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Pertosse nei neonati: come riconoscerla

Una tosse insistente, che toglie letteralmente il fiato e che può provocare complicanze anche molto gravi nei più piccoli.

Ico tempolettura 4d4ceff10709fc567a3b0d04cf7fe5fe311c0b603cdcdde16d5fa93daf9467a7 Tempo di lettura: 6 minuti

Una tosse insistente, che toglie letteralmente il fiato e che può provocare complicanze anche molto gravi nei più piccoli.

La pertosse è una malattia infettiva estremamente contagiosa: si trasmette con le goccioline di saliva emesse con uno starnuto, un colpo di tosse, o anche solo parlando.

Sono a rischio di essere infettati, senza alcuna distinzione d’età, tutti coloro che non sono stati vaccinati (o che lo sono solo parzialmente), ma anche coloro che hanno avuto questa patologia molti anni prima di un nuovo contatto con il batterio che la causa.

A correre i maggiori pericoli sono però i neonati e i bambini sotto l’anno d’età.

Riconoscerla al suo esordio non è sempre facile ma, una volta iniziata la fase acuta, gli intensi e frequenti attacchi di tosse, associati al cosiddetto “urlo inspiratorio”, rendono più semplice la sua diagnosi.

È molto contagiosa, ma…

La pertosse è un’infezione respiratoria causata da un batterio, la Bordetella pertussis, che agisce tramite la secrezione di quattro diverse tossine responsabili dei sintomi di questa patologia, il più caratteristico dei quali è la tosse convulsa.

Il contagio è più probabile nella prima fase della malattia (detta catarrale), durante la quale la pertosse viene spesso scambiata per una banale influenza o un brutto raffreddore, e viene quindi difficilmente diagnosticata.

Una volta riconosciuti i sintomi, e confermato il sospetto con analisi di laboratorio sulle secrezioni nasofaringee, è però opportuno iniziare tempestivamente il trattamento antibiotico, di solito a base di eritromicina.

A differenza di altre malattie infettive, una volta contratta la patologia, non si è comunque immuni per sempre, in quanto gli anticorpi prodotti dall’organismo sono in grado di proteggere da questo batterio solo per un periodo limitato.

Il vaccino anti-pertosse non è obbligatorio

Prevenire l’infezione però si può: esiste infatti un vaccino ben tollerato, definito acellulare in quanto costituito da frammenti del batterio Bordetella pertussis.

In Italia questa vaccinazione non rientra fra quelle obbligatorie, ma è fortemente raccomandata: generalmente la prima somministrazione avviene intorno ai 3 mesi, ed è seguita da tre richiami, rispettivamente a 5 e 11 mesi e a intorno ai 5-6 anni, che consentono di rimanere immuni nel tempo.

Se il genitore acconsente ad aggiungere questa vaccinazione facoltativa, viene proposta la somministrazione di un vaccino trivalente che comprende anche quelli contro difterite e tetano (DTPa).

Le tre fasi della malattia

Una volta entrati in contatto con il batterio, inizia un periodo di incubazione che può essere anche abbastanza lungo: i sintomi possono infatti insorgere anche a distanza di 2-3 settimane dall’infezione, ma solitamente si manifestano dopo una decina di giorni.

La malattia si articola poi in tre fasi:

  • fase catarrale: può durare da una a due settimane circa, durante le quali possono comparire sintomi molto simili a quelli di una classica infezione delle vie aeree superiori, come malessere, raffreddore, una lieve tosse secca e solo in alcuni casi febbre. Man mano che passano i giorni, la tosse diventa sempre più insistente. È in questa fase che il trattamento antibiotico è più efficace
  • fase parossistica o convulsiva: in questo stadio si manifesta il sintomo più tipico, ovvero attacchi di tosse molto frequenti, che quasi tolgono il fiato. È infatti elemento distintivo di questa patologia il cosiddetto “urlo inspiratorio”, ovvero il suono emesso per riprendere faticosamente fiato dopo questi violenti colpi di tosse, che possono causare anche vomito o emorragie sottocongiuntivali e dal naso. In assenza di trattamento, questa fase può durare da alcune settimane, fino a oltre due mesi (in Cina la chiamano addirittura la tosse dei 100 giorni)
  • fase di convalescenza di un paio di settimane, durante la quale gli attacchi di tosse tendono ad attenuarsi, diventando meno intensi e meno frequenti, e le condizioni del paziente migliorano gradualmente.

I pericoli per i neonati

Quando a essere infettati dal batterio della pertosse sono i neonati, o comunque i bambini sotto l’anno d’età, questa patologia può diventare anche molto pericolosa, e non deve essere quindi assolutamente trascurata o sottovalutata.

A correre i pericoli più grandi sono i neonati nei primissimi mesi di vita, quando ancora non hanno ricevuto la prima dose di vaccino o che sono solo parzialmente vaccinati: le complicazioni più frequenti sono dovute a sovrainfezioni batteriche, che possono dar luogo a otiti, polmoniti o bronchiti.

In una piccola percentuale di casi a essere colpito è anche il sistema nervoso, sia a causa delle apnee dovute agli attacchi di tosse, che non consentono un’adeguata ossigenazione a livello cerebrale, sia per l’azione diretta delle tossine rilasciate dal batterio.

È in questi casi che la pertosse può causare danni neurologici permanenti o addirittura la morte del piccolo.

Lisa Trisciuoglio

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Pediatra e neonatologa

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