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Allergie alimentari: i sintomi

Se l’organismo riconosce come estranea e pericolosa una proteina alimentare, si possono manifestare sintomi più o meno intensi, da non sottovalutare.

Se l’organismo riconosce come estranea e pericolosa una proteina alimentare, si possono manifestare sintomi più o meno intensi, da non sottovalutare.

Prurito e gonfiore alle labbra e al palato, difficoltà a respirare: questi i classici segni che si manifestano se abbiamo appena mangiato qualcosa a cui siamo allergici.

Questi sintomi, che si verificano durante o subito dopo il pasto, possono essere accompagnati da molti altri segnali: reazioni cutanee (orticaria, eczema, prurito ecc), respiratorie (asma, starnuti e naso che cola) o gastrointestinali (mal di pancia, vomito, diarrea) fino allo shock anafilattico, che richiede l’intervento immediato di un medico.

Le allergie alimentari interessano circa il 4% degli adulti e l’8% dei bambini. Gli alimenti che più di frequente scatenano reazioni allergiche in età pediatrica sono il latte vaccino, l’uovo, il grano, la soia, le arachidi e altra frutta secca. In età adulta si aggiungono anche frutta, verdura, pesce e crostacei.

Perché alcuni alimenti diventano “nemici”

Il meccanismo alla base della reazione allergica alimentare è noto: l’ingestione di un alimento provoca una risposta immunitaria anomala. Entrano cioè in azione gli anticorpi IgE che vengono prodotti quando l’organismo riconosce come estranea e potenzialmente pericolosa una proteina alimentare, denominata allergene.

A influenzare la reazione allergica può essere una predisposizione genetica, il tipo di proteina alimentare o l’età alla quale si viene esposti a un certo alimento. Giocano un ruolo importante anche eventuali infezioni intestinali e il frequente ricorso alla terapia antibiotica.

Nei neonati un sistema immunitario immaturo e una barriera intestinale ancora poco efficiente possono favorire l’insorgere di reazioni allergiche. Per prevenire una sensibilità di questo tipo gioca un ruolo importante l’allattamento al seno, che influisce sul sistema immunitario del bebè, e l’esposizione ritardata a cibi come uova e grano, che più spesso causano l’insorgere di un’allergia alimentare. Un altro alleato importante è la microflora intestinale, che può aumentare la tolleranza verso alcuni alimenti.

Come prevenirle

La diagnosi certa di allergia alimentare è uno dei fattori di prevenzione più sicuri. Sapere con certezza quali sono gli alimenti da evitare, attraverso appropriati test allergologici (che consistono nei test cutanei e nella ricerca degli anticorpi IgE nel sangue), mette al sicuro da reazioni allergiche pericolose e particolarmente intense.

Come avvisano gli esperti, però, senza una diagnosi corretta si finisce spesso per eliminare dalla dieta anche alimenti innocui e importanti dal punto di vista nutrizionale, provocando carenze potenzialmente dannose per l’organismo, soprattutto quando si parla di bambini o di soggetti in età evolutiva. È importante quindi rivolgersi a un allergologo per i dovuti accertamenti e, in caso venga diagnosticata l’allergia a un determinato alimento, effettuare periodicamente visite di controllo per il monitoraggio della situazione.

Shock anafilattico

La forma più severa di reazione allergica è l’anafilassi, più nota con il nome di shock anafilattico: in questo caso la reazione allergica si manifesta, oltre che con i sintomi descritti in precedenza, anche con un brusco abbassamento della pressione sanguigna.

In caso si manifestino i segni di uno shock anafilattico (sintomi cutanei, segni di interessamento dell’apparato respiratorio o sintomi di ipotensione) è quindi fondamentale un intervento rapido e immediato: oltre ad allertare i soccorsi, se si è in possesso di una siringa autoiniettante per l’adrenalina, è opportuno utilizzarla immediatamente.

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