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Scompenso cardiaco: le cause, i trattamenti

È una malattia che colpisce il cuore, ma di cui si conosce poco e spesso si sottovalutano i campanelli d’allarme.

Ico tempolettura 4d4ceff10709fc567a3b0d04cf7fe5fe311c0b603cdcdde16d5fa93daf9467a7 Tempo di lettura: 5 minuti

È una malattia che colpisce il cuore, ma di cui si conosce poco e spesso si sottovalutano i campanelli d’allarme.

In Italia è una delle principali cause di morte tra le patologie cardiovascolari, eppure si conosce poco e si tende a trascurarne i sintomi. È lo scompenso cardiaco, una malattia che impedisce al cuore di pompare in maniera ottimale il sangue in tutto il corpo.

In Italia colpisce oltre un milione di persone, con circa 190.000 ricoveri ogni anno (più di 500 al giorno). Con l’invecchiamento della popolazione, si prevede che l’incidenza raddoppi entro il 2030. Lo scompenso cardiaco colpisce infatti soprattutto la popolazione anziana, anche se essere giovani non è di per sé una garanzia.

La malattia, se non trattata in tempo, è potenzialmente fatale e la diagnosi equivale a una riduzione dell’aspettativa di vita di circa dieci anni.

Malattia silenziosa

Spesso asintomatica, questa patologia ha alcuni campanelli d’allarme che possono essere sottovalutati o confusi con altri disturbi. Prima di tutto l’affaticamento in conseguenza di azioni banali, come salire una rampa di scale o prendere in braccio un bambino, a cui può aggiungersi una mancanza di energia generalizzata.

E poi una tosse persistente e ingiustificata, magari di notte. Infine, dovrebbe allertare anche avere mani e piedi freddi e caviglie gonfie.

Spesso i sintomi compaiono in modo graduale, rendendo più difficile per il paziente rendersi conto del peggioramento delle proprie condizioni.

Le cause e la prevenzione

Chi ha problemi di cuore, di qualunque natura, è più soggetto a uno scompenso. Pressione alta, cardiopatie congenite, malattia delle arterie coronarie (cardiopatia ischemica), patologie valvolari o infezioni cardiache dovrebbero essere delle spie per controlli più accurati, mentre chi ha avuto un infarto dovrebbe approfondire fin da subito il sospetto di avere uno scompenso. Altri fattori di rischio sono poi l’obesità, le disfunzioni renali e il diabete.

Eliminare il fumo, seguire una dieta bilanciata e povera di grassi, ridurre il consumo di alcol e praticare attività fisica a cadenza regolare sono alcuni semplici accorgimenti che permettono di ridurre il rischio di scompenso.

In generale chi soffre di altre malattie cardiache dovrebbe rispettare l’aderenza alle terapie e annotare ogni piccola variazione dei disturbi, per poi parlarne immediatamente con il proprio medico curante.

I trattamenti

Nella scelta della terapia molto dipende dallo stato di avanzamento della malattia. In passato lo scompenso è stato combattuto farmacologicamente con i beta-bloccanti, molecole che permettono di ridurre il danno pur senza eliminarlo. Il cuore di chi è soggetto a scompenso, infatti, resta danneggiato per sempre. Più di recente la combinazione di due antipertensivi ha permesso, oltre che di tamponare il problema, anche di aumentare la protezione del cuore, riducendo del 20% la mortalità cardiovascolare e l’ospedalizzazione per scompenso cardiaco.

Questo significa non solo un allungamento dell’aspettativa di vita, ma anche un miglioramento della sua qualità; la fame d’aria e la grave stanchezza tipiche dello scompenso, infatti, si riducono sensibilmente e il paziente può tornare gradualmente a una vita più attiva.

Nel caso in cui il cuore sia particolarmente compromesso, invece, l’unica strada percorribile resta quella del trapianto.

Michela Perrone

CONSULTA L’ARCHIVIO DI DISTURBI E PATOLOGIE
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