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L’intolleranza al lievito esiste davvero?

Sembra che sia fra le reazioni negative al cibo più diffuse, ma in realtà non è una vera e propria intolleranza.

Ico tempolettura 4d4ceff10709fc567a3b0d04cf7fe5fe311c0b603cdcdde16d5fa93daf9467a7 Tempo di lettura: 4 minuti

Sembra che sia fra le reazioni negative al cibo più diffuse, ma in realtà non è una vera e propria intolleranza.

L'intolleranza al lievito è spesso citata tra i problemi di salute legati all'alimentazione più diffusi.

In effetti il consumo di cibi e bevande contenenti lievito di birra può scatenare spiacevoli sintomi. Parlare di intolleranza non è però del tutto corretto, e affidarsi a test diagnostici che promettono di riuscire ad accertare che alla base del problema ci sia il lievito può rivelarsi uno spreco di tempo e di denaro.

Cosa sono le intolleranze alimentari?

Le intolleranze alimentari sono reazioni dell'organismo al consumo di alimenti che non riesce a digerire o a metabolizzare adeguatamente.

Contrariamente a quanto accade in caso di allergia, alla loro base non c'è una risposta immunitaria contro il cibo assunto.

Piuttosto, a entrare in gioco possono essere problemi a livello degli enzimi digestivi; è questo, ad esempio, il caso dell'intolleranza al lattosio, in cui una carenza dell'enzima necessario per la digestione del lattosio (la lattasi) porta all'accumulo di questo zucchero nell'intestino, dove viene fermentato dalla flora batterica portando alla comparsa di sintomi come gonfiore e flatulenza.

Altre volte l'intolleranza è causata dalla presenza di sostanze come l'istamina, di cui sono ad esempio ricchi il tonno o le fragole.

Nel caso della cosiddetta intolleranza al lievito, invece, non si ha a che fare con una vera e propria reazione avversa, ma con un problema probabilmente associato a una lievitazione inadeguata.

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Infatti una lievitazione troppo rapida - ottenuta attraverso l'aggiunta di altre sostanze oltre al lievito - può scatenare processi fermentativi che possono rallentare la digestione e portare all'accumulo di gas a livello intestinale.

I sintomi e i test diagnostici

I sintomi che in genere vengono ricondotti a questo problema sono simili a quelli di una vera e propria intolleranza alimentare: pancia gonfia, diarrea o stitichezza, dolori addominali, indigestione, bruciori di stomaco, flatulenza, stanchezza e difficoltà a risposare, nervosismo e mal di testa. I test diagnostici proposti per capire quale sia la causa scatenante di questi disturbi sono numerosi.

Gli esperti del settore, però, avvertono: spesso si tratta di metodiche inaffidabili e non validate scientificamente. La Società Italiana di Allergologia Asma e Immunologia Clinica (Siaaic) ha identificato almeno 6 tipi analisi da cui diffidare: i test del capello, i test sulle cellule del sangue, i test della forza, il Vega Test, la biorisonanza e il Pulse Test.

Piuttosto che ad analisi di questo tipo, nel caso in cui l'assunzione di lievitati dovesse scatenare sintomi gastrointestinali potrebbe essere utile sottoporsi a test specifici in grado di escludere l'allergia al grano o a sostanze che potrebbero essere ingerite insieme al lievito, come l'alfa amilasi che può essere aggiunta durante la panificazione.

Cosa fare quando il lievito crea disturbi

Una volta escluso che alla base dei sintomi gastrointestinali ci siano reazioni di tipo allergico i sintomi scatenati dall'assunzione di lievitati possono essere evitati consumando solo cibi a lievitazione naturale, caratterizzati da una maggiore digeribilità.

L'eliminazione drastica dei prodotti lievitati è invece sconsigliabile, perché potrebbe condurre facilmente a un'alimentazione poco equilibrata.

Se nonostante questi accorgimenti i sintomi dovessero persistere non è da escludere che alla loro base ci sia una malattia intestinale come la sindrome del colon irritabile.

Rivolgersi al medico spiegando quali sono i disturbi di cui si soffre aiuterà a individuare il percorso diagnostico migliore per risalire alle cause del problema.

Silvia Soligon

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