Iperacidità gastrica: quando bisogna preoccuparsi

L'acidità di stomaco è un disturbo piuttosto frequente, e non particolarmente grave se occasionale. Quando persiste, però, può causare danni allo sytomaci: ecco come prevenirli o curarli.

Ico tempolettura 4d4ceff10709fc567a3b0d04cf7fe5fe311c0b603cdcdde16d5fa93daf9467a7 Tempo di lettura: 4 minuti
Iperacidità gastrica diagnosi

Bruciori di stomaco occasionali non sono disturbi preoccupanti, ma se diventano un problema costante è indispensabile ricorrere all'uso di farmaci che limitino l'insorgere di problematiche più gravi.

Il bruciore di stomaco è un disturbo molto frequente. Se associato a un'abbuffata o, comunque, a un pasto un po' troppo pesante non deve destare troppe preoccupazioni. Ma se il problema si ripete spesso i danni alla parete gastrica possono essere gravi e il ricorso ai farmaci diviene indispensabile.

Dopo pranzo hai problemi di acidità? Ascolta i consigli del nostro farmacista.

Quando lo stomaco è vulnerabile

La sensazione di bruciore allo stomaco associata alla presenza di acidoin eccesso ed è dovuta a uno squilibrio tra fattori aggressivi (primi fra tutti i succhi gastrici) e le barriere difensive della parete gastrica.

Infatti nei succhi gastrici sono presenti acido cloridrico e pepsina, l'enzima responsabile della digestione delle proteine. Entrambi fattori che danneggerebbero la mucosa che riveste l'interno dello stomaco se questa non fosse ricoperta da una barriera protettiva, formata da muco e bicarbonato.

La produzione di altre sostanze protettive, come le prostaglandine, completa l'efficacia di questa barriera.

Esistono tuttavia fattori esterni che possono aumentare la produzione di succhi gastrici e ridurre i meccanismi di difesa. Farmaci gastrolesivi, stress, alcol, Helicobacter pylori e un'alimentazione scorretta espongono lo stomaco a rischio di danneggiamento.

Compare così la sensazione di bruciore che, a lungo termine, può portare a processi infiammatori (gastrite ed esofagite da reflusso) o, nei casi più gravi, alla formazione di ulcere, cioè di erosioni e perforazioni della mucosa gastrica.

L'aggravarsi della situazione è accompagnato, oltre che dal bruciore, da dolori e crampi associati a rigurgiti, aerofagia e malessere generale, soprattutto dopo i pasti e durante la notte.

Come e quando correre ai ripari

L'iperacidità occasionale può essere risolta seguendo semplici regole alimentari: evitare pasti troppo abbondanti e mangiare regolarmente, limitando il consumo di cibi e bevande irritanti (come caffè, alcolici e piatti troppo speziati o grassi).

E, quando compare, può essere risolta utilizzando farmaci antiacidi a base di bicarbonati e alginati.

Se il problema diventa frequente, specie se è associato a lesioni o vere e proprie ulcere gastriche, reflusso esofageo, aumentata secrezione acida o danni associati all'uso di medicinali gastrolesivi, è meglio ricorrere all'utilizzo di farmaci antisecretivi.

A questa classe appartengono sia gli inibitori dei recettori H2, sia gli inibitori della pompa protonica (PPI). Tuttavia, i primi hanno una potenza d'azione limitata e non sono efficaci nel contrastare l'acidità gastrica del dopo-pranzo.

I PPI, al contrario, hanno un effetto antiacido maggiore e che dura per tutta la giornata. La loro azione consiste nell'inibire la produzione di acido da parte delle cellule della mucosa gastrica. Eliminando così alla radice la causa della sensazione di bruciore e la possibilità di danneggiamento della parete dello stomaco.

Attualmente in Italia sono disponibili cinque diversi PPI (omeprazolo, lansoprazolo, pantoprazolo, rabrepazolo ed esomeprazolo), tutti utili per contrastare ulcere associate alla presenza di Helicobacter pylori e per il trattamento a breve termine dell'esofagite.

Per il trattamento prolungato delle ulcere Helicobacter-negative è, invece, consigliato il lansoprazolo, mentre per prevenire e trattare le lesioni da FANS sono utilizzati solo omeprazolo e lansoprazolo.

Silvia Soligon

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Samanta mazzocchi Samanta Mazzocchi
Specialista in Gastroenterologia ed endoscopia digestiva

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Sette trucchi per digerire meglio

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    Mangia con calma

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    Almeno un merito la tanto vituperata moda dei pantaloni “a vita bassa” ce l’ha: lascia libero lo stomaco da inutili costrizioni, facendo appoggiare le cinture o fasce sui fianchi. Chi invece preferisce vestirsi in modo più classico deve orientarsi verso tagli più morbidi e tessuti meno rigidi. E le donne che indossano gonne o shorts e collant dovrebbero evitare di posizionare gli elastici proprio all’altezza dell’ombelico.

  • Digerire fritto

    Stai lontano dai cibi grassi

    Fritti e condimenti a base di burro sono tra gli alimenti più difficili e lunghi da digerire. Lo stomaco deve lavorare un bel po’ prima di riuscire a smaltirli. Chi soffre di problemi digestivi deve quindi evitare, a pranzo e a cena, di mettere troppi grassi nel piatto.

  • Pennicchella digestione

    No alla pennichella

    Dopo un pranzo abbondante, a volte anche dopo un pasto leggero, viene l’abbiocco. Non è nulla di grave: il sangue scorre copioso verso lo stomaco, per favorire la digestione, e diminuisce l’afflusso al cervello. Stanchezza, spossatezza, palpebre abbassate sono un fenomeno naturale. Meglio evitare però la classica pennichella se si fa fatica a digerire perché la posizione orizzontale e il sonno non facilitano il lavoro dello stomaco.

  • Acqua digestione

    L’acqua frizzante non serve

    C’è chi pensa che l’acqua gassata aiuti a digerire. Sarebbe bello, ma in realtà è soltanto un’impressione. L'anidride carbonica non ha alcuna proprietà digestiva: le bollicine si limitano a dilatare lo stomaco, favorendo l'espulsione del gas. Ma questo non certo è sinonimo di digestione.

  • Digestione freddo

    Niente sbalzi di temperatura dopo mangiato

    Anche il classico colpo d’aria allo stomaco, così come il tuffarsi in acqua, subito dopo un pasto è un deterrente alla digestione. Il freddo è un ostacolo al lavoro dello stomaco e se per alcune fortunate persone non cambia nulla, per quelli che soffrono di difficoltà digestive può rappresentare un problema.

  • Antiacido

    Un antiacido all’occorrenza

    Se dopo il pasto insorgono bruciori e dolori allo stomaco è molto probabile che ci sia un problema di iperacidità gastrica. Niente di grave, se succede di tanto in tanto. Nella gran parte dei casi può bastare un antiacido, di quelli che si comprano in farmacia senza ricetta medica. Si tratta di sostanze che reagiscono con l'acido cloridrico, neutralizzandolo. Si presentano sotto forma di compresse o granulati, come per esempio i preparati a base di carbonato di calcio e di magnesio. Neutralizzano rapidamente l'iperacidità e sono rimedi efficaci per facilitare la digestione.


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