Che fare in caso di dermatite irritativa da contatto?

Nella maggioranza dei casi può essere gestita facilmente con una crema o altre preparazioni altamente idratanti ed emollienti.

Prima o poi capita a tutti di mettere le mani nel posto sbagliato o di toccare, senza adeguate protezioni, sostanze poco compatibili con l'integrità della pelle e di ritrovarsi con aree più o meno estese di cute arrossata, infiammata, gonfia e dolorante, talvolta anche solcata da taglietti o piccole vesciche.

A volte succede in modo accidentale o per disattenzione, mentre si manovrano liquidi o polveri irritanti sul luogo di lavoro, in garage o mentre ci si cimenta nel "fai-da-te" (solventi, idrocarburi, acidi o alcali, vernici, acqua ossigenata ecc.). 

Altre volte, perché si sottovaluta la potenziale lesività di composti d'uso comune (detersivi, disinfettanti, smacchiatori, ecc.), specie se usati ripetutamente, e si ritiene scomodo o non strettamente necessario indossare guanti in gomma quando li si usa. 

Altre volte ancora, perché non ci si aspetterebbe proprio di ritrovarsi con un'escoriazione cutanea o un eczema dopo aver semplicemente toccato un fiore, la foglia di una pianta o il suo lattice, oppure un pesce. Anche in natura, infatti, i composti che possono causare arrossamenti, irritazione o reazioni allergiche a livello dell'epidermide sono moltissimi e, spesso, insospettabili.

Conoscere le sostanze a rischio e premurarsi di evitare l'interazione diretta con la cute è la strategia migliore per non ritrovarsi a dover fare i conti con la dermatite da contatto. Quando, invece, l'eritema, il dolore e il prurito più o meno intenso sono già presenti, è importante ricorrere a rimedi appropriati, in grado di offrire sollievo dai sintomi e facilitare la guarigione. Vediamo quali.

Come comportarsi dopo il contatto a rischio

A prescindere dalla circostanza e dal composto irritante specifico, ogni volta che ci si accorge di essere entrati in contatto con una sostanza in grado di sensibilizzare o danneggiare l'epidermide è indispensabile cercare di allontanarla il più rapidamente possibile, attraverso un lavaggio prolungato della zona colpita con acqua corrente fresca, che aiuterà anche a placare l'infiammazione iniziale.

Mentre lo si fa, l'area cutanea interessata non deve essere né toccata né sfregata per evitare di accentuare l'irritazione già presente o di peggiorare lo stato dell'epidermide con abrasioni e ferite. A riguardo, va sottolineato che qualunque tipo di spugna, anche quella apparentemente più morbida, è sempre troppo ruvida per essere compatibile con una pelle sensibilizzata.

A lavaggio ultimato e dopo aver asciugato la cute con molta delicatezza (eventualmente usando il getto d'aria di un phon alla minima temperatura), il trattamento successivo dipenderà dall'intensità dell'irritazione insorta e da quanto è diffuso l'eritema.

Gli accorgimenti utili in caso di irritazione lieve

Quando l'infiammazione inizia ad attenuarsi, o quando è fin dall'inizio di grado lieve-moderato (come nel caso di molte comuni dermatiti da contatto irritative causate da detersivi) può essere applicata una crema in grado di favorire il ripristino dell'equilibrio dell'epidermide in modo fisiologico, attraverso la rigenerazione della barriera cutanea, alterata dalla sostanza irritante.

A questo scopo, la crema deve contenere componenti lipidici del tutto simili a quelli naturalmente contenuti nella cute umana (in particolare, ceramidi) e con una disposizione "lamellare" che riproduce perfettamente l'architettura lipidica presente tra le cellule dello strato corneo. Per completare l'azione rigenerante sono necessari agenti emollienti e altamente idratanti come l’olio di cocco, il burro di karité, la glicerina e il pantenolo (pro-vitamina B5), che aiutano l'epidermide a trattenere i liquidi necessari per i processi riparativi fisiologici.

Le creme altamente idratanti e rigeneranti di qualità farmacologica, acquistabili in farmacia senza ricetta medica, possono essere utilizzate per diversi giorni, mattino e sera o in altri momenti della giornata, fino alla completa scomparsa dei sintomi e possono essere applicate anche su aree cutanee delicate, poiché sono molto ben tollerate, non sensibilizzano e non alterano la struttura dell'epidermide.

