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fibrillazione atriale, cuore, aritmie

Fibrillazione atriale

È una tra le più diffuse forme di aritmia cardiaca. Cardiopalmo, stanchezza e difficoltà a respirare sono i suoi sintomi.

Che cos’è

La fibrillazione atriale è una tra le più diffuse forme di aritmia cardiaca: colpisce oltre il 5 per cento della popolazione al di sopra dei 70 anni e il 10 per cento degli over 80, ma può insorgere anche in giovane età.

Si manifesta come una contrazione molto rapida delle pareti atriali del cuore e una frequenza variabile nella trasmissione dell’impulso. Di conseguenza provoca un’irregolarità nel battito cardiaco.

Si divide in:

Tipo di fibrillazione atriale
Caratteristiche
ParossisticaRegredisce spontaneamente
PersistenteGrazie all’uso di farmaci o cardioversione elettrica, si riesce a ripristinare il ritmo cardiaco corretto
PermanenteÈ cronica e resiste a tutte le terapie

Sintomi più comuni

I sintomi più frequenti della fibrillazione atriale sono: - cardiopalmo - stanchezza - difficoltà di respiro (soprattutto sotto sforzo)

Nella maggior parte dei casi i sintomi sono vaghi e poco specifici, se non addirittura assenti.

Per questo è opportuno controllare di frequente la regolarità del battito cardiaco e al primo accenno di aritmia rivolgersi al proprio medico.

Cause

La fibrillazione atriale è spesso una conseguenza del naturale “invecchiamento” del cuore, anche se non mancano casi di insorgenza giovanile della patologia.

Altre cause della fibrillazione atriale possono essere: insufficienza cardiaca, cardiopatia dilatativa, una sofferenza del muscolo cardiaco causata da cicatrici di precedenti trombosi coronariche, infarto, ischemia, angina, una malattia della valvola mitrale oppure un difetto del sistema elettrico del cuore.

Conseguenze

La conseguenza più grave della fibrillazione atriale è l’ictus ischemico: l’anomalia del battito può causare infatti un ristagno di sangue negli atri del cuore, favorendo così la coagulazione e la conseguente formazione di piccoli trombi.

I trombi possono entrare in circolo, diventando emboli. E se arrivano al cervello possono chiudere una delle sue arterie periferiche, provocando un attacco ischemico transitorio (TIA) o un ictus.

Si stima che un caso di ictus su cinque sia correlato alla presenza di un’aritmia.

Inoltre, gli ictus provocati dalla fibrillazione atriale sono tra i più gravi: presentano un tasso di mortalità più elevato e causano una maggiore disabilità.

Terapie

È possibile tentare di restituire al cuore un ritmo corretto, una pratica chiamata cardioversione, attraverso due strade:

  • cardioversione farmacologica (infusione endovenosa o assunzione per bocca di farmaci antiaritmici)
  • cardioversione elettrica (una scossa che arresta il cuore per una attimo e lo fa ripartire con il ritmo corretto).

Oltre a ciò è importante identificare ed evitare gli eventi precipitanti (pasti abbondanti, l’assunzione di sostanze stimolanti quali caffeina o teina, alcol, eccetera).

Accanto ai farmaci antiaritmici il medico può prescrivere medicinali che fluidificano il sangue: servono a impedire che si formino i trombi. Appartengono alle categorie degli anticoagulanti e degli antiaggreganti.

Di recente sono stati sviluppati i cosiddetti nuovi anticoagulanti orali che, rispetto a quelli di prima generazione, non necessitano di monitoraggio mediante prelievo sanguigno.

Possiedono un’efficacia pari, se non superiore, a quelli meno recenti nella protezione contro l’ictus e sono superiori nella protezione rispetto al rischio di emorragie cerebrali.

A cura della redazione

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Panciroli
Claudio Panciroli
Cardiologo


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