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Le acque termali: a ogni cura la sua acqua

Sono tante le malattie e gli apparati che possono beneficiare degli effetti delle acque termali.

Ico tempolettura 4d4ceff10709fc567a3b0d04cf7fe5fe311c0b603cdcdde16d5fa93daf9467a7 Tempo di lettura: 4 minuti

Sono tante le malattie e gli apparati che possono beneficiare degli effetti delle acque termali.

Le terapie a base di acque termali sono particolarmente indicate per diversi tipi di patologie croniche (e non) a carico di vari apparati.

Per le malattie otorinolaringoiatriche e quelle delle vie respiratorie, agli aerosol effettuati con farmaci è possibile associare, nei centri termali, terapie inalatorie (inalazioni, aerosol, humage o nebulizzazioni) con acque termali, generalmente di tipo sulfureo per la loro capacità di fluidificare il muco bronchiale.

Per le malattie ginecologiche i medici termali consigliano spesso le irrigazioni vaginali con acque minerali di tipo salsobromoiodico, che contengono cioè elevati livelli di cloruro di sodio, iodio e bromo che, agendo sulla tiroide, stimolano l’attività ovarica. Per le vaginiti “secche” sono raccomandate anche le acque salse, mentre per quelle più produttive trovano largo impiego le acque sulfuree.

Per quanto riguarda le patologie vascolari (sindromi varicose, post-flebitiche o esiti di flebite e safenectomia) di solito si utilizzano bagni e idromassaggi soprattutto con acque carboniche, in grado di stimolare l’apertura di capillari e pareti venose. Per le insufficienze venose è utilissimo il camminamento vascolare da attuarsi in due corridoi acquatici dotati di getti idromassaggio posti a differenti altezze e riempiti con acqua termale a temperatura differenziata, addizionata con ozono.

A livello gastroenterico alle terme si possono curare la dispepsia, la stipsi o la sindrome dell’intestino irritabile.

Non solo acque termali

In caso di patologie a carico dell’apparato sia gastroenterico sia urinario è possibile seguire una cura idroponica, che consiste cioè nel bere quantità precise di acque oligominerali:

  • la bicarbonata, con basso contenuto di anidride carbonica, è indicata in caso di ipersecrezione gastrica e patologie correlate
  • l’acqua solfata è indicata per problemi digestivi e, se riscaldata la mattina, può avere effetti lassativi.

Sono poi particolarmente indicate nelle dispepsie e nella stipsi l’idrofangobalneoterapia, che associa la terapia idroponica a fanghi applicati sulla zona del fegato, e la balneoterapia (immersione in acque termali).

Bagni e fanghi per curare la pelle

Per alcune malattie dermatologiche, soprattutto la psoriasi e la dermatite seborroica, ma anche per l’eczema e la dermatite atopica, il bagno termale (la balneoterapia) è il trattamento più indicato: viene attuato con diversi tipi di acque (salsobromoiodiche, radioattive, bicarbonate, sulfuree) a una temperatura di 36-38°C, tranne che per le acque sulfuree, che vengono utilizzate per bagni tiepidi a 32-35°C.

La balneoterapia e l’applicazione di fanghi con acque sulfuree e salsobromoiodiche sono utilizzate anche per migliorare la sintomatologia e il recupero funzionale in caso di malattie reumatiche.

«Va sempre ricordato – puntualizza Umberto Solimene, presidente di Femtec, Federazione mondiale dei centri termali – che le terapie termali non sono cure fai da te: vanno sempre concordate e prescritte dal medico di famiglia (anche per usufruire del ciclo annuale che è a carico del Servizio sanitario nazionale) e controllate dal personale medico che deve essere presente in ogni stazione termale per garantire serietà ed efficacia delle cure».

Maria Eva Virga

CONSULTA L’ARCHIVIO DI DISTURBI E PATOLOGIE
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