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Meningite: l’unica arma davvero efficace è il vaccino

L’incubo di ogni mamma si chiama meningite: malattia subdola, che in molti casi ha una progressione così rapida che nessuna terapia può fermarla.

Ico tempolettura 4d4ceff10709fc567a3b0d04cf7fe5fe311c0b603cdcdde16d5fa93daf9467a7 Tempo di lettura: 6 minuti

L’incubo di ogni mamma si chiama meningite: malattia subdola, che in molti casi ha una progressione così rapida che nessuna terapia può fermarla.

Oltre alla vita, chi è colpito dalla meningite può rischiare parecchio: epilessia, sordità, ritardo mentale, amputazioni.

Se si interviene tempestivamente con gli antibiotici – e per fortuna questo succede nella metà dei casi – il germe viene sconfitto in fretta.

Ma qualche bambino avrà danni a distanza, per esempio deficit nelle prestazioni scolastiche.

Per prevenire la meningite c’è solo un’arma: il vaccino. Tra le maggiori novità nel campo farmacologico degli ultimi anni, c'è stato proprio il vaccino (messo a punto in Italia) contro il meningococco B, il batterio principale causa di meningite in Europa soprattutto fra i neonati.

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Battaglioli1 Marina Battaglioli
Pediatra e neonatologa

Foto zilioli Angelo Zilioli
Neurologo

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La meningite in Italia e nel mondo

In Italia è responsabile di oltre oltre 6 casi su 10 di meningite meningococcica (esistono anche la meningite da pneumococco, sempre batterica, la meningite virale e, più raramente, quella fungina, forme però non epidemiche), molti con esito fatale prima che si riesca fare la diagnosi.

Per questo, anche se per i dati del ministero della Salute nei bambini con meno 1 anno l’incidenza è di circa 3 casi ogni 100mila nuovi nati, si reputa che sia molto sottostimata.

Più in generale, ogni anno in Italia oltre mille persone contraggono la meningite e circa una persona ogni due viene colpita da meningite meningococcica.

Secondo dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, nel mondo ci sono 500mila casi di meningite meningococcica, di cui circa 50mila mortali.

In Europa la maggior parte dei casi di meningite è causata dal meningococco di tipo B e C, negli Stati Uniti risulta importante anche il sierogruppo Y, mentre il ceppo A è responsabile delle epidemie in Asia. In Africa le epidemie associate soprattutto ai gruppi A e C. Come dice il nome, la meningite è un'infezione delle meningi, le membrane che rivestono e proteggono cervello e midollo spinale.

Le forme più frequenti e meno pericolose sono le meningiti virali, causate da diversi virus (enterovirus, herpes virus, zoster, adenovirus....). Più rare ma pericolose le meningiti batteriche, causate soprattutto da meningococco, pneumococco ed haemophilus.

Forme di contagio

La malattia si manifesta quando il microrganismo dal sangue arriva alle meningi. «Il contagio per la meningite meningococcica avviene per via aerea (tosse, starnuti e, negli adulti, baci profondi), in particolare nei luoghi affollati», spiega Chiara Azzari, direttore della Clinica Pediatrica II Azienda Ospedaliero-Universitaria “A. Meyer”, Firenze.

«Circa la metà dei casi si manifesta entro i cinque anni di età, con un picco più altro tra i due mesi e l’anno. La seconda fascia più colpita è quella degli adolescenti e giovani adulti, fino a 25 anni. A rischio sono anche i viaggiatori» aggiunge la pediatra.

Secondo alcune stime, il 10-20 per cento della popolazione adulta è portatore sano del meningococco a livello di naso e gola. I sintomi: negli adulti e nei bambini più grandicelli la febbre è alta, si manifestano mal di testa violento, vomito e rigidità del collo (rigidità nucale).

«Purtroppo, nei bambini più piccoli, la febbre può essere assente, la temperatura può addirittura essere più bassa della media, ma sono presenti sopore e prostrazione, e il bambino non risponde agli stimoli. Per la diagnosi, si fanno prelievi di sangue e di liquido cefalo-rachidiano, il metodo più rapido, di biologia molecolare (PCR) dà una risposta in un paio d’ore. La terapia è antibiotica, per via endovenosa ed è fondamentale la tempestività» ricorda Azzari. «In Italia tutti i sierogruppi della meningite meningococcica hanno oggi una copertura», spiega Michele Conversano, direttore del dipartimento di Prevenzione della ASL di Taranto.

«Nel nostro dipartimento, al compimento del sessantesimo giorno, viene somministrata al bambino la vaccinazione esavalente insieme alla vaccinazione contro lo pneumococco. Ed è in questa occasione che spighiamo ai genitori che da quest’anno la Regione Puglia offre anche la vaccinazione contro la meningite meningococcica causata dal ceppo B. La prima dose può essere somministrata dopo il quindicesimo giorno dalla vaccinazione esavalente. Poi, tra il quindicesimo e il diciottesimo mese di vita viene offerta la vaccinazione contro la meningite meningococcica di ceppo C e verso gli undici anni viene proposta la vaccinazione anti meningococcica tetravalente, che protegge oltre che verso il ceppo C anche verso i ceppi A, W, Y: è vero che sono poco diffusi in Italia, ma sono presenti in aree dove anche i nostri ragazzi passano lunghi periodi, come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna (oltre a Oriente e Africa)».

Per una corretta, ulteriore informazione, si possono consultare i siti vaccinarsi.org, a cura della SITI – Società Italiana di Igiene, e quello del Comitato nazionale contro la meningite, un’associazione di genitori che hanno perso un figlio a causa di questa malattia o ci sono andati molto vicino: le loro storie sono anche raccolte nel libro “Liberi dalla meningite. Le nostre storie” (Mondadori), a cura di Letizia Gabaglio e Elisabetta Marano.

Mariateresa Truncellito

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