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Pubblicato: 15 Luglio 2020 Ultimo aggiornamento: 15 Luglio 2020

Ansia sociale

A soffrire di ansia sociale sono soprattutto i bambini, ma se non affrontato per tempo in modo corretto il disturbo può avere strascichi anche in età adulta, compromettendo la qualità di vita.

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L'ansia sociale, chiamata anche "fobia sociale", è una forma di disagio psichico che rientra nell'ampio gruppo dei disturbi d'ansia, di cui fanno parte anche il disturbo d'ansia generalizzata e gli attacchi di panico. Diversamente da questi ultimi, che sono spesso peggiori quando si è soli, chi soffre di ansia sociale si trova in difficoltà soltanto in situazioni legate all'interazione con altre persone, soprattutto se l'attenzione di queste persone è concentrata su ciò che si sta facendo o dicendo (o se la si percepisce tale) e ci si sente esposti al giudizio altrui.

A soffrire di fobia sociale sono soprattutto i bambini nei primi anni di vita e in particolare nei primi anni di scuola, quando si trovano a doversi confrontare con i coetanei, a parlare in pubblico e a stabilire le prime relazioni interpersonali al di fuori dell'ambiente domestico, ben noto e rassicurante, e lontano dagli occhi dei genitori. 

L'ansia sociale ha la tendenza ad affievolirsi spontaneamente con il tempo, man mano che il bambino cresce e acquisisce familiarità con il mondo esterno, con gli altri bambini che via via incontra, con gli insegnanti e, quindi, gradualmente anche con gli "estranei" adulti con cui ha l'occasione di interagire in varie situazioni e in qualunque contesto. 

In alcuni casi, tuttavia, è importante che genitori e insegnanti prestino un po’ più di attenzione al comportamento e alle manifestazioni di paura e preoccupazione dei bambini, perché non sempre questo processo avviene in modo spontaneo. 

Se la timidezza del bambino è oggettivamente eccessiva e impedisce di interagire con i coetanei, di frequentare la scuola con buoni risultati, di partecipare all'attività sportiva o ad altre situazioni collettive, ne può derivare una seria compromissione della qualità di vita e della possibilità di sviluppo psicologico sereno, fino a permanere come disagio sociale anche in età adulta.

Ma come fare per capire se la timidezza e l'imbarazzo sono una normale espressione della personalità, comune a molti bambini, o se si è di fronte a un vero e proprio problema di ansia sociale da sottoporre alla valutazione di uno psicoterapeuta e da affrontare con terapie specifiche? Ecco alcuni fattori da considerare per indirizzare la diagnosi del disturbo.

Ansia sociale: quali sono i sintomi

Il criterio generale che deve guidare nel riconoscimento dell'ansia sociale come forma di disagio psichico è il livello di interferenza che la sua presenza ha nella vita del soggetto che ne soffre. 

Se una persona è timida, ha una scarsa tendenza a mostrarsi ed esprimere i propri pensieri in pubblico, assume un atteggiamento preoccupato e ansioso quando deve sottoporsi a un esame o presentare un progetto ai colleghi di lavoro, ma riesce a gestire e a superare lo stress che vive, allora non si tratta di fobia sociale, ma soltanto di insicurezza dovuta a una modesta autostima e scarsa fiducia nelle proprie capacità.

Viceversa, è molto probabile che sia presente un disturbo d'ansia sociale quando un forte timore e un'eccessiva preoccupazione si manifestano in situazioni che non li giustificano e assumono un'intensità tale da impedire il “funzionamento” del soggetto (ossia la sua capacità di affrontare il compito che deve svolgere), determinando un vero e proprio blocco psicologico e fisico e un irresistibile desiderio di evitamento e fuga. Come se si trovasse di fronte a un pericolo o a un'impresa assolutamente al di sopra delle proprie forze.

Nei bambini, la fobia sociale può esprimersi attraverso il ripetuto e inspiegabile rifiuto ad andare a scuola o, addirittura, a uscire di casa; oppure può essere sospettata quando un bambino non ottiene risultati scolastici in linea con le proprie capacità, nonostante un adeguato impegno nello studio (per esempio, perché non riesce a rispondere alle domande quando interrogato, pur sapendo le risposte). Anche una seria e persistente difficoltà ad avvicinare altri bambini, da soli o in gruppi, e a fare nuove amicizie è un segnale di ansia sociale, così come il rifiuto di recitare o suonare uno strumento in pubblico, partecipare ad allenamenti e competizioni sportive, individuali o di squadra, pur desiderandolo.

