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Sensibilità al glutine, non celiachia

Sensibilità al glutine: non un'allergia, ma una nuova entità legata all'intolleranza alle proteine del grano che sembra affliggere il 6 per cento degli italiani.

Ico tempolettura 4d4ceff10709fc567a3b0d04cf7fe5fe311c0b603cdcdde16d5fa93daf9467a7 Tempo di lettura: 5 minuti
Sensibilità al glutine celiachia

Le proteine del grano possono scatenare nell'organismo reazioni molto diverse. Una diagnosi corretta permette di intervenire nel modo più adatto per risolvere il problema senza interferire con la qualità della vita.

Il panorama delle malattie associate all'intolleranza al glutine si arricchisce di un nuovo disturbo: la sensibilità al glutine.

Secondo le prime stime colpisce il 6 per cento della popolazione italiana e si differenzia da celiachia e allergia al grano soprattutto per quanto riguarda le tempistiche di insorgenza: può aumentare o scomparire senza lasciare nessuna conseguenza.

La diagnosi avviene soprattutto in individui adulti a cui, in passato, era stato riscontrato un disturbo funzionale, come per esempio il colon irritabile.

Proteine nemiche dell'intestino

Il glutine è un insieme di proteine che si trovano nel grano, nell'orzo, nella segale e in molte altre graminacee.

La sensibilità a questa sostanza causa dei sintomi gastrointestinali che possono regredire totalmente e che non dipendono da un danneggiamento della parte dell'intestino.

Al contrario, la celiachia è un'intolleranza permanente dovuta ad una reazione immunitaria anomala scatenata nell'intestino tenue. Questa causa un'infiammazione cronica che danneggia gravemente i villi intestinali, strutture responsabili dell'assorbimento dei nutrienti.

Contrariamente alla sensibilità al glutine, la celiachia ha una base genetica che coinvolge i geni DQ2 e DQ8 del sistema HLA. Inoltre, nella sensibilità al glutine la barriera immunitaria intestinale non è coinvolta nella genesi della malattia, mentre verrebbe coinvolto il sistema immunitario innato.

Nonostante queste differenze, i sintomi della sensibilità al glutine sono simili a quelli della celiachia: dolore e gonfiore addominale, bruciore alla bocca dello stomaco, nausea, vomito, stitichezza e diarrea.

Altri disturbi frequenti sono l'affaticamento delle articolazioni e delle ossa, crampi muscolari, mal di testa, annebbiamenti mentali e svenimenti, anemia, eczemi e macchie rossastre sulla pelle, lingua infiammata e dolorante.

Dal sospetto alla diagnosi per scegliere la terapia

Proprio per l'elevata somiglianza nei sintomi tra le tre patologie, solo escludendo la celiachia o l'allergia al grano è possibile diagnosticare la sensibilità al glutine.

Test opportuni permettono di eliminare l'ipotesi sia di allergie respiratorie al glutine, sia di quelle alimentari e da contatto.

La celiachia, invece, può essere esclusa attraverso un esame del sangue che valuti la presenza di anticorpi anti-transgllutaminasi tissutale (tTG) e anti-endomisio (EMA) e il deficit di immunoglobuline A (IgA).

Infine, la biopsia intestinale permette di valutare la degenerazione dei villi e l'aumento dei linfociti nella mucosa intestinale, tipici della celiachia, ma non della sensibilità al glutine. Infine, in caso di sensibilità al glutine, ma non di celiachia, si ha la presenza di anticorpi anti-gliadina IgA e IgG e dei geni HLA DQ2 e DQ8.

La conferma della diagnosi si ha valutando la risposta alla terapia, che consiste in una dieta priva di glutine.

Infatti se la malattia è stata diagnosticata correttamente, i sintomi svaniscono anche solo con una sospensione temporanea del consumo di cibi contenenti glutine. Chi soffre di celiachia, invece, deve rinunciare per tutta la vita ai cibi che possono contenere questa sostanza, pena la ricomparsa dei sintomi e un nuovo danneggiamento dei villi intestinali.

In caso di allergia al grano, invece, è necessaria anche la somministrazione contemporanea di cortisone.

Alla ricerca di alimenti sicuri

La comunità europea ha stabilito in modo rigido i criteri secondo cui un prodotto alimentare può essere certificato gluten-free: il contenuto di glutine deve essere inferiore alle 20 ppm, cioè 20 mg per ogni kg di prodotto.

Se, invece, i livelli di glutine sono compresi tra 21 e 100 mg per kg, i prodotti saranno definiti “very low gluten”. Un'ulteriore certificazione è data dalla presenza sulla confezione di un marchio rappresentante una spiga sbarrata, che contrassegna gli alimenti privi di glutine.

Silvia Soligon

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Ho sentito parlare di sensibilità al glutine, di che cosa si tratta?

Sensibilita al glutine

È un nuovo disturbo, diverso dalla celiachia anche se i sintomi possono essere molto simili.

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Glutine nascosto: i 5 alimenti insospettabili

  • Salsa di soia

    Salsa di soia

    La soia, di per sé, non contiene glutine, ed è quindi un alimento consentito ai celiaci. Lo stesso non vale però per la salsa di soia, tra i cui ingredienti possono esserci orzo o grano, utilizzati per la fermentazione della soia. I celiaci devono quindi fare attenzione a utilizzare solo le varianti “gluten-free” presenti in commercio e disponibili in alcuni ristoranti.

  • Cioccolato

    Cioccolato

    Se di buona qualità, il cioccolato non dovrebbe contenere glutine, ma è possibile che in alcuni casi tra gli ingredienti ci sia la farina di grano o di frumento. È quindi sempre opportuno controllare l’etichetta degli ingredienti, soprattutto se si tratta di prodotti a base di cioccolato che contengono al loro interno un ripieno.

  • Minestra

    Minestre e sughi pronti

    Per la preparazione industriale di questi prodotti viene spesso utilizzata la farina di mais o di frumento come addensante, in modo da renderli più cremosi. Attenzione quindi alla presenza o meno della dicitura “gluten free”.

  • Prosciutto

    Salumi

    Fatta eccezione per il prosciutto crudo, quasi tutti i salumi sono a rischio di contenere glutine, in particolare il prosciutto cotto. La contaminazione arriva principalmente da additivi utilizzati per la salagione.

  • Curry

    Curry

    Il curry in quanto tale è costituito unicamente da spezie ed è quindi da considerarsi sicuro per i celiaci. In alcuni casi vengono però aggiunti aromi, amidi o additivi: in questo caso diventa un alimento a rischio e può essere consumato solo nel caso sia presente la dicitura “senza glutine”.


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