preferenziale di questi virus sono i globuli bianchi, all’interno dei quali si moltiplicano e possono sopravvivere a lungo in stato di latenza. Una sede di localizzazione e proliferazione tipica di questi virus sono inoltre le ghiandole salivari.

HHV 6B è un virus estremamente diffuso nella popolazione: una percentuale altissima di bambini viene a contatto con esso entro i 2 anni di età, tanto che nel 90-100% dei più grandi e degli adulti si possono trovare gli anticorpi specifici.

Sintomi

La malattia esordisce in modo caratteristico con un improvviso rialzo febbrile che può superare i 40° C.

Nei più piccoli l’aumento della temperatura così brusco può scatenare crisi convulsive che, benché allarmanti per i genitori, non sono pericolose e non predispongono all’insorgenza di epilessia.

Altrettanto rapida della sua comparsa è anche la remissione della febbre, che avviene in genere in quarta giornata (tanto che la malattia viene anche chiamata “febbre dei tre giorni”).

Generalmente la febbre non è accompagnata da altri sintomi e non compromette lo stato generale dei bambini.

In qualche caso però si può aggiungere una sintomatologia simil-influenzale, con disturbi respiratori o gastroenterici, e un ingrossamento dei linfonodi della testa e del collo.

In un terzo circa dei bambini, a distanza di poche ore o al massimo il giorno successivo alla regressione della febbre compare un’eruzione cutanea somigliante a quelle del morbillo e della rosolia, costituita da papule arrossate e piane di pochi millimetri di diametro e localizzata prevalentemente al tronco e in minor misura agli arti e al viso. L’esantema dura al massimo due giorni.

In alcuni bambini può verificarsi un'analoga eruzione eritematosa nel cavo orale, a livello del palato molle fino alla base dell'ugola.

Nei rari casi in cui l’infezione viene contratta in età adulta la sintomatologia descritta è più accentuata.

Decorso

La malattia ha un periodo di incubazione variabile da 5 a 15 giorni. La trasmissione dell’infezione avviene attraverso le vie respiratorie e con la saliva.

La contagiosità è massima durante la fase febbrile. In condizioni normali la sintomatologia si risolve spontaneamente e rapidamente senza richiedere alcun trattamento specifico.

Nella fase iniziale, se la temperatura è molto alta è indicata la somministrazione di antipiretici e di liquidi per contrastare la disidratazione.

Complicanze

Nei soggetti sani la malattia è del tutto benigna e la sintomatologia può anche essere molto attenuata.

Le complicanze sono rarissime e riguardano prevalentemente i soggetti (bambini o adulti) con compromissione delle difese immunitarie: in questi casi si possono avere danni possibilmente gravi a livello dei polmoni, del fegato, dei tessuti emopoietici e del sistema nervoso centrale.

L’infezione non sembra invece comportare rischi durante gravidanza; inoltre, data la sua diffusione nella popolazione generale, la probabilità che una donna incinta possieda anticorpi specifici è molto alta.

Prevenzione

Non sono consigliate misure di prevenzione particolari. Invece, il decorso della malattia richiede un’attenta sorveglianza nei soggetti immunodepressi per la possibilità di complicanze gravi.

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