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Bambino raffreddore consigli rimedi

Raffreddore nei bambini

Il raffreddore nei bambini sani non è in genere una condizione pericolosa, ma sicuramente fastidiosa. Ecco cosa fare.

È più fastidioso di quello che colpisce gli adulti, dà più sintomi e in genere dura un po’ di più. Spesso si risolve senza particolari trattamenti.

Il raffreddore è il disturbo più comune nei bambini di tutte le età e, salvo che nei neonati, se il piccolo è sano non è una condizione pericolosa.

Considerata la grande varietà di virus che lo possono scatenare, non è però insolito che il bambino si ammali più volte (fino a 9-10) nel corso di una stessa stagione.

L’elevata incidenza è dovuta alla facilità di trasmissione, che avviene sia per via aerea, inalando le goccioline che un soggetto infetto emette con la tosse o lo starnuto, sia per contatto con superfici contaminate.

Il bambino, infatti, tende a portare spesso le mani al viso, trasferendo al naso o agli occhi eventuali virus “raccolti” toccando giochi o altri oggetti sui quali si erano depositati.

Sintomi

I sintomi sono simili a quelli che compaiono nell’adulto, ma hanno alcune caratteristiche particolari.

Per esempio, insorgono in modo improvviso: il piccolo può andare a letto la sera completamente in salute e alzarsi la mattina dopo con il raffreddore.

I sintomi più frequenti sono:

  • naso chiuso o che cola
  • starnuti frequenti
  • lacrimazione
  • affaticamento
  • febbre (non sempre)
  • tosse (non sempre)
  • diarrea e vomito (non sempre)

Agli inizi il bambino, soprattutto se piccolo, può anche essere molto irritabile e lamentare mal di testa e congestione.

La febbre, generalmente, scende nel giro di tre giorni, mentre la tosse, quando compare, può durare per parecchio tempo, anche per 15-20 giorni.

Nei lattanti l'ostruzione nasale può interferire sulla capacità di succhiare, e ciò può creare un momentaneo rallentamento della crescita.

Complicazioni

Le complicazioni più frequenti nei bambini sono le sovrainfezioni batteriche, con comparsa di otiti, sinusiti, congiuntiviti e, più raramente, polmoniti.

Insorgono, sia perché l'infezione virale diminuisce temporaneamente le difese immunitarie, sia perché queste ultime, soprattutto nei più piccoli, non sono ancora del tutto efficienti.

Quando chiamare il pediatra

È opportuno interpellare il pediatra se:

  • il bambino ha meno di 3 mesi di vita e ha febbre
  • il bambino dopo qualche giorno non migliora
  • sono presenti febbre alta, brividi, vomito, tosse o grave affaticamento
  • la respirazione è difficoltosa e non migliora dopo aver pulito il naso
  • il bambino sembra molto sofferente.

Prevenzione e terapie

È buona norma lavare spesso le manine dei bambini con acqua e sapone per circa 20 secondi, in modo da essere sicuri di eliminare eventuali virus presenti. Così si rende meno probabile il contagio attraverso oggetti.

È poi opportuno insegnare ai bambini l’importanza di coprirsi il naso e la bocca con le mani quando si starnuta e/o si tossisce, in modo da limitare la diffusione del virus.

In genere il raffreddore fa il suo corso e scompare da solo. Esistono comunque alcuni comportamenti che favoriscono la guarigione.

  • Pulire bene il naso. È importante a qualsiasi età, per prevenire l'accumulo di muco infetto e, quindi, lo sviluppo di complicazioni. Ciò è ancora più necessario nel lattante per aiutare la respirazione: infatti nei primi 6 mesi di vita i bambini non sono in grado di respirare attraverso la bocca.

  • Riposo e idratazione. È bene che il bambino si riposi il più possibile e che beva a sufficienza.

  • Umidificare l’aria. Soprattutto di notte è bene usare un umidificatore nella stanza dove dorme il bambino: l’aria umida aiuta a mantenere naso e polmoni puliti.

  • Tenere lontani i bambini da ambienti in cui si fuma.

Per quanto riguarda i farmaci, se la temperatura non è troppo alta e se il bambino non è soggetto a convulsioni febbrili, non è necessario abbassarla con i farmaci.

Nel caso, per febbre e dolori è possibile usare antidolorifici e antipiretici reperibili anche in formulazioni adatte ai bambini, ma sempre dietro consiglio del pediatra.

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Marina Battaglioli
Pediatra e neonatologa


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