Negli adulti, la persistenza della fobia sociale può compromettere seriamente non soltanto le relazioni interpersonali e la possibilità di condurre una vita serena, ma anche il successo professionale e la realizzazione personale. Di fatto, questa forma di disagio psicologico porta a escludere tutte le attività lavorative che richiedano di mostrarsi ed esporsi al giudizio altrui: dal tenere relazioni e conferenze al cantare, suonare o danzare davanti ad altre persone, dall'insegnare al condurre gruppi di lavoro, allo svolgere attività a contatto con il pubblico. 

Nei casi in cui il disagio nell'interazione sociale è più marcato, anche partecipare a una cena di lavoro o a una conversazione con persone che si conoscono poco, esprimere la propria opinione su un argomento (specie se in contrasto con quella dell'interlocutore), il semplice mangiare un panino o bere una birra in un bar (soprattutto da soli) o sentirsi osservati mentre si partecipa a una festa o si viaggia in treno diventa una sofferenza difficile da sopportare.

Il malessere psicologico generato dall'ansia sociale e l'ansia anticipatoria che precede situazioni ritenute difficili da affrontare induce a evitare un gran numero di attività e occasioni di confronto con gli altri, traducendosi in un ritiro sociale anche estremo, che può facilitare il peggioramento dei disturbi d'ansia, promuovere un atteggiamento negativo e aumentare il rischio di sviluppare altre problematiche psichiatriche, come la depressione.

Oltre ai sintomi a livello mentale e comportamentale, l'ansia sociale causa segni fisici caratteristici, come:

  • aumento della frequenza cardiaca e alterazioni del battito (tachicardia, palpitazioni ecc.)
  • tremori (soprattutto alle mani e alle gambe)
  • vampate di calore, rossore al viso e al collo
  • eccessiva sudorazione e/o brividi
  • sensazione di bocca secca
  • difficoltà a parlare (fino alla balbuzie) e cambiamento temporaneo del tono di voce
  • fastidio alla gola, tosse stizzosa e fatica a respirare
  • crampi allo stomaco, nausea, dolori addominali e disturbi intestinali (attacchi di colite, diarrea, gonfiore e flatulenza)
  • tensione e contratture muscolari
  • calo di pressione e confusione mentale
  • difficoltà ad addormentarsi e insonnia, pur a fronte di notevole stanchezza psicofisica. 

Nei bambini, segnali fisici della fobia sociale sono anche il pianto disperato e apparentemente immotivato, l'agitazione e l'irrequietezza fisica o, al contrario, il rifiuto di muoversi, la rigidità e l'apatia di fronte all'invito a partecipare ad attività e situazioni che vengono percepite come pericolose e sgradevoli e causano notevole ansia anticipatoria e disagio.

A prescindere dall'età, per poter emettere una diagnosi di ansia sociale i sintomi citati devono essere presenti in modo continuativo (pressoché ogni giorno) per più di sei mesi e non devono dipendere dall'assunzione di farmaci o sostanze attive sul sistema nervoso centrale (alcol, droghe ecc.), né essere attribuibili a una altro disturbo psichiatrico già presente, a una patologia organica (come per esempio, la malattia di Parkinson o di Alzheimer) o a esperienze traumatiche recenti (un incidente stradale o sul lavoro, un'aggressione ecc.). 

I sintomi sperimentati, la loro intensità e combinazione possono cambiare nel tempo, in relazione alle attività svolte, all'ambiente di vita e, nei bambini, al processo di crescita e di sviluppo psicoemotivo e cognitivo.

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Cause dell'ansia sociale

Le cause esatte dell'ansia sociale non sono note, ma con ogni probabilità l'origine del disturbo è di tipo multifattoriale e determinata dall'interazione tra predisposizione individuale ai disturbi d'ansia, fattori ambientali sfavorevoli ed esperienze di vita che hanno portato a sviluppare un approccio negativo alle situazioni sociali e all'interazione con le altre persone, soprattutto se estranee.

A oggi, non sono note specifiche alterazioni o varianti genetiche in grado di giustificare una maggiore probabilità di sviluppare l'ansia sociale, ma la malattia mostra una certa ricorrenza familiare. D'altro canto, questa associazione potrebbe dipendere anche da elementi di natura comportamentale acquisiti dai genitori nei primi anni di vita, oppure dal tipo di relazione che si instaura tra genitori e figli. 

