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Morbillo: che cosa fare se si ammala il bambino

Molto diffuso un tempo, oggi lo contraggono per lo più i bambini non vaccinati: non bisogna allarmarsi, ma nemmeno prenderlo sotto gamba. Ecco come affrontarlo.

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Morbillo bambini terapie

Molto diffuso un tempo, oggi lo contraggono per lo più i bambini non vaccinati: non bisogna allarmarsi, ma nemmeno prenderlo sotto gamba. Ecco come affrontarlo.

Il suo nome significa “piccolo morbo”, ma non per questo va sottovalutato. Oltre a essere una delle più note malattie esantematiche dei bambini è anche molto infettiva e contagiosa, e può dare complicazioni soprattutto alle vie respiratorie.

A causarla è il virus morbillivirus della famiglia dei Paramixovidae. E visto che di solito colpisce i bambini tra il primo e il terzo anno di vita è opportuno, alla comparsa dei primi sintomi, portarli subito dal pediatra.

Si sviluppa in maniera subdola e silenziosa

Il periodo d’incubazione è “silenzioso”, nel senso che non compare alcun sintomo, e dura da 10 a 14 giorni. Dopodiché si passa in un periodo detto prodromico di 3-5 giorni in cui compaiono i primi segni che assomigliano parecchio a un forte raffreddore: tosse, rinite, congiuntivite, una sensazione di fastidio alla luce e febbre, che spesso raggiunge subito i 39-40 gradi.

È il momento di massima contagiosità del virus, che si trasmette attraverso le goccioline fini emesse con gli starnuti e i colpi di tosse.

Le “macchie” compaiono anche in bocca

In genere, il giorno dopo l’inizio della fase prodromica compaiono anche le “chiazze di Koplik”, macchie all’interno della bocca, ben visibili sulla mucosa interna delle guance, che il più delle volte passano inosservate.

Alla fine del periodo prodromico arriva l’esantema: compaiono maculo-papule, cioè macchie leggermente rilevate al tatto, sulla fronte e sul volto per poi diffondersi verso il tronco e le estremità.

Tendono a impallidire a partire dal quarto-quinto giorno dall’eruzione. In compenso però compaiono mal di gola e tosse; quest’ultima è secca in un primo tempo e diventa poi catarrosa. La malattia, salvo complicazioni, si risolve in media dopo otto-dieci giorni.

Sotto controllo le complicazioni

Il morbillo non va trascurato né sottovalutato perché le statistiche dicono che, in media, un bambino su sei va incontro a una complicazione, che può essere legata a un effetto diretto del virus oppure a una sovrainfezione batterica.

In pratica, quando l’organismo è sotto attacco del virus, i batteri hanno spesso gioco facile nell’attecchire e infettare a loro volta vari organi.

La complicazione più frequente è l’otite media che in alcuni casi, oltre al forte mal d’orecchio, può compromettere la capacità uditiva.

Altre complicazioni riguardano le basse vie respiratorie, (laringotracheite, bronchiolite, broncopolmonite), l’apparato digerente (diarrea, soprattutto nei lattanti) e il sistema nervoso centrale (un caso su mille va incontro a una grave encefalite, che lascia deficit neurologici permanenti).

Terapie di supporto e soprattutto tanta acqua

La cura del morbillo, che deve essere prescritta dal pediatra, è essenzialmente di supporto: antipiretici per il controllo della febbre e farmaci sintomatici, a seconda dei casi, per la tosse, il mal di gola, il mal d’orecchio e così via.

È fondamentale mantenere ben idratato il bambino, proponendogli bevande zuccherate. Sarà il pediatra a valutare l’opportunità di una cura antibiotica in caso di infezioni secondarie.

Si può (e si dovrebbe) prevenire

Se da un lato il morbillo è una malattia potenzialmente rischiosa, la disponibilità del vaccino consente una prevenzione efficace.

Il vaccino disponibile contiene un virus vivo attenuato, la cui somministrazione, per via sottocutanea, è consigliata a partire dal dodicesimo mese di vita, in associazione all’antiparotite e all’antirosolia (prossimamente sarà proposto un vaccino quadrivalente contenente anche l’antivaricella).

È ben tollerato ma può dare luogo a una forma esantematica leggera, non contagiosa e priva di altri sintomi a distanza di 10-12 giorni.

Piercarlo Salari

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