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Psoriasi: una malattia ancora poco conosciuta

Ci sono malattie che, pur non essendo invalidanti, inficiano moltissimo la vita sociale e quotidiana, soprattutto per l’ignoranza che le circonda. Una di queste è la psoriasi.

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psoriasi

Ci sono malattie che, pur non essendo invalidanti, inficiano moltissimo la vita sociale e quotidiana, soprattutto per l’ignoranza che le circonda. Una di queste è la psoriasi.

La psoriasi è un’infiammazione cronica della pelle. Colpisce il 3% circa degli italiani (oltre 1 milione e mezzo di persone) e si manifesta con eruzioni cutanee e macchie su diverse parti del corpo, con pesanti ripercussioni psicologiche.

A causa della scarsa informazione – la psoriasi non ha grande “appeal” neppure per i media – molta gente pensa, sbagliando, che sia contagiosa. «Addirittura, secondo un recente studio francese molti credono che sia legata a scarsa igiene personale», aggiunge Mara Maccarone, presidente dell'Associazione per la difesa degli psoriasici).

«Queste erronee convinzioni portano a discriminazione sociale e contribuiscono a peggiorare la qualità della vita e la gravità percepita della malattia da parte di chi ne soffre: non di rado i pazienti tendono ad autoisolarsi, fino, nei casi più gravi, ad arrivare alla depressione».

Il “peso” della malattia è ancora più gravoso se si pensa che il 30-50 per cento degli adulti l'ha sviluppata prima dei 20 anni, e in almeno un terzo dei casi la psoriasi ha un esordio tra i 10 e i 20 anni e comunque entro i 30 anni.

Una malattia autoimmune ancora non del tutto spiegata

La psoriasi è una patologia cutanea autoimmune, infiammatoria, non contagiosa e cronica, parzialmente genetica e con una componente ereditaria.

Colpisce per lo più giovani adulti, ma può manifestarsi a ogni età. La forma più comune è la psoriasi a placche: si manifesta cioè con placche eritematose coperte di squame argentee, su gomiti, ginocchia, unghie e cuoio capelluto, e, a volte, anche nelle pieghe inguinali, glutee e ascellari.

Nel 70 per cento dei casi è lieve, nel 20 per cento moderata e nel 10 per dei casi è grave. Le cause non sono ancora del tutto note. Si sa che geni che controllano il sistema immunitario della pelle hanno una sensibilità eccessiva e reagiscono in un modo esagerato a un'aggressione esterna o interna, in chi è geneticamente predisposto.

Tra i fattori scatenanti possono esserci freddo, scottature solari, stress, traumi, aumento di peso, allergie, infezioni, farmaci, fumo, alcolismo.

La psoriasi è la quarta patologia dopo eczema, acne e melasma con un impatto forte e negativo sulla vita del paziente: secondo la metà degli intervistati nello studio Stato di conoscenza sulla psoriasi IPSOS Francia (luglio 2011) è addirittura un fattore di discriminazione sul lavoro.

Come si cura

Così come non esiste un solo tipo di psoriasi, non esiste una risposta universale a questa patologia.

È importante parlarne con il dermatologo in modo da riuscire a trovare il trattamento più efficace per il singolo caso: in generale, sono utili una buona idratazione e la costanza nel seguire la cura, anche quando le lesioni sono scomparse o con l'arrivo della bella stagione, quando la situazione in genere migliora.

Il trattamento viene determinato in base al tipo di psoriasi, alla sua gravità e all'impatto sulla qualità della vita del paziente: ci sono farmaci per uso topico, fototerapia, farmaci sistemici per via orale o con iniezioni.

Attenzione invece all'automedicazione, specialmente “suggerita” da Internet: la pelle affetta da psoriasi è molto fragile e trattamenti sbagliati possono peggiorare la malattia.

Alle terme

Se “naturale” non è sempre sinonimo di innocuo, nel caso della psoriasi c'è una cura dolce che, alla luce di studi medico-scientifici nel campo della dermatologia, rappresenta un valido trattamento delle affezioni cutanee: il termalismo, ovviamente scegliendo stazioni nelle quali la composizione dei sali dell'acqua sia indicata per queste patologie.

«Psoriasi, ma anche eczema, dermatite atopica, dermatite seborroica ricorrente e dermatite da contatto traggono grande giovamento dalle acque delle Terme dell'Emilia Romagna», spiega Mara Mascherpa, medico specialista in Idrologia medica.

«Luoghi dove si può beneficiare di un'assistenza medica continua, a cominciare dalla diagnosi. Il bagno termale sfrutta la capacità terapeutica della combinazione dei sali e degli oligoelementi dei quali le fonti si arricchiscono durante lunghi percorsi sotterranei. Le terapie topiche più valide comprendono creme, lozioni e unguenti a base di cortisone, solo o in associazione con altre sostanze. Purtroppo l'efficacia tende a diminuire progressivamente con l’uso, e inoltre tali preparati possono assottigliare la pelle».

Cicli di bagni con acqua termale sulfurea salsobromoiodica sono infatti efficaci nel ridurre lo spessore delle squame, migliorare lo stato di trofismo (nutrizione) della cute, ridurre l’eritema e ridurre il prurito.

«L'assenza di effetti collaterali consente di ripetere il ciclo della balneoterapia più volte durante l’anno, per prolungarne e consolidarne gli effetti benefici. Se effettuata in estate, l’esposizione solare ne ottimizza i risultati; nei mesi in cui non è possibile, la si può associare alla fototerapia con UVB a banda stretta».

Le cure termali e i bagni dermatologici cono in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale ed è sufficiente presentarsi alle Terme la richiesta del medico di base (ricetta rossa) completa di diagnosi e ciclo di cura corrispondente.

Mariateresa Truncellito

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