In particolare, un clima domestico caratterizzato da un controllo eccessivo sui bambini, con punizioni o biasimo in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi desiderati dai familiari, può generare un forte senso di inadeguatezza, scarsa autostima e difficoltà a confrontarsi con il giudizio altrui, nonché la convinzione di non essere all'altezza e di non essere accettati e amati dagli altri in quanto imperfetti.

Anche un genitore o un nonno amorevole e non particolarmente esigente, ma decisamente troppo ansioso, che trasferisce la propria eccessiva preoccupazione per ogni attività e circostanza sui figli/nipoti può favorire l'insorgenza della fobia sociale anche in bambini che avrebbero potuto non svilupparla a un livello patologico se si fossero trovati in un ambiente più sereno e rilassato. 

Nell'infanzia, esperienze negative vissute in pubblico, tra adulti o coetanei, percepite come frustranti e umilianti dal soggetto che le vive, possono avere un impatto negativo sullo sviluppo psicosociale successivo e, se non affrontate e gestite in modo tempestivo e corretto, possono pregiudicare il comportamento di quella persona anche in età adulta. Ciò può accadere alle vittime di bullismo, abusi fisici, violenza domestica (anche soltanto psicologica), ma anche ai bambini che fanno un uso troppo precoce e intenso dei social network, senza la guida dei genitori. 

Le ricerche condotte nel campo della neuro-psicologia hanno evidenziato, inoltre, che a rendere più probabile lo sviluppo di ansia sociale possono contribuire anche la struttura e il funzionamento di specifiche aree del cervello. In particolare, è stato osservato che le persone con fobia sociale tendono a presentare un'iperattività neuronale a livello dell'amigdala, la regione cerebrale che controlla le emozioni, la paura e il comportamento di fuga.

Come sconfiggere l'ansia sociale

Come per tutte le malattie fisiche e mentali, anche per l'ansia sociale vale la regola che prevenire è la migliore "cura" e che affrontare tempestivamente la situazione, non appena ci si accorge che c'è qualche problema nel comportamento o nelle reazioni del bambino, è preferibile rispetto ad aspettare di vedere come evolve il quadro.

In particolare, quando si riconoscono i sintomi di una possibile fobia sociale è importante cercare l'aiuto di uno specialista nei disturbi d'ansia e valutare insieme a lui se è il caso di avviare una psicoterapia, eventualmente associata a un trattamento farmacologico nei casi più compromessi, oppure se si tratta di un disagio transitorio che non richiede l'intervento di uno psicoterapeuta.

Nel caso dei bambini, in prima battuta è bene che siano i genitori (preferibilmente entrambi) a sottoporsi a un colloquio di presentazione e valutazione del problema. Ciò permetterà allo psicoterapeuta di farsi un'idea anche del profilo psicologico della coppia, delle dinamiche relazionali e del contesto familiare. Soltanto in un secondo tempo, sarà valutato anche il bambino.

Nel caso di una persona adulta con ansia sociale, la ricerca d'aiuto può essere più complessa e tardiva, poiché deve nascere da una precisa esigenza del soggetto che ne soffre, che deve anche trovare la forza di esporsi al "giudizio" dello psicoterapeuta. In genere, lo stimolo a farlo viene dalla presenza di un forte malessere, spesso sopportato per anni, oppure dalla presenza di un'ansia da prestazione che limita la riuscita e la crescita professionale.

In tutti i casi, l'approccio più usato per affrontare la fobia sociale si basa sulla terapia cognitivo-comportamentale, individuale o in gruppi: si tratta di un tipo di psicoterapia finalizzata a far apprendere al paziente una serie di tecniche e strategie per gestire lo stress e vincere la paura associata alle situazioni di esposizione in pubblico e interazione sociale che creano difficoltà.

Tempi e modalità specifiche della terapia cognitivo-comportamentale vengono definiti caso per caso, sulla base delle esigenze della singola persona e possono essere previsti "test" intermedi, nei quali al soggetto viene chiesto di esporsi volontariamente a situazioni gradualmente più "sfidanti", nelle quali dovrà applicare le tecniche via via apprese.

Dal momento che la paura e l'ansia sono reazioni primarie difficilmente controllabili anche da persone che non ne soffrono in modo patologico, almeno in una prima fase e soprattutto negli adulti, per supportare il percorso di psicoterapia potranno essere prescritti farmaci antidepressivi, utili non soltanto contro la depressione, ma anche per il trattamento dei disturbi d'ansia nelle loro molteplici varianti, compresa l'ansia sociale.


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