Durante tutto il trattamento è importante evitare di sfregare l'area cutanea interessata dalla dermatite da contatto in qualsiasi modo, per non alterare ulteriormente la barriera cutanea e non aggravare il danno già presente, con il rischio di creare ferite a rischio di infezione. Si dovrebbe anche cercare di prevenire la sudorazione eccessiva, dal momento che il sudore ha un effetto irritante sia sulla cute sana sia, a maggior ragione, su quella già infiammata.

Qualora, oltre all'infiammazione, siano presenti fin dall'inizio o compaiano successivamente anche piccoli tagli o vesciche trasparenti piene di liquido, prima di ogni intervento terapeutico è preferibile consultare il medico.

Gestire tempestivamente e in modo corretto la dermatite da contatto ed evitare ulteriori esposizioni alle sostanze a rischio è importante non soltanto per ottenere un rapido miglioramento dei sintomi, ma anche per evitare che da acuta l'infiammazione dell'epidermide diventi cronica e sempre più difficile da trattare. 

Quando accade, la pelle appare meno arrossata, ma caratterizzata da maggiore secchezza, desquamazione e ispessimento, nonché molto propensa a ferite e infezioni, a causa della scarsa elasticità e della notevole compromissione della barriera cutanea. In questi casi, le creme altamente idratanti ed emollienti continuano ad avere un ruolo, come intervento di base, ma il trattamento deve essere individuato caso per caso dal dermatologo.

A volte, c'è di mezzo un'allergia 

Non di rado, arrossamenti, gonfiori localizzati (pomfi) e prurito intenso fanno la loro comparsa anche se non si è toccato nessun composto notoriamente irritante per la cute. In questi casi, con ogni probabilità si tratta di orticaria e all'origine dei sintomi c'è una reazione allergica di tipo individuale. Si parla quindi non di dermatite irritativa, ma di dermatite allergica da contatto.

In pratica, il sistema immunitario locale viene sollecitato da una sostanza di per sé innocua, ma verso la quale alcune persone sono soggettivamente sensibilizzate (allergene), e si attivano una serie di meccanismi difensivi che contemplano la produzione di anticorpi specifici, molecole infiammatorie e istamina, che danno poi il via alla sintomatologia cutanea caratteristica.

Se la reazione è acuta e avviene a breve distanza di tempo dal contatto con un composto o materiale di uso poco comune e poco diffuso nell'ambiente, riconoscere la sostanza allergizzante può essere abbastanza semplice. In altri casi, invece, per individuare l'allergene specifico è necessario effettuare test allergologici cutanei (Prick e Patch test) e sul sangue (Rast test). 

Tra le principali cause di dermatite da contatto allergica ci sono il lattice, alcuni metalli (nichel, cromo, cobalto), additivi e conservanti contenuti in cosmetici, profumi o prodotti alimentari (per esempio, i parabeni), coloranti presenti in tinture per capelli o tessuti, emulsionanti di creme, cosmetici, farmaci ecc.

Una volta compresa la causa dell'allergia cutanea, è necessario evitare il più possibile l'interazione con la sostanza scatenante per prevenire nuovi episodi di dermatite da contatto. Per alleviare il prurito intenso e l'infiammazione, invece, si possono utilizzare un gel o una crema con antistaminici o con corticosteroidi (a seconda dell'entità dell'eritema) e applicare impacchi freddi, che danno sollievo sia dal prurito sia dal bruciore. Questi stessi rimedi sono indicati anche quando a causare la reazione cutanea locale è una puntura d'insetto.

Altre cause del prurito 

Il prurito alle mani, accompagnato o meno da arrossamenti e/o secchezza cutanea, può avere molte cause e non essere dovuto a una dermatite da contatto irritativa o allergica, ma ad altre condizioni. Tra le più frequenti ci sono la psoriasi e la dermatite atopica, due malattie infiammatorie croniche della pelle di riscontro abbastanza frequente: la prima soprattutto in età adulta, la seconda principalmente nell'infanzia. 

In entrambi i casi, il prurito può essere più o meno intenso, ma sempre circoscritto all'area in cui sono presenti le placche infiammate e desquamate (oppure, talvolta, ricoperte da piccole vesciche essudanti): in genere, soprattutto a livello dei polsi, del dorso e delle dita delle mani. Oltre alle mani, sia la psoriasi sia la dermatite atopica tendono a interessare, in modo variabile, diverse altre zone del corpo e ad avere un andamento oscillante, con fasi di riacutizzazione alternate a periodi di miglioramento o scomparsa dei sintomi.

A volte, in persone che soffrono di dermatite atopica e/o allergie è possibile riscontrare anche disidrosi: una dermatite caratterizzata da prurito, infiammazione cutanea e vesciche, che si manifesta principalmente a livello del palmo e ai lati delle dita delle mani e sulla pianta dei piedi. Di solito, le vesciche si seccano e le pellicine si staccano nell'arco di 3-4 settimane, lasciando un'epidermide fragile e sensibile, che rende molto difficile svolgere le comuni attività manuali. Per il trattamento, il dermatologo può prescrivere corticosteroidi in crema o per bocca, oppure farmaci immunosoppressori, in relazione alla severità della disidrosi e alla risposta individuale.

Negli anziani, il prurito, spesso accompagnato anche da un fastidioso formicolio alle mani, può essere dovuto a difetti della circolazione del sangue nei piccoli vasi sanguigni periferici oppure a disturbi di natura neurologica (per esempio, la neuropatia periferica). 

Questi disturbi, che possono manifestarsi anche a livello dei piedi, delle caviglie e della parte inferiore delle gambe, devono essere valutati dal medico attraverso esami di laboratorio e strumentali per comprenderne l'origine e individuare il trattamento appropriato. 

La pelle, in questi casi, può essere più secca e sensibile, assumere una colorazione diversa oppure presentarsi del tutto normale, e i sintomi tendono a essere promossi da cambiamenti della temperatura ambientale.

Soprattutto nei bambini, eruzioni cutanee arrossate associate a prurito intenso, che si trasformano rapidamente in piccole vesciche traslucide e, quindi, in croste, devono essere subito sottoposte alla valutazione del pediatra o del medico di famiglia, specie se le manifestazioni sono associate a febbre. 

In questi casi, infatti, è molto probabile che si tratti di varicella, la ben nota malattia esantematica tipica dell'infanzia causata dal virus Varicella zoster (un herpes virus), molto contagiosa per via respiratoria e per contatto diretto con il liquido contenuto nelle vesciche. 

Nelle persone che hanno contratto la varicella in un qualsiasi momento della vita, lo stesso virus può riattivarsi a distanza di molti anni e dar luogo a eruzioni cutanee simili a quelle della malattia originaria, ma localizzate soltanto sul torace e associate a un dolore molto intenso, oltre che a prurito, febbre e spossatezza. 

In questi casi, si parla di Herpes zoster o "fuoco di Sant'Antonio", una neuropatia (o neuralgia post-erpetica) che può colpire sia gli uomini sia le donne, soprattutto dopo i 50 anni. Oltre al trattamento con farmaci antivirali e antinfiammatori/antidolorifici, oggi è possibile prevenire lo sviluppo dell'Herpes zoster in chi ha contratto la varicella in passato grazie a un vaccino specifico.

Rosanna Feroldi
Rosanna Feroldi
Da adolescente le avevano detto di fare il liceo classico e ha scelto lo scientifico. Alla maturità, le hanno detto di iscriversi Lettere e Filosofia e ha puntato su Biologia. Dopo laurea e tirocinio, al dottorato in elettrofisiologia ha preferito un corso di comunicazione e giornalismo scientifico della Facoltà di Farmacia - Università Statale di Milano. Insomma, non è il tipo che si lascia convincere facilmente. Da lì, è iniziato, più per gioco che per scelta, un percorso professionale che continua con soddisfazione da quasi vent'anni, passando da attività di consulente per la comunicazione su salute e stili di vita sani per il Progetto Città sane - Comune di Milano alla proficua collaborazione con la Fondazione San Raffaele di Milano, dove per 13 anni si è occupata di realizzare il magazine dell'Ospedale San Raffaele destinato ai pazienti e materiale divulgativo distribuito nell'ambito di campagne di sensibilizzazione, nonché di supportare l'attività di ufficio stampa. Contemporaneamente, entusiasta, mai stanca ed esagerando anche un po', ha interagito con numerose realtà editoriali come giornalista scientifica e medical writer, realizzando contenuti per riviste dirette al pubblico, ai medici e ai farmacisti. Il sopravvento del web ha cambiato molte cose, ma non l'ha indotta a desistere. Così, eccola ora alle prese prevalentemente con progetti editoriali online e attività di comunicazione/reportistica medico-scientifica nelle aree cliniche più disparate. A volte, si chiede come abbia fatto, altre come continuerà. The show must go on